IperCapitalismo e Avanguardia

Nell’articolo apparso l’11 Novembre sul sito di KulturaEuropa a firma di Francesco Ingravalle
dal titolo “IperCapitalismo”, si evince lo sforzo che il Centro Studi omonimo sta compiendo
nell’elaborazione di una nuova teoria di interpretazione di cio’ che sta mutando nelle
dinamiche del capitalismo piu’ avanzato e di come questo muta gli equilibri economici e
sociali.
Lo spunto ci è offerto da quanto avvenuto negli USA dove l’affermazione di Trump ha
sicuramente potuto contare sull’appoggio economico e politico di Elon Musk e dei settori
”capitalfuturisti” che da qualche tempo ormai hanno assunto direttamente un ruolo politico,
mettendo in crisi le tradizionali forme di rappresentanza.
Salta la mediazione, salta lo schermo consociativo di partiti e sindacati e si afferma
direttamente l’ipercapitalismo che assume su di se’ un ruolo politico diretto.
A soffrirne, oltre al sistema rappresentativo classico è anche l’assetto del capitalismo di
rendita che sicuramente puo’ contare sull’aspetto finanziario classico ma che dovra’
necessariamente contendere “il peso politico” all’ipercapitalismo produttivo in ascesa.
Un ipercapitalismo che sembra privilegiare il terreno produttivo classico ma con un’approccio
che oltre all’innovazione di prodotto, sembra assumere un profilo “visionario” capace di
incidere sulla psicologia sociale e di sollecitare istanze “prometeiche”.
La capacita’ di disegnare nuovi mondi e nuove frontiere è sempre stata la molla del
capitalismo soprattutto tra fine Ottocento ed inizio Novecento , periodo nel quale sono fiorite
le maggiori “invenzioni” e soprattutto l’affermarsi di un capitale globale e fortemente
incentrato sull’innovazione di prodotto, legato alla fabbrica ed alla capacita’ di far circolare le
merci ( pensiamo al tessile e al manifatturiero inglese legate allo sviluppo coloniale).
E’ in questo quadro che si svilupparono le prime forme di organizzazione delle classi
lavoratrici salariate ,come le forme di rappresentanza sindacali e partitiche che oramai sono
diventate il pallido ricordo di quello che furono agli albori.
Le trasformazioni capitalistiche hanno inesorabilmente inglobato il conflitto, erodendone le
forme e soprattutto i contenuti, nell’ambito delle “compatibilita’”economiche e sociali del
modello liberaldemocratico, privilegiando sempre piu’ l’ aspetto finanziario del capitale,
privando di centralita’ la fabbrica e il modello di produzione fordista.
Anche il ruolo degli Stati nazionali nella gestione dell’economia e di conseguenza nella
gestione del conflitto sociale mediante la redistribuzione del reddito, si è andato
progressivamente limitando, e dagli anni 80 del secolo scorso con la “Reaganomics” e il
thatcherismo hanno fortemente privilegiato la finanziarizzazione economica a scapito di
quella produttiva.
Oggi queste politiche sono periodicamente messe in discussione dalla loro evidente
incapacità’ di assicurare coesione sociale e una solida base per il futuro e negli USA ed in
Europa assistiamo a periodici tentativi di neokeynesismo , come recentemente testimoniato
dal PNRR europeo o dal Inflation Reduction Act negli USA.
L’ipercapitalismo in questo quadro in movimento sembra fornire una nuova frontiera ed una
visione nuova che saltando la mediazione politica e sindacale , si offre come possibile
alternativa in chiave “di imprenditoria cesarista”, anche grazie al massiccio ricorso all’AI ed ai
processi di digitalizzazione.
Ovviamente se il capitale si trasforma, si trasforma anche la necessita’ di organizzazione della
politica e della rappresentanza dei lavoratori, in un mercato del lavoro sempre piu’
segmentato, flessibile e intessuto di nuove figure lavorative che vanno a sostituirsi a quelle
tradizionali ed ancora legate a vecchi paradigmi organizzativi.
Comprendere ed intercettare le nuove forme di rappresentanza che possano interloquire e
partecipare attivamente al processo ipercapitalista in atto, traendone opportunita’ e vantaggi
, è uno dei compiti che un ‘avanguardia di pensiero europea deve saper fare, anticipando i
tempi e seppellendo una volta per tutte le strutture rappresentative dell’Ancien Regime, per
affermare un modello di Welfare direttamente partecipato dai lavoratori, soprattutto in un
quadro di accelerazione ipercapitalista.
Centro Studi KulturaEuropa

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