LA TORRE DE LOS ITALIANOS

Sabato 18 novembre è avvenuta la commemorazione dei caduti italiani della guerra di Spagna presso la Torre de los italianos a Zaragoza. Abbiamo chiesto la testimonianza di Diego Di Sopra, che ci ha raccontato questa ricorrenza e la situazione spagnola.

Ciao Diego, puoi raccontarci come si è svolta la ricorrenza in memoria dei caduti Italiani?

Sabato 18 novembre mi sono recato a Zaragoza per rendere omaggio ai Caduti italiani in Spagna: infatti nella città c’è una torre ossario, la Torre de los italianos, che custodisce i resti di 2889 italiani caduti nella Guerra civile spagnola 1936-1939. È il più grande sacrario militare italiano all’estero dopo quello di El-Alamein. Il monumento, voluto da Benito Mussolini, oggi appare semi-abbandonato. È di proprietà dello Stato italiano e solo qualche anno fa era possibile visitarlo anche con visite guidate. Oggi, per poterlo visitare, è necessaria l’autorizzazione del Consolato italiano, oppure si può provare a chiedere nella parrocchia adiacente della Chiesa dedicata a Sant’Antonio e trovare con un po’ di fortuna qualche anima pia che apra le porte.

È un monumento impressionante, pensando a tutti quegli italiani morti per una Spagna unita, grande e libera: furono oltre 4000 i soldati italiani morti nella Guerra civile spagnola. Nella Torre de los italianos, per la verità, ci sono anche i resti di ventidue italiani delle Brigate internazionali, in segno di pacificazione. Ripensando a tutti i soldati morti e ai volontari italiani (frecce nere), che si sono sacrificati per una Spagna migliore, oggi più che mai dobbiamo testimoniare il loro sacrificio perché non sia stato vano, nel momento in cui c’è un Governo spagnolo che falsifica la storia e mette in pericolo l’Unità nazionale.

Da sempre questa ricorrenza e il 20 novembre, anniversario dell’uccisione di Jose Antonio Primo de Rivera, sono molto sentite in Spagna. Vista la situazione attuale, le manifestazioni hanno visto una maggior partecipazione? C’erano degli italiani o solo spagnoli?

La commemorazione del 20 novembre dedicate a Jose Antonio Primo de Rivera e a Franco credo abbia avuto la stessa partecipazione di sempre, ma senz’altro più sentita e ci sono state più manifestazioni: contro l’amnistia, contro il Governo, per l’Unità nazionale. A Madrid, tutti i giorni ci sono manifestazioni che portano in strada migliaia di persone. Alla commemorazione di Jose Antonio si è visto anche qualche italiano.

Quali sono i sentimenti e le sensazioni della gente, vista l’amnistia di Sanchez e l’assenza politica del Re?

I catalani, per la verità, mi sono sembrati un po indifferenti al ritorno di Puigdemont, né entusiasti ad un possibile referendum. Ci sono state manifestazioni anche a Barcellona: di Vox, del PP, di tutti i patrioti, compresa Democracia Nacional. E anche a Tarragona. In generale gli spagnoli sono molto critici con il Re, per la maggior parte contrari all’amnistia e soprattutto al condono di 15 miliardi di euro di debito della Catalunya. È un autunno caldo in Spagna, spero che il prossimo anno si torni alle urne e non è poi così improbabile.

Condivido con Diego,l’idea e soprattutto la speranza che il popolo spagnolo torni presto alle urne, non perché saremmo felici di una vittoria del PP e di Vox, partiti che non ci rappresentano, ma perché conosciamo la forza disgregatrice per l’identità spagnola e anche verso l’esistenza stessa di una Spagna, come noi la conosciamo, da parte di Pedro Sanchez e degli indipendentisti.

Arriba Espana

Matteo Cantù & Diego Di Sopra

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