Il progressivo indebolimento delle tradizioni locali e la crescente facilità con cui modelli culturali provenienti da
contesti lontani vengono accolti, riprodotti e trasformati in fenomeni di massa, sollevano interrogativi che non possono
essere ignorati. La progressiva omologazione delle consuetudini rischia di attenuare il legame tra una comunità, la
propria storia ed il patrimonio simbolico che ne definisce l’identità.
Le ricorrenze che aprono il mese di novembre offrono l’occasione per indagare, attraverso un percorso antropologico,
storico e sociale, il significato delle tradizioni, le loro trasformazioni e il modo in cui si collocano nel contesto culturale
della società attuale.
È necessario risalire alle origini e ripercorrere i passaggi storici e culturali che hanno condotto alle ricorrenze che
analizzeremo in questo articolo.
Nel mondo celtico, Samhain era un’antica ricorrenza, celebrata tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre. Essa
indicava la conclusione dei raccolti, il rientro delle mandrie e l’avventurarsi verso la parte più fredda e più buia
dell’anno. A questo passaggio fu attribuito anche un significato simbolico e spirituale, legato alla soglia tra il mondo dei
vivi e quello dei morti.
Con la diffusione del Cristianesimo, il calendario religioso europeo rielaborò progressivamente alcune consuetudini che
avevano origini precedenti. Ognissanti, celebrata il primo novembre, si consolidò nella Chiesa occidentale tra l’VIII e il
IX secolo; mentre la commemorazione dei defunti, il 2 novembre, si affermò intorno all’anno Mille per iniziativa
dell’abate Odilone di Cluny.
Ricordiamo che la parola Halloween deriva dall’espressione inglese All Hallows’ Eve, cioè la vigilia di Ognissanti.
Nel XIX secolo, oltreoceano, in seguito alle grandi migrazioni irlandesi e scozzesi verso gli Stati Uniti, numerose
consuetudini europee attraversarono l’Atlantico, ma una volta giunte sul suolo americano, si mescolarono con altre
pratiche popolari e assunsero progressivamente una forma diversa. Ne fu esempio Halloween che, nel Novecento, si
diffuse con le tipiche zucche intagliate, le feste organizzate nei quartieri e il cosiddetto trick – or – treat (dolcetto o
scherzetto), cioè la richiesta di dolci porta a porta.
Nel secondo dopoguerra, con la diffusione della cultura di massa, Halloween si trasformò in tutto e per tutto, in un
palese appuntamento commerciale.
Il primo novembre nella tradizione italiana
In Italia, il primo giorno di novembre si festeggia Ognissanti, ricorrenza religiosa cristiana profondamente radicata nella
cultura popolare.
Il 2 novembre, è invece il giorno dedicato alla commemorazione dei defunti. In questa data le famiglie si recano nei
cimiteri per portare fiori e lumini sulle tombe dei propri cari.
Nella cultura tradizionale italiana, ogni regione custodiva un patrimonio di consuetudini legate a questo periodo. In
Liguria, per esempio, esisteva la tradizione della “resta” di castagne, una collana tradizionale genovese preparata
anticamente in occasione della Commemorazione dei Defunti.
Questi elementi sono particolarmente interessanti, perché dimostrano come la tradizione non fosse affatto estranea a
forme di partecipazione popolare, alle luci, ai simboli ed alla presenza dei bambini. Nella storia sociale, queste
ricorrenze rappresentavano anche un’occasione di trasmissione culturale, mettendo in relazione soprattutto le giovani
generazioni con la memoria collettiva, la comunità e il mondo dei propri antenati.
Ciò che non si comprende è come sia possibile che queste storiche tradizioni, che potrebbero essere mantenute ed
aggiornate, siano invece lentamente scalzate da pseudofeste consumistiche che nulla hanno a che spartire con la storia
locale.
In Italia, Halloween si consolidò a partire dalla prima decade degli anni 2000, sovrapponendosi sempre di più alla festa
italiana di Ognissanti.
I rischi della globalizzazione
Il problema non risiede in un ipotetico scambio culturale, ma nella progressiva sostituzione delle tradizioni e dei
riferimenti storici locali con modelli pseudo culturali diffusi attraverso i circuiti commerciali e mediatici.
In questo senso, possiamo parlare di una forma di omologazione culturale, che si compie attraverso una lenta, ma
costante trasformazione delle abitudini collettive.
La globalizzazione non riguarda soltanto la circolazione delle merci e dei capitali. Coinvolge anche simboli, linguaggi,
comportamenti, nonché modelli di vita e persone.
In questa prospettiva, la festa popolare perde il suo radicamento ed il suo significato, diventando essa stessa merce da
acquistare, un bisogno da soddisfare, senza essere realmente compreso.
Merita un’attenta analisi un aspetto sociale che rivela la trasformazione antropologica in atto, causata in parte anche
dalla globalizzazione.
Il 31 ottobre 2026 ha portato alla luce un fenomeno particolarmente significativo, che riguarda il ruolo delle famiglie.
Per le strade cittadine, migliaia di genitori mascherati, alcuni più degli stessi figli, intere famiglie composte da
personaggi affetti da un forte bisogno di apparire. Bambini ignari, spesso non in-formati, privati di un contesto e, con
esso, della possibilità di attribuire un senso alla propria esperienza.
Che cosa si trasmette oggi alle giovani generazioni? Qual è il confine tra partecipazione e consumo? Quale valore
attribuiamo oggi alle tradizioni familiari, locali e nazionali?
La cultura, oltre ad essere espressione di identità collettiva, è anche continuità storica, un patrimonio di significati che
si conserva e si trasmette attraverso le generazioni. Una comunità che perde il rapporto con la propria memoria,
rischia di diventare sempre più vulnerabile alle influenze esterne e meno capace di custodire e di trasmettere il
significato delle proprie tradizioni, quindi delle proprie radici.
Stefania Angela Dagnino
Fonti:
Guy Debord, La società dello spettacolo, 1967
Zygmunt Bauman,
Modernità liquida, 2000
HISTORY Channel – How Trick-or-Treating Became a Halloween Tradition
https://www.smithsonianmag.com/
The Celtic Origins of Trick-or-Treating
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