La Cultura e’ appartenenza

In Italia non esiste una vera e propria produzione culturale in nessun campo da decenni: frutto della cd fine delle ideologie , della riduzione della visione culturale a show, dei social ,del gossip elevato ormai a rango di materia di cui discettare nei talk show? Si e no, ma il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi .Tutto viene tritato, sminuzzato, “blobbizzato” in un frullatore in cui si confrontano personaggi perlopiu’ ignoranti oppure preparati su di un tema specifico, ma senza alcuna visione del mondo e spirito critico. Questo alimenta una volgarizzazione dei messaggi che si vogliono trasmettere che porta sempre piu’ in risalto l’elemento plebeo a discapito di ogni tipo di “elevazione”. Tutto molto in linea con il modello americano che dagli anni settanta ha fatto da avanguardia a questo tipo di impostazione che riguarda ovviamente la massa. Le elites negli USA pero’, oltre a studiare nelle migliori universita’, sono dotate di strumenti culturali e di una visione del mondo: in Italia no. Come ogni buona provincia dell’Impero, qui da noi si scimmiotta il peggio ma non si prende il meglio e le elites , che sarebbe meglio definire “ceto dominante semicolto”, non possiede gli strumenti culturali atti né a governare, né ad esprimere concetti ed idee. In piu’ l’atavica vigliaccheria del poter essere accusati di essere fuori dal coro, ha creato anche nei piu’ giovani ,un’uniformita’ che rende il tutto piatto e noioso. Anche la cultura parallela a quella “ufficiale o mainstream” non esprime piu’ forme di avanguardia artistica e di critica serrata alla societa’ contemporanea, ma si rinchiude nell’intimismo esistenziale condito da una buona dose di depressione paranoica. Peggio ancora quando per “cultura” si intende il campare di rendita sulle vestigia del passato e su quanto compiuto, con ben altro Spirito, dai nostri Avi , per ricavarne dépliant turistici televisivi per turisti inebetiti. No la Cultura’ è ben altro: non è un orpello da esibire, non è il frutto di narcisismo egocentrico, non è la quantita’ di libri piu’ o meno letti, non è un titolo accademico: è Carne perché è vissuta in prima persona, è frutto della Comunita’ popolare , è l’espressione compiuta ed impersonale di un atto di fede che si sviluppa nel logos , nell’architettura, nelle arti figurative , nella letteratura ,nella musica e nelle arti visive , avendo come fil rouge l’appartenenza alla propria stirpe e conseguente Weltanschauung. Da tutto cio’ nacquero le cattedrali e i capolavori dell’arte popolare che ancora oggi rimangono ineguagliate in ogni angolo d’Europa. Ricordiamocelo.

Redazione Kulturaeuropa

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