IMMIGRAZIONE: DA ROMANZO A REALTÀ

Il tema delicato dell’immigrazione sta diventando oggi un punto cardine delle discussioni politiche, dal momento che qualunque fazione ne fa in qualche modo una bandiera su cui giocarsi consensi.

Ma, volenti o nolenti, sta diventando anche un caso europeo, dato che chi sbarca sulle coste italiane non è detto  voglia fermarsi nella nostra penisola, anzi è ricorrente il fatto che dopo una sosta in Italia la tendenza sia quella di ripartire per la rotta tedesca o francese. E qui viene il primo nodo al pettine. 

Infatti, Berlino e Parigi hanno inizialmente chiuso le frontiere, e al confine franco-italiano sono addirittura comparse le forze speciali antiterrorismo. 

Il fatto che questo dramma epocale non venga affrontata come un problema comunitario, ma come una contingenza da scaricare sui Paesi di primo accesso, è forse persino più grave del problema migratorio stesso.

La Meloni ha dichiarato che non farà diventare l’Italia il campo profughi dell’Europa, ma è l’Europa nella sua totalità che dovrà prendere una decisione sulla questione, ma in senso comunitario, per il bene degli europei e di quell’essere comunità e civiltà europea di cui, come Kulturaeuropa, siamo tra i principali sostenitori. 

Il controllo dei flussi, ormai, non può più essere fatto all’arrivo, in quanto è palese che – almeno in Italia – i punti di accoglienza non sono in grado di gestire la situazione. In Europa, però, si tende a rispondere con l’arroganza che contraddistingue i leader di matrice liberale e progressista, secondo cui tutto si risolve con i soldi – anche se solo promessi. Ma il caso della Tunisia dimostra che non è così.

Il controllo, da ora in avanti, sarà necessario che avvenga all’origine, alla partenza delle barche. Sarà lì che si dovrà porre il freno o quanto meno la verifica del diritto d’accesso in Italia e in Europa. I controlli non dovranno essere demandati ai Paesi del Nordafrica – che certamente hanno altri problemi – ma dovranno essere organizzati dall’Europa che dovrà creare dei punti di prima accoglienza in Africa e da lì valutare caso per caso,  visto che ad oggi l’immigrazione non è più un fenomeno controllabile o a cui si può mettere realisticamente un blocco totale. L’Europa deve prendere atto che va trovato il modo di organizzarla e controllarla e, nei limiti del possibile, tentare di invertirne gli effetti nocivi.

Il rischio, se ciò non dovesse accadere, è che quanto raccontato da Jean Raspail e da Laurent Obertone da romanzo di fantasia diventi una tragica e apocalittica profezia.

Andrea Borelli

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