CHIAREZZA E LUCIDITÀ

L’ennesima riproposizione della tragedia mediorientale sta mettendo a nudo il vero posizionamento culturale della destra conservatrice italiana e la sua inconsistenza politica.

Non sono i soli, ma il modo virulento e miope di affrontare la questione, da la sensazione che di solito danno i neofiti o i convertiti quando abbracciano una causa: lo fanno in modo zelante e spesso sgangherato.

Intendiamoci, non è un fenomeno nuovo.  Il “fallacianesimo” sparso a piene mani dopo l’11 Settembre aveva già provocato danni, così come gli adepti della famosa teoria dello “scontro di civiltà“ di Samuel Huntington che con l’ausilio dell’islamismo fondamentalista, in particolare di matrice salafita, hanno inaugurato la stagione degli odi contrapposti e della dialettica della contrapposizione.

In questo gioco di contrapposizione culturale tra l’occidentalismo “suprematista” e neoconservatore e gli estremisti islamici, chi ci ha guadagnato è sicuramente l’alleato naturale del primo, probabilmente utilizzando il secondo: il sionismo, che ha così potuto radicalizzare a suo vantaggio lo scontro.

Quest’ultimo, in questo momento storico, è anche rappresentato da un Governo ultranazionalista e di estrema destra, nel quale domina appunto il Likud, che ha sempre sostenuto la politica dei nuovi insediamenti e la colonizzazione spinta nei territori occupati.

La destra italiana non sembra peraltro ricordarsi che la politica italiana, anche ai tempi della Guerra Fredda, è stata sempre orientata alla prudenza e nonostante le guerre intestine tra i servizi sulla posizione da prendere, figure come Moro e Craxi seppero avere quella lungimiranza di non appiattirsi sulle posizioni sioniste, ma anzi di essere punto di riferimento di possibili compromessi e vie di uscita dalle numerose situazioni critiche che emergevano in Palestina e anche fuori, come testimoniato dal dirottamento dell’Achille Lauro e il successivo efferato omicidio di Leon Klinghoffer ad opera di guerriglieri palestinesi.

Non si prenda poi a pretesto la questione immigrazione o il terrorismo islamico per giustificare certe posizioni. Né la prima, né la seconda afferiscono alla questione palestinese, che vorremmo ricordare ai distratti che a destra abbondano, non nasce il 7 Ottobre 2023, bensì nel 1948.

Occorre, in questo momento, avere chiarezza e lucidità per affrontare un tornante storico molto delicato: per farlo, di tutto c’è bisogno tranne che di arruolarsi sotto le insegne di Israele, che è la causa del problema in Medio Oriente e che va ricondotto alla ragione, per iniziare seriamente una riflessione complessiva sulla legittimazione di uno Stato fondato sull’apartheid, sulla colonizzazione continua e la costante violazione dei diritti dei palestinesi ad una terra, ad una vita e ad una prospettiva futura.

Non ci sarà pace in quella terra senza giustizia e soprattutto senza la volontà dell’Europa di sganciarsi finalmente dalle categorie culturali di asservimento che le impediscono di giocare un ruolo primario nella pacifica coesistenza di palestinesi ed ebrei in Palestina.

REDAZIONE KULTURAEUROPA

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *