ESTERI E GEOPOLITICA

RUBLO IN CADUTA. SIAMO AD UNA SVOLTA?

Molti si chiedevano come facesse il rublo a resistere all’attacco occidentale contro l’economia russa. La risposta che qualcuno dava, sostanzialmente era questa: manovre sul costo del denaro della Banca Centrale russa per tenere su il rublo (politica che ha avuto comunque effetti collaterali negativi per l’economia russa) e surplus commerciale derivante dall’aumento dei prezzi degli idrocarburi, gonfiati o reali che fossero. Le cose stanno cambiando.

Se grazie all’aumento dei prezzi degli idrocarburi l’economia dell’ex Urss era riuscita a contenere l’impatto delle sanzioni, ora il surplus commerciale dovuto al decremento dei prezzi energetici (ma anche al crollo delle importazioni) inizia a cedere e il rublo, fino ad ora solo artificialmente sostenuto, inizia a crollare. Un po’ come quando dopo la falsata e drogata eccitazione da cocaina, arriva il down, il rinculo chimico. Il problema si è riversato sulla bilancia commerciale perché la Russia comincia a incamerare meno introiti dalla vendita di idrocarburi. 

Come è stato evidenziato da Matteo Villa su Twitter: “Nelle prime due settimane di gennaio, crollano i ricavi della Russia dalla vendita di gas all’UE: siamo ai minimi dal 1999. Dopo mesi di ricatti che hanno fruttato decine di miliardi, per il Cremlino si preannunciano vacche magre.”

“Stiamo già assistendo a un calo delle spedizioni di petrolio dalla Russia, ma siamo solo all’inizio”, ha dichiarato Elina Ribakova, vice capo economista dello Institute of International Finance.

Per il Wall Street Journal il rublo “…è una delle valute con le prestazioni peggiori al mondo questo mese, poiché la manna di petrolio e gas che ha contribuito a isolare il Paese dalle sanzioni occidentali, adesso sta svanendo“.

Se vacilla l’unico punto di forza russo per resistere alle sanzioni economiche e l’inverno non piegherà il morale degli ucraini, avremo probabilmente una primavera assai delicata per Mosca.

Vi è di più. La dinamica che vede una spaccatura generazionale sul consenso alla “operazione speciale” tra infra trentenni e over, si intreccia con la tensione tra centro imperiale e periferie in quanto la “mobilitazione parziale” è stata demandata ai governatori locali. In questo si innesta il dilemma bicontinentale della Russia stretta tra Europa e Asia, un dilemma irrisolto ma che potrebbe nel lungo periodo generare crisi centrifughe tra periferie asiatiche, nostalgici sovietici attempati e giovani che anelano a stili di vita e a modelli sociali occidentali.

Preludio ad una resa o ad un cessate il fuoco in vista di una trattativa di pace?

Ce lo auguriamo tutti.

Pietro Ferrari

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