Molti sostengono che la Russia non sia un nemico dell’Italia, perché non ha mai attaccato direttamente il Bel Paese. Ma è realmente così?
Se è vero che dal 2014 la Russia ha attaccato l’Ucraina, è altrettanto vero che da allora ha iniziato e continua a colpire l’Europa con azioni di guerra ibrida. Ma cosa si intende per “guerra ibrida” e qual è la visione russa di questo concetto?
Le definizioni a confronto: Hoffmann vs Gerasimov
Frank G. Hoffmann, nei primi anni 2000, propose il termine come una sorta di ponte concettuale tra la definizione di guerra convenzionale e guerra non convenzionale nel contesto dei conflitti post-Guerra Fredda. Una delle caratteristiche più importanti della definizione di Hoffmann è il suo approccio operativo: egli affronta l’argomento in termini puramente militari. Secondo la sua visione, il termine “hybrid warfare” si riferisce a un complesso di tattiche utilizzabili esclusivamente dalle forze armate, addestrate secondo una specifica dottrina e supportate dalla leadership politica.
Nel 2013, il generale russo Valery Gerasimov, attuale comandante in capo dell’operazione in Ucraina, descrisse la sua concezione di guerra moderna. In diretta continuità con la strategia della guerra ibrida, la “Dottrina Gerasimov” individuò il focus dei conflitti nel più ampio uso di misure politiche, economiche e informative, oltre che di operazioni militari non ufficiali e di intelligence.
In sintesi, la guerra ibrida russa si propone — in contrasto alla visione tradizionale — di neutralizzare i decisori politici tramite l’impiego di tattiche non militari come primo obiettivo e, solo in seguito, di distruggere gli apparati di sicurezza avversari. Vi è, quindi, una sostanziale differenza rispetto a quanto teorizzato da Hoffmann: mentre il concetto americano si focalizza su operazioni militari (convenzionali e non) dirette sul campo di battaglia, quello russo si concentra su tutte le sfere della vita pubblica: dal contesto politico ed economico fino a quello culturale.
L’arma della disinformazione
Per il Cremlino, la strategia della “disinformazione” (dezinformatsiya in russo) è da sempre parte integrante della dottrina militare. Essa consiste nella diffusione deliberata di informazioni false o manipolate per confondere e trarre in inganno gli avversari.
Molti analisti notano una differenza fondamentale rispetto alla propaganda del periodo sovietico:
• Propaganda sovietica: mirava all’indottrinamento e alla demonizzazione del nemico.
• Disinformazione odierna: punta a intaccare e manipolare le idee della popolazione avversaria, disorientandola e togliendo punti di riferimento, piuttosto che esportare un’ideologia specifica.
Oggi, grazie a internet e ai social network — vettori dove le informazioni viaggiano senza controllo — la portata di queste campagne è diventata vastissima.
Esempi e attori della guerra ibrida
Una delle operazioni di maggiore portata è stata il presunto coinvolgimento russo nelle elezioni americane del 2016. Secondo i rapporti di FBI e CIA, la Russia avrebbe utilizzato una campagna pubblica per influenzare il voto tramite “troll bots”, hacking e la diffusione di documenti riservati (anche via WikiLeaks) per denigrare Hillary Clinton. L’obiettivo finale era minare la fiducia nel processo democratico, favorire Donald Trump e spaccare l’opinione pubblica americana e l’alleanza occidentale.
Oltre agli USA, tentativi simili sono avvenuti in Moldavia, Slovacchia e Ungheria. Queste azioni continuano quotidianamente sui social network per erodere il sostegno all’Ucraina.
Per queste operazioni, il regime russo non usa solo i canali statali, ma appalta le attività ad agenzie private moscovite, eredi della Internet Research Agency di Prigozhin. Tra le più note figurano:
• Struktura National Technologies: attiva in America Latina.
• ANO Dialog: impegnata a diffamare i dissidenti russi e a disinformare sull’Ucraina.
• Social Design Agency (SDA): guidata da Ilya Gambashidze, è responsabile di vaste campagne contro l’opinione pubblica occidentale e per questo è stata sanzionata.
Un’inchiesta di settembre 2024, condotta da Radio Free Europe e altri media europei, ha svelato i retroscena di questa enorme macchina grazie a una mole di documenti filtrati, confermando come la SDA operi sotto dirette istruzioni del Cremlino per destabilizzare i paesi europei.
Analisi e attività della Social Design Agency (SDA)
Alcuni di quei documenti erano già stati pubblicati dalle autorità americane per giustificare una richiesta di sequestro dei domini internet collegati alla Social Design Agency (SDA). Tra i file più clamorosi figura un video promozionale del capo dell’agenzia, Ilya Gambashidze, in cui si vanta dei successi conseguiti e svela la paternità di operazioni come la “RRN” (Recent Reliable News, che ha coinvolto anche il propagandista filorusso italiano Amedeo Avondet) e “Doppelganger”, basata sulla clonazione di almeno 120 siti di media e istituzioni europee.
L’attività di SDA si sviluppa in tre direzioni principali:
• Monitoraggio: 24 analisti controllano quotidianamente articoli sulla Russia e post di oltre mille opinion leader in sei lingue diverse, compilando rapporti su potenziali contenuti di disinformazione.
• Analisi: specialisti studiano le priorità mediatiche e le vulnerabilità del pubblico da influenzare.
• Creatività: elaborazione di articoli che imitano lo stile giornalistico locale, oltre alla produzione di caricature e meme volti a denigrare i leader europei.
Tra le operazioni gestite figurano la distribuzione di documenti falsi che imitano quelli del governo ucraino o delle autorità polacche e tedesche, con l’obiettivo di creare divisioni interne e fiaccare il sostegno militare all’Ucraina. Gli analisti di SDA monitorano temi sensibili come la mobilitazione, le perdite al fronte e la corruzione, cercando di alimentare il disfattismo e la polarizzazione sociale. Un esercito di account bot è inoltre addestrato a diffondere migliaia di commenti negativi sotto le notizie sui social network.
Un altro filone mira a diffondere contenuti falsi nei paesi dell’Unione Europea, come il video di un presunto rifugiato ucraino intento a rapinare un negozio a Napoli. I documenti di SDA rivelano proposte dei “creativi” per:
• Creare finte organizzazioni ucraine che chiedano risarcimenti di guerra alla Germania.
• Diffondere la falsa notizia di rifugiati ucraini unitisi all’ISIS.
• Fomentare tensioni a Rostock (ex Germania Est) — dove il partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD) è molto forte — attraverso video contraffatti, come quello attribuito alla testata Bild che incolpava i rifugiati del rogo di una casa.
I documenti offrono cifre precise: solo tra gennaio e aprile 2024, l’organizzazione di Gambashidze ha pubblicato oltre 34 milioni di commenti sui social grazie alla “fabbrica di bot”. Nello stesso periodo sono stati prodotti circa 30.000 post, 5.000 video, 1.500 articoli e 2.500 caricature. Nonostante le sanzioni e le fughe di notizie, il lavoro di SDA prosegue incessantemente.
Conclusioni
Questi fatti dimostrano come la Federazione Russa agisca da nemico dell’Europa, attraverso tentativi sistematici di manipolazione dell’opinione pubblica volti a favorire governi vicini al Cremlino. Considerando la disparità di rapporti nei paesi già sotto l’influenza russa (come la Bielorussia), queste azioni non rappresentano solo una minaccia per la sicurezza nazionale, ma pongono un serio interrogativo etico e politico su chi, all’interno dei confini europei, scelga di sostenere attivamente gli interessi del Cremlino.
Matteo Cantù

