Chi semina terrore è un terrorista, indipendentemente dall’appartenenza a una struttura o meno, e Salim El
Koudri voleva seminare terrore a Modena.
E qual è il suo movente? E’ esattamente lo stesso movente degli altri terroristi strutturati in
un’organizzazione, ovvero il livore, ovvero un sentimento di profonda invidia mista a rancore e astio. Ed è
da spiegare.
Prendo ad esempio la Francia perché il maggior numero di immigrati di seconda generazione in
Europa sono residenti in Francia (30,7%). Poi Regno Unito (20,5%), Germania (15,7%), Italia (5,1%) e in
Belgio (4,3%).
Come ovunque, anche in Francia la scolarizzazione degli immigrati di seconda generazione è a livelli
disastrosi, ovvero, nonostante la larga benevolenza dei governi, non ottengono adeguati titoli di studio.
Questo è già un problema serissimo che dimostra un totale fallimento dell’integrazione poiché su una
presenza del 30,7% non ci sono avvocati, medici, notai, commercialisti, dirigenti per un equivalente 30,7%
nella società francese.
Ecco i dati dal Centro di statistica francese:
• Dirigenti e Professioni Intellettuali: I lavoratori immigrati sono generalmente sotto-rappresentati in
queste categorie (meno dell’1%), sebbene la percentuale vari a seconda dell’origine.
• Sanità: Si registra una percentuale più alta di professionisti di origine straniera. Per fare un esempio,
i medici stranieri rappresentano circa il 12% del totale dei professionisti sanitari in Francia.
La quota di lavoratori di origine straniera è molto più elevata nei lavori manuali, nei servizi alla persona e nei
mestieri considerati più usuranti:
• Collaboratori domestici e addetti alle pulizie: (38,8%)
• Addetti alla sicurezza e sorveglianza: (28,4%)
• Edilizia (operai non qualificati): (27,0%)
• Cucinieri e ristorazione: (22,0%)
Nel complesso, considerando non solo gli immigrati di prima generazione ma anche i loro discendenti (nati
in Francia da almeno un genitore immigrato), il 20% della popolazione “attiva” in Francia (su un totale del
30,7%) ha un background migratorio.
Come si vede, se si esclude il dato dei medici dove migliora la percentuale con un 12% rispetto a una media
che però dovrebbe essere del 20%, la classe dirigente francese non viene rappresentata dai cittadini di
origine straniera, ovvero non ci sono 20 dirigenti su 100 di origine straniera ma sono solo l’1,2%. Un
completo fallimento della sbandierata integrazione.
Perché succede questo?
Succede forse per una forma di razzismo nei confronti di quelle persone? Ovvero, sono bravi a scuola e
all’università ma gli danno apposta i voti bassi? E poi, sono bravi nel lavoro ma gli bloccano le carriere
contro l’interesse delle aziende?
Questo è quanto che sostengono i partiti di sinistra in Francia per catturare il voto dei cittadini di origine
straniera. E anche la vulgata delle periferie francesi abitate dagli ex stranieri vuole in parte consolarsi dei
fallimenti con motivazioni di questo tipo. In parte perché ci sono anche gli ex stranieri intellettualmente
onesti che ammettono a sé stessi i veri motivi delle condizioni lavorative a loro riservate.
Ma poi, ve lo vedete un imprenditore che penalizza un bravo venditore solo perché è straniero, magari
facendolo scappare alla concorrenza?
Invece, i veri motivi vanno ricercati nelle difficoltà derivanti dalla lingua di origine che sicuramente
impedisce la frequentazione delle scuole di logica quali, per capirci, i licei classici e scientifici.
E anche una differente cultura del lavoro presente nei paesi di origine, giusta o sbagliata che sia quel tipo di
cultura occidentale. Però a indocinesi, cinesi, giapponesi e coreani tutto ciò non succede.
E la religione? L’Islam è un movente che spinge al livore?
Sicuramente l’Islam è una religione molto aggressiva e ciò si vede non tanto dal confronto del Corano con la
Bibbia e con il Vangelo, ma dall’osservazione della vita di Maometto. Prima fa uccidere due cantori di
Medina che lo dileggiavano, poi fa passare per le armi i capi della Mecca dopo averla conquistata e, infine,
sul letto di morte fa promettere al nipote di attaccare la Siria con 3.000 uomini in armi.
Quindi sì, l’Islam è una religione aggressiva ma non spinge a una profonda invidia per la sua predicazione.
L’invidia nasce quando l’islamico sente sminuite le sue capacità a seguito della sua religione. Ma qualcuno
sminuisce le capacità di un medico o di un commercialista a causa della religione? Uno stolto può pensare:
“Non voglio quel medico perché è islamico”. Ma, se ci fosse solo quel medico o se fosse il più bravo di tutti,
altroché se non si farebbe curare da lui.
E adesso arriviamo a Salim El Koudri. Come prima analisi verifichiamo la logica dei titoli di studio in Italia
come in tutte le scuole del mondo: Se ci sono 8 studenti di una classe che meritano 10, il professore assegna
10 a tutti e 8. Passiamo adesso a un’azienda dove si presentano quegli 8 bravissimi studenti ma c’è una sola
posizione di lavoro disponibile e vedremmo che ne assumono solo uno e in 7 rimangono senza lavoro o
devono accontentarsi di una posizione inferiore, almeno momentaneamente.
Quella esposta è una dinamica alla quale è esposto chiunque, indipendentemente dall’origine geografica o
dalla religione. E cosa pensano i 7 candidati esclusi? Di tutto, ad esempio che il prescelto ha sgomitato di più
o che aveva qualche aggancio. Ma nessuno pensa di essere stato escluso per la sua religione, tranne quelli
di una religione diversa e se, per di più, gli orientamenti politici della zona dove abitano glielo fanno
credere, come succede in Emilia.
Ma non tutti quelli che si sentissero esclusi a causa della religione si comporterebbero come El Koudri,
certo questi è uno squilibrato anche se ha la stessa frustrazione ingiustificata di quasi tutto il suo gruppo
umano.
E’ stata quella frustrazione a non fargli interpretare il lavoro da magazziniere come un possibile trampolino
di lancio verso posizioni più alte. Neanche i giovani laureati italiani di secolare origine hanno sempre
un’opportunità di quel genere. Spesso in zone come l’Emilia si vedono passare davanti uno straniero sia per
il lavoro in una delle famose coop sia per l’assegnazione di un’abitazione, eppure la frustrazione di El Koudri
era così forte da non fargli vedere questo vantaggio.
Il suo è stato dunque un crimine da invidia profonda mista a rancore e astio, ovvero un crimine da livore, e,
poiché la sua intenzione era quella di seminare terrore, possiamo tranquillamente parlare di terrorismo da
livore senza la necessità di vederlo per forza agganciato a una cellula organizzata. Basta avere un’auto a
disposizione.
Carlo Maria Persano
LIVORE E TERRORE NELL’ACCOGLIENTE EMILIA

