Filippo Tommaso Marinetti

È da poco ricorso l’anniversario della morte di Filippo Tommaso Marinetti, poeta, drammaturgo, militare nonché padre del futurismo, primo movimento d’avanguardia italiano.

Aspetto fondamentale del pensiero futurista, specialmente
nelle sue varianti più nazionaliste e radicali, influenzate anche
dalle teorie darwiniane, è la concezione della storia come una
sequenza di guerre tra popoli in perenne lotta per la
sopravvivenza e la conquista di spazio vitale. La guerra diventa
allora fattore di progresso capace di spazzare via la decadenza e
il vecchio. Dal conflitto, da intendersi come impossessamento, è
nata la proprietà, dallo stato di natura presociale, caratterizzato
dalla natura inestirpabile della sopraffazione, è nato perfino il
diritto, che per conservare se stesso altro non fa che esercitare
ulteriore soggezione attraverso le sanzioni. Convinto del fatto che
l’uomo non fosse in alcun modo rieducabile, e che la sua natura
fosse sostanzialmente meschina, Thomas Hobbes riteneva
indispensabile, per la garanzia di una convivenza pacifica, almeno
all’interno di uno stato, e per l’uscita dallo stato di natura, la figura
del leviatano. Il leviatano in fondo non è altro che il garante di un
contratto sociale stipulato tra gli uomini, per garantire che tutti
rispettino il patto è necessario che il leviatano ricorra
all’intimidazione. In questo modo la paura degli uomini per gli altri
uomini si svilupperà in senso verticale, e non più orizzontale come
accadeva nello stato di natura. A differenza di alcuni “filantropi” di
stampo freudiano, che vorrebbero insegnare che bisogna ricorrere
alla rieducazione in ogni caso, Hobbes era conscio del fatto che
l’uomo non è, come sosteneva Aristotele, un animale politico, ma
che è semplicemente un animale. Così come è stupido esaltare la
guerra per la guerra, è altrettanto stupido esaltare la pace per la
pace: l’istinto al combattimento è forse paragonabile a quello
sessuale, fa parte della natura più ancestrale dell’uomo, non è
semplicemente frutto dei rapporti capitalistici e della bramosia di
denaro, va ben oltre questi aspetti. E reprimere tale istinto, come
si sta cercando di fare nell’attuale società fiacca, digitalizzata ed
effeminata, non porterà altro che danni: il fenomeno ultras, oppure
quello dei cosiddetti maranza, è conseguenza diretta di questa
repressione. L’appello pacifista di eliminare la violenza dal mondo
è a dir poco utopistico, per fare ciò bisognerebbe innanzitutto
cambiare l’animo umano. Quello che si può fare per garantire la
pace è prepararsi alla guerra, senza avere vergogna o timore di
del militarismo e delle sue caratteristiche virtù (obbedienza,
spirito di sacrificio, dedizione alla Patria), poiché chi non ama
portare le proprie armi finisce sempre con il portare quelle degli
altri. L’attività fisica, così come gli sport da combattimento,
vengono osteggiati perché ritenuti barbari e incivili, ma
rappresentano invece valvole di sfogo in grado di incanalare
l’istinto innato dell’uomo alla battaglia. Oggi c’è una pericolosa
tendenza che cerca in tutti i modi di soffocare questo istinto,
normalizzando la sedentarietà e l’obesità e denigrando la virilità.
Al sistema evidentemente fa più comodo un esercito di maschi,
se così si possono definire, con lo smalto alle unghie, flaccidi e
dediti alla felicità del ventre, piuttosto che individui sicuri di sé e
moralmente integri.

Matteo Cucchi

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