AA.VV., Lo Stato organico europeo, Firenze, Passaggio al Bosco, 2026.
Il Volume propone gli Atti dell’omonimo Convegno, organizzato
dal Centro Studi KulturaEuropa a Roma, presso la Libreria Hora
Felix, il 23 maggio 2026. Tale pubblicazione, curata dalle
Edizioni Passaggio al Bosco, si colloca in una linea di continuità
con tre volumi che raccolgono i contenuti di altre giornate di
studio, poste in essere sempre da KulturaEuropa, e che hanno
incontrato riscontri molto positivi da parte del pubblico, e non
soltanto nella sua componente più vicina alla nostra Visione del
Mondo. Si tratta di: Europa-Accelerazione-Potenza (2023);
Eurotecnica (2024); e di PotenzaEuropa (2025).
Il tema centrale riguarda lo Stato, nella sua declinazione
“organica”, che, giustamente, si ritiene di centrale rilievo
nell’attuale dibattito metapolitico, peraltro non sempre
lungimirante, né strategico, se ci limitiamo ad istituzioni ufficiali
o ad ambiti di partito. E l’oggettiva importanza del tema, che vede
nello Stato non un mero apparato burocratico legato ad aspetti
organizzativi esteriori, volto all’amministrazione di un esistente
privo di radici d’ordine storico, spirituale ed etico, ma ridotto nei
suoi aspetti materiali e meccanicistici, viene affrontata non
soltanto da un punto di vista teorico e dottrinario, ma anche,
considerata l’attuale contingenza a livello nazionale ed europeo –
aspetti strettamente collegati in un contesto generale oggi
particolarmente critico e pericoloso – di rilievo pratico e
operativo. Vengono offerte linee d’azione, infatti, volte ad un
superamento del vigente status di un’Unione Europea ancora
ostacolata, nel compimento di quella centralità spirituale, politica,
culturale ed economica esito del suo retaggio Storico, da troppi
vincoli burocratici, da troppi veti incrociati, da una sudditanza
totale verso centrali finanziare apolidi e lobbies rappresentanti
non i popoli e la dignità del nostro Continente, ma interessi
particolaristici di entità straniere.
Risulta quindi necessario riscoprire, ovviamente nel contesto
presente, quella dimensione qualitativa, solidaristica, basata su
diverse, ma sinergiche, attitudini e competenze tipica della
concezione organica dello Stato, teorizzata già dal pensiero
antico. Lo Stato organico, infatti, è un’idea tradizionale: indica
una forma, una sostanza profonda, cui il legislatore guarda per la
cura di una comunità umana organizzata in termini di armonia e
interrelazione. Il tutto, ovvero lo Stato, precede logicamente,
anche se storicamente si realizza come fine ultimo, la semplice
sommatoria delle singole parti che lo costituiscono. Ogni
aggregazione deriva dal bisogno originario dell’uomo che non
può vivere separatamente dai suoi simili: la famiglia, il ceto
sociale, le unità produttive, le corporazioni etc., sono, in questa
prospettiva, da intendersi quali parti necessarie e complementari
in vista della vita del tutto.
Il superamento del conflitto fra individui e gruppi umani, e quindi
il passaggio storico dalla barbarie alla Civiltà sta, come è noto,
alla base della nascita dello Stato moderno, come soggetto
sovrano, dotato di forza legittima e di leggi, su un territorio e una
popolazione. Solo allo Stato appartiene la pienezza del potere:
questo secondo le dottrine di Machiavelli e di Hobbes (XVI e
XVII secolo). Nelle teorie di quest’ultimo lo Stato è un enorme
corpo artificiale, che ingloba, al suo interno, ogni altra entità o
aggregazione particolare. È il detentore unico di sovranità, che gli
è stata conferita al fine di tutelare, in primo luogo, la
sopravvivenza dei singoli individui che, volontariamente, hanno
trasferito, con un Patto, al sovrano quell’illimitata “libertà” di cui
godevano allo stato primordiale. Tale concezione intende le
circostanze umane e dei rapporti sociali, secondo un’ottica
materialistica e meccanicistica, figlia del razionalismo e della
secolarizzazione dell’età moderna, in cui a prevalere sono gli
aspetti “oggettivi” esteriori, da governarsi in modo “scientifico”.
E tale perimetro sarà fatto proprio, nei secoli a seguire, sia dalle
correnti liberal-capitaliste, che da quelle social- marxiste, in teoria
ostili alle prime, ma accomunate dalla medesima concezione
economicistica ed utilitaristica della realtà umana e sociale. Sono
norme contrattuali e grovigli di interessi materiali a caratterizzare
l’orizzonte ultimo. Tutto il resto: speculazione filosofica, ricerca
del sacro, senso di verticalità e di assialità, spirito identitario e
comunitario, appartiene a ciò che è “sovrastrutturale”, mutevole,
pallido riflesso di ciò che invece rappresenta la base concreta ed
“oggettiva” del mondo: i rapporti di produzione.
Di contro, la concezione organicistica, che, quale fiume carsico si
è manifestata nel corso del divenire storico europeo, mira proprio
ad esaltare quella dimensione qualitativa, solidaristica, basata su
diverse, ma sinergiche, attitudini e competenze che, appunto,
intendono lo Stato quale grande organismo vivente, espressione
di una Comunità di destino.
I vari interventi presenti nel testo intendono dare rilievo, appunto,
all’urgenza di riscoprire e riconquistare quella dimensione.
I capitoli e la Prefazione curati da G. Ferrara, F. Ingravalle, B.
Scalici, F. Perizzolo, M. Cantù, così come le Conclusioni di
M.Scatarzi, affrontano il tema generale dello Stato, della sua genesi,
anche alla luce del Diritto Romano che ha unificato i popoli
d’Europa, del suo significato nelle diverse epoche storiche,
facendo riferimento a teorici, filosofi, dottrinari, che hanno
affrontato il problema, sia in età antica (Platone, Aristotele etc.),
sia in età moderna (Machiavelli, Hobbes, Bodin, Althusius etc),
sia in epoche più vicine alla nostra (M. Weber, A.Mueller,
O.Spann, C.Costamagna, J.Evola, P.Rauti, R.Sermonti etc.).
Gli interventi di F.Guarente, E.Rivabella, F. Boco, M. Massarini,
e di G. P.Joime, si occupano, in termini rigorosi e, nel contempo,
chiari, di fondamentali tematiche legate al mondo del lavoro,
facendo riferimento, sempre secondo un’ottica organicista, al
tema della partecipazione delle forze produttive alle politiche
aziendali; ai nuovi quadri normativi presenti in Italia, e in altre
realtà europee; agli sviluppi tecnologici con le conseguenze, non
necessariamente negative che ne possono derivare, soprattutto in
merito alla robotica e all’IA per quanto attiene all’organizzazione
del lavoro. Prevale, in ogni caso, il riferimento ad una centralità
del livello politico, che oggi appare ridotto ad una dimensione
fondata su partiti, secondo logiche e schemi superati già durante
il secolo scorso. È, infatti, sotto gli occhi di tutti, la crisi del
sistema democratico “rappresentativo”, basato su concessioni di
deleghe in bianco, per nulla affatto espressione di quella
sovranità, che si vorrebbe ancora attribuire al popolo. Si è già
accennato che il sistema partecipativo, in perfetta linea con la
concezione organica dello Stato, offrirebbe una concreta
possibilità di superamento dello status quo, nel nome, appunto,
della responsabilità individuale e di gruppo, in tutti i settori vitali
in cui si articola una società moderna. Vengono messi in
discussione, dagli intervenuti al Convegno, altri punti-chiave
dell’epoca nostra. Tra gli altri: il ruolo dell’economia e della
finanza bancaria in un welfare che tenga conto, più che una
spasmodica ricerca di profitto per il profitto ad ogni costo sociale,
dei lavoratori e, in modo particolare, delle giovani generazioni e
del loro futuro in un quadro generale di riferimento che può essere
soltanto europeo, e non limitato alle angustie di singoli Stati; si
tratteggia un possibile futuro assetto, e anche questo pensato in
termini continentali, riguardante il mondo delle energie
rinnovabili e di un ritorno ponderato all’utilizzo dell’energia
nucleare.
Ultimo contributo, ma certamente non per ordine di importanza,
quello di F. Viola e di S.Filacchioni, incentrato sulla questione
giovanile, dell’istruzione e della armonica formazione, nei suoi
aspetti complementari; uno legato allo spirito, l’altro al corpo, due
dimensioni dell’essere umano, che non possono, pena
l’alienazione, essere intesi quali aspetti solo accidentalmente
collegati fra di loro. La sfida è per una scuola integrata europea
che sappia guidare lo studente ad una forma mentis libera e
critica, piuttosto che ad intenderlo quale vaso da riempire di
nozioni e da indottrinare con riferimenti ad ideologie “alla moda”
che appariranno alle generazioni future quali rottami alla deriva.
Ci avviamo a concludere. Il riferimento all’Idea di Stato e, in
particolar modo, alla sua declinazione tradizionale, quella
organica, non rappresenta un atto nostalgico, né la
contemplazione di vaghe e vuote utopie. Si tratta di una
prospettiva realmente rivoluzionaria, non certamente nel senso di
una sterile ribellione “intellettuale”, ma nel senso di un meditato
ritorno ideale al mito fondante della nostra Civiltà europea. È un
messaggio lanciato verso il futuro, verso quelli che verranno dopo
di noi.
Lo abbiamo già detto: l’idea di uno Stato organico europeo
rappresenta l’esito del percorso culturale operato da
KulturaEuropa in questi ultimi anni. Ma è anche un inizio, un
nuovo inizio. Di certo il cammino da affrontare sarà complesso
ed arduo: ma non per questo si deve rinunciare o proclamare una
resa incondizionata a tutte le tendenze negative che oggi
sembrano prevalere.
Giuseppe Scalici

