“BELLO COME UNA PRIGIONE CHE BRUCIA”

Martedì 2 gennaio, nella casa circondariale Pasquale Di Lorenzo, ad Agrigento, è scoppiata una rivolta. Circa 50 detenuti hanno minacciato gli agenti di polizia penitenziaria per protestare contro il freddo delle celle. La situazione è rientrata in seguito all’irruzione della stessa polizia penitenziaria. Attualmente sono 9 i detenuti denunciati. Le accuse contestate sono di sequestro di persona, resistenza e violenza a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato. 

Pochi giorni dopo, il 4 gennaio, nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, è scoppiata un’altra rivolta perché non è stato concesso un permesso ad un detenuto che aveva richiesto la possibilità di vedere il fratello in fin di vita in ospedale.

I rappresentanti dei sindacati della polizia penitenziaria hanno fatto delle dichiarazioni in cui si segnala la pericolosa carenza di personale e si evidenza come queste rivolte siano “frutto di un atteggiamento iper-garantista”.

La carenza di personale, non solo agenti penitenziari ma anche educatori, personale medico ed insegnanti, porta ad una situazione di stress in cui i detenuti subiscono le carenze del sistema, che da riabilitativo e di reinserimento si trasforma in punitivo, mentre gli agenti penitenziari, costretti a sopperire alla mancanza di personale, rischiano di vedere nei detenuti il problema della loro situazione e il rischio di spedizioni punitive, come avvenuto proprio nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, aumenta.

Bisogna analizzare realmente i motivi di queste rivolte, per poter risolvere il problema ed evitare che ne avvengano altre in futuro. La cosa non avverrà grazie alla proposta dell’inasprimento delle pene in caso di rivolta, includendo anche le forme di resistenza passiva, ma solo tramite il miglioramento delle condizioni del sistema carcerario. Condizioni che non rispettano le normative europee, motivo per il quale l’Italia è stata più volte richiamata e condannata.

Il titolo dell articolo, volutamente provocatorio, non è ovviamente un incitamento alla rivolta, ma una citazione in omaggio al bellissimo pezzo degli Hate for Breakfast, che da canzone però, se non si attueranno dei miglioramenti, potrebbe trasformarsi in una triste realtà.

Matteo Cantù 

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