L’INDISPONENTE SUPPONENZA DEI SACCENTI

Durante la puntata del podcast “Muschio Selvaggio” in cui si è parlato del caso di Enzo Tortora (puntata molto interessante), che riguarda uno dei casi più noti di malagiustizia del nostro paese, il buon Fedez la fa fuori dal vaso, cedendo alla superbia dei saccenti.

Sia chiaro, non prendo la posizione del maestrino, perché come disse Socrate, “so di non sapere”. Ma in più occasioni Fedez ha fatto delle figure da “cioccolataio” e non ha ancora capito che quando si parla, soprattutto di una persona e della sua vita, bisognerebbe conoscere e comprendere i fatti.

Fedez si meraviglia, ad esempio, di come Massimo Carminati sia libero, nonostante tutti i reati commessi, nonostante gli abbiano sparato in faccia (ignorando totalmente i fatti del suo ferimento…Vi lascio alle parole di chi era insieme a Massimo Carminati https://m.youtube.com/watch?v=7KnOosC5VGs&pp=ygUYTWltbW8gbWFnbmV0dGEgY2FybWluYXRp), nonostante Mafia Capitale, oltre a citarlo come autore dell’omicidio Pecorelli.

Facciamo un breve riassunto per il buon Fedez, anche perché meravigliarsi della malagiustizia del caso Tortora e poi accollare ad una persona, per antipatia o altro, una serie di reati inesistenti è l’altra faccia della stessa medaglia:

Massimo Carminati fu incriminato per l’omicidio Pecorelli tramite l’accusa di un pentito della “Banda della Magliana”, Antonio Mancini. Dopo tre gradi di giudizio, nell’ottobre del 2003 la Corte di Cassazione emanò una sentenza di assoluzione “per non avere commesso il fatto” sia per i supposti mandanti, sia per i supposti esecutori materiali dell’omicidio (Carminati e La Barbera), valutando le testimonianze dei pentiti come non attendibili. Ironia della sorte, proprio come nel caso Tortora…

Per quanto riguarda “Mafia Capitale”, la Corte d’Appello di Roma condanna Buzzi e Carminati a 18 anni e 4 mesi di reclusione per il primo e 14 anni e 6 mesi per il secondo. Il 22 ottobre 2019 la Corte di Cassazione, di nuovo, non riconosce l’aggravante del “metodo mafioso”, annullando il 416 bis senza ulteriori rinvii, ma stabilendo che sia celebrato un nuovo processo in Corte di Appello, solo per la rimodulazione delle pene, in base alla nuova sentenza. Il 16 giugno 2020 Carminati lascia il carcere di Oristano su decisione del Tribunale della libertà per scadenza dei termini di custodia cautelare, tornando così in libertà dopo 5 anni e 7 mesi di detenzione. Il 9 marzo 2021 la Corte d’Appello condanna Carminati a 10 anni e Buzzi a 12 anni e 10 mesi. Il 28 settembre 2022 la Cassazione conferma le condanne per i due.

Dopo la pronuncia della Cassazione non è scattata alcuna misura perché dovrà essere calcolato il tempo che l’ex Nar ha già trascorso in carcere con la pena residua e la buona condotta. Tutto ciò potrebbe far scendere la condanna da scontare a meno di quattro anni facendo scattare così l’affidamento ai servizi sociali da parte del Tribunale di Sorveglianza di Roma. Carminati ha già scontato cinque anni di detenzione. “La condotta carceraria di Carminati, così come quella successiva, è stata irreprensibile”, spiegano i difensori Francesco Tagliaferri e Cesare Placanica. “Anche alla luce dei 2 anni in regime di detenzione al 41bis per un’accusa rivelatasi poi infondata, confidiamo che gli venga concesso l’affidamento in prova”. 

La Corte di Cassazzione ha escluso il carattere mafioso dell’associazione contestata agli imputati e ha riaffermato l’esistenza, già ritenuta nel processo di primo grado, di due distinte associazioni per delinquere semplici: l’una dedita prevalentemente a reati di estorsione, l’altra facente capo a Buzzi e Carminati, impegnata in una continua attività di corruzione nei confronti di funzionari e politici gravitanti nell’amministrazione comunale romana ovvero in enti a questa collegati. “I risultati probatori hanno portato a negare l’esistenza di una associazione per delinquere di stampo mafioso: non sono stati infatti evidenziati né l’utilizzo del metodo mafioso, né l’esistenza del conseguente assoggettamento omertoso ed è stato escluso che l’associazione possedesse una propria e autonoma ‘fama’ criminale mafiosa”.

D’altronde Fedez si colloca perfettamente nel filone dei garantisti a corrente alternata: era favorevole nel conoscere ogni più intimo segreto di Berlusconi durante i suoi processi, come quello riguardante Ruby, ma è favorevole, come accade in Germania, al fatto che i media non possano dire se un omicidio/reato è commesso da un immigrato…

Caro Federico, la prossima volta ricordati, per evitare pessime figure, di pensare prima di aprire la bocca a sproposito. 

Matteo Cantù

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