Nel panorama politico odierno, la destra radicale, soprattutto in Italia, si trova invischiata in una rete di contraddizioni ideologiche che evidenziano una significativa discrepanza tra il mito che ostenta e la realtà che difende.
Questo paradosso diventa particolarmente chiaro se osserviamo come questi gruppi rispondono al riarmo europeo e al progresso tecnologico. Per decenni, un segmento della destra radicale ha abbracciato l’immaginario del Futurismo e del Ventennio, elevandolo a simbolo di forza, orgoglio nazionale e un audace salto verso un futuro eroico. Frasi come “Vogliamo glorificare la guerra, unica igiene del mondo”, tratte dal Manifesto del Futurismo, sono state ostentate per alimentare un mito identitario radicato nell’interventismo, nella virilità nazionale, nel rifiuto del pacifismo borghese e nella celebrazione della modernità come rottura con il passato.
Eppure oggi, quella stessa fazione politica sembra voltare le spalle all’estetica modernista aggressiva che un tempo millantava. Di fronte alla proposta di una difesa comune europea e del riarmo dell’Unione, la reazione è stata ridicola: nessun proclamo interventista, nessuna glorificazione della potenza militare. Molti hanno addirittura assunto posizioni apertamente neo-pacifiste, accusando Bruxelles di voler militarizzare l’Europa.
Così, il sogno di un’Europa forte– un’Europa che avrebbe dovuto incarnare lo spirito di quegli ideali originari – si scontra con una retorica sempre più timorosa, chiusa e regressiva. Un’Area che un tempo mirava a creare un uomo nuovo ora si aggrappa all’uomo vecchio, che un tempo esaltava la velocità oggi frena, che ha celebrato l’intervento oggi si ritira. Forse è proprio in questa contraddizione che si cela la debolezza più grande di una certa Area: aver tradito se stessa, abbandonando le proprie origini.
Se ci pensiamo bene, sono proprio alcune frange dell’Area ad aver cambiato ideologia, passando – di fatto – nel campo avverso. Quel nemico che per anni hanno descritto come simbolo di decadenza, debolezza e disfacimento culturale: il pacifismo inconcludente, l’immobilismo e il rifiuto della modernità.
Ma, per fortuna, non tutta l’Area ha seguito questa deriva. Esiste ancora chi resta fedele alla visione originaria, chi crede nella necessità dell’Europa Nazione, forte, unita, armata, capace di difendere la propria civiltà senza piegarsi né agli imperialismi d’oltreoceano né a quelli orientali. Che non teme il futuro, ma intende cavalcarlo, che guarda con favore all’innovazione tecnologica, alla conquista dello Spazio e alle sfide del XXI secolo, senza mai tradire i principi della Tradizione.
In un tempo di confusione e retorica superficiale, sono proprio queste forze coerenti a rappresentare l’eredità più autentica di quell’impulso originario che univa radici profonde e slancio verso l’alto.
Pierpaolo Cicciarella


Nessuna confusione ma un solo tentennamento; personalmente ho sempre sostenuto la necessità di un’Europa forte che non si esaurisse in stupide attività ricreative tipo quella di misurare le vongole per giustificare gli stipendi dei suoi parlamentari, ma di un’Europa che inizi a costruire un’Europa Nazione per essere in grado di proporre soluzioni e modelli differenti dalle proposte del capitalismo o del marxismo, la mia paura sta nell’armare QUESTA EUROPA, mettereste un’arma nelle mani di un delinquente che vi sta rapinando ?