Europa Possibile Fronte Secondario di Guerra Ibrida?

Il 3 Aprile 2026 the Parliament Magazine ha pubblicato un’intervista a Thomas Renard, direttore dell’International Centre for Counter-Terrorism, intitolata Q+A: Could Iranian-linked terrorism pull Europe into war?

Il contesto da cui prende spunto questa intervista è quello che va dal 28 febbraio, cioè l’inizio della guerra tra Stati Uniti/Israele e Iran, e l’inizio di Aprile, periodo durante il quale si sono verificati attacchi in Europa contro obiettivi legati a Israele o al mondo ebraico in genere, e in misura minore ad obiettivi rappresentanti interessi statunitensi. Tutti episodi rivendicati da Harakat Ashab al-Yamin al-Islamia, un gruppo il cui canale Telegram era dormiente dal 2023 (pare senza alcuna attività) e che improvvisamente si è attivato l’11 Marzo, interagendo con altri canali notoriamente collegati all’islamismo iraniano, prendendo grande spunto dall’estetica di Hezbollah.

Il legame con l’Iran non è definitivamente provato, e a dire il vero questa tesi è supportata soprattutto dalle tempistiche, le rivendicazioni legate a canali Telegram notoriamente iraniani, il tipo di obiettivi, e soprattutto la natura plausibilmente negabile di un coinvolgimento diretto dell’Iran. Secondo Renard queste caratteristiche consentono di ritenerlo uno strumento di guerra ibrida da parte dell’Iran. Anche il fatto che vengano evitati cittadini, politici e strutture europei in senso stretto rientrerebbe fra le conferme.

Caratteristiche

I bersagli sono ad alto tasso simbolico e senza vittime: il 9 Marzo un’esplosione davanti ad una sinagoga a Liegi; fra 11 e 15 Marzo esplosioni e incendi contro sinagoghe ed edifici collegati alla comunità ebraica locale in Belgio, Grecia e Olanda; il 23 Marzo incediate 4 ambulanze di una organizzazione ebraica a Londra; il 24 Marzo incendiata un’auto nel quartiere ebraico ad Anversa; il 28 Marzo attacco dinamitardo sventato davanti alla Bank of America a Parigi.

Sono tutti attacchi a basso costo, senza vittime, in qualche caso con arresti poco significativi che includono minorenni, e soprattutto con grande eco sui media. Insomma, la soglia che potrebbe far superare il limite fra terrorismo e conflitto armato non viene mai superato, e ad ogni modo vige la plausible deniability, la negabilità plausibile.

Il reclutamento è online, quindi sono evitati luoghi fisici come moschee più o meno legali e altri luoghi fisici, e laddove siano stati rintracciati dei pagamenti questi sono assolutamente modesti: il bacino da cui il gruppo attinge è quello della criminalità (spaccio, taglieggiamenti e rapine) e delle fasce giovanili, tutti accomunati dalla radicalizzazione islamica.

Conseguenze

La prima conseguenza visibile è l’incertezza sul piano della sicurezza, accompagnata dalla necessità di indagini e di presidi: si tira un po’ a indovinare il prossimo bersaglio basandosi sulle caratteristiche descritte, e si spendono cifre ingenti per presidiare i tantissimi luoghi dove potrebbero verificarsi i prossimi attacchi.

La seconda conseguenza è puramente mediatica e psicologica: da una parte si influenza l’opinione pubblica polarizzandola fra USA/Israele e Iran/Mondo Islamico, e si aumenta esponenzialmente la percezione del rischio e della scarsa sicurezza, per altro già ai massimi livelli per via dell’immigrazione incontrollata e del tasso di crimini di ogni tipo ad opera delle masse di immigrati.

Conclusioni di Renard

Il Direttore ICCT conclude dunque che l’Iran stia conducendo un secondo fronte di guerra ibrida a basso costo, alto rendimento, e bassa intensità, tenendo quindi sul filo l’UE senza mai fare il passo decisivo che comporterebbe un’escalation.

È un tipo di guerra che non può essere prevenuta o combattuta nel senso classico, nel quale per ora l’UE mette in campo un ibrido di deterrenza (dispendiosa e poco efficace), analisi di intelligence, e modulazione della pressione politica (anche qui, con risultati poco brillanti).

…e l’ipotesi False Flag?

C’è la possibilità che si tratti di un false flag? Sì, e non solo in un senso.

Se fosse effettivamente opera dell’Iran, la plausible deniability servirebbe proprio a celarne l’identità, e quindi servirebbe da scusante in caso di accuse dirette: insomma, l’Iran potrebbe in ogni caso dire che qualcuno stia cercando di dar loro la colpa. Il fatto che vengano utilizzati individui radicalizzati giovani e giovanissimi, anche legati alla criminalità di bassa lega, aiuterebbe a smentire coinvolgimenti.

Questa ipotesi è sostenuta anche dagli analisti (non solo ICCT, ma anche FDD, Tech Against Terrorism, Wall Street Journal), i quali però nel momento stesso in cui valutano l’ipotesi false flag devono anche tenere in conto che possa essere un altro l’attore. Chi?

Il fatto che nessuno ritenga possibile che si tratti di servizi occidentali/israeliani potrebbe anche far pensare che siano invece più probabilmente coinvolti – ma per ora questa posizione è solo presa da siti complottisti di varia estrazione. Pressoché impossibile invece la matrice identitaria, nazionalista o antisemita “bianca”, che in nessun caso ha dimostrato collegamenti col mondo islamico.

Diversi analisti britannici hanno ipotizzato che la matrice sia russa, ma anche in questo caso i potenziali collegamenti sono quasi zero.

Le ipotesi realistiche

Il superamento di quel confine fra terrorismo e coinvolgimento europeo in Iran nel conflitto è improbabile, ma c’è un altro scenario ben più inquietante da tenere in conto: la trasformazione dell’Europa in fronte di guerra secondario asimmetrico, con una campagna di guerra ibrida potenzialmente prolungata e ad intensità relativamente bassa. Uno scenario del genere mescolerebbe attacchi terroristici mirati (non più necessariamente limitati a obiettivi legati a USA e Israele) frutto del reclutamento online rapido descritto sopra, con un livello potenzialmente pericolosissimo di propaganda e incitamento alla violenza da parte delle reti e degli ecosistemi già presenti, sia legati alla pratica religiosa radicale che alla criminalità sempre meno improvvisata.

Ciò significherebbe che lo scenario potrebbe evolvere verso forme di violenza più diffuse, più organizzate e soprattutto più caotiche, che non ci consentirebbero più di escludere l’eventualità di scontri di piazza e guerriglia urbana.

In effetti gli attacchi rivendicati da HAYI sembrano seguire esattamente questo modello: basso livello tecnologico con bombe artigianali e incendi, alto impatto psicologico e mediatico.

Conclusioni

Per l’Europa il pericolo di  diventare il fronte secondario di un conflitto ibrido è possibile, e con buona pace di Renard e di tutti gli analisti – tutte figure che devono in ogni caso bilanciare le proprie conclusioni rispetto alle strategie politiche decise – quella in atto non sembra proprio solo una campagna di terrorismo puntuale.

Il vero rischio è che questa false flag rappresenti il tentativo di trasformare le nostre città in un’arena asimmetrica permanente, dove la predicazione radicale è sostenuto dalle concessioni istituzionali, e il reclutamento digitale e le reti criminali si fondono in un’unica minaccia fluida.

Se così fosse, sarebbe un fronte senza carri armati e missili, insinuatosi e fiorito nelle fratture già esistenti nella coesione sociale europea, in primo luogo ad opera dell’immigrazione di massa e delle connivenze istituzionali e politiche. Certo, non siamo di fronte attualmente ad una specie di “esercito dormiente” pronto a mobilitarsi in poche ore o giorni, ma dobbiamo renderci conto che lo scenario attuale, con centinaia di espulsioni di imam, soggetti radicalizzati e terroristi, sia dall’UE (fra i 400 e i 600 annui) che dall’Italia (sì, solo qui da noi ci sono 150-250 espulsioni di questo tipo ogni anno), comporta un’erosione su più fronti – erosione che apre alla possibilità di reclutamenti e mobilitazione della violenza quasi in tempo reale tramite i canali web.

Rispondere con la deterrenza, troppo dispendiosa a fronte di un’efficacia discutibile, con analisi di intelligence dirette da forze politiche che fino ad oggi hanno solo ed esclusivamente esercitato lassismo e connivenza, significa rischiare di finire intrappolati in un conflitto di logoramento sul nostro stesso territorio.

…e tutto sommato, per i nemici di sempre dell’Europa, sarebbe la soluzione preferibile e più appetitosa.

Basta illusioni: la questione non è nemmeno più chi stia usando l’Europa come teatro secondario, ma fino a che punto gli europei siano disposti a rimandare l’azione, mentre il confine tra bassa intensità e caos interno avanza inesorabile.

Francesco Perizzolo

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