Fermare l immigrazione, il problema dei trattati.

Quando si parla di gestioni dei flussi migratori in Italia ed Europa, spesso si pensa che basti la volontà politica per fermarli. Ovviamente la realtà è molto più complessa e il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha centrato il punto, nel suo discorso, tenutosi al palazzo di vetro dell’ ONU  giovedì 24 settembre.

Cito:” Per essere efficaci, non sono solo le istituzioni che dobbiamo riformare. Perché siamo di fronte a un cambio d’epoca, e questo impone una revisione profonda di tutti gli strumenti che abbiamo per regolare i rapporti tra le Nazioni e difendere i diritti delle persone, comprese le Convenzioni Internazionali.

Penso, ad esempio, alle convenzioni che regolano la migrazione e l’asilo. Sono regole sancite in un’epoca nella quale non esistevano le migrazioni irregolari di massa, e non esistevano i trafficanti di esseri umani. Convenzioni non più attuali in questo contesto che, quando vengono interpretate in modo ideologico e unidirezionale da magistrature politicizzate, finiscono per calpestare il diritto, invece di affermarlo.

Con altri Stati europei abbiamo sollevato questo tema e intendiamo portarlo avanti. Non ovviamente per abbassare il livello delle garanzie, ma per costruire un sistema che sia al passo con i tempi, capace di tutelare i diritti umani fondamentali, insieme però alla sacrosanta prerogativa di ogni Nazione di proteggere i propri cittadini e i propri confini, esercitare la propria sovranità, governare il tema della migrazione, che impatta sulle persone, particolarmente su quelli più fragili

La comunità internazionale deve unirsi nel contrastare il fenomeno del traffico di esseri umani. Le Nazioni Unite, al pari di altre istituzioni internazionali come l’Unione Europea, non possono voltarsi dall’altra parte o finire per tutelare i criminali nel nome di presunti diritti civili. “.

Quando parliamo quindi di contrasto all’ immigrazione clandestina, dobbiamo sempre considerare l esistenza di questi trattati internazionali, ratificati dall’ Italia, per capire ciò che allo stato attuale, possiamo fare.

Sono diversi i trattati, che rendono difficile(per non dire impossibile)una politica di porte chiuse.

La Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati, ad esempio, è un trattato multilaterale delle Nazioni Unite che definisce chi è un rifugiato e definisce i diritti dei singoli che hanno ottenuto l’asilo e le responsabilità delle nazioni che garantiscono l’asilo medesimo.

La Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948,all art 13 comma 2 ci dice che: Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.

Prosegue poi con l articolo 14 comma 1:Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni.

Anche la nostra costituzione, presenta degli ostacoli simili.

Il diritto d’asilo in Italia è sancito dall’art. 10, comma 3, della Costituzione, che stabilisce che «Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge».

Ogni volontà politica, di gestione dei flussi migratori e del contrasto dell’ immigrazione clandestina, se vuole realmente essere efficace, deve tenere in considerazione queste normative .

Il dubbio è, che una parte politica, utilizzi questa tematica a scopi elettorali di consenso, senza la reale volontà di affrontare il problema. Pensano: Se io grido all’ invasione, metto in atto dei provvedimenti(politici o legislativi) per cercare di  bloccare i flussi migratori, consapevole però dell’ esistenza di tali normative che me lo impediscono, i miei provvedimenti vengono bloccati e di conseguenza posso dare la colpa: i poteri forti, all’ Ue, alla magistratura, ecc.

Il fenomeno dell’ immigrazione è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni può essere gestito, ma se si vuole fare realmente qualcosa che abbia un effetto concreto, non si può prescindere dalla realtà normativa attuale, che va modificata, perché nulla è immutabile ma tutto è in divenire.

Matteo Cantù 

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