PENSIERI CORSARI

ETICA E BIGOTTISMO

Gli ipocriti che prima fanno la rivoluzione sessuale e poi vogliono i politici casti e “decorosi” sono una costante dello Stivale.

La migliore diagnosi sociale mi fa preferire una società più sobria nella dimensione pubblica (meno tette e culi sui media), ma meno sessuofobica in quella privata (meno guardoni nelle camere da letto altrui), più libera dal sesso che tormentata dal testosterone. Preferisco una società in cui i giornalisti, prima di bandire purghe contro la mercificazione del sesso, controllassero se nei loro giornali non vi siano all’ultima pagina le “inserzioni pubblicitarie” di prosperose donne dell’est “pronte a tutto” per “inviti piccanti”. Ogni riferimento ad eventuali rilievi di favoreggiamento della prostituzione è puramente voluto. Per tacere di onlyfans. Questa è la società della Legge Merlin, intreccio folle tra libertinaggio sfrenato e puritanesimo ipocrita, in cui prostituirsi è lecito o addirittura legittimo, ma andare a prostitute è riprovevole, in cui la donna è libera di guadagnare col suo corpo ma è immorale chi la fa guadagnare. Prostituirsi sarebbe un lavoro come un altro ma essere fruitori di quel “lavoro” sarebbe ripugnante. Laicità bigotta e intollerante, quando nella stessa Roma del Papa Re esistevano le “case di tolleranza”, ossia i bordelli.

Moralisti amorali da una parte contro ipocriti immorali dall’altra, uniti nella condanna per lo Stato Etico gentiliano e l’Autorità Morale della Chiesa, ma bisognosi di usare una morale contro l’avversario. La morale esiste davvero? Ed è valida per tutti e sempre? Vi è una Istituzione legittimata ad interpretare e a proporre questa morale? Come si concilia tutto ciò col pluralismo culturale e la libertà occidentale negli Stati “laici”? Oppure non esiste La morale ed ognuno si fa la propria? La Morale o è una cosa seria o semplicemente non è; o è una legge o è una balla; o discrimina i comportamenti o si riduce a farsa. Basta coi difensori della famiglia (soprattutto nella dimensione “allargata”: due mogli e quattordici concubine), permissivi per sé ed intolleranti con l’altro. Basta coi farisei arrabbiati col prete che non dà la comunione ai concubini o alla coppia arcobaleno, ma pronti a scagliarsi contro il concubinaggio se il concubino ti fotte alle elezioni.

Bunga-bunga no, Gay-Pride sì; Nicole Minetti no, Vladimir Luxuria sì; donne oggetto no, libertà sessuale sì; la morale non si fa agli altri, la si vive semmai in proprio conformandosi ad essa. Il “filosofo contadino” Gustave Thibon preferiva le peggiori realtà ai falsi ideali, intuendo come il reale sia contrario non tanto allo ideale, quanto alla menzogna. I popoli resistono alle tirannie senza perdere equilibrio, ma davanti alle demagogie si corrompono profondamente e per questo le élites dovrebbero essere delle nuove e vere  aristocrazie (i “migliori” in quanto tali distinti, ma non separati dal popolo), che sappiano imporre a se stesse e indurre nel popolo un clima rigoroso, non la “vita facile” o le illusioni.

Oggi non abbiamo niente di simile.  Le società si ammalano a partire dalla testa e quindi guariscono a cominciare dalla testa, se è vero quello che sosteneva San Tommaso D’Aquino (il Santo tra i Dottori e il Dottore tra i Santi) che il Sovrano deve diffondere la Virtù. L’austerità però non ha nulla a che vedere con l’ipocrita seriosità, ma è diretta a risollevare ogni lembo della società dalla dissoluzione; Essa è “amore severo”, non “asettica solidarietà”, Essa è prova di auctoritas, non più complice interessata. Essa non è mai “argomento” contro l’avversario se prima non è autenticamente vissuta e proposta come stile di vita e visione del mondo. Vita individuale e vita sociale seguono medesime regole di sviluppo. La vita non è mai novità, ma rinnovamento: quanta bolsa retorica dei politicanti sul “nuovo”, sul “futuro”, sui “giovani”, quando in realtà sono sempre gli stessi, loro, affatto nuovi o giovani, più capaci di conservare i cognomi sugli scranni che i nomi dei partiti, involucri artificiali. E comunque per attestare la giovinezza, non sempre è attendibile il certificato anagrafico.

Allora viva i rivoluzionari? Sì, ma i veri rivoluzionari sono realisti, ossia coloro che fecondano come fa la tempesta dopo la folgore, coloro che irrigano con l’entusiasmo la vera tradizione spezzando rami secchi e idoli imbalsamati, non coloro che distruggono:

 “Le primavere sono tenere, fragili e disarmate. Tutto ciò che nasce è prodigiosamente vulnerabile: i germogli d’aprile, gli uccelli del cielo nel loro nido. Così è delle primavere della storia umana: più le cose che nascono tra le nazioni sono grandi e pure, più sono indifese …. è normale che tutta una categoria di spiriti confonda promessa e miraggio …. Costoro si dicono ‘realisti’ ma sono soffocatori della primavera. L’utopia si insinua nelle anime imitando i dolci colori dell’aurora e i teneri gesti d’aprile, ma non si tratta qui di una vera primavera: le false utopie sono febbri derivate dalla decadenza e che affrettano la decadenza. Che Dio ci conceda la grazia di saper discernere, nella ressa delle idee, ciò che è primavera da ciò che è menzogna e di combattere le sciocche utopie senza soffocare le rinascite”.

Pietro Ferrari 

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