Torniamo sulla questione della presunta diversita’ tra sistemi di rappresentanza demoliberale e sistemi autocratici. Le strutture portanti dei due modelli, che differiscono esclusivamente dal punto di vista della “facciata “burocratico amministrativa e dall’utilizzo da parte dei primi del “soft power”, sono le medesime. Entrambi i sistemi sono diramazioni terminali del capitalismo e differiscono solo per la necessita’ storica del capitale di trovare circostanze di luogo e di tempo piu’ efficaci allo sviluppo delle forze produttive. Di questo orientamento ,la riprova storica è nei cambi di regime o delle cd transizioni democratiche in paesi o aree subregionali dove la potenza egemone statunitense ha in modo disinvolto appoggiato regimi militari o democratici, a seconda del proprio interesse del momento. In secondo luogo, tutti e due i sistemi si basano o su una potenza egemone imperialista come quella americana , senza la quale cesserebbero di esistere in meno di 24 ore, oppure su un bilanciamento di interessi imperialisti concorrenti( Usa/Cina ad esempio).In terzo luogo, sono ambedue pienamente inseriti nel sistema finanziario mondiale , non solo come strutture politiche di supporto e di funzione, ma come strumenti di controllo e di repressione di ogni tentativo di disegnare una reale Terza Via alternativa a questa falsa dicotomia. In ambedue i casi, anche e soprattutto quando i sistemi autocratici sembrano rappresentare un’altra visione valoriale rispetto a quello democratico, ci troviamo in presenza di logiche oppressive che negano una reale partecipazione popolare ed individuale alla res publica e al mondo produttivo gerarchizzato su base plutocratica. La feroce logica produttivista paraschiavista cinese non è affatto dissimile da quella anglosassone o da quella russa ed infatti la filiera e le catene di valore sono completamente integrate tra questi paesi e il feticcio della merce è lo stesso .Quello che manca è una visione alternativa Terza tra le due facce della stessa medaglia, che sappia coniugare efficienza, partecipazione reale e difesa dell’Uomo ,una visione sacra della Res Publica e del Lavoro e relegare la merce al suo mero aspetto funzionale e strumentale , e non come valore in sé.

Redazione Kulturaeuropa

2 commenti

  1. In realtà non è la “Terza Via” ma la “Prima” e “Unica Via” per l’Europa.

  2. Il problema, a mio avviso, è che tanto le democrazie quanto le autocrazie si basano su un presupposto totalmente deresponsabilizzante, ossia l’idea che si possa ottenere quel che si vuole appellandosi a un feticcio: nelle democrazie tale feticcio è il voto, nelle autocrazie sono le proprietà immaginifiche attribuite al tiranno del momento. Una vera terza che voglia imporsi tra i due sistemi non può sottovalutare questo elemento. Va tenuto conto che gli uomini nascono sì uguali di fronte alla legge ma sono comunque diversi per natura e indole. Andrebbe pertanto ridefinito il concetto di “cittadino”, che lungi da essere un mero concetto amministrativo deve indicare colui che ha dimostrato con fatti e opere concrete di essere disposto a sacrificare se stesso per la sopravvivenza della propria comunità, non per costrizione, ma per libera scelta.

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