Cosa succede ora in Libano?

FONTE: https://europeanvolunteers.org/cosa-succede-ora-in-libano/

Una rapida catena di eventi sta pesantemente innescando un processo a reazione che presto determinerà l’ufficialità di ciò che praticamente è già in corso: il terzo conflitto del Libano.

A Naqoura, il comando dell’Unifil posto sulla linea di interdizione tra quello che per i libanesi è il sud del proprio paese e per gli israeliani è il fronte nord, i nostri 1.100 soldati della Brigata Sassari sono nei ricoveri antiaerei della base dall’altro ieri. Giornata che ha segnato l’inizio delle attività aeree e/o di artiglieria che come ogni fase tattica che si rispetti segnano l’inizio delle operazioni di preparazione per un eventuale attacco terrestre.

Hezbollah ad oggi ha risposto al pesante attacco messo in scena qualche giorno fa, quello delle esplosioni indiscriminate dei “cercapersone”, con il lancio di oltre 300 razzi molti dei quali hanno colpito le basi di Tsahal nel nord che ospitano il Comando del settore e le unità speciali. Ignoto il numero delle vittime perché Tel Aviv ha da sempre la massima censura su questo, ma gli attacchi sono stati pesanti e continuano.

La risposta non si è fatta attendere. Il bombardamento, ad opera degli F35, di ieri in tarda mattinata, in un’ area densamente popolata di Dahieh (Beirut sud) ha fatto una strage non solo di civili, ha praticamente decapitato lo “stato maggiore” di Hezbollah uccidendo 15 tra i comandanti di più alto rango.

Tra questi Hajj Ibrahim Muhammad Aqeel meglio conosciuto con il nome di battaglia di Abdul Qadeer, comandante in capo della Forza Radwan, l’unità speciale e di elite di Hezb. I veterani del movimento, la sua punta di lancia.

Hajj Abdul Qadeer era tra i fondatori del gruppo, vertice della resistenza islamica all’ invasione israeliana degli anni ’80, divenne poi capo dell’unità operativa nel 1997 dirigendo alcune delle operazioni più audaci e spericolate di Hezbollah, tra cui l’operazione Ansariyeh, quando riuscì a penetrare l’intelligence nemica e sapere in anticipo che Tsahal stava preparando uno sbarco anfibio alle spalle delle linee libanesi. Sbarco che per questo motivo venne poi respinto.

Membro anziano della Sura, il Consiglio direttivo supremo del Movimento, insieme a Hajj Imad Mughniyeh e Sayyed Fouad Ali Shukr supervisionò il vittorioso confronto con il nemico di Harb Tammouz (luglio 2006) che costrinse gli israeliani al ritiro completo dal Libano. Ha poi guidato l’unità speciale Radwan in sostegno di Assad e della Siria nelle determinanti battaglie contro i takfiri di Al Qusayr e Qalamoun, che impedirono l’isolamento e l’accerchiamento di Damasco.

L’invasione del Libano, a mio avviso è imminente, ma nonostante dei successi tattici che Tel Aviv potrà raggiungere forse non sarà lo stesso per l’obiettivo strategico. Difficile infatti che gli oltre 150.000 sfollati israeliani nel nord del paese possano ritornare tranquillamente in quelle zone. Per la prima volta Tel Aviv ha i suoi profughi.

Giovanni Feola

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