Fa freddo a Grozny, capitale della Cecenia, l’anno è appena cominciato, e non promette nulla di buono. Il “capo supremo”, Ramzan Kadyrov, è da settimane scomparso dalla scena pubblica; forse morto, forse in fin di vita, nessuno lo sa con certezza. Soltanto la stretta cerchia di fedelissimi conosce la verità e, ovviamente, la conosce il Cremlino, vero sponsor di una storia che sembra uscita da un romanzo, ma che, in realtà, è una storia tipicamente caucasica, per modalità e caratteristiche.
Fa freddo a Grozny, capitale della Cecenia, l’anno è appena cominciato, e non promette nulla di buono. Il giovane “figlio del capo”, Adam Kadyrov, è rimasto coinvolto pochi giorni fa in un gravissimo incidente automobilistico, dai contorni che sembrano essere usciti da un romanzo, ma che, in realtà, portano i tratti di una storia tipicamente caucasica, per modalità e caratteristiche.
Nel giro di poche settimane, a Grozny non ci sono più certezze.
Ramzan Kadyrov, che ha governato questo lembo di Caucaso dal 2004 su mandato in bianco di Mosca, affronta da diverso tempo il conto “salato” di una vita non certo morigerata, o da pio mussulmano. La necrosi pancreatica che (non ufficialmente) lo affligge lo sta portando, o forse lo ha già portato, là dove suo padre Achmat Kadyrov fu spedito da un attentato islamista, proprio nel Maggio del 2004.
L’incidente cui è stato vittima Adam Kadyrov, avvenuto a pochi mesi dalla sua nomina a Segretario del Consiglio di Sicurezza della Cecenia, incidente in cui il giovane ha riportato lesioni gravissime, mette de facto il clan Kadyrov fuori gioco. Gettando la Cecenia in una condizione di vuoto di potere, che non presagisce nulla di buono nell’immediato futuro. Ed aprendo un potenziale fronte caucasico per il Cremlino, la cui gestione sarebbe sicuramente difficile.
Sgombriamo immediatamente il campo da ipotesi non realistiche.
Dentro e fuori dalla Cecenia, non esistono entità talmente forti in grado di scalzare i Kadyrov; né sedicenti opposizioni “democratiche” (che non hanno nessun legame con il territorio), né gruppi islamisti che, seppur presenti ed operativi nella regione, non avrebbero avuto mai la capacità di portare un attacco diretto allo status quo ceceno che, seppur posto sotto l’egida di un leader malato, rimane solido nei fondamentali; forze armate e nuclei di sicurezza interna.
L’uscita di scena di Adam Kadyrov, se è stata pianificata, e per noi lo è stata, porta il marchio del regolamento di conti interno al potere. In cui troviamo diversi protagonisti, tutti potenzialmente papabili alla successione, ma tutti aventi un Tallone d’Achille specifico, che ne minerebbe la strada verso la presidenza.
Il primo, per una questione di equilibri clanici, è Adam Delimkhanov; colui che Ramzan Kadyrov designò a suo tempo per gestire il delicato compito di monitorare la diaspora cecena all’estero, presente in nazioni/chiave come la Turchia, l’Iraq e l’Arabia Saudita. Delimakhanov ha rappresentato, nella mappa del potere di Grozny, il ministro degli esteri non ufficiale della Cecenia. Il clan di Delimkhanov, va sottolineato, è ritenuto essere il secondo più influente dell’area dopo quello dei Kadyrov. In Cecenia, è ancora fortissima l’appartenenza al Teip (clan o tribù), che tradizionalmente unisce famiglie con origini comuni o legate alla stessa terra, e ciò potrebbe rappresentare un valore aggiunto di non scarsa rilevanza, nemmeno per Mosca, che potrebbe vedere di buon occhio la stabilità tra i Teip, rappresentata dai Delimkhanov e dal loro capobastone. Tuttavia, su Adam Delimkhanov, pende l’ombra di legami con la malavita russa che, al netto d’inesistenti remore morali da parte di Putin, potrebbe rappresentare fonte d’imbarazzo presso l’opinione pubblica russa.
Il secondo, per la sua rilevanza negli apparati militari ceceni, è Apti Alaudinov, comandante del battaglione Akhmat e vicecapo della Direzione Principale per il Lavoro politico/militare delle Forze Armate russe presso il Ministero della Difesa. Alaudinov, al di à dei galloni, è niente meno che un tagliagole di lungo corso. Entrato qualche anno fa in frizione con Kadyrov, forse per questioni legate alla gestione dei fondi elargiti da Mosca, ha riscattato il suo nome in Ucraina. Per Putin e i burattinai del Cremlino, potrebbe essere il candidato più plausibile, in quanto rappresentante dell’ala militare del potere ceceno. Tuttavia, forti sono le incertezze sulla sua reale capacità politica, e sull’affidabilità nel lungo periodo, visto che la Russia vorrebbe per la Cecenia un futuro più in linea con l’adesione alla struttura federale, piuttosto che quella di piccolo reame personale di un nuovo Kadyrov.
Il terzo, decisamente meno forte come candidato, è Magomed Daudov. Segretario del ramo ceceno di Russia Unita, il partito di Putin, è forse più noto fuori della Cecenia, che al suo interno. Nonostante ciò viene comunque ritenuto uno dei possibili candidati. Il motivo è semplice: Potrebbe rappresentare l’uomo di paglia perfetto per “normalizzare” la Cecenia. Come detto in precedenza, con la scomparsa di Ramzan Kadyrov, il Presidente Putin potrebbe desiderare una reintegrazione nei ranghi federali, dell’ormai ex regno kadyrovita. Imbrigliandone potenzialità e criticità, ed evitando una guerra di successione che per Mosca vorrebbe dire l’apertura di un Vaso di Pandora, pieno zeppo di braci, pronte ad incendiare tutto il Distretto Settentrionale del Caucaso, in un frangente difficile per la Russia, inchiodata nella guerra contro l’Ucraina.
Il quarto incomodo però potrebbe arrivare proprio dal Teip Kadyrov. Il figlio maggiore di Ramzan, Akhmat, è stato da tempo designato dal padre moribondo alla guida del clan, con tutto ciò che la cosa comporta, innanzitutto in termini di sopravvivenza e di capacità offensiva del Teip, nei confronti degli altri candidati alla successione.
Fa freddo a Grozny, capitale della Cecenia, l’anno è appena cominciato, e non promette nulla di buono. Quello che però si profila all’orizzonte di questa regione, così piccola ma così importante per la geopolitica mondiale, potrebbe essere peggiore di qualsiasi rigido inverno.
Gabriele Gruppo

