
Un recente saggio di Federico Rampini reca un titolo emblematico, dal vago sapore spengleriano: Suicidio Occidentale. Perché è sbagliato processare la nostra storia e cancellare i nostri valori. L’Autore, membro autorevole dell’intellighèntsia dominante ma dotato, cosa non certo comune, di un certo spirito critico nei confronti del conformismo imperante e del “politicamente corretto”, prende di mira la tendenza fondamentale del nostro tempo: l’idea di una colpevolizzazione aprioristica di tutta la storia legata all’Occidente e all’Europa, nel nome di una sorta di radicalismo progressista, della liberazione di tendenze legate alla sfera sessuale, di minoranze un tempo “perseguitate”, di una migrazione clandestina incontrollata, della negazione di “crimini” quali il nazionalismo, la difesa dei confini, la famiglia tradizionale etc.
Nel nome, in altri termini, di una concezione storica superficiale, piatta, naturalistica, nella peggiore accezione del termine, priva di qualsivoglia riferimento metafisico, verticale, simbolico, anagogico.
Certamente Rampini, che riteniamo, lo si ripete, osservatore intelligente e acuto della contingenza attuale, non offre soluzioni che esulino da una difesa della “vera” democrazia coi suoi connessi valori di libertà, antifascismo e tolleranza (ma non per tutti…).
La società in cui viviamo è, per non pochi aspetti, erede diretta di quella Scuola di Francoforte, in modo particolare di pensatori quali Adorno e Marcuse, alla base dei movimenti antiautoritari di liberazione della “contestazione” giovanile del ’68, peraltro organica, come altre volte constatato da Kulturaeuropa, all’egemonia del sistema liberalcapitalistico, che, a parole, si voleva disintegrare.
In un testo non troppo conosciuto, risalente proprio al 1968, contenuto in L’Arco e la clava (pp. 162 – 173) di Julius Evola, dal pregnante titolo: Influenze subliminali e «stupidità intelligente», scritto di attualità straordinaria, troviamo, tra l’altro, la trattazione dei medesimi problemi affrontati da Rampini, ovviamente con riferimenti dedicati ad un altro contesto storico.
In Evola emerge un duro giudizio non soltanto verso i fautori della dissoluzione di ispirazione democratica, liberale o social-comunista, ma anche di quegli intellettuali e politici di Destra i quali, per una sorta di viltà, pigrizia mentale, o per essere accettati nei salotti buoni, o per volontà di raggiungere posizioni di prestigio e di potere, ripetono alla lettera gli slogan del nemico, scimmiottandone le posizioni e rinnegando il loro stesso passato, in altri termini suicidandosi.
Sembra di constatare penose situazioni di abiure, genuflessioni e pentimenti di troppi esponenti dell’attuale compagine governativa…
Tutto questo, secondo Evola, e lo condividiamo in pieno, deriva dalla mancanza di un autentico dominio interiore, l’autarcheia del saggio antico e del vir romano, così come dalla mancanza di una visione spirituale e, insieme, esistenziale e strategica, volta al superamento dello status quo e al ristabilimento, in forme adeguate allo spirito del tempo, dell’ ordine tradizionale, ricordando che l’autentico significato del termine “rivoluzione” è quello di “ritorno alle origini”, ritorno alla sostanza ideale profonda, che, per sua natura ha i caratteri del sacro e dell’eterno.
Tutto il resto è un vano rincorrere apparenze, fantasmi e quel chiacchiericcio superficiale e vuoto che caratterizza gran parte dell’umanità contemporanea.
Giuseppe Scalici

