La controffensiva vitalistica (la politica come rock and roll)

Elon Musk e Donald Trump hanno posto fine al modo di fare politica tradizionale per come lo abbiamo conosciuto nel novecento, basato sul rispetto delle regole istituzionali e della democrazia formale. Hanno trasformato la politica in uno spettacolo rock and roll, di cui Trump, ovviamente, ne è l’indiscusso frontman, grazie al rapporto diretto e non filtrato con le masse, sempre più fan adoranti. Il Tycoon infatti, ha riscoperto forme di populismo americano che non si vedevano dai primi del novecento, da quando i Roosvelt organizzavano enormi adunate di massa, attraverso i suoi MAGA rallies. Il leader è anche il personaggio al centro dell’attenzione, il più popolare e quello che attraverso la sua leadership scavalca e quasi disprezza le altre istituzioni democratiche. Trump ha dato al potere una struttura personalistica, presentandosi come l’uomo inviato da Dio per riscuotere le sorti della nazione, una nazione “che ha un destino manifesto di grandezza” secondo le sue parole. Ha esercitato un tipo di leadership fatalmente necessaria per gli Stati Uniti in questo frangente storico, mettendo insieme una narrazione distopica sulla fine dell’american dream, con una visione del futuro decisamente, e a volte grottescamente, ottimista e dallo slancio accelerazionista, promettendo “una nuova età dell’oro dell’America”. Risvegliando il mito proprio degli Stati Uniti, quello della cittadella sulla collina della Bibbia, questa nuova élites repubblicana vuole infondere negli americani un ottimismo superbo nelle sorti della nazione e rinvigorire la fiducia nella missione statunitense di guida del mondo, non potendosi permettere fratture interne di tipo ideologico portate avanti negli ultimi decenni dal partito democratico statunitense, dovendo affrontare la competizione sempre più accesa con la Cina. Ma se Trump è il frontman di questa controffensiva, il vero artefice di questo cambio di paradigma è Elon Musk, il quale dall’acquisto di Twitter (oggi X) in poi, ha portato avanti nel suo social un esperimento vero e proprio di democrazia diretta libertaria. X è al contempo un calderone di opinioni di tutti i tipi all’insegna del free speech, e uno strumento per l’egemonia culturale e mediatica della nuova Alt-right americana, rendendo pressoché inutile la mediazione dei media tradizionali, degli anchor-men e del giornalismo ufficiale. Musk ha fatto da apripista nel mondo della silicon valley nel sostenere Trump, essendo stato il primo a scommettere e a investire pesantemente nella sua elezione, determinando anche il successivo, più tardivo avvicinamento degli altri tech-billionaires , suggellando una strana unione tra populismo coservatore e l’utopia tecno-ottimista della Silicon Valley. Allineamento che trova il suo punto d’incontro nella natura libertaria della Silicon Valley, nella necessità di meno regole per lanciare i progetti del futuro (AI e corsa allo spazio su tutti) e nella evidente volontà del Capitale di spogliarsi definitivamente della sovrastruttura formale liberal-democratica.
Tutto ciò è portato avanti attraverso forme di comunicazione anti-istituzionali, che scandalizzano l’occidente moralista, che ricordano più le arene di wrestling che non i palazzi del potere, che rilanciano il mito statunitense nella sua carica più arrogante e spettacolarizzata possibile. Il nuovo partito repubblicano sta facendo rete, usando tutti i mezzi disponibili (podcast,social,comizi),riuscendo a ribaltare una situazione di svantaggio e di isolamento, culminata nel trionfale insediamento di Donald Trump nel quale questa nuova élites si è presentata come la sola che potrà portare avanti e guidare i destini della nuova America. Quello che è successo in America rappresenta una perfetta lezione su come esercitare un contropotere tale da imporre la propria visione, su come rinvigorire il senso di appartenenza ad una comunità rilanciando il mito e il “feel good factor” di esserne fieri.

Leonida

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