In Italia la politica è dappertutto

Un reportage da Napoli

Di Luca de Clippelaar

La luce del mattino scintilla forte sulla Porta Capuana mentre mangio il mio cornetto e
bevo un espresso. È il 28 novembre 2025 e mi trovo già da alcuni giorni a Napoli. È il
primo giorno con un cielo completamente terso e mi godo appieno il bel tempo. Oggi ho
un appuntamento con Antonio Arzillo (1977), direttore del Centro Nazionale Sportivo
Fiamma (CNSF). Seguo da tempo il CNSF per via della sua strategia politica eterodossa a
Napoli. Saranno anche loro positivi riguardo alla linea dei Fratelli d’Italia di Meloni? E
quali azioni mettono in campo per tenere la mafia fuori dalla porta?
Alle dieci dovremmo incontrarci, ma quell’orario si rivela solo un’indicazione, perché non
ho ancora avuto notizie da Antonio. Il prussiano che è in me non riesce ad abituarsi al
modo italiano di trattare il tempo. Per scacciare la mia impazienza, passeggio un po’ per
Piazza Enrico De Nicola. Dopo tre quarti d’ora, quando ho quasi perso la speranza di
incontrarlo e sto per tornare in hotel, una Alfa Romeo nera si ferma all’improvviso nella
piazza: Antonio scende con un grande sorriso sul volto e si scusa per il ritardo. Poiché lui
non parla inglese e io non parlo italiano, ha portato con sé un interprete, di nome Marco:
un ragazzo napoletano della mia età che lavora come stagista per il CNSF. Salgo in fretta in
macchina e ci dirigiamo verso il primo luogo che Antonio vuole mostrarmi.
Un giro in macchina per Napoli
Il traffico a Napoli è di tutt’altra categoria. Qui è ognuno per sé e Dio per tutti: gli scooter
sgusciano dappertutto, nessuno si ferma alle strisce pedonali, quando il semaforo diventa
arancione si affonda di nuovo sul pedale del gas e il clacson rimbomba incessantemente tra
le strette vie di questa città di milioni di abitanti. «Per Napoli serve un altro tipo di
patente», dice Marco dal sedile posteriore. «Se sai guidare qui, puoi guidare ovunque.»
Restiamo fermi per un po’ a un semaforo e un uomo dall’aspetto trasandato inizia a pulire i
fari della macchina di Antonio. «Sono senzatetto», dice. «Vogliono qualche spicciolo e in
cambio fanno lavoretti non richiesti.» Quando il senzatetto ha finito, Antonio gli dà qualche
moneta. «Grazie! Grazie mille!»
Dopo circa mezz’ora di guida arriviamo in centro. Attraversiamo un cortile interno ed
entriamo in un vecchio condominio dove un tempo abitò il poeta Torquato Tasso (1544
1599). Antonio apre la porta di un appartamento con due stanze, in una delle quali ci sono
una scrivania e delle sedie, e sulla parete una lavagna. «Questo era un appartamento della
Camorra, la mafia di Napoli, ma ora è in mano al CNSF. Lo Stato ha affidato questo
appartamento alla nostra organizzazione dopo averlo confiscato alla Camorra. All’epoca era
completamente diverso da come lo vedi ora. C’erano materassi strappati per terra e
sporcizia ovunque. Adesso il CNSF lo usa per accogliere i bambini dopo la scuola e offrire
loro ripetizioni. In estate qui si riuniscono gli anziani per accompagnare i turisti alla
scoperta della città. In questo modo creiamo una rete di protezione sociale, un ecosistema
in cui la comunità è centrale.» Nell’appartamento ci sono due volontari del CNSF. Aiutano
con le ripetizioni e organizzano anche eventi sportivi per i bambini svantaggiati di Napoli.
Chiedo a Marco perché il CNSF sia così concentrato sull’organizzazione di eventi sociali.
Non è più qualcosa da enti caritativi o società sportive? «In Italia la politica è dappertutto»,
risponde. «Devi capirlo bene, altrimenti non capisci nulla di questo Paese. Quello che
cerchiamo di ottenere con il CNSF è unire gli italiani, e in questo caso i napoletani, far loro
capire che fanno tutti parte di una sola nazione e che questa diventa più forte se i suoi
abitanti vivono in una rete sociale coesa. Altrimenti dai alle organizzazioni criminali come
la Camorra la possibilità di distruggere questa rete sociale.»
Scampia
Dopo la breve visita nell’appartamento risaliamo in macchina. «Adesso andiamo a
Scampia», dice Antonio. «Il quartiere che un tempo era completamente nelle mani della
Camorra.» Devo aver guardato fuori dal finestrino con un po’ di paura, perché subito dopo
il gioviale italiano aggiunge: «Non preoccuparti, ora è un quartiere più sicuro di vent’anni
fa. Le persone che vivono qui ci conoscono.»
Scampia fu costruita originariamente come città di pendolari alla periferia di Napoli, ma
venne poi inglobata come sobborgo. Negli anni Sessanta e Settanta furono eretti grandi
palazzi brutalisti, di cui le Vele di Scampia sono il simbolo. Questi palazzi venivano usati
per ospitare famiglie povere. L’idea era che gli abitanti delle Vele formassero una comunità
e si aiutassero a vicenda a stare lontani dai guai. Accadde invece il contrario. Quei
mostruosi blocchi di cemento divennero un terreno fertile per la criminalità e un parco
giochi per la Camorra: qui reclutavano bambini per le loro pratiche nefaste. Oggi nelle Vele
di Scampia non abita più nessuno. I palazzi sono stati sgomberati, non hanno più finestre e
vengono demoliti per fare spazio a un’architettura più gradevole. «Scampia era quasi il più
grande mercato della droga del mondo», racconta Antonio. «Qui potevi comprare di tutto:
cocaina, eroina, hashish, marijuana, crack, e così via. Non potevi semplicemente
camminare per strada. Al minimo ti derubavano. Era così grave la situazione. Solo grazie
all’intervento dello Stato e alla demolizione delle Vele il problema è stato in parte risolto.»
Su una delle Vele si legge, scritto in graffiti: «Non siamo noi il problema». Anche se
Antonio mi ha detto che non ho più così tanto da temere, sono comunque sollevato quando
ripartiamo in macchina verso il quartier generale del CNSF a Giugliano.
Fondo Italia
In lontananza vedo il Vesuvio mentre sfrecciamo sulla tangenziale di Napoli con la nostra
Alfa Romeo nera. Antonio e Marco mi chiedono della situazione politica nei Paesi Bassi. A
mia volta chiedo del partito al governo in Italia, Fratelli d’Italia. «Siete soddisfatti di
Meloni?» «Sì, per molti aspetti Meloni è straordinaria. È incisiva, di destra, tradizionalista,
viene dall’organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano (MSI) e ha fatto molto
per mantenere la famiglia così come la conosciamo. Secondo me però ha anche commesso
alcuni errori. È filo-europeista, sostiene Israele e l’Ucraina e ha fatto entrare troppi
migranti nel Paese. Eppure penso che abbia fatto molte cose buone e abbia gettato le basi
per una destra di cui beneficeremo per molti anni. Non vedo nessun altro partito vincere
nei prossimi anni se non Fratelli.» Sulla strada verso Giugliano passiamo accanto agli scavi
della residenza di Scipione l’Africano, il generale romano che distrusse i Cartaginesi. È la
dimostrazione che in Italia non sei mai lontano dal passato. Dietro ogni angolo si trova una
rovina che ti mette in contatto con la civiltà di un tempo.
Il quartier generale del CNSF, chiamato Fondo Italia, è una villa con un grande
appezzamento di terreno alla periferia di Giugliano. Un tempo la villa apparteneva alla
Camorra, finché non fu espropriata dalla polizia. «Qui hanno trovato 12.000 chili di
marijuana e una villa completamente sottosopra. Era davvero un disastro, ma per fortuna
siamo riusciti a farne qualcosa di molto bello.» La villa ha una grande terrazza con una
cucina all’aperto chiamata “Cucina Futurista”, intitolata al ricettario del poeta futurista F.T.
Marinetti (1876–1944). Questa non è l’unica citazione dei futuristi nella villa Fondo Italia:
nell’ufficio di Antonio è appesa una grande foto di Marinetti con i suoi compagni. C’è
anche un’immagine dell’“Enea, Anchise e Ascanio” del Bernini, la scultura che rappresenta
l’armonia tra giovinezza, età adulta e vecchiaia.
Dal balcone dell’ufficio di Antonio osserviamo il terreno intorno alla villa. Indica un pezzo
di terra recintato. «Guarda, in quell’orto i detenuti coltivano verdure. Il CNSF cerca di
reinserirli nella società dando loro un progetto, così che stiano lontani dalle organizzazioni
criminali. Le verdure che coltivano le vendiamo anche in vasetti con olio d’oliva prodotto
da noi. Vorremmo alla fine venderle in un negozietto a Napoli insieme ad altri prodotti
regionali. In questo modo costruiamo un ecosistema alternativo, libero dai tentacoli
corruttori della Camorra. Naturalmente capiamo che in Italia esistono problemi molto più
grandi, come l’immigrazione di massa o la disoccupazione, ma nella regione di Napoli la
mafia è il problema principale. È il cancro che corrode il Sud Italia. Non solo in senso
figurato, ma anche letteralmente: uno dei loro modelli di business consiste nello
smaltimento dei rifiuti industriali, che vengono scaricati nella natura. In questo modo
inquinano l’ambiente e gli abitanti della Campania hanno una maggiore probabilità di
contrarre il cancro. Per questo è così importante che il CNSF combatta la mafia, aiutando i
bambini che crescono nella povertà a colmare i ritardi scolastici e offrendo loro un
ambiente sicuro in cui fare sport. Questa è l’origine della nostra lotta. Dopo viene la
politica.»
Nel giardino di Fondo Italia ci sono dei cartelli con i nomi di magistrati, giudici e
amministratori italiani che hanno avuto un ruolo importante nella lotta contro la mafia, tra
cui Benito Mussolini. «Quello che si dimentica spesso del dominio dei fascisti», dice
Antonio, «è che Mussolini è stato uno dei pochi a riuscire davvero a colpire la mafia in
Sicilia e a Napoli. Ci è riuscito perché non tollerava un secondo potere accanto a sé in
Italia.»
Quando una segretaria chiama Antonio all’interno, io rimango con Marco, che con calma si
rolla una sigaretta. «Un olandese a Giugliano prima dell’uscita di GTA 6», scherza. «Chi
l’avrebbe mai detto!» Finiano per parlare dell’immigrazione in Italia. «Nel sud Italia
l’immigrazione non è ancora un problema così grande, perché qui la gente fa ancora molti
figli e i migranti criminali vengono allontanati dalla Camorra. Questo si potrebbe, per
quanto suoni ironico, considerare un vantaggio della mafia. Nel nord del Paese, però,
hanno un grosso problema: tutti i migranti vanno lì, verso città come Milano. Lì finiranno
per sostituire la popolazione originaria, perché il tasso di natalità al nord è molto più
basso.»
Ritorno a Napoli
Per concludere la giornata torniamo nel centro di Napoli. Lì mangiamo bruschetta e
brindiamo con un Aperol Spritz all’amicizia tra il movimento di destra dei Paesi Bassi e
quello italiano – a noi! Parliamo del futuro del CNSF. «Nei prossimi dieci anni il CNSF
deve crescere e possedere sedi come la villa Fondo Italia in tutto il Paese. Dobbiamo far
fare sport ai bambini e insegnare loro fin da piccoli che sono cittadini di una nazione
orgogliosa. Dobbiamo creare una rete sociale fitta e solida, così che non possa essere
spezzata da gruppi con fini perversi, come il guadagno di denaro a spese della nazione. Non
dobbiamo perderci nella nostalgia del passato, ma guardare sempre avanti e costruire il
futuro.»

Luca de Clippelaar (2001) è uno scrittore ed elettrotecnico olandese, nonché caporedattore della rivista “De Dissident”. Questa rivista è l’organo ufficiale dell’associazione giovanile di Forum voor Democratie, il partito olandese che alle elezioni parlamentari del ’25 ha ottenuto sette dei centocinquanta seggi.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *