Quando ad aprile scorso in diretta su Radio Kulturaeuropa presentammo Incontro al Presente, nella chiacchierata con i preziosi Matteo Cantù e Giancarlo Sperati l’avvocato Valerio Cutonilli, nel suo magistrale intervento, “profetizzò” ciò che oggi paradossalmente ri-viviamo.
È notizia ormai nota che a distanza di 11 mesi, o meglio, a meno di 20 giorni dalla ricorrenza dell’eccidio di Acca Larenzia, Babbo Natale ha recapitato una marea di denunce per aver fatto il saluto romano nella commemorazione romana.
Non so se anche stavolta si potrà dire “Non sapevo che non fosse reato” o ancor di più “Non sapevo che nel Palazzaccio a camere riunite è stato sentenziato che il fatto non costituisce reato in una commemorazione funebre”, ma, di fatto, si è aperta una guerra tra procure. Ogni procura cercherà di rovesciare la sentenza della Cassazione e ogni procura vorrà farlo per prima – voce del verbo “le sentenze si rispettano” -.
In questo spreco di denaro pubblico, di tempo e di energie profuse in quello che è un vero e proprio accanimento nessuno si chiede perché, 46 anni dopo, c’è ancora Acca Larenzia.
Le sudate carte bollate riusciranno mai ad asciugare muri e asfalto, dove è stato versato il sangue dei tre innocenti, freddati a distanza, come in una esecuzione mafiosa e senza motivo alcuno? O, peggio, diretto? E quello di chi prima e chi dopo ha fatto sì che Acca Larenzia si inaugurasse prima di quel maledetto 7 gennaio del 78 e finisse in una bottiglia di cianuro anni dopo?
Nulla si sa degli sforzi profusi per individuare i colpevoli di quella strage che 46 anni dopo rimane ancora impunita. Anzi, qualcuno con tanto di nome, cognome e intenzione è stato solo mandato in vacanza.
Al di là dei tecnicismi che lascio a chi di dovere, posso solo notare 3 cose:
1) l’accanimento giudiziario nei confronti di chi ha solo la colpa di onorare dei caduti per un’Idea nel rispetto del recinto tracciato dagli stessi “accanitori”;
2) se a gennaio 2024 si conoscevano già i nomi degli indagati, vuol dire che in questo Paese funziona meglio l’in-formazione che le Poste (ancora oggi i giornali sanno prima ancora dei diretti interessati);
3) le indagini, le denunce e le sentenze (di assoluzione) non fermeranno il ricordo di chi è caduto per quelli che oggi non comprendono la sacralità di questo gesto e di quelli che, spalla a spalla in quelle stesse sezioni, oggi tacciono.
Tony Fabrizio
IMMOTA MANET

