Mille e 418 giorni: una cifra dal significato simbolico difficile da ignorare in Russia. È la durata della Grande Guerra Patriottica, come viene ricordata la lotta dell’Unione Sovietica contro la Germania nazionalsocialista.
È proprio il culto di quella “guerra sacra” – nella quale morirono oltre venti milioni di sovietici – a costituire uno dei pilastri dell’ideologia della Russia putiniana. E la propaganda del Cremlino ha spesso accostato quel conflitto alla guerra in Ucraina per fornire un fondamento morale all’invasione del 24 febbraio 2022: non un’aggressione contro uno Stato sovrano e un popolo fratello, ma un nobile intervento in difesa della “Madre Patria”, minacciata dai “nazisti” insediati a Kyiv.
Ieri, però, la ricorrenza non è stata ricordata dai canali della propaganda ufficiale, probabilmente perché il paragone in questo caso non gioca a favore del Cremlino: mentre a questo punto l’Armata Rossa celebrava la vittoria a Berlino, l’esercito di Putin è ormai da oltre quattro anni impantanato in un conflitto senza una fine in vista.
Nel 2025 – l’anno con il maggior numero di conquiste territoriali dall’inizio della guerra – la Russia ha occupato circa 5.600 km², pari allo 0,94% dell’intero territorio ucraino.
Consideriamo anche, che questo territorio conquistato, è un territorio totalmente distrutto.
Le difese ucraine, per quanto logorate, non collassano e la coalizione che sostiene Kyiv, sebbene frammentata, continua a garantire il proprio appoggio.
Se i canali televisivi e i principali quotidiani hanno ignorato la ricorrenza, non è però passata inosservata tra gli influenti blogger Z su Telegram, voci diventate centrali nel dibattito pubblico e che talvolta si concedono caute critiche nei confronti della leadership russa. «L’8 maggio le nostre truppe presero Berlino e fu firmata la capitolazione della Germania nazista. Dopo 1.418 giorni dall’inizio dell’operazione militare speciale noi… ma qui tutto è già evidente, non c’è bisogno di dire niente», scrive il canale del Gruppo di ricognizione, sabotaggio e assalto “Rusič” un’unità mercenaria russa, inizialmente aggregata al Battaglione Batman, passato poi alla compagnia militare privata nota come Gruppo Wagner, alla dissoluzione del primo.
Come fanno notare altri blogger, il paragone tra le due guerre è improprio soprattutto per quanto riguarda le risorse umane ed economiche impiegate: l’Urss aveva fatto ricorso alla mobilitazione totale della popolazione e dell’economia per vincere una guerra esistenziale; invece, quella di Putin resta un’operazione militare tutto sommato circoscritta, combattuta in gran parte da volontari, mentre il resto del Paese continua una vita civile quasi normale.
«Non paragonate mele con pere: durante la Grande Guerra Patriottica l’intero Paese lavorava per la Vittoria», polemizza il canale Dva Mayora, che conta oltre 1,2 milioni di iscritti, «mentre nell’operazione militare speciale la maggior parte della popolazione, alla vista dei volontari, alza nervosamente gli occhi al cielo».
Putin difatti non ha dichiarato guerra, per evitare la mobilitazione generale. Un conto è inviare “volontari”(molti i casi poi dei soldati di leva, che vengono obbligati tramite angherie a firmare per partire per il fronte)provenienti dalle lande desolate della siberia, un altro è quello di strappare alle famiglie i figli della Russia borghese di Mosca e San Pietroburgo.
Non è la prima volta che dalle ali più estreme, arrivano critiche verso l operato di Putin.
Un tribunale di Mosca ha condannato a quattro anni di carcere Igor Girkin, un fervente nazionalista russo e veterano dei combattimenti in Ucraina del 2014, che ha sostenuto l’invasione dell’Ucraina ma ha assunto posizioni critiche nei confronti del Cremlino. La Russia sta conducendo una vasta campagna di repressione di chi esprime dissenso verso Putin, ma questa è la prima volta che una esponente nazionalista di spicco viene condannato. Anche tre suoi sostenitori sono stati arrestati fuori dal tribunale di Mosca dove è stato condannato per aver manifestato il loro sostegno.
Il giudice ha giudicato l’imputato colpevole di “invito pubblico a commettere azioni estremiste” e lo ha condannato a quattro anni di carcere. “Io servo la Patria“, ha detto Girkin, vestito di nero, parlando dalla cabina di vetro riservata agli imputati, circondata da poliziotti con giubbotti antiproiettile.
Il legale ha annunciato che ricorrerà in appello. “L’accusa è totalmente assurda, mio marito è un eroe della Primavera russa“, cioè all’invasione del Donbass del 2014, ha detto la moglie, Miroslava, dopo l’udienza.
Diverse decine di suoi sostenitori erano all’esterno della Corte, alcuni dei quali indossavano simboli patriottici russi e anti-ucraini. “Libertà per Strelkov”, gridavano alcuni, ” “Tutti hanno vinto, tranne i russi!”
La storia militare di Girkin è sanguinosa e lunga decenni, comprende le guerre di Cecenia, di Transnistria, i massacri in Bosnia, l’invasione del Donbass nel 2014. Fu agente dell’Fsb, il servizio segreto russo erede del Kgb, e ha sempre detto di non esserne più alle dipendenze dal 2013, quando assunse l’incarico di capo della sicurezza dell’oligarca Kostantin Malofeev, fondamentalista religioso e secondo diverse inchieste giornalistiche finanziatore di molti partiti di destra in Europa. Recentemente il sito di giornalismo investigativo BellingCat, tuttavia, ha trovato evidenze del fatto che Girkin avrebbe continuato a prendere ordini dal servizio segreto negli anni successivi, assumendo all’occorrenza l’identità fittizia di Sergey Runov. Nel 2014 Girkin fu a capo di una delle milizie che invasero il Donbass, finanziata probabilmente dallo stesso Malofeev, guadagnandosi così la nomina ministeriale nella repubblica separatista del Donetsk. Si è più volte vantato di essere “l’uomo che premette il grilletto della guerra in Ucraina“. Gli ucraini lo detestano quanto e forse più di Putin. Pochi mesi più tardi fu rimosso dall’incarico dopo essersi trovato in disaccordo con il Cremlino: riteneva non avesse investito sufficientemente nell’invasione del Donbass, che a suo parere avrebbe dovuto essere rapidamente annesso com’era avvenuto con la Crimea.
Igor Girkin è un sostenitore dell’offensiva russa contro l’Ucraina, ma da mesi denuncia l’incompetenza delle autorità russe. Sul suo account Telegram si è spinto più in là di altri nazionalisti criticando lo stesso presidente Vladimir Putin (“un teppista, un codardo“), mentre altri hanno preso di mira ministri e generali.
Il sistema repressivo della Federazione Russa, non teme le proteste di piazza, ma un Prigozhin 2.0,stanco di vedere i propri uomini morire, che decide questa volta di non fermarsi, potrebbe non essere una possibilità così recondita.
Matteo Cantù

