Al netto delle prese di posizione ideologiche sull’ immigrazione, viziate da atteggiamenti da anime belle del pensiero astratto, se volessimo soffermarci sulla natura meramente ” utlitaristica” del fenomeno, cosi’ come ci viene proposto dal modello dominante, alcune contraddizioni saltano agli occhi. La gran parte degli ingressi migratori degli ultimi anni non ha alcuna specifica competenza lavorativa, se non in minima parte, e giace ai margini nel serbatoio della criminalita’ piu’ o meno grande e nel caporalato illegale, come evidenziato dall’orribile caso dei lavoratori pakistani bruciati vivi in Calabria. La maggior parte degli immigrati , con bassissima scolarizzazione, e’ manodopera da sfruttamento intensivo in lavori stagionali e di fatica, dove stabiliscono le condizioni per un abbassamento dei salari ad orari di lavoro doppi. Ma se questo tipo di lavoro, va bene in economie basiche e molto lineari, vanno molto meno bene con la trasformazione in atto nelle economie avanzate , come quelle nostre e le asiatiche, dove c’e’ necessita’ di tecnologia e competenza nel manovrarla, non solo di mere braccia. Ergo, in futuro avremo bisogno di skills e specializzazioni per lavorare che questi semplicemente non hanno ed onde evitare di accumulare un’esercito di riserva ormai inattivo e che puo’ solo ricorrere all’ illegalita’ per sopravvivere, sarebbe ora di arginare e affrontare il fenomeno una volta per tutte in modo serio.
Redazione Kulturaeuropa

