Come si dice MeToo in spagnolo??

Ennesimo scandalo, travolge la sinistra spagnola.

Accusato di molestie sessuali, si è dimesso da deputato e da ogni incarico pubblico Íñigo Errejón, che 10 anni fa fondò Podemos assieme a Pablo Iglesias, salvo poi migrare nel partito Mas Madrid, e che fino a giovedì era portavoce di Sumar, coalizione alla sinistra del partito socialista e sua alleata strategica nel governo guidato da Pedro Sánchez.

Da tempo, in realtà, nei corridoi delle Cortes spagnole, si sussurrava di «mani lunghe» e «avances non gradite», ma nessuno si aspettava una simile valanga di accuse.

La prima, anonima, è comparsa martedì sui canali social della giornalista Cristina Fallarás: parlava di «pratiche umilianti» richieste da «un politico di Madrid», «un vero psicopatico», un «mostro». Dopo «48 ore di agonia», come titola El País , Errejón si è dimesso e in serata è uscita dall’ombra l’attrice Elisa Mouliaà: «Sono una vittima di molestie sessuali da parte di Íñigo Errejón e voglio denunciarlo», ha scritto su X. Nella denuncia avrebbe dichiarato: «Mi ha afferrato per il braccio, mi ha spinto sul letto e ha tirato fuori il suo membro». Fatti risalenti al 2021 e tenuti nascosti «per paura». Altre accuse sono poi apparse sui social.

Una bomba per Sumar, la formazione creata da Yolanda Díaz prima delle elezioni dello scorso anno, riempiendo il vuoto lasciato dal crollo nei consensi di Unidas Podemos.

La fede femminista della vicepresidente del governo, che ha lasciato la guida di Sumar dopo i magri risultati alle Europee di giugno, è stata messa ieri in discussione dall’opposizione: «Tutto suggerisce che la direzione di Sumar sapeva e ha messo il caso a tacere», ha detto uno dei leader del Partito popolare, Elías Bendodo.

Le dimissioni di Errejón, il quale ha ammesso solo generici «errori», rischia di dare la spallata finale a Sumar, che non riesce a governare una sinistra radicale molto frammentata.

Come Pablo Iglesias — «se ne parlava da un anno» ha detto — e la sua compagna Irene Montero, già leader di Podemos e oggi eurodeputata: «Porre fine all’impunità e rompere il silenzio non è facile perché finora troppe volte gli uomini sono stati protetti dal potere», ha commentato la «madre» della controversa legge del «solo sì è sì», che richiede un chiaro consenso a qualsiasi atto sessuale. Viene da chiedersi perché loro non abbiano parlato prima.

Insomma, nuovo tassello del puzzle di governo di Pedro Sanchez :dopo criminali separatisti che fuggono nascosti nei bagagliai delle auto, si aggiungono i molestatori di donne.

Se è vero che al peggio non c’è mai fine, viene da chiedersi:quale sarà il prossimo?

Matteo Cantù

Centro Studi Kulturaeuropa

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