“ULTIMI SCRITTI” DI JULIUS EVOLA

In “Ultimi scritti” (Napoli 1977), introduzione di Gabriele Marzocco, si è registrato quarantasei anni fa un singolare e raro evento culturale o meglio editoriale. La casa editrice Controcorrente non era infatti inserita nella lista degli editori “sacrestani” del maestro Julius Evola, quindi all’epoca (evidenza della crisi della I Repubblica, quasi all’apice degli anni di piombo) la pubblicazione in oggetto per i suoi tipi, suscitò sorpresa e scalpore.

Il volume raccoglieva, in forma antologica cara alla “Destra” italiana e francese, trentuno articoli apparsi sul “Roma”, diretto da Piero Buscaroli, dal 28 Luglio 1971 al 5 Dicembre 1973.

Molteplici gli interessi del patrizio romano di origini siciliane: da Nietzsche alla critica dello scientismo e della psicanalisi; dalla fisica quantistica a Giuliano imperatore; dal tantrismo allo zen.

Dunque, i curatori del libro in quistione non erano certo “evoliani”: “[…] noi non intendiamo informare il nostro comportamento o legare il nostro cervello a quello di alcuno, foss’anche un maestro della levatura di Evola. Per questo rifiutiamo ogni etichettatura, che è ridicola prima che falsa: non ci definiamo né vogliamo essere definiti evoliani. Se abbiamo buone gambe, volontà e curiosità intellettuale, quattro passi in questo mondo ce li vogliamo fare da soli, studiando e richiamandoci a Evola, sì, ma anche agli altri. Del resto, è noto come lo stesso Evola provasse fastidio per certi suoi “discepoli” (a prescindere dalla constatazione psico-sociologica che i suoi pedissequi sono quasi sempre i più stupidi). Se abbiamo ritenuto utile pubblicare questa serie di articoli sconosciuti ai più, non per questo intendiamo limitare il nostro orizzonte culturale a Evola o a chiunque altro […]”. (P. 6). Talvolta infatti niente è più inedito di ciò che è già apparso in stampa.

Evola era tutt’altro che un fatalista, come l’intellighenzia marxista e post-marxista, spesso ed in cattiva fede intellettuale liquida la cultura di “Destra” o peggio reazionaria. I demo-comunisti infatti usavano, e usano ancora oggi, la storia non per comprendere il passato “scientificamente” per mezzo della “Metodologia della ricerca storica” (la scienza dei fatti) ma per piegarla, modificarla e strumentalizzarla (la lezione “mefistofelica” di Palmiro Togliatti) ai meri fini della volgare conquista del potere, per di conseguenza eliminare il nemico ieri e l’avversario oggi, caricandoli di falsi attributi “notarili”: etici, morali, politici, culturali, sociali, economici, artistici e psicologici.

“[…] Evola intende la Tradizione come tutto un mondo (riti, istituzioni, leggi, ordinamenti) declinato ormai definitivamente con le sue ultime propaggini del Medioevo, e soppiantato dalla civiltà moderna, che si configura come qualcosa di completamente diverso, anzi opposto, al mondo tradizionale. Senza mettere in dubbio il fascino e la veridicità di fondo di questa interpretazione, dobbiamo però notare che essa porta, volenti o nolenti, a guardare all’indietro, al “bel tempo antico”, a considerarsi dei “sopravissuti”, dei “nati nel secolo sbagliato”; ma, soprattutto, una tale concezione porta a vivere la Tradizione in maniera libresca e cerebrale, stante l’impossibilità spazio-temporale di viverla organicamente. Per noi, invece, la Tradizione è rappresentata da quelle realtà concrete e viventi nelle quali veniamo a nascere o che plasmiamo con la nostra volontà e col nostro esempio, nella nostra semplice cerchia familiare e nelle cerchie via via più ampie; è la trasposizione nella carne della storia di quei valori di quei sentimenti e di quelle qualità che portiamo impressi come un destino in noi fin dal nostro irrompere sulla scena di questo mondo, è il rimaner fedeli a ciò che di eternamente valido ci hanno trasmesso i nostri antenati”. (P. 8).

Crollata e disintegrata l’Unione Sovietica comunista, quantitativa e satanica (per chi è interno alla forma religiosa cristiana), demoniaca (per chi non lo è) con il suo “Patto di Varsavia” sul nostro “Fronte dell’Est” d’Europa, quindici anni circa dall’uscita del volume in oggetto, oggi lo stesso pericolo per l’Europa è rappresentato dall’alta finanza e dalle multinazionali dei beni di prima necessità: cibo, acqua, elettricità, fonti energetiche e dalla sua apparente, manifestazione fenomenica opposta, così “vicina” e così “lontana” ma simile a loro, la Repubblica Popolare Cinese, con la Corea del Nord suo stato scherano.

“Agire senza guardare ai frutti, senza che sia determinante la prospettiva del successo e dell’insuccesso, della vittoria e della sconfitta, del guadagno o delle perdite, e nemmeno di quella del piacere e del dolore, dell’approvazione e della disapprovazione altrui”. (Julius Evola)   

Fabio S. P. Iacono      

2 commenti

  1. Tra i nemici d’Europa si deve aggiungere l’islamismo e il terrorismo islamico.

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