Nel suo viaggio europeo, con tappe Parigi per la conferenza sull’IA e Monaco sulla sicurezza, il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance, praticamente designato da Trump come presidente della sfera europea, ha aspramente criticato l’establishment europeo, sempre più sopraffatto dagli eventi e dalle scelte della nuova amministrazione americana. Con i suoi discorsi, Vance ha dimostrato che una certa parte di america, quella paleoconservatrice che lui rappresenta, vede noi europei come dei mollaccioni e delle persone fuori dalla storia, che hanno paura di farne parte. A Parigi ha espresso la sua visione dell’intelligenza artificiale, sostenendo che l’attuale amministrazione la vede più come un’opportunità che come un rischio, enfatizzando la necessità di fare proprio uno strumento così innovativo e all’avanguardia, criticando l’unione europea per le troppe regole che mettono un freno all’innovazione. Gli imperi non fanno regole, perché la loro volontà di potenza è la loro unica regola e questo discorso lo ha dimostrato. Il messaggio è che gli Usa vogliono essere protagonisti di questa nuova rivoluzione industriale, gli altri (Europa in primis) facciano come vogliono, rischiando di rimanere molto indietro se continuano a concepire il tema con timore e passività, non intravedendone invece una possibilità. Alla conferenza di Monaco ancora di più, il vicepresidente ha totalmente delegittimato l’attuale establishment europeo, con particolare riguardo al governo tedesco e inglese. Ha definito la maggiore preoccupazione per l’Europa non un nemico esterno, ma la minaccia dall’interno, criticando aspramente i governi di sinistra tedesco e inglese con venature autoritarie, mettendo in luce la gestione dell’immigrazione e soprattutto l’uso della censura per colpire oppositori politici e gli stessi connazionali contrari alle politiche governative. Vance ha messo in forte discussione il funzionamento delle democrazie europee, enfatizzando che la libertà di espressione è in ritirata in Europa. Altro punto importante è stato il mettere in chiaro che non si possono più escludere partiti dalla possibilità di governare(chiaro riferimento ad AFD) e che bisogna lasciare che il popolo si esprima alle elezioni,facendo cadere ogni censura e limitazioni. Tutto questo di fronte agli occhi attoniti e impauriti di una classe dirigente europea che assomiglia sempre di più all’ancièn regime. Se infatti permetti che il vicepresidente degli Stati Uniti venga in casa tua a dettarti la linea da seguire,a rimproverarti e a gettarti un’ancora di salvezza per una possibile ripartenza,significa che tu non sai dove andare. L’ultimo punto interessante riguarda la crisi morale dell’Europa. Vance sottolinea che l’Europa sa da chi difendersi ma non sa per cosa difendersi,avendo ripudiato i suoi valori e non essendo più fiera della sua storia. E se la riscossa dell’Europa non può venire dagli Stati Uniti, è meglio però non sottovalutare la dura wake up call di Vance.
Leonida

