Di seguito la trascrizione integrale dell’ intervento di Pierluigi Locchi (Institut Iliade) alla conferenza tenutasi venerdi 6 settembre 2024 a “Direzione Rivoluzione 2024“
Come sapete, l’Istituto Iliade fa riferimento alla lunga memoria europea e non si occupa di politica. L’Istituto Iliade ha per unico obbiettivo il rinascimento della nostra Europa, promuovendo tutto ciò che può fare rete tra le diverse iniziative nelle nostre varie patrie nazionali, e favoreggiando la formazione dei futuri protagonisti di questo rinascimento –spetterà a loro di far militanza nel campo della politica, ma anche ovunque altrove, nel mondo dell’impresa, dell’educazione, dell’arte, sempre essendo d’esempio.
Può allora sembrare curioso che un suo rappresentante partecipi ad una tavola rotonda su un tema così particolarmente legato all’attualità, e per di più suscettibile di generare polemiche nelle nostre comunità.
Sono qui proprio per condividere con voi il punto di vista dell’Istituto su quello che è uno dei maggiori ostacoli che dobbiamo superare se vogliamo raggiungere il nostro obiettivo di un rinascimento europeo: la costellazione di false alternative destinate tutte a mantenere l’Europa e gli Europei in una logica di dipendenza ed impedir loro di pensare ed agire per conto proprio.
Ora una di queste false alternative nella quale non ci dobbiamo lasciare intrappolare è proprio quella che sembra risultare dalla terribile guerra che si svolge alle nostre porte in Ucraina e che ci invita a scegliere un campo in un conflitto che
• si svolge in Europa e si è scatenato totalmente contra nostra volontà
• che ha causato la morte di moltissimi camerati nei due campi
• e che, dopo averla privata delle risorse energetiche, ha rovinato l’Europa dal punto di vista economico e azzerato i primi tentativi, sia pur modesti, di un’indipendenza decisionale politica – vi ricordo come il trattato dell’UE con l’India, il Giappone e l’Australia, è stato semplicemente cancellato nel 2021 dal trattato Indo-Pacifico imposto dall’amministrazione Biden.
Scegliere tra Washington e Mosca, oggi tra Biden e Putin, e domani poco importa, in definitiva, se tra Harris e Putin o tra Trump e Putin: sempre siamo in una falsa alternativa, in cui americani e russi vedono le loro economie prosperare a scapito delle nostre che affondano, ma soprattutto in cui si rivelano ancora una volta essere le due facce di una stessa medaglia.
Permettetemi di ricordare, alla luce dei miei capelli un po’ più bianchi dei vostri, che “Né Washington, né Mosca” era già un nostro slogan e impegno negli anni ‘70, quando avevo 15-20 anni. Europa allora divisa in due, ecc. E sembrava proprio vero a tantissimi che la scelta in Europa fosse soltanto tra il sistema di democrazia liberale all’americana o quello di democrazia popolare alla russa.
Certo qualche anno prima c’era stato De Gaulle, con la sua visione di “Europa dall’Atlantico all’Ural” e:
1966 – atomica – espulsione degli americani dal territorio.
Ma tutto svanì quando l’ultimo protagonista della 2a GM lasciò la scena politica francese e internazionale nell’aprile del 1969.
A partire degli anni Settanta, solo alcuni movimenti nazional rivoluzionari si rifacevano ad una terza via, che in nome di un’Europa tutta da ricostruire rifiutavano i due sistemi, riconoscendone perfino, per i più perspicaci, la stretta parentela ideologica egualitaria.
Questo è il paradosso : quando si aveva se non altro per quanto riguarda la vita quotidiana, il margine di manovra individuale e collettivo, la libertà di parola una enorme differenza tra l’Est e l’Ovest dell’Europa, e al di là dell’Europa, proprio tra Mosca e Washington, quando una vera e propria cortina di ferro separava i due mondi…movimenti nazional-rivoluzionari come quello di un Malliarakis in Francia o Terza Posizione in Italia denunciavano la loro parentela e soprattutto l’illusione che consisteva a considerarli come unica alternativa per l’Europa e le sue nazioni.
Ed oggi, invece, che le strade di San Pietroburgo o Mosca si confondono con quelle di Londra o Nuova York, con gli stessi fast food et gli stessi soda, poco importa che si chiamino Coca Cola o Chernogolovka Cola o Dobry Cola, ed persino con una immigrazione musulmana ancor meglio accolta e ben più forte nelle città russe che nelle nostre città… il nostro mondo identitario – chiamiamolo così tanto per intenderci e per darne una definizione la più neutra possibile – il nostro mondo identitario, apparentemente in parte accecato, ricade nell’illusione non di dover scegliere tra peste e colera come un male minore, ma proprio di aver incontrato in uno dei belligeranti un messia redentore che salverà l’Europa dal male assoluto americano – rispecchiando così con simmetria perfetta il discorso messianico e riduzionista statunitense sull’avversario grande Satana – ieri Bin Laden, oggi Putin.
Non intendo essere provocatore, ma occorre dire che quel che ha sempre distinto la mentalità europea fin dai nostri antenati indo-europei, poi greci e latini, tra l’altro, è stata proprio la capacità di non pensare in termini di bene o male né di alternative morali assolute, ma piuttosto in termini di opportuno e necessario per la comunità, per il suo benessere e per il compimento del suo destino.
Che cosa è buono per la mia Atene, per l’Urbe, per l’Impero?
Cosa debbo fare, in quanto dirigente, per il cittadino ateniese o romano? E cosa deve fare il cittadino ateniese o romano per meritare di essere cittadino di Atene o dell’Urbe?
Riscoprendo questo spirito, riuscendo a riconnetterci con la mentalità che è sempre stata nostra, sfuggiremo alla trappola del pensiero imposto dagli occupanti del nostro continente e delle nostre anime.
Domandiamoci non chi o cosa è meglio o peggio in sé, ma piuttosto cosa è meglio o peggio per la mia Europa e cosa posso fare per meritare di essere cittadino della mia Europa!
Tornando a Washington e Mosca: cosa è buono per la mia Europa? Le basi americane disseminate per tutta l’Europa e le decine e decine di migliaia di soldati americani? Il Donbass invaso dall’armata rossa e le terre rare del Donbass ieri contrattate e oggi perdute per la nostra industria? Le nostre imprese sempre più in mano ai fondi di pensione americani e quel che rimane delle nostre industrie sempre più in mano alla finanza internazionale? Il rifornimento europeo in uranio ed in materie prime sempre più minacciato dai nuovi governi fomentati dai Russi in Africa? Russi che, va ricordato, continuano a somministrare al loro cosiddetto nemico l’11% dell’uranio consumato negli Stati Uniti?
Se ci poniamo questa domanda, se cerchiamo cosa vi sia di buono per l’Europa a Washington o a Mosca, troviamo ben poco. Quel che notiamo, invece, è che ambedue giocano contro l’Europa, contro qualsiasi possibilità di risveglio e di autonomizzazione dell’Europa.
Se fossi americano o russo, immagino che avrei un’altra mentalità e che sarei fiero della mia patria e della sua potenza. Ma sono europeo, e non mi faccio più ingannare. Sono stufo di queste false opposizioni, di queste dichiarazioni e scomunicazioni simmetriche tutte scaturite da una logica di pensiero unico e di verità monolitica, frutto dello stesso schema mentale.
Uno stesso schema mentale, che ci vuole intrappolare in tanti altri dibattiti pronti all’uso e preconcetti, come se non ci fosse alternativa tra progresso e conservazione, tra Occidente e Oriente, o ancora tra destra e sinistra.
Prima ancora di essere occupata territorialmente da truppe straniere, l’Europa è occupata molto più intimamente a livello culturale. Alla nostra visione del mondo, al modo europeo di ragionare, si è progressivamente sostituito un’altra visione, un altro tipo di ragionamento, un altro schema mentale. Questo schema mentale si è attualizzato dall’illuminismo in poi, in particolare con la rivoluzione francese e più tardi col liberalismo e col marxismo, assumendo sempre più il controllo dell’organizzazione politica delle società – in un primo tempo delle società occidentali ed ora anche in gran parte mondiali –, secolarizzando una mentalità totalmente estranea allo spirito dei popoli europei, una mentalità scaturita dall’antico testamento, per la quale esiste un solo modo di essere umani, dunque una sola religione possibile, una sola organizzazione sociale, una sola definizione dell’uomo e della civiltà – in una parola : una sola verità. Questo schema mentale è comune a tutte le forme della tendenza egualitaria alla quale ci confrontiamo.
Siamo all’opposto esatto della nostra mentalità europea, che prende atto della diversità dei popoli, e della libertà di ognuno di essi di dare la propria forma al proprio mondo.
E qui è la trappola: farci cadere in un’illusione di libertà di scelta conforme alla nostra mentalità, là dove si ha solo una diversa prospettiva su una stessa realtà.
Mi spiego: sinistra o destra, progresso o conservazione presentate come alternative non permettono di arrivare a nessuna soluzione. Anzi: pensare l’uno contro l’altro, o l’uno senza l’altro, ti mantengono all’interno della dialettica del sistema, ti fanno prigioniero del sistema.
La nostra rivoluzione consiste proprio nel pensare fuori sistema, nel pensare al contempo la conservazione ed il progresso come due poli che si nutrono ed alimentano l’uno l’altro: la vera rivoluzione è conservatrice, e la vera conservazione non può essere che rivoluzionaria.
E questo non è un giochetto di parole, ma il punto essenziale di questo intervento.
Tornando all’esempio dell’alternativa tra Washington e Mosca, non lasciamoci prendere nella luce dei fari delle due superpotenze, non lasciamoci ingannare da un confronto che mira a indebolire noi europei molto più che non l’avversario ufficialmente designato. L’Occidente decadente non è neanche stuzzicato dall’armata rossa, e l’impero eurasiatico russo non è mai stato così fiorente negli ultimi anni.
L’unico perdente, qui, è l’Europa. La vera rivoluzione, ripeto, che poi è l’unica rivoluzione possibile, consiste in primo luogo proprio nell’uscire da queste false alternative – e questo è possibile solamente ritrovando le fondamenta della nostra libertà di pensiero, ricongiungendoci con la nostra mentalità innata.
Ce lo diceva già Martin Heidegger, nel suo primo corso sull’introduzione alla metafisica à Friburgo nel 1935, parlando della Germania ma intendendo già allora l’Europa intera – e questo conclude il mio discorso:
“Siamo stretti in una morsa. Il nostro popolo, poiché si trova nel mezzo, è sottoposto alla pressione più violenta della morsa, è il popolo […] il più esposto al pericolo […] Questo popolo si potrà forgiare un proprio destino a partire da questa indubbia sorte, solo se prima avrà creato in sé stesso una risonanza, una possibilità di risonanza per questo destino, e se sarà giunto ad una comprensione creativa della propria tradizione.”
Una comprensione creativa della propria tradizione e non di quelle altrui; una comprensione creativa dell’Europa relativa alla sola Europa – senza Washington né Mosca.
Pierluigi Locchi

