Naturale è tutto ciò che posto insieme costituisce un che di unico, armonico e definibile. Naturale è tutto ciò che nasce e muore per preservare l’eternità del divenire. Naturale è un paesaggio, un uomo, una città, una nazione e un impero purché ciascuno segua il principio fondamentale dell’armonia e della lotta finalizzata a raggiungere l’armonia. In tal senso Naturale è ciò che accade indipendentemente dagli uomini ma anche ciò che da questi è prodotto, purché rispetti le regole di armonia, che sono: armonia dell’uomo interiore tra spirito, anima e corpo. Armonia del singolo con la comunità di cui fa parte, che per continuare a vivere bene deve essere composta da elementi compatibili e ordinati. Armonia di tutta la comunità e delle sue azioni con la natura e la terra abitata, come atto supremo di conoscenza e identità tra ciò che si attua nel microcosmo e ciò che si realizza nel macrocosmo, ciò che si attua nella parte e ciò che si attua nel Tutto. Partendo da tali premesse, smontiamo un luogo comune diffusissimo
A chi non è mai capitato di sentire i progressisti asserire, per rispondere a chi fa notare l’innaturalità delle loro teorie, “anche i vestiti e i prodotti artigianali non sono naturali”. In genere, usano questi esempi e non tanto quelli della tecnologia moderna più avanzata, per dimostrare che non sarebbe mai esistito un mondo in cui si seguivano principi tradizionali e naturali per regolare la loro vita. Queste asserzioni nascono da una delle più tipiche sovversioni della modernità, che consiste nel vedere l’uomo e la natura come due enti separati e indipendenti. In genere oggi chi parla di uomo e natura lo fa sempre considerandoli come enti distinti. Basti come esempio il dibattito sulle norme ambientali: i progressisti di sinistra idolatrano la terra, i conservatori la centralità dell’azione umana. La verità, invece è molto più semplice. L’uomo e la natura in generale sono parte di un tutt’uno assolutamente interconnesso e, al contempo, gerarchizzato e differenziato al suo interno. Ciò che esiste, infatti, come ci insegna Platone, nel macrocosmo della natura esiste anche nel microcosmo dell’uomo. E quel che è la caratteristica intrinseca della natura è la coniugazione di essere e divenire, ovvero di spirito e materia congiunti per il tramite dell’anima. Gli antichi quando volevano distinguere ciò che è opera dell’uomo da ciò che è opera della natura, parlavano di arte. L’arte è tutto ciò che l’uomo attua allo scopo della produzione. Ma l’atto del produrre altro non è che “imitazione della natura “, la cui azione suprema consiste precisamente nel far nascere gli enti. E siccome l’uomo imita la natura conoscendone le regole per il tramite dell’intelletto, e l’uomo stesso è un ente naturale, dotato di intelletto, anima e corpo, non vi è nulla di più naturale come atto che la produzione artistica. Piuttosto, quindi, per spiegare se la produzione artistica sia buona o meno, si deve ragionare nei suddetti termini: quanto il prodotto è in armonia con la natura intesa come macrocosmo e microcosmo dell’uomo? Ovvero, il tema, anche per una buona ecologia, non deve porsi nel rigido dualismo ‘uomo vs ambiente “, ma nell’unire in modo bello l’uomo con il suo microcosmo e il microcosmo del singolo con quello della patria. E, infine, il cosmo della patria con quello della terra abitata. Analizziamo nel dettaglio la questione circa il rapporto tra arte e natura partendo da una frase proverbiale.
Quando ci si trova davanti ad un’opera d’arte di ottimo livello che rappresenta un paesaggio naturale, gli spettatori affermano: “sembra vero”. Quando ci si trova di fronte ad un paesaggio naturale meraviglioso gli spettatori esclamano “sembra dipinto”. Questa apparente contraddizione in realtà ha una logica molto profonda. Aristotele sostiene che l’arte è “imitazione della natura”. Ovvero l’uomo, e l’europeo soprattutto, ama l’arte, che è produzione di qualcosa, in greco ποίησης, in quanto ama far ciò che la natura fa, ovvero creare, portare alla nascita. Ma perché la produzione sia possibile occorre conoscere le regole che a questa conducono. E la natura quando produce altro non fa che imitare le regole. Ma le regole che portano alla nascita sono nell’intelletto, sono quindi spirituali e divine. E tutto ciò che in natura nasce, viene prodotto da qualcosa che già è nato, e ciò che è già nato altro non fa che lasciare traccia di sè, portando alla luce un essere a se simile, il quale imita chi lo ha generato proseguendo il ciclo. In tutti i mammiferi, ad esempio, noi vediamo che i figli imparano ciò che sono dai genitori. Nel far ciò riconoscono la loro identità, ovvero vedono nell’altro ciò che loro stessi sono. Gli uomini che producono arte, notano quindi nella natura ciò che è nel loro intelletto e con l’opera compiuta creano tra microcosmo e macrocosmo un ordine perfetto. La natura quindi fondamentalmente aspira all’eternità, nell’atto perenne di imitare. L’imitazione altro non è che perfezionare la propria essenza vedendo nel generante la causa di se come oggetto e come soggetto. Il figlio vede nel padre la causa della sua esistenza oggettiva ma in lui, quando egli stesso diventa padre, riconosce anche la perfetta corrispondenza dell’azione. Questa concezione dell’arte e della natura è perfettamente corrispondente all’ordine gerarchico che Aristotele vedeva in tutto il cosmo. Ogni pianeta che corrisponde ad una sfera celeste si muove guardando sempre alla sfera superiore, fino ad arrivare a Dio primo motore immobile. Ma in cosa consiste Dio, considerato atto puro? In Dio vi è identità di soggetto e di oggetto, ovvero la sua perfetta eternità consiste nel contemplarsi come oggetto, quindi nel riconoscere in sé la propria “causa essendi” e contestualmente nel vedersi come causa essendi non soltanto di sé ma di ciò che è esterno e nel percepire il moto di imitazione e contemplazione di ciò che è esterno negli enti esterni. Il primo cielo imita Dio percependosi come oggetto e vedendo in lui la causa del suo esistere e allo stesso tempo produce effetti sul cielo immediatamente inferiore per agire e conoscere al tempo stesso, dopo aver subito l’influenza di Dio, operando in tal senso esattamente come il divino, ma ad un minor grado di perfezione. Questo procedere si ripete fondamentalmente in modo uguale e costante discendendo fino ai gradi più bassi che tali sono in quanto più distanti dal primo Motore e molto lontani dalla perfetta corrispondenza tra Eternità e Identità che consiste nel restare sempre uguali a se stessi. La riproduzione altro non è che far sopravvivere l’atto mutando oggetti, imitando il divino in modo grossolano, in quanto egli è eterno e non muta mai la propria disposizione, ma anche affascinante, perché bello e mirabile è sapere che in ciò che è variegato e caotico risieda una forza così semplice, unitaria e infinita.
Ferdinando Viola

