(…ma abbiamo capito Peter Thiel?)
Prolegomenon
René Girard (Avignone, 25 Dicembre 1923 – Stanford, 4 Novembre 2015) fu molte cose e forse nessuna
di queste: storico, filosofo, critico letterario… insomma, un “accademico” che si occupò di storia
medievale, letteratura francese, politologia, antropologia, post-strutturalismo, e fu ampiamente
sovvenzionato da enti dalla forte connotazione cristiana come la John Templeton Foundation, del
banchiere e filantropo John Templeton.
Fu soprattutto un cattolico, e del suo pensiero si ricorda soprattutto la teoria del desiderio mimetico,
secondo la quale il desiderio umano non è spontaneo e nemmeno autonomo, ma imitativo –
mimetico, appunto. Non solo il desiderio, ma tutti i processi di apprendimento e formazione degli
esseri umani sono imitativi. Poiché non esiste autonomia interiore ma solo mimesi, due individui
desiderano lo stesso oggetto o lo stesso modello per imitazione vicendevole, così il desiderio di
appropriarsene genera conflittualità che si diffonde, portando a crisi sociali violente.
Fin qui tutto sommato si può anche apprezzare l’elaborazione di Girard: quello imitativo è sicuramente
uno dei processi soggettivi principali, e ha ovviamente e inevitabilmente anche una dimensione
sociale. Non c’è traccia dell’Origine nel suo pensiero, cioè esso si svolge interamente in senso
orizzontale e binario tralasciando tutto il resto, ma questo è un tratto essenzialmente monoteista da
cui non avrebbe mai potuto prescindere e se ne prende atto come per molti altri pensatori.
In valore assoluto la sua teoria mimetica ha un senso che trova riscontro nell’oggettività e ha dunque
un posto nel novero dei diversi processi che caratterizzano l’esperienza umana. D’altronde i suoi
meriti iniziano e finiscono qui, giacché la sua analisi prosegue un equivoco dopo l’altro: le crisi
violente necessitano di una risoluzione, ed essa nell’antichità pre-cristiana era rappresentata dal
capro espiatorio, ossia una vittima innocente e marginale cui viene addossata la colpa, che viene
espulsa o uccisa per ristabilire improvvisamente la pace. Il Sacro risiederebbe quindi in questa
vittima, insieme divina per aver ristabilito la pace e demoniaca poiché colpevole. Secondo Girard il
concetto di Sacro e sacrificio nelle società precedenti Cristo risiederebbero in questo meccanismo, e
in quest’ottica viene interpretato anche il Mito, ossia una menzogna fondativa che nasconde la
violenza derivante dal desiderio imitativo, rivolta verso l’innocenza. Riti e sacrifici pre-cristiani
sarebbero dunque la ripetizione di questa menzogna, i divieti e i tabù sarebbero precetti per evitare
altre crisi, mentre il complesso delle religioni arcaiche sarebbe nient’altro che esercizio
rituale/sacrificale della violenza in forma controllata.
L’ebraismo attraverso la Bibbia (Levitico, 16) avrebbe indicato per primo la via con la descrizione del
Yom HaKippurim, il giorno delle espiazioni dei peccati degli israeliti: sorteggiati due capri, col sangue
di un capro (detto espiatorio) veniva purificato il tempio, mentre un secondo capro (detto emissario)
riceveva tramite l’imposizione delle mani da parte del sacerdote tutti i peccati, veniva ornato con una
striscia di tessuto o lana rossa, e infuso dei peccati veniva portato lontano da Gerusalemme nel
deserto (inizialmente forse lì abbandonato, mentre in periodi più recenti veniva lanciato da una rupe)
perché non si ripresentasse alla comunità.
Solo gli israeliti avevano coscienza di questo meccanismo, che sarebbe comune a tutte le società
arcaiche precristiane, e benché fosse esplicitato nel Levitico, esso rimaneva limitato all’ambito
ebraico. A rivelare al mondo la verità (le cose nascoste fin dagli inizi del mondo, titolo dell’opera più
famosa di Girard, ossia Des choses cachées depuis la fondation du monde, del 1978) sarebbe stato
Cristo: la sua innocenza non è nascosta ma esplicitata, così come la colpa sociale – la corona di spine
sarebbe la trasposizione della striscia di tessuto rossa apposta sul capro. Cristo quindi smaschera la
menzogna di Sacro, Mito e Agire Sacro (rituali e sacrifici) di tutte le società diverse da quella ebraica,
che sarebbero di natura satanica, e ne è antitesi. In quanto antitesi, Cristo combatte contro il
desiderio mimetico che conduce al conflitto: è simbolo di chi si lascia rendere vittima per rivelare la
menzogna, esempio smantellante il Sacro, il Mito e l’Agire Sacro che sono appunto satanici. Ciò non è
servito a eliminare la violenza satanica pre-cristiana non ebraica ma a renderla esplicita. Il “problema”
è che essa non scompare, perché le religioni pre-cristiane non sono state sostituite da un
meccanismo imitativo universale che svolgesse la stessa funzione. La natura disvelatrice di Cristo è
antagonista del satanismo pre-cristiano, ma non ha fissato e diffuso pratiche come quella dello Yom
HaKippurim – che rimane riservato al giudaismo. Da qui deriva la crisi permanente, travolta dal
satanismo non più arginato da riti e sacrifici.
Facciamo un respiro profondo, e andiamo con ordine.
Girard applica le categorie binarie puramente israelite di colpa, peccato, bene/male, satanismo, ecc a
mondi che nulla hanno a che vedere con essi, e utilizza il meccanismo del capro dello Yom
HaKippurim come parametro universale laddove invece non c’è mai stato alcunché di simile – e non
c’è mai stato perché l’uomo non era avulso dal Sacro e dal Mito ma parte integrante di esso, e questa
porzione di trascendenza insita nell’uomo pre-cristiano e in generale non ebraico veniva messa in
pratica con l’Agire Sacro, che era letteralmente pratica dell’Origine nel mondo materiale.
Sia chiaro: Girard non inventa alcunché, perché il percorso del suo pensiero è esattamente e
precisamente cristiano, e descrive l’opera essenzialmente antagonista e smantellatrice dell’altro
operata dal cristianesimo in un momento di crisi delle diverse forme del Sacro diffuse in Europa.
L’indeterminatezza e lo stato di crisi permanente indotto dall’incoerenza di categorie totalmente
estranee rispetto a tutte le forme del Sacro pre-cristiane e non giudaiche non è frutto di una qualità
“satanica” delle stesse, ma dell’abbandono dell’Origine e di tutto ciò che da essa consegue.
Se da un punto puramente teologico Girard compie un esercizio perfettamente monoteista e
soprattutto perfettamente giudaico-cristiano, dal punto di vista accademico c’è molto da ridire su
diversi fronti: in primo luogo, lo Yom HaKippurim è deformato e adattato ai mondi non giudaici, e ciò è
necessario proprio per l’incompatibilità di fondo fra le parti; in secondo luogo, descrivendo secondo
questi parametri i rituali e i sacrifici pre-cristiani ignora (consapevolmente, altrimenti la narrazione non
starebbe in piedi) ignora il concetto fondamentale indoeuropeo di comunione col Sacro; in ultimo,
ignora che rito e sacrificio fuori dai monoteismi non hanno a che fare nell’essenza con delle crisi o con
la violenza, e anzi spesso sono totalmente altro da ciò.
D’altra parte bisogna notare che questi errori marchiani e queste falscificazioni/deformazioni dal
punto di vista intellettuale e accademico sono inevitabili: sono puramente e totalmente attinenti ai
monoteismi in generale e al cristianesimo in particolare, e dunque non hanno alcunché a che spartire
con l’attività accademica.
Girard e Thiel
Comprendere Girard significa aver capito quasi tutto di Peter Thiel.
Peter Andreas Thiel (11 ottobre 1967, nato nell’ex Germania Ovest a Francoforte) è figlio di un
ingegnere chimico, i cui spostamenti lo portano nell’infanzia nell’Ohio, poi in Namibia e Sud Africa,
stabilendosi poi in California nel 1977.
Thiel nella prima gioventù è un giocatore di scacchi di un certo successo, un appassionato di
fantascienza e di Tolkien, poi un giocatore di Dungeons & Dragons, uno studente eccellente – in
particolare in matematica ma non solo.
Negli anni ’80 frequenta Stanford dove si laurea (1989) in filosofia. Prima di ciò, nel 1987 fonda una
rivista (The Stanford Review) in contrasto e protesta con le manifestazioni studentesche arcobaleno
capeggiate dal ministro battista afroamericano Jesse Louis Jackson Sr. (la futura Rainbow Coalition)
che avevano portato nel 1988 alla sostituzione del corso di Cultura Occidentale in favore di quello
denominato Culture, Idee e Valori. In tutte le fonti biografiche questo evento è l’argomentazione
principe in base alla quale Thiel viene etichettato come conservatore e “di destra”, insieme
ovviamente alle accuse di essere una sorta di cripto-nazista per via dei due anni trascorsi da bambino
in una scuola sudafricana per bianchi di lingua tedesca – accusa per altro mossa anche a Elon Musk,
nonché a David Oliver Sacks, il quale però è ebreo…
Nel 1992 Thiel si laurea anche in Giurisprudenza, sempre a Stanford, e diventa poi assistente legale di
un giudice, poi avvocato a New York, poi trader di derivati al Credit Suisse – e nel frattempo scriveva
pure i discorsi dell’ex segretario USA all’istruzione William Bennet. Non male, ma il boom viene dopo:
tornato in California, raccoglie un milione di dollari fra parenti e amici, e fonda Thiel Capital
Management, senza più fermarsi.
Nel 1998 è cofondatore di PayPal, venduto nel 2002 a eBay per 1,5 miliardi di dollari: a fronte dei
prestiti ricevuti, una mossa di un certo successo. Lungimiranti coloro i quali gli hanno concesso i
propri soldi, ma soprattutto bravo Thiel che rende merito al concetto di “capital management”.
Nel frattempo investe in Facebbok, è cofondatore di Palantir Technologies nel 2003 (compagnia che
fornisce software di analisi dati e big data, soprattutto per governi e agenzie di intelligence), fonda nel
2005 Founders Fund, con qui diventa uno dei più importanti Venture Capitalist della Silicon Valley, e
altri fondi (Clarium Capital, Mithril Capital, Valar Ventures, Thiel Capital e molti altri). Insomma, dal
1998 al 2026 Thiel sviluppa un patrimonio netto che si dice si aggiri sui 28 miliardi di dollari.
Dal 2002 il mondo dei media si accorge dell’esistenza di Thiel, il quale però si era già accorto del
mondo ben prima, e in particolare durante gli anni a Stanford grazie all’incontro con uno dei suoi
professori, ossia René Girard. Rimarranno in rapporti stretti per tutto il resto della vita di Girard, e Thiel
a più riprese spiegherà come la teoria del desiderio imitativo del professore gli abbia cambiato la vita,
portandolo ad impostarla secondo il suo pensiero.
Thiel scrive The Diversity Myth: “Multiculturalism” and the Politics of Intolerance at Stanford nel 1995,
insieme a Sacks. Ben più significativo dell’aver fondato un giornale universitario, in questo testo Thiel e
Sacks denunciano la deriva forzatamente politically correct e multiculturale di Stanford, accusandola
di essere in realtà caratterizzata dall’intolleranza verso le istanze libertarie e conservatrici.
Il vero best-seller è però Zero to One: Notes on Startups, or How to Build the Future del 2014, ossia la
sistematizzazione degli appunti presi da Blake Masters (qui co-autore) durante le lezioni tenute da
Thiel nel 2012 a Stanford. Questo testo è fondamentale, perché rappresenta l’applicazione delle teorie
di Girard e dei precetti cristiani al contesto contemporaneo in cui si muove Thiel. Il concetto
fondamentale risiede nel superare il desiderio imitativo creando qualcosa di radicalmente nuovo e
innovativo, esattamente come Cristo in croce rispetto alla questione del “satanismo” pre-cristiano.
Thiel indica ciò come l’avvio di start-up innovative, descritto quantitativamente come un moto da 0 a
1, che consentono di entrare in un mercato acquisendo subito una posizione dominante e di
monopolio. Ciò evita di dover competere (la competizione è per i perdenti) e bisogna fare in modo che
la competizione non si verifichi, oppure che avvenga il più in là possibile – cioè il tuo prodotto non
deve poter essere copiato nel breve e nemmeno nel lungo periodo. All’opposto c’è il desiderio
imitativo, che quantitativamente procede da 1 a n, ed è caratterizzato da alta competizione, fette di
mercato irrisorie e bassi margini di guadagno (esempio: avviare oggi una fabbrica di bulloni è una
perdita su tutta la linea, perché ripeti all’infinito (a n) un prodotto già esistente (da 1) in un mercato
con un numero enorme di competitor).
Secondo Thiel il futuro si crea solo con l’approccio da 0 a 1, e le start-up sono il veicolo per crearlo se
agiscono come descritto sopra generano grandi profitti, quindi diventano aziende felici tendenti al
monopolio, e creano il futuro perché evitano la competizione che distrugge i profitti e porta a guerre
inutili. La concorrenza perfetta è insomma una stagnazione rispetto al progresso, e non può sostenere
la globalizzazione. Grazie alla tecnologia sempre più avanzata grazie alle innovazioni da 0 a 1, non c’è
invece stagnazione e la globalizzazione può essere sostenuta a lungo – e per avere il potere a lungo,
follow the money, perché il potere segue il denaro.
Non è nemmeno troppo implicito, il pensiero di Thiel: da una parte l’universalismo giudaico-cristiano
che svela la competizione satanica imitativa, dall’altra il satanismo imitativo che stagna e rende
insostenibile l’universalismo cristiano.
Thiel ha dei concetti ben chiari, anzi ha una intera visione messianica applicata alla contemporaneità
e all’economia, e ha seguito la Bibbia, i Vangeli e Girard come un libretto d’istruzioni, conquistando sia
i quattrini che il potere.
Conquistato il potere di farsi ascoltare, Thiel pubblica scritti e ha iniziato una serie di incontri in giro
per il mondo per approfondire il vero motore di tutta la sua vita: il cristianesimo.
Alla base delle sue lezioni sull’Anticristo troviamo la Prima lettera ai Tessalonicesi 5:3: Quando
diranno: «Pace e sicurezza», allora una rovina improvvisa verrà loro addosso, come le doglie alla donna
incinta; e non scamperanno. Thiel descrive l’Anticristo come un sistema che promette “pace e
sicurezza” in cambio di un governo mondiale totalitario, e il motore sarebbe la reazione a quelle paure
esistenziali che possono prendere forma oggi, come il terrore dell’AI fuori controllo, dei disastri
nucleari, dell’emergenza climatica. L’Anticristo avrebbe una natura contraria al progresso tecnologico:
esso propone il controllo globale anti-libertario per “salvare” l’umanità dal rischio di catastrofi,
diventando tirannia stagnante.
Thiel – o meglio sarebbe dire il suo pensiero – sarebbe invece il difensore della libertà, del progresso e
di Cristo contro l’Anticristo salvatore globale.
Arrivati a questo punto i confini diventano molto sfumati, tanto quasi da crollare – e anche ciò è molto
cristiano – perché il salvatore universale è anche Cristo. Se il katechon ha funzione contenitiva e
trattiene l’apocalisse dal verificarsi, e l’anti-katechon invece la accelera, e se entrambi hanno bisogno
di un potere globale e universale che non può che fondarsi sugli strumenti e le categorie contingenti e
il loro sviluppo futuro, chi può dire dove finisca l’uno e dove inizi l’altro?
Thiel stesso con Palantir rappresenta oggi uno dei simboli più fulgidi del controllo totale, investe nello
sviluppo più estremo dell’intelligenza artificiale, della tracciabilità totale, della speculazione
finanziaria. Rispetta Roma come prima sede del katechon, ma individua negli USA la sede attuale, e
poi ad ogni buon conto ha preso da anni la cittadinanza neozelandese. Combatte l’agenda
arcobaleno, ma è gay, sposato con un uomo, e insieme hanno un figlio. Si definisce luterano per
educazione, e cristiano eterodosso per professione, crede nella resurrezione corporea di Cristo, ma
l’Anticristo è una forza e non una figura individuabile, e Cristo “raddrizzerà ogni cosa” perché il tempo
è lineare, orientato verso il Regno di Dio e per questo la morte è un male da combattere, sfociando
però per certi versi nel transumanesimo che attribuisce all’Anticristo.
C’è una buona dose di incoerenza, di contraddizione, di confini poco chiari nonostante l’imperante
dualismo lineare che teoricamente dovrebbe consentire la scelta fra due termini, dei quali uno si
presume sia quello giusto pena il crollo di tutto l’impianto, ma non se ne vede l’ombra.
Sono molto cangianti i termini come i confini: Cristo e Anticristo, katechon e anti-katechon, libertà e
controllo, violenza e vittimismo, successo e sconfitta… Sono anche molte le parti che si attribuiscono
il ruolo di katechon, e spesso sono parti avverse: i cattolici si sono profusi in strepiti di indignazione
sostenendo che l’avvicinamento fisico di Thiel al Vaticano per le lezioni tenute a Roma ad inizio 2026
fosse un affronto, un pericolo come se avvicinando due sostanze pronte a reagire drammaticamente
potesse esserci un’esplosione sulfurea, ma poi scopriamo che Thiel ha il sostegno di vari enti e
associazioni fra i quali anche associazioni e università di stampo cattolico. Dall’altra parte Thiel stesso
è critico verso certi dogmatismi inadatti ai tempi correnti, rei a suo dire di favorire la stagnazione e
quindi l’Anticristo.
Insomma, ciascuno è l’Anticristo dell’altro, dipende solo a chi lo chiedi.
C’è di sicuro che per Thiel, pur ammettendo e apprezzando Roma come prima sede del katechon, la
sede eletta attuale sono gli USA, mentre l’Europa è la sede degli eccessi green, della resistenza
nazionalista all’universalismo cristiano… insomma, l’Europa sta più con l’Anticristo che con Cristo, e
gli USA fondati fin dall’inizio da cristiani puri sarebbe la nuova Roma.
…abbiamo già sentito parlare di una nuova Roma, in particolare di una presunta Terza Roma…
L’Altra Faccia del Katechon – o dell’Anti-Katechon? Boh.
Per Thiel l’Anticristo è una forza sistemica o entità collettiva che emerge alla fine dei tempi. Presume
che possa manifestarsi come un governo mondiale unico (one-world government) che promette pace,
sicurezza e salvezza globale, ma in realtà sopprime libertà, innovazione e diversità, e applica Girard
per spiegare come la società moderna stia accelerando verso un’escalation mimetica globale (acne
nei conflitti).
La tecnologia, con tutte le sue conseguenze, è per lui la chiave: può generare le paure sfruttate
dall’Anticristo per questo dominio globale, ma può essere usata per resistere a questo dominio se in
mano al Katechon, il quale è localizzato negli USA e forse proprio nella Silicon Valley. Il dominio
globale porterebbe alla stagnazione, e questa stagnazione sarebbe l’Apocalisse.
Le conferenze di Thiel si occupano sì di teologia ed escatologia, ma somigliano di più alla definizione
di un quadro strategico per creare un futuro ritenuto in linea con Cristo e avverso all’Anticristo.
Le indiscrezioni riguardanti le sue lezioni dicono che in quella tenuta a San Francisco il 6 Ottobre 2025,
intitolata The New Rome, dopo aver citato la Seconda Lettera ai Tessalonicesi, 2 per spiegare
katechon e anti-katechon, Thiel avrebbe spiegato che solo gli USA oggi sono la sede naturale del
katechon, perché rappresenterebbe il ground zero dello Stato Unico Mondiale, il ground zero della
resistenza allo Stato unico mondiale. Insomma, l’America ha preso il posto dell’Impero Romano come
forza che trattiene l’Apocalisse, e in questo contesto si inserisce il movimento MAGA.
Certo, c’è anche la possibilità che il Katechon si trasformi nell’Anti-Katechon: There’s always a risk
that the katechon becomes the Antichrist. Com’è possibile? Se l’America impone la sua egemonia
unipolare come salvezza globale, diventa ciò che dovrebbe trattenere. Quindi serve il multipolarismo
cristiano, e gli USA dei MAGA devono fare in modo di rimanere katechon senza rendere terreno il freno
divino.
Da una parte la Nuova Roma sarebbe negli USA e, in particolare, nella Silicon Valley. Dall’altra parte
però c’è un’altra Roma, questa sì vera sede del katechon, ed è la Terza Roma, cioè Mosca.
Chi ha pensato Dugin alzi la mano, ma in realtà la questione di Mosca come Terza Roma dopo Roma e
poi Costantinopoli è vecchia di qualche secolo: è opera di un monaco russo chiamato Philotheus di
Pskov (1465-1542 circa) il quale sentenziò che cadute le altre due, la Terza Roma sarebbe stata per
volontà divina Mosca, e non ce ne sarebbe stata una quarta.
Oggi è Dugin a sostenere la medesima cosa, ma in versione aggiornata: Mosca è la Terza Roma, la
Russia è la sede del katechon dei giorni nostri, e la sua funzione divina è quella di bloccare il caos
finale dell’Anticristo che si manifesta come modernità liberale, globalismo, unipolarismo occidentale,
secolarismo, transumanesimo – quasi esattamente ciò che dice Thiel, ma rivolto in direzione opposta
perché al centro, come sempre fin dalle guerre contro Cartagine, c’è la malvagia Europa – e la guerra
contro l’Ucraina sarebbe una guerra di spiriti, katechon contro l’oppositore anticristiano nazifascista.
Solo così è possibile resistere all’Anticristo globale, preservando la multipolarità.
La Costante fra Katechon USA e Katechon Russia
Dal 1999, Putin ha scelto Berel Lazar come rabbino capo ufficiale della Russia. Lazar è uno dei rabbini
principali di Chabad-Lubavitch, e la gran parte degli oligarchi russi (primi fra tutti nell’era post-URSS
Roman Abramovich e Lev Leviev) sostiene anche economicamente Chabad. Attraverso questi legami,
Putin ha promosso pubblicamente e a più riprese relazioni molto strette fra Russia e Israele, il quale
attraverso Chabad ha beneficiato enormemente di questo contesto: assistiamo ad un vero revival
ebraico post-sovietico, con proliferazione di sinagoghe e scuole, e il Cremlino è notoriamente un
alleato tattico.
Il mondo USA in generale ha sempre avuto un rapporto preferenziale con Israele, e nell’era MAGA sia
Trump che Kushner (famiglia in origine di ebrei polacchi, è il genero del Presidente USA avendo
sposato Ivanka Trump) hanno rapporti strettissimi con Chabad: la famiglia Kushner ha finanziato
direttamente, e Jared Kushner è cresciuto in quell’ambiente; a Ivanka Trump è stato addirittura
concessa la conversione all’ebraismo ortodosso, uno dei pochi casi; Trump durante le presidenziali ha
avuto tutto il sostegno possibile dai diversi settori dell’ortodossia ebraica, e in particolare Jared
Kushner è considerato l’architetto della sua campagna presidenziale.
Thiel non ha rapporti diretti con Chabad, ma si muove nello stesso ecosistema MAGA, lo sostiene, e
svolge funzioni economiche molto vicine e talvolta complementari rispetto a quelle della famiglia
Kushner.
Questa trasversalità di Chabad rispetto a USA e Russia rientra perfettamente nella sua natura ultra
messianica globale, soprattutto all’interno di questo contesto di scontro escatologico.
Di fatto, per dirla con Girard, in quest’epoca da molti considerata vicina alla fine dei tempi, Israele
approdo messianico finale dei monoteismi è l’arena mimetica perfetta: sia USA che Russia
combattono per avere il ruolo di ultimo impero del Dio di Israele, il quale appare assiso al centro,
intangibile e in attesa.
Il triangolo escatologico messianico costituito da Dugin-Thiel-Chabad su un piano simbolico
dottrinale, e da USA-Russia-Israele su quello globale è la descrizione più precisa dell’epoca che
stiamo vivendo, segnata dalla lotta mimetica girardiana per essere perno della redenzione finale nel
dramma apocalittico.
…e l’Europa?
…e l’Europa sta in mezzo, un po’ schiacciata, un po’ carcassa agonizzante che si rifiuta di morire, un
po’ spettatore impotente che si frega nelle tasche in cerca degli ultimi spiccioli. Sicuramente dal
punto di vista del katechon ( o dell’anti-katechon, chi lo sa) è una sorta di capro espiatorio, ma che
continua a tornare dal deserto mai morto, neanche quando lo buttano giù dalla rupe.
A sua volta l’Europa è arena mimetica minore, con i suoi scontri fra beghine cattoliche col cappello di
stagnola e il crocefisso stretto in mano, e spregiudicati affaristi protestanti che raccolgono gli spiccioli
caduti dai grandi finanzieri globali.
Chabad insegna che il Messia è vicinissimo, che il Rebbe ne è il candidato principale, e che ogni
persona può affrettarne l’arrivo con azioni concrete. Non è fatalismo ma attivismo messianico, tanto
pragmatico quanto globale – ed ecco perché Chabad è il ponte perfetto tra USA e Russia: il Tikkun
Olam è messianesimo pratico universale che attrae entrambi i poli, a caccia mimetica del favore del
Dio d’Israele.
Tuttavia ancora oggi l’Europa c’è, e la linfa dell’Origine per quanto possa essere finita sotterrata
continua a scorrere, con continue emergenze in superficie, sempre pronta ad essere ricordata nelle
sue forme sempre diverse ma sempre coerenti con il retaggio europeo, indoeuropeo e romano.
La memoria dell’Origine è continua, sempre pronta a riattualizzare il Sacro in un nuovo Mito, facendo
crollare la complicata ma fragile struttura fatta di specchi e scatole cinesi su cui si regge l’anti-Sacro
per eccellenza.
Di Roma, intanto, continua ad essercene una sola, da sempre e al di là delle allucinazioni altrui.
Francesco Perizzolo

