Nell’epoca dei conflitti globali, il nazionalismo si rivela sempre più
inadeguato ad affrontare le sfide presenti. Kulturaeuropa ha avviato una
profonda riflessione su quanto questo concetto sia fuorviante e spesso
ambiguo nel suo utilizzo in chiave antieuropea. Non dimentichiamo che gli
Stati-Nazione non sono dati “naturali” ma costruzioni economiche, sociali e
istituzionali; tra il XV e il XIX secolo l’unificazione dei mercati ha costituito
spesso la base per unificazioni politiche sotto il comando di una
componente. Lo si vede anche nella storia linguistica degli Stati europei: una
lingua si impone con la forza dei rapporti economici, dei rapporti sociali,
delle architetture istituzionali su altre lingue relegate al ruolo di dialetti (si
pensi al toscano ‘corretto’ rispetto alle altre lingue della penisola italica,
come il romanesco, il napoletano, il genovese, il veneziano). Esiste la
possibilità di far convivere lingua dominante e lingue dominate come ha
mostrato il tentativo di Giovanni Gentile di strutturare lo studio della lingua
toscana, stimolando la traduzione dalle lingue minori (o dialetti). Lo stesso
discorso vale per le economie locali integrate a forza, per lo più, nelle
economie maggiori e per le forme istituzionali locali integrate parimenti a
forza in complessi istituzionali maggiori. L’unità comunque è coordinamento
della pluralità, si potrebbe dire. Oltretutto le forme nazionaliste che non
abbiano in sé anche i caratteri del cambiamento in campo economico e
sociale, sono da sempre utilizzate dalla reazione in chiave divisiva e
aggressiva anche verso popoli fratelli, producendo inimicizie e
incomprensioni che impediscono alleanze con altre culture e mondi.
Teniamo presente che il “divide et impera” è il principale strumento di
dominio dei complessi di investitori internazionali disciplinati dai grandi
istituti di credito transnazionali e che il nazionalismo è la ricetta del dominio
transnazionale (quali che siano le intenzioni dei nazionalisti/sovranisti). Se
guardiamo alla realtà capitalistica vediamo bene che si sono formati un
blocco euro-statunitense, un blocco cinese/russo e che il resto del mondo
si sta distribuendo secondo queste realtà geoeconomiche. Tutti blocchi
fondati sulle leggi dello sfruttamento della forza-lavoro in nome
dell’accumulazione di profitti a vantaggio delle catene transnazionali di
investitori. Altra cosa è la prospettiva imperiale che reca in sé il principio
dell’Universalità e che per questo consente di dialogare e di coesistere con
forme culturali diverse, ma che riconoscono un principio ordinatore. Un
principio ordinatore che coordini le specificità, le diversità, le peculiarità in
relazione alle esigenze sociali di aree geoeconomiche ben individuate da
caratteristiche produttive, da saperi sviluppati localmente che sono
arricchiti da apporti esterni. La storia dell’Europa mostra un convergere di
tradizioni culturali di straordinaria varietà, non soltanto guardando il passato,
ma guardando il presente e il prossimo futuro. Un buon modello è stato
l’Impero romano ed un altro è stato l’Impero asburgico, ognuno con le sue
contraddizioni ed insufficienze dato che i modelli sono sempre relativi. Far
convivere in una totalità organica realtà culturalmente, socialmente,
economicamente, istituzionalmente diverse è la sfida di un potere che voglia
essere imperiale. In quest’ottica abbiamo ascoltato con un certo ribrezzo
parlare di “patriottismo occidentale” che vorrebbe sostituirsi all’Europa
perpetuando il dominio valoriale americano e sionista (quest’ultimo come
mero strumento militare). Proprio quel nazionalismo guerrafondaio
dominante dal 1945 (naturale prosecuzione del nazionalismo imperialistico
sviluppatosi tra la fine dell’Ottocento e lo scoppio della Prima Guerra
Mondiale) che vorrebbe contrapporre, seguendo le tesi della Fallaci e di
Samuel Huntington, l’Occidente al resto del mondo. Se certa destra è ormai
inserita a pieno titolo in questo schemino piuttosto grezzo, noi invece
proponiamo un’Europa Potenza che sia da traino e sia ponte verso il mondo
arabo e africano per un percorso di liberazione dall’imperialismo dominante,
senza nessun falso patriottismo e tanto più per conto terzi. Nessuno ci
convincerà del contrario della necessita’ di Una Europa federale in grado di
porsi come terzo blocco di fronte alle altre realtà in corso di formazione. Ma
l’Europa federale non nascerà senza un soggetto culturale e politico che si
muova sulla base di una critica della situazione attuale. La critica, in pratica,
della realtà oggettiva dell’imperialismo. Non è soltanto tragico il recente
vento “di una certa destra” che soffia in Europa. È tragico quello che esso
rivela a chiunque sappia guardare nel fondo delle cose. Tragico è che quanto
esiste di integrazione europea è frutto dell’imperialismo statunitense, per
larghissima parte, e che la sua astratta negazione è un sovranismo che
trascina parte dell’opinione pubblica. Tragico è che non esiste un’opinione
pubblica europea concretamente alternativa alla realtà dell’imperialismo.
Tragico è che la cultura alternativa che si sta, comunque, formando non sia
attualmente in grado di orientare le masse europee, né di fornire, per il
momento, la coscienza di una identità economica, sociale, storico
istituzionale nella quale prendano corpo interessi geoeconomici
specificamente europei.
Centro Studi Kulturaeuropa
Manifesto del Centro Studi Kulturaeuropa per il soggetto Europa Potenza


[…] il Centro Studi Kulturaeuropa ha pubblicato un articolo intitolato Manifesto per il soggetto Europa potenza. Il punto di […]
D’accordo per l’Europa federale; forza d’intervento rapido potenziata; piano di difesa strategica approvato dai Presidenti; schieramenti tattici, delle diverse armi, concordati dai rispettivi Stati maggiori; interscambio culturale, politico, sociale, economico religioso per il potenziamento dell’identità europea; uso del latino o esperando, quale lingua europea.
[…] e pubblichiamo il seguente manifesto del Centro Studi Kulturaeuropa, segnalando, inoltre, il dibattito dal titolo “Il nazionalismo […]
[…] e pubblichiamo il seguente manifesto del Centro Studi Kulturaeuropa, segnalando, inoltre, il dibattito dal titolo “Il nazionalismo […]
[…] e pubblichiamo il seguente comunicato dell’Associazione Culturale Recordari che ogni anno commemora l’attivista Emanuele Zilli, ucciso dall’odio politico degli anni […]