Eccoci giunti, con un certo, «epimeteico», ritardo, al terzo capitolo di Prometheica, un progetto che prosegue la sua crescita qualitativa e quantitativa e attira sempre più interesse, non solo in ambito italiano.
Nel frattempo, il contesto generale in cui ci muoviamo sembra avviato verso una crisi globale ogni giorno più inestricabile. Il sovrapporsi e il co-implicarsi di emergenze militari, politiche, sociali, migratorie, ambientali, alimentari sembra dar vita alle visioni di Guillaume Faye, che parlava di una «convergenza delle catastrofi» e arrivava addirittura a collocarla nel primo ventennio del XXI secolo. Ovviamente ogni credenza apocalittica porta con sé il germe della smobilitazione, perché induce a piazzarsi sulla riva del fiume e aspettare che passi il cadavere di tutto un assetto socio-politico. Ma la verità è che non sappiamo quanto il sistema abbia la capacità di «gestire» le crisi, anche sanguinose. E, anche qualora si arrivasse al punto di rottura, non sta scritto da nessuna parte che tra gli «eletti» che vedranno la nuova alba ci saremo proprio noi. Insomma, crisi o non crisi, catastrofe o non catastrofe, a decidere è sempre la volontà e la capacità di capire la propria epoca, anticipare quella che viene, proporsi nella realtà con postura affermativa, creativa, e non negativa e reattiva. Il fuoco prometeico custodito dai vecchi dèi egualitari non si ruberà da solo…
Il terzo numero di Prometheica presenta delle firme ormai care ai nostri lettori, ma anche altre nuove e prestigiose. Le sensibilità, come si noterà, sono variegate e non sempre sovrapponibili, ma va bene così: Prometheica è un cantiere aperto, una comunità di lavoro che non disdegna, ma anzi incoraggia, l’eresia, anche rispetto a se stessa. L’unico spartiacque resta l’ostilità alle due forme di idiotismo metapolitico dell’epoca presente: l’accettazione beota, ottimistica e irenistica dello stato di cose presente e la plumbea, rancorosa fuga dalla realtà.
Nel suo intervento presente in questo numero, Francesco Boco torna su un tema caro a Prometheica sin dal primo numero, quello dell’accelerazionismo, proponendo quattro tesi in serrato dialogo con Nick Land che ruotano attorno ad aspetti sociologici e politologici dell’attualità: la monotonia della vita quotidiana nel sistema liberal-capitalista, la natura eminentemente auto-conservatrice del capitalismo, il carattere parassitario e livellante del dominio del capitale e il difficoltoso cammino verso un ordine mondiale, sia esso unipolare o multipolare.
L’articolo di Carlos Dufour, originale filosofo argentino esperto di pensiero teologico e filosofia tedesca, scomparso nel 2020, è costituito da una rilettura dell’opera di Giorgio Locchi all’insegna dell’agonalità e contro il progetto universalista caro a tutta la tradizione egualitaria.
Luca Leonello Rimbotti attacca invece frontalmente le misure sanitarie, biopolitiche e di controllo adottate in occasione della pandemia, cui oppone una visione radicata e biodifferenzialista che concepisce una biopolitica identitaria, legata alla natura come potenza vivificante fatta di istinti e potenze sane. Lì, spiega, si trova il vero volto d’Europa, unica opportunità di invertire la tendenza decadente di oggi.
Di grande interesse storiografico è poi l’articolo di Andrea Scarabelli, una ricostruzione del sodalizio tra Louis Pauwels e Jacques Bergier, i due intellettuali assurti a fama mondiale per il loro controverso Il mattino dei maghi. Un connubio destinato tuttavia a interrompersi proprio per la differente visione che i due avevano dei temi tecnici, sovrumanisti e prometeisti.
Francesco Ingravalle fornisce invece un’ampia rilettura del libro La catastrofe dell’Europa di Francesco Boco, interpretato come un saggio dal carattere spiccatamente accelerazionista. Secondo Ingravalle l’autore accoglie tutte le premesse complesse e contraddittorie del presente storico dell’Europa, condizionata e distorta dal sovrapporsi della visione occidentalista, universalista e umanitaria. Partendo da questi presupposti è possibile tentare un capovolgimento epocale, una frattura radicale, fondata sul farsi evento, attraverso un atto di volontà, dell’essere autentico della civiltà europea. Qui l’Europa, con tutte le sue contraddizioni, è presa come entità culturale e politica unitaria, il cui destino affonda nell’antichità indoeuropea e si prolunga nel futuro prometeico.
Chiude il volume un estratto inedito in italiano di uno dei pensatori centrali della rivoluzione conservatrice tedesca, Arthur Moeller van den Bruck. Si tratta di alcune pagine tratte dall’opera Die Zeitgenossen: die Geister – die Menschen, del 1906, in cui ben si esprime il carattere non passatista e reazionario della Konservative Revolution. Che, a quanto pare, a differenza di certi suoi maldestri epigoni contemporanei, di realmente «conservatore» aveva ben poco.
PROMETHEICA

