Non c’e’ un piano B per l’Europa.

Una contro-proposta radicale come la Remigrazione non può sottrarsi alla contesa sulle scelte economiche, sociali e demografiche delle nostre classi dirigenti, sempre più convergenti sugli stessi vincoli del mondo industriale e dell’accoglienza. Quest’ordine non ci appartiene e il suo tragico epilogo non deve indurci a compassioni conservatrici. Non va difeso per paura di ciò che potrebbe venire dopo. La questione decisiva è capire quale modello sociale, demografico e comunitario possa prenderne il posto e su quali rapporti di forza dovrà essere costruito.

Non c’è un piano B per l’Europa.

Redazione Kulturaeuropa

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