THE MASQUERADE: CONSIDERAZIONI 

Lo scorso sabato  18 Novembre su Radio Kulturaeuropa si è tenuta in diretta una trasmissione che ha avuto come oggetto la presentazione del libro The Masquerade, scritto da Maurizio Fiorentini e il ricercatore Roberto Valtolina. Prima di addentrarsi nel merito delle considerazioni, va asserito che, senza ombra di dubbio, si è trattato di una puntata storica, come testimonia tra l’altro l’alto numero degli ascolti. Storica per via della materia affrontata e soprattutto per le modalità. In un’epoca in cui va tanto di moda il complottismo spicciolo, l’estremismo fazioso e gli influencer che si atteggiano a testimoni di Geova, credendo di essere alternativi al Potere, senza sapere tra l’altro in cosa questo consiste esattamente, vi è chi con concretezza ha realmente fatto controinformazione su un periodo storico italiano pieno di ombre e di misteri. 

Il libro racconta la vicenda degli anni di piombo, il ruolo dei governi italiani nelle logiche di Yalta, nonché gli interessi convergenti tra i principali partiti italiani in riferimento alle vicende del rapimento e dell’omicidio di Moro. Quell’humus è poi direttamente connesso a ciò che condusse a mani pulite e alla fine della c.d prima repubblica. Il tutto è stato spiegato magistralmente da personalità che negli di piombo erano militanti negli ambienti di estrema sinistra. Dove vi è obiettività e professionalità, non si fanno sconti a nessuno, il che è decisamente ammirevole, soprattutto se proveniente da un mondo politico che in tanti casi ricorse alla lotta armata e all’antifascismo militante , consolidando di fatto, in tal modo,bgli equilibri geopolitici del tempo e l’indiscusso duopolio DC-PCI. 

Tutti i politici che sono usciti fuori da questi schemi ne hanno pagato caro il prezzo e, tra questi, Craxi,  il quale già era divenuto ostile quando fu l’unico che si dimostrò predisposto a trattare con i rapitori di Moro, in spregio alla linea della fermezza di cui Berlinguer e la DC  divennero l’emblema. Lo stesso Berlinguer che diventa Segretario in una fase in cui il PCI sempre più si avvicinava al governo e ad uno spostamento definitivo a sinistra del potere esecutivo, che diverrà realtà effettiva nella seconda repubblica, cosa che spiega, al di là di ogni ragionevole dubbio, la guerra tra l’area rossa della magistratura e Berlusconi. 

Moro, secondo la vulgata comune, ha pagato il prezzo della decisione di portare i comunisti al potere. In verità egli era odiato da una parte consistente della Democrazia cristiana e dal PCI, visto che le sue strategie governative ed elettorali avevano il fine di logorare la forza del PCI, negli anni in cui il suo consenso era decisamente elevato. Questo è quanto emerso nel corso della trasmissione. 

Il tutto non simboleggia una convergenza culturale tra il nostro mondo e quello di una parte dell’estrema sinistra. In verità ciò che ha mosso Kulturaeuropa  a volere la discussione di questo libro è la volontà che la narrazione ufficiale di quegli anni sia superata, soprattutto fornendo un’alternativa a certa destra che volontariamente o involontariamente si trova spesso ad aderire alle tesi dei nostri avversari. Se vi è chi dall’altra parte della barricata è disponibile a squarciare il velo di Maya e a non assecondare il dogma antifascista, sarebbe antipragmatico e irrazionale non collaborare, pur partendo da mondi diversi.

Tanto altro vi sarebbe da scrivere, tuttavia perché ogni cosa sia compresa al meglio, fondamentale è vedere la trasmissione, cosa che invito a fare a chi ancora non lo avesse fatto.

Quello di cui si può esser certi è che molto d’ora in avanti sarà diverso e che una volta che si compie un passo in avanti decisivo, sfidando realmente le convenzioni preimpostate, nulla è impossibile.

Ferdinando Viola

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