“L’elemento partecipativo diventa di conseguenza scelta virtuosa, se la cultura aziendale diventa collaborativa” e le aziende si configurano come organismi viventi, dove gli individui diventano il bene più preziosi nel breve come nel lungo termine, opponendosi alla perdita della visione strategica di medio periodo, che affligge l’intera costruzione del Capitalismo Finanziario . Queste non sono affermazioni di un sindacalista cresciuto nel solco di Corridoni, De Ambris, Olivetti. Rossoni, Landi e Roberti, ma di imprenditori, che come Daniele Casarin, sanno cogliere l’importanza di un momento che può essere punto di svolta nel rapporto Capitale e Lavoro, ponendo quest’ultimo al centro di un nuovo Umanesimo, di gentiliana memoria, riprendendo con forza il tema della partecipazione e portandoci a concludere con un’altra peculiarità tutta europea, la Cogestione, nelle sue varie forme che vanno dal modello renano a quello scandinavo, da quello francese alle varie forme applicate in molte nazioni uscite, negli anni novanta, dalla fallimentare parentesi del socialismo reale. Parlare di Cogestione vuol dire anche esprimere l’esigenza di riparlare di politiche industriali, di recuperare il concetto di utilità sociale nell’esercizio della libera iniziativa privata come già previsto dalla Carta del Lavoro e dall’articolo 41 della Costituzione repubblicana.
Redazione Kulturaeuropa

