Malcontento e questione europea

Se si dovesse esprimere con un solo termine il sentimento prevalente oggi in Europa, quel termine sarebbe sicuramente malcontento. Un malcontento che si associa spesso a frustrazione e ad una rabbia che serpeggia neppure troppo velatamente in tutto il Continente. Quando non si esprime in moti violenti come in Francia, in Spagna o nel Regno Unito , si affida ad un voto di netta contestazione dell’esistente come in Germania. L’assenza di una prospettiva comune, la precarizzazione di ogni diritto primario, dalla casa al lavoro, la totale assenza della Politica e l’obsolescenza di un modello sociale sempre piu’ arroccato nella divaricazione tra ” ipertutelati” e il resto della popolazione, il peso dell’immigrazione sui ceti popolari, lo schiacciamento delle giovani generazioni, sono tutti fattori che alimentano il citato malcontento. Davanti a tutto questo la classe politica e parastatale non oppone piu’ neppure la concertazione o la politica degli interventi a sostegno, perche’ non ha piu’ i cordoni del debito pubblico e non puo’ piu’ elargire sussidi e prebende come prima. Spera che passi la buriana delle guerre e delle annesse crisi energetiche per riprendere come prima, ma nulla sara’ come prima. La fase e’ quella di un cambiamento necessario in un’ Europa vecchia e con un ritardo pluridecennale su diversi dossier di vitale importanza , sui quali la coalizione ancien regime che ha governato l’Europa sinora ha accumulato ritardi ed errori madornali. Non sappiamo quale direzione prendera’ il malcontento ,ma la questione sociale legata alla sovranita’ europea da oggi ritorna prepotentemente alla ribalta della Storia.

Redazione Kulturaeuropa.

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