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		<title>Analisi geopolitica e storia etrusca</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 02:35:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tra i tanti “misteri” e punti irrisolti della storia della civiltà etrusca vi è sicuramente quello del come abbia fatto ad essere assimilata dalla espansione romana, visto che gli etruschi erano in origine la civiltà più sofisticata, ricca e diffusa territorialmente della penisola italiana. Tra i tanti fattori che hanno causato la scomparsa della civiltà [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tra i tanti “misteri” e punti irrisolti della storia della civiltà etrusca vi è sicuramente quello del come abbia fatto ad essere assimilata dalla espansione romana, visto che gli etruschi erano in origine la civiltà più sofisticata, ricca e diffusa territorialmente della penisola italiana. Tra i tanti fattori che hanno causato la scomparsa della civiltà etrusca, uno potrebbe essere a nostro avviso decisivo, si tratta di un elemento desunto dalla analisi geopolitica, il cosìddetto <strong>fattore umano</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>fattore umano </strong>è la percezione di sé che possiede una collettività unita alla maniera in cui questa percezione vuole essere espressa materialmente nella vita e nel percorso storico della collettività stessa.</p>
<p style="text-align: justify;">Si divide nell’ambito demografico, ovvero il numero e l’età mediana di una collettività; e la sua ‘cultura’, ovvero la sua storia, mitologia, religiosità, letteratura, filosofia eccetera. Due aspetti che informano la percezione di sé di una collettività, l’uno (demografia) in senso antropologico materiale, l’altro(cultura) in senso psicologico e spirituale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad esempio: una popolazione con una età mediana bassa (giovani) e molto numerosa tenderà all’espansione territoriale, quindi per giustificare (si) questa espansione tenderà a produrre una mitologia espansionistica, giovanilistica ed eroica. Una popolazione di età mediana alta e numericamente in fase di restringimento tenderà invece al pacifismo, con tutto ciò che ne consegue a livello di produzione culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Da quello che sappiamo della cultura etrusca, rispetto ai romani si trattava di una collettività, un popolo, territorialmente meno propenso all’espansione, con un forte accento religioso sulla divinazione, e quindi sull’accento psicologico del fatalismo, ovvero sull’idea che il destino sia segnato a priori dalla divinità e sia pressoché immodificabile. Noto è infatti che uno dei principali miti fondativi etruschi è quello della “profezia di Vegoia (<em>Lasa Vecu</em>)” che preannunciava la fine del popolo etrusco nell’arco di dieci <em>saecula </em>(secoli o ere). Perché dunque affannarsi a conquistare il mondo se tanto, al tempo dovuto gli dei ti faranno scomparire? Questo poteva essere parte del sottofondo psicologico della civiltà etrusca, e quindi della loro mentalità sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Un risvolto culturale di questo sottofondo psicologico può vedersi nella cultura etrusca del banchetto. Cultura del banchetto assorbita dai greci ma che vedrà in Etruria uno sviluppo eccezionale, fino a diventare elemento centrale non solo della cultura dei vivi, ma anche di quella funeraria. Nella civiltà etrusca emerge un connotato di idealizzazione del banchetto come vero e proprio acme della vita sociale, in una più vasta tendenza al lusso, risolvendosi anche nel fasto funerario. Gli etruschi desideravano che i morti potessero continuare a partecipare alle gioie terrene banchettando anche nell’aldilà, e da qui l’utilizzo di necropoli costruite come vere e proprie città dei vivi, ma per i morti. Il massimo che si potesse auspicare ad un defunto era quindi proprio di continuare a vivere, e vivere banchettando, cioè di rimanere ancorati al massimo del bene che c’è nella vita terrena. Ma se il massimo del bene nella vita terrena è il banchettare con i propri cari, allora vuol dire che non esiste nulla per cui valga davvero la pena sacrificarsi, nessun ideale di bene superiore, che sia sociale, religioso, umanitario o nazionale. Nessuna spinta al combattimento e alla guerra dunque, che non sia la stretta difesa dei propri territori.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto il ruolo egalitario dato alla donna nella civiltà etrusca, rispetto a quella greca e romana ad esempio, è un altro sintomo di una impostazione meno militarizzata, meno guerriera, meno virile della società.</p>
<p style="text-align: justify;">Il servizio militare doveva essere più che altro mercenario, mentre i capi dell’esercito dovevano essere scelti tra le famiglie aristocratiche, ma non si sa bene con quali meriti e carriere. In genere gli etruschi erano percepiti dai romani come un popolo estremamente ricco e raffinato, ma incapace di fare fronte comune ed opporsi militarmente, i soldati etruschi erano perlopiù schiavi costretti al servizio militare, mentre quelli romani erano cittadini a cui venivano promessi ricchi bottini in vista di una vittoria. La motivazione giocava quindi tutta a favore dei romani. Il punto di svolta della visione romana sugli etruschi si ebbe dal 420 a.C. quando Veio chiese aiuto alla Dodecapoli (così il nome della federazione etrusca, formata da dodici città principali) senza ottenerlo per via di lotte intestine, laddove invece i romani, nonostante avessero anche loro non pochi problemi nei rapporti interni tra patrizi e plebei riuscirono a compattarsi per la comune causa e a riportare una storica vittoria conquistando la città di Veio e più di mille iugeri di territorio (396 a.C.), tutto questo unificando il comando militare sotto la direzione di un dittatore, il generale Marco Furio Camillo. Da quel momento Roma iniziò a guardare alla civiltà etrusca come ad una civiltà in sostanziale declino e decise da ciò a spingere la propria espansione sempre più verso nord.</p>
<p style="text-align: justify;">In Etruria inoltre le carriere di potere, le magistrature (zilacati) dovevano essere strettamente legate all’ambito aristocratico e sacerdotale, e non si era formato un sistema di coinvolgimento diretto della plebe negli affari pubblici come avveniva invece a Roma. Nel corso della conquista romana questo fattore giocò molto a favore di Roma, che riusciva ad ispirare rivolte interne alle città etrusche per via della sua legislazione più liberale nei riguardi dei diritti dei plebei. Le classi dirigenti etrusche dunque non riuscirono a rinnovarsi di fronte alla novità del sistema militare e sociale romano, vedendo crearsi via via al proprio interno dei partiti filoromani, costituiti soprattutto dalle classi inferiori della popolazione; segno di un ambito culturale estremamente rigido e conservatore, immobile persino di fronte all’incedere di pericoli esistenziali.</p>
<p style="text-align: justify;">Laddove quindi i romani si vedevano come discendenti diretti di una stirpe fondata da Marte e Venere, ed avevano attuato un sistema sociale interclassista calibrato su di un sistema militare espansionistico unico ed autoreferenziale, Roma cioè non faceva affidamento per il proprio benessere che sulla forza delle proprie armi, gli etruschi si vedevano invece come una civiltà dal tempo a scadenza, divisa rigidamente in classi e con a base dell’economia sociale il latifondo ed il commercio via mare, intermediato e protetto quest’ultimo da alleanze variabili con greci e punici.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i greci nei tempi arcaici(IX-VI secolo a.C.) era nota l’assertività marinaresca dei “pirati Tirreni” sul mare eponimo, da cui scaturirono una serie di miti, di cui gli etruschi si fecero fieri diffusori tra la propria popolazione, inserendosi così almeno dal punto di vista ideologico, nel contesto della civiltà greca, considerata a ragione una civiltà superiore. Se tuttavia tra l’VIII e il VI secolo l’Etruria estenderà il suo dominio su Roma (dinastie reali di Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo) e sulle colonie campane da Capua a Pontecagnano, l’incontro con le più grandi civiltà greche (Magna Grecia) e fenicia (colonie puniche in Sardegna e Sicilia) creeranno una sorta di equilibrio statico della civiltà etrusca, perpetuandone il dominio sul Tirreno del nord per ancora 150 anni dopo la battaglia di Aleria (540 a.C.), fino all’inizio dell’espansione romana verso il proprio entroterra (dal 420 a.C. in poi).</p>
<p style="text-align: justify;">L’incontro con i greci coloni di Pithecusa (Ischia) fece entrare i proto-etruschi (villanoviani) nella fase compiutamente storica attraverso l’adozione dell’alfabeto euboico intorno alla metà dell’VIII secolo a.C., allo sviluppo del tornio e delle arti metallifere, all’introduzione della viticoltura e di nuove tecniche di produzione dell’olio. Appare pertanto evidente sin dai primi incontri un certo rapporto di subordinazione culturale e tecnologica con il mondo greco. Gli etruschi assorbirono conoscenze fondamentali per il proprio sviluppo dai greci, ma non viceversa.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli etruschi sembrano essere stata una collettività oltre che fatalista, anche “sazia”. Sazia di una posizione di dominio sul proprio mare di pertinenza, sazia del controllo delle risorse metallifere dell’Elba, invidiato e ambito da tutte le altre popolazioni mediterranee, sazia di essere al centro di un sistema di popoli italici che non vedrà nessuno sfidante della propria stazza tecnologica e demografica fino alla crescita di Roma. Sazia di accordi di equilibrio con i coloni greci della Magna Grecia e con i cartaginesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Era una collettività in cui si “stava bene”, senza ambizioni storiche di conquista, divisa in città-stato, naturalmente litigiose tra loro. Perché una collettività tendente a grandi obiettivi, si militarizza, e vede naturalmente l’accentramento dei poteri come un passaggio risolutivo alla costituzione di un esercito più forte e compatto. Tende inoltre a responsabilizzare i propri elementi dotandoli della carica di ‘cittadini’ e ridistribuendo il peso lavoro su schiavi da procacciarsi all’esterno, con la conquista di nuovi territori, come fece Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo fenomeno invece non sembra essersi attuato in Etruria, dove l’etrusco delle classi basse rimaneva sostanzialmente legato ad un padrone latifondista ed era impiegato in guerra senza la prospettiva di conquiste di terreni o schiavi per sé. Senza prospettiva quindi di scalata sociale, anche se deduciamo da evidenze archeologiche che puranco in Etruria doveva esistere il meccanismo dell’affrancamento dalla condizione di schiavitù, dove il liberto rimaneva comunque a servizio della famiglia di appartenenza ancora a lungo dopo l’ottenimento dei diritti.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa struttura sociale di scarsa militarizzazione e quindi scarsa assertività politica della federazione etrusca nei confronti dei vicini è attestata anche dal fatto che quasi tutte le guerre combattute dagli etruschi a noi note siano guerre difensive, o di respingimento deterrente del nemico, se non addirittura guerre intestine, come quella dei fratelli Vibenna di Vulci contro i Tarquiniesi per il controllo di Roma, o quelle di Porsenna di Chiusi per respingere la lega latina nel Lazio, cioè guerre di riequilibrio e controllo interno, più che di conquista estroflessa.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’ottica di un fattore umano etrusco “debole” è oltremodo significativo che l’amore per i piaceri della vita, l’eguaglianza uomo-donna, e la scarsa assertività in politica estera degli etruschi sia stata rivalutata in tempi recenti dalla nostra società senile e pacifista e fosse invece ampiamente criticata ed additata come decadente dai coevi greci e romani, nonché snobbata dagli studi filologici e archeologici contemporanei almeno fino al dopoguerra.</p>
<p style="text-align: justify;">La rivisitazione contemporanea di una civiltà etrusca eticamente “migliore” di quelle greca e romana sembra invece essere volta all’esaltazione degli attuali valori decadenti della nostra società riflessi nell’antichissima civiltà etrusca, e non nel senso di una valutazione complessiva dello sviluppo storico dell’Italia preromana, cosa che ne depotenzia alla base ogni presupposto pedagogico.</p>
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<p style="text-align: justify;"><strong>Strategia e tattica etrusche</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Torniamo adesso a valutare empiricamente l’impatto del fattore umano sul dipanarsi della vicenda storica etrusca, e dobbiamo farlo introducendo altri due elementi chiave dell’analisi geopolitica: quello della <strong>strategia </strong>e della <strong>tattica</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>strategia </strong>è il raggiungimento degli obiettivi profondi di una collettività. Essa non viene formulata, esiste già in potenza, va solo scoperta e riconosciuta.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>tattica </strong>è l’insieme di attività a breve o lungo termine, anche tra loro contraddittorie, che un attore, in questo caso la collettività etrusca, pone in essere per raggiungere gli obiettivi postile dalla strategia.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente una collettività che non è consapevole della propria strategia non sarà mai in grado di applicare una buona tattica.</p>
<p style="text-align: justify;">La strategia minima è la mera sopravvivenza della collettività, la massima è la formazione di un impero, ovvero l’estensione della propria egemonia su altri popoli.</p>
<p style="text-align: justify;">In un contesto geografico di incisiva presenza del mare inoltre, l’elemento marittimo sarà predominante sul dominio terrestre e ad esso si rivolgeranno in buona sostanza tutti gli sforzi tattici di una collettività, perché ad esso sarà legato in massima misura l’elemento strategico.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti per gli etruschi l’elemento marittimo fu il fattore decisivo della costituzione stessa della propria civiltà. Fu dal mare che attraverso il contatto con i greci i villanoviani passarono dalla protostoria alla formazione della propria civiltà, e fu per il dominio del mare Tirreno che essi combatterono in larga parte della loro storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Con l’affacciarsi della colonizzazione greca nel nord del Tirreno, la strategia etrusca divenne infatti subito quella di mantenere i greci e chiunque altro fuori dallo spazio di mare a Nord di Ischia fino alla Corsica, mantenendo però aperti gli sbocchi al commercio trans-mediterraneo, cioè tenendosi aperta la possibilità esportare e ricevere merci al di là della occlusione rappresentata dalla Corsica, la Sardegna e la Sicilia. Fecero questo soprattutto bilanciando la presenza greca, arricchente, ma anche disturbante, con quella fenicio-punica, questa la tattica etrusca per centrare la strategia di cui sopra, almeno fino alla già citata battaglia di Aleria.</p>
<p style="text-align: justify;">A livello interno, tellurico, la strategia era quella del mantenimento dell’ordine sociale e dell’equilibrio tra i vari gruppi italici, piccoli e frammentati. Una tattica per raggiungere tale obiettivo fu certamente quella del controllo di Roma in chiave anti Lega Latina, potenza emergente tra l’Etruria propria e le colonie campane di Capua e Pontecagnano.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il resto dei popoli centro italici: Umbri, Falisci, Piceni, Sanniti ed altri, l’Etruria era semplicemente troppo grande e potente per essere sfidata. Da questo punto di vista la strategia etrusca nell’entroterra fu portata a compimento con relativa facilità, acquisendo un ruolo di snodo centrale nella formazione della koinè culturale e commerciale comune della parte centrosettentrionale della penisola, permettendogli di prosperare e di rivolgersi a questioni internazionali marittime di ben più elevato peso e difficoltà.</p>
<p style="text-align: justify;">La battaglia di Aleria (540 a.C.) fu il punto di rottura dell’equilibrio strategico instauratosi nel mar Tirreno sin dall’VIII secolo e fu pertanto il punto d’inizio della fase declinante della civiltà etrusca.</p>
<p style="text-align: justify;">A partire dal 565 a.C. i coloni greci di Focea che avevano fondato un porto a Massalia (Marsiglia) si stabiliscono sulla costa orientale della Corsica fondando Alalia (oggi Aleria), avamposto di passaggio per Massalia che si affacciava sulla costa etrusca e sull’isola d’Elba, violando così il principio strategico etrusco di impedire l’ingresso di potenze straniere nella porzione Nord del mar Tirreno.</p>
<p style="text-align: justify;">Con le invasioni persiane dell’Asia Minore, grandi masse di coloni greci si trasferirono verso il Mediterraneo occidentale (dal 546 a.C.), ingrandendo la comunità della piccola colonia in Corsica. La federazione etrusca reagì guidata da Cerveteri e chiamando in aiuto i punici, ne seguì quella che fu definita dai coevi la più grande battaglia navale dell’epoca arcaica, con sessanta navi greche a fronteggiare circa il doppio di navi etrusche e fenicie. La battaglia finì con una vittoria di Pirro per gli etrusco-fenici, che portò ad una lapidazione di massa dei prigionieri focei catturati durante la battaglia, lapidazione avvenuta nei pressi di Pyrgi, porto di Cerveteri.</p>
<p style="text-align: justify;">Il riverbero della battaglia sulle relazioni tra etruschi e magnogreci fu devastante. Di fatto segnò l’inizio di una ostilità endemica da parte dei greci stanziati nel sud Tirreno e guidati da Cuma e Siracusa contro gli etruschi, i quali, evidentemente soffocati dai nuovi blocchi commerciali impostigli a sud, con notevole ingegno e dispendio di risorse dovettero cercare uno sbocco al mare libero da ostacoli sull’altro versante della penisola, nel mare Adriatico, con la fondazione sul delta dell’Eridano (il Po) dell’avamposto portuale commerciale di Spina (ca.520 a.C.).</p>
<p style="text-align: justify;">Sul versante delle relazioni con i cartaginesi inoltre la battaglia di Aleria segnò la necessità di affidarsi, quindi sottomettersi, alla potenza punica per la difesa del proprio spazio marittimo. Gli eventi che seguirono il 540 a.C. sembrano confermare questa tesi. A Cerveteri, città a capo della spedizione della battaglia di Aleria, subito dopo gli esiti di questa deve esserci stata una forte crisi politica causata dalla rottura dei rapporti con i magnogreci. Crisi probabilmente sfociata con l’instaurazione di un lucumone (<em>zilac</em>) dai tratti tirannici nella persona di Thefarie Velianas il quale sicuramente non poteva essere inviso a Cartagine, dato che fece costruire a Pyrgi un tempio dedicato alla dea Uni (Astarte in fenicio) che doveva fungere da luogo di accoglienza privilegiato per gli ospiti fenici appena sbarcati nel porto.</p>
<p style="text-align: justify;">Fenici di Cartagine che però nel 509 a.C., con la caduta di Tarquinio il Superbo e la perdita de facto di influenza diretta su Roma da parte degli etruschi, sembra aver voltato le spalle all’antico alleato firmando un trattato di non ingerenza con Roma per la spartizione delle aree di influenza sul mare rivierasco. Inserendo così Roma prepotentemente nei giochi del Tirreno centro settentrionale, ed andando così chiaramente in senso opposto all’interesse strategico etrusco.</p>
<p style="text-align: justify;">Trovandosi in posizione di debolezza sul proprio mare dopo almeno due secoli di dominio incontrastato, mare Tirreno settentrionale che secondo la strategia etrusca avrebbe dovuto essere completamente libero dalla presenza di altre potenze, la Dodecapoli puntò fortemente in chiave tattica su una stretta relazione con Atene, quindi sul porto di Spina, che in questi anni si sviluppò notevolmente. Rapporto con Atene che sebbene donasse prestigio all’Etruria, Pyrgi e Spina sono le uniche due città straniere ammesse ad avere un proprio thesauròs nel santuario di Delfi, pose gli etruschi anche in questo caso in una situazione di subordinazione come avveniva nel rapporto con i cartaginesi. Ne è testimonianza la qualità degli scambi instaurati con il Pireo: gli etruschi esportano verso Atene soprattutto materie prime come cereali e legna, e importano invece materiali artigianali ad alto valore aggiunto, la famosa ceramica attica, segno di squilibrio commerciale tra la potenza dominante (oggetti ad alto valore aggiunto) ed una subordinata (materie prime) ed conformandosi perfettamente alla politica applicata da Atene a partire da Pisistrato(561-527a.C.) per sviluppare la propria potenza talassocratica.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel lungo periodo però aver puntato molto su Atene risultò essere una scommessa perdente. In seguito ad una ulteriore pesante sconfitta subita dagli etruschi per mano dei siracusani nelle acque di fronte a Cuma (474 a.C.), dopo la guerra del Peloponneso(431-404 a.C.) in cui Atene venne sconfitta da Sparta, la potenza ateniese retrocesse in tutto il Mediterraneo, lasciando campo libero a Siracusa di imperversare sul Tirreno e nell’Adriatico. Fu proprio nel contesto della guerra del Peloponneso che sempre Siracusa, alleata di Sparta, respinse un tentativo di blocco navale da parte di Ateniesi ed etruschi(415 o 413 a.C.) evento che simboleggia plasticamente la disfatta dell’alleanza della federazione etrusca con la soccombente Atene. Gli anni seguenti alla fine del V secolo a.C. corrisponderanno infatti per gli etruschi ad un periodo funesto che vide da una parte l’inizio dell’espansione di Roma verso nord, con la caduta della prima grande città-stato etrusca, Veio (396 a.C.), e dall’altra l’arrembaggio siracusano verso le proprie coste, fino allo smacco del saccheggio di Pyrgi (384 a.C.) da parte di Dionigi il Vecchio. Nello stesso periodo le attività del porto di Spina cominceranno a conoscere un rapido declino.</p>
<p style="text-align: justify;">Da questo periodo in poi la strategia etrusca non sarà improntata che ad un vano tentativo di resistenza episodico contro l’inesorabile avanzata di Roma, spesso rivolgendosi più che all’ormai perduto dominio marino, ad alleanze con i popoli italici che subivano la medesima pressione.</p>
<p style="text-align: justify;">Come punto cronologico di fine della indipendenza etrusca, e quindi di una qualsivoglia idea di strategia autonoma da Roma, possiamo indicare il 264 a.C., anno della caduta di Volsinii (Bolsena) e del santuario federale anfizionico del <em>Fanum Voltumnae</em>, luogo in cui tutte le grandi decisioni comuni della Dodecapoli venivano prese in forma assembleare. Da quel momento in poi non è più data una politica unitaria etrusca, fino all’assimilazione definitiva all’interno del sistema regionale augusteo della Provincia Italia come Regio VII Etruria, nel 27 a.C.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Conclusioni</strong><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’attuale visione lineare e progressiva della Storia non può darci contezza del perché la civiltà etrusca, più progredita secondo i nostri termini valoriali egualitaristi abbia potuto soccombere all’espansionismo romano. Una visione geopolitica in termini di fattore umano e strategia e tattica invece sì.</p>
<p style="text-align: justify;">Non pensiamo certo aver risolto il “mistero” della scomparsa degli etruschi con questo breve ed inesaustivo articolo, ma pensando che l’inserimento di termini propri dell’analisi geopolitica possa senz’altro portare una ventata di novità allo studio di nuovo fondamentale della storia antica.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che più ci interessa infatti della storia antica ed in particolare della vicenda etrusca è il fatto di essere conchiusa, presenta cioè uno sviluppo completo: nascita, crescita, decadenza e morte di una civiltà, come per quella romana esiste una nascita, crescita, conquista universale del mondo allora conosciuto, decadenza, morte e lascito eterno.</p>
<p style="text-align: justify;">Certamente crediamo che una riscoperta in termini “geopolitici”, non lineare della storia antica serva a spingere ad allenare il pensiero strategico per l’oggi. Dobbiamo solo sbarazzarci dell’imbarazzante abitudine a guardare con gli occhi del presente al mondo passato, in chiave di uno sviluppo che di fatto non esiste. All’interno di infiniti cicli la Storia si ripete sempre diversa da sé stessa nella forma, ma non nella sostanza. Gli etruschi avevano profetizzato correttamente, la <u>loro</u> civiltà sarebbe terminata in dieci<em> saecula</em>, ma <u>la</u> civiltà è andata avanti testardamente e continua a farlo ogni giorno.<strong><em> </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Luigi Corbelli</em></strong></p>
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		<title>Che fine ha fatto la critica al Capitale?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 02:55:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ALZO ZERO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il capitalismo procede per crisi , sono piu&#8217; i momenti di crisi nella sua storia che quelli di espansione .Questo perche&#8217; la crisi consente al capitale di rastrellare liquidita&#8217; sottratta ai risparmiatori e di contrarre la distribuzione del reddito a favore dei grandi gruppi azionari e dall&#8217;altra di innovare sul prodotto e sui cicli di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il capitalismo procede per crisi , sono piu&#8217; i momenti di crisi nella sua storia che quelli di espansione .Questo perche&#8217; la crisi consente al capitale di rastrellare liquidita&#8217; sottratta ai risparmiatori e di contrarre la distribuzione del reddito a favore dei grandi gruppi azionari e dall&#8217;altra di innovare sul prodotto e sui cicli di produzione. Tutto questo oggi con la crisi legata allo stretto di Hormuz ,si riverbera sul costo di materie prime , sulla loro periodica rarefazione di offerta e sul conseguente aumento dei prezzi dei generi derivati. Il capitale ha bisogno di questi momenti , per accumulare e redistribuire in alto e togliere in basso. Su questo punto pare non ragioni piu&#8217; nessuno : si accetta il paradigma liberale, anche nel campo &#8221; rivoluzionario&#8221;.</p>
<p><strong><em>Redazione Kulturaeuropa</em></strong></p>
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		<title>Un&#8217;occasione da non perdere</title>
		<link>https://www.kulturaeuropa.eu/2026/04/18/unoccasione-da-non-perdere/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 03:30:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ALZO ZERO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Trump e la sua Amministrazione hanno un pregio dopotutto: quello di portare alla luce tutte le contraddizioni che albergano in Europa dal dopoguerra. Lo spazio di manovra per i funamboli di destra e di sinistra rispetto all&#8217;atlantismo e&#8217; ormai ridotto al lumicino, cosi&#8217; come l&#8217;atteggiamento rispetto alle visioni evangelico-sioniste che la fanno da padrone nelle [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Trump e la sua Amministrazione hanno un pregio dopotutto: quello di portare alla luce tutte le contraddizioni che albergano in Europa dal dopoguerra. Lo spazio di manovra per i funamboli di destra e di sinistra rispetto all&#8217;atlantismo e&#8217; ormai ridotto al lumicino, cosi&#8217; come l&#8217;atteggiamento rispetto alle visioni evangelico-sioniste che la fanno da padrone nelle citazioni alla Pulp Fiction. Adesso c&#8217;e&#8217; l&#8217; opportunita&#8217; di stabilire le opportune distanze spirituali, culturali e politiche con queste concezioni aberranti e qualcuno lo sta gia&#8217; facendo. Un&#8217; occasione da non perdere.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Redazione Kulturaeuropa</strong></em></p>
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		<title>“Ve l’avevamo detto” lo diciamo noi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 02:39:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA E LAVORO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle ultime due settimane le menti più brillanti del mondo green europeo si stanno godendo un’opportunità unica, offerta di rimbalzo dal conflitto in Iran: poter strepitare “ve l’avevamo detto”. Alberto Alemanno, docente di Diritto dell’Unione Europea alla HEC Paris Business School, ha ad esempio stabilito che la Commissione Europea non è più credibile: esorta gli [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.kulturaeuropa.eu/2026/04/17/ve-lavevamo-detto-lo-diciamo-noi/">“Ve l’avevamo detto” lo diciamo noi</a> proviene da <a href="https://www.kulturaeuropa.eu">KULTURAEUROPA</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle ultime due settimane le menti più brillanti del mondo green europeo si stanno godendo un’opportunità unica, offerta di rimbalzo dal conflitto in Iran: poter strepitare “ve l’avevamo detto”.</p>
<p>Alberto Alemanno, docente di Diritto dell’Unione Europea alla HEC Paris Business School, ha ad esempio stabilito che la Commissione Europea non è più credibile: esorta gli europei a ridurre i consumi energetici dopo mesi trascorsi a mitigare le misure più che stringenti del Green Deal UE. Alemanno sostiene che ciò si traduca in uno smantellamento normativo strutturale, facendo tornare strategiche le energie rinnovabili, e tutto ciò per cosa? “Solo” per aiutare i settori in difficoltà nella competizione con cinesi e americani.</p>
<p>Ana Maria Jaller-Makarewicz, analista senior nel settore energetico presso l’Istituto per l’Economia Energetica e l’Analisi Finanziaria, ricorda che all’indomani dell’invasione russa in Ucraina, gli Stati Membri UE avevano due opzioni: la prima era ridurre drasticamente il consumo di combustibili fossili in generale, quindi non solo quelli provenienti dalla Russia; la seconda invece consisteva nel cambiare le fonti di approvvigionamento di gas, mollando Mosca e aumentare le importazioni da altri luoghi, in particolare dagli USA. I governi europei hanno ignorato la prima opzione in favore della seconda, e ora con questi prezzi… D’altra parte, rincara l’analista, “all&#8217;Europa va costantemente ricordato il rischio legato all&#8217;importazione di gas ed energia” – non imparano mai questi europei nemici dell’ambiente.</p>
<p>Conferma scuotendo la testa Neil Makaroff, direttore del think tank sul clima Strategic Perspectives: “Era già chiaro nel 2022 che essere più resilienti significava ridurre le importazioni di petrolio e gas&#8230; ma dopo la crisi siamo ripartiti come prima” anche grazie al fatto che si sono fermati i contributi governativi ad auto elettriche e pompe di calore.</p>
<p>Insomma: ce l’avevano detto, la soluzione era lì, ad un passo ma noi abbiamo voluto fare di testa nostra.</p>
<p>Peccato che questa narrazione, secondo la quale se l’Europa avesse accelerato sulla transizione green, oggi sarebbe più sicura, più autonoma e meno esposta agli shock geopolitici, soffra di alcuni piccoli problemi.</p>
<p>È vero che la dipendenza, energetica o altra che sia, è un problema strutturale, ma è altrettanto vero che la transizione del Green Deal UE è stata costruita su un presupposto fragile: sostituire un sistema prima di avere davvero pronto quello nuovo.</p>
<p>Le tecnologie rinnovabili esistono, certo, ma non sono ancora in grado di sostenere da sole un sistema industriale avanzato. Mancano accumuli su larga scala, reti adeguate, capacità di backup, e manca soprattutto una base infrastrutturale che renda politici degli obiettivi che fino ad ora sono solo ideologici e miopi – nella migliore delle ipotesi, per non pensare male.</p>
<p>A fronte di ciò, nel frattempo l’UE ha ghermito l’Europa in una morsa fatta di compressione normativa, messe al bando tecniche e continui esborsi fuori scala, col risultato che i paesi europei membri dell’UE non sono più solo dipendenti dai combustibili fossili, ma adesso sono anche impoveriti laddove non siano già stati registrati fallimenti su fallimenti, e tutto ciò prima di avere alternative valide e autonome – ed è subito deindustrializzazione.</p>
<p>Quando Alemanno parla di “settori in difficoltà”, si scorda che anche se si è evitato di parlare di deindustrializzazione, ora siamo già nella fase in cui tentiamo di reindustrializzare &#8211; ciò annaspiamo per salvare il salvabile. Chiunque vorrebbe decarbonizzare, ma tocca constatare che per ora l’industria si sta decarbonizzando fermandosi – in effetti comunque la fabbrica più ecologica in assoluto è quella spenta.</p>
<p>Quindi chi dice “ve l’avevamo detto” a chi? Cari <em>green</em>, vi è stato detto ogni minuto che senza una transizione graduale, industrialmente ed economicamente sostenibile e, soprattutto, tecnologicamente matura, il rischio concretissimo a breve termine era la deindustrializzazione.</p>
<p>Negli ultimi anni l’UE ha visto crescere i costi energetici, orami totalmente sottoposti a speculazione, perdere capacità produttiva, aumentare la dipendenza da fornitori esterni. È come minimo poco sincero accusare le crisi geopolitiche o la Commissione Europea o chiunque altri all’infuori di voi, perché se non ci fosse stato imposto un modello di transizione totalmente scollegato nei tempi e nei modi rispetto al realtà, forse oggi avremmo ancora qualche riserva sia economica che di autonomia produttiva. Invece avete diviso il mondo fra i buoni, ovviamente voi, e il male assoluto – tutti gli altri – strepitando che chiunque si fosse opposto al Green Deal UE voleva la morte del pianeta.</p>
<p>Morte a proposito della quale consigliamo un aggiornamento, dato che Larry Fink (CEO di BlackRock) ha spiegato che l’esperimento woke in senso lato è fallito, e ora si va oltre. In effetti è dagli anni ’60 del secolo scorso che gli ambientalisti ci spiegano che abbiamo ancora dieci anni prima della fine del pianeta, e nel frattempo siamo nel 2026: inventatevene un’altra per favore, o magari lasciateci sviluppare in pace delle alternative vere, reali, possibili.</p>
<p>Perché la vera alternativa non è tra fossili e rinnovabili, ma tra ideologie distruttive e transizione strategica.</p>
<p><em><strong>Francesco Perizzolo</strong></em></p>
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		<title>Dall&#8217;universalismo occidentalista al realismo .</title>
		<link>https://www.kulturaeuropa.eu/2026/04/16/dalluniversalismo-occidentalista-al-realismo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 02:30:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ALZO ZERO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La scelta del Governo italiano di non rinnovare l&#8217;accordo automatico di cooperazione militare con Israele e di non partecipare in alcun modo alla guerra contro l&#8217;Iran , sembrano rispondere a criteri di pragmatismo e non di certo ideologici. La constatazione che Usa ed Europa hanno interessi diversi nelle diverse aree del mondo, sta rapidamente facendosi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.kulturaeuropa.eu/2026/04/16/dalluniversalismo-occidentalista-al-realismo/">Dall&#8217;universalismo occidentalista al realismo .</a> proviene da <a href="https://www.kulturaeuropa.eu">KULTURAEUROPA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La scelta del Governo italiano di non rinnovare l&#8217;accordo automatico di cooperazione militare con Israele e di non partecipare in alcun modo alla guerra contro l&#8217;Iran , sembrano rispondere a criteri di pragmatismo e non di certo ideologici. La constatazione che Usa ed Europa hanno interessi diversi nelle diverse aree del mondo, sta rapidamente facendosi strada sia nell&#8217;Amministrazione Trump che in Europa e al posto della &#8221; solidarieta&#8217; occidentale&#8221; si stanno affermando i criteri di selettivita&#8217; e adattamento alle circostanze. Dall&#8217; universalismo occidentalista al realismo. Questo spiega anche le recenti frizioni tra Trump e la Presidente del Consiglio Meloni, ma riguarda anche altri paesi europei, con diverse gradazioni. Quanto questa frattura sia destinata ad allargarsi o a ricomporsi, e&#8217; tutto da vedere.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Redazione Kulturaeuropa</strong></em></p>
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		<title>Remigrazione e Riconquista</title>
		<link>https://www.kulturaeuropa.eu/2026/04/15/remigrazione-e-riconquista-2/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 02:22:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Remigrazione subito!&#8221;: le prossime tappe verso la Riconquista. Nei prossimi giorni presentazioni della proposta di legge del Comitato nelle principali italiane, poi grande corteo nazionale per concludere la campagna. Roma, 14 aprile &#8211; Napoli, Torino, Milano e Verona saranno le prossime tappe del Comitato Remigrazione e Riconquista, che presenterà così la propria proposta di legge [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.kulturaeuropa.eu/2026/04/15/remigrazione-e-riconquista-2/">Remigrazione e Riconquista</a> proviene da <a href="https://www.kulturaeuropa.eu">KULTURAEUROPA</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="xdj266r x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs x126k92a">
<div dir="auto">&#8220;Remigrazione subito!&#8221;: le prossime tappe verso la Riconquista. Nei prossimi giorni presentazioni della proposta di legge del Comitato nelle principali italiane, poi grande corteo nazionale per concludere la campagna.</div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<div dir="auto">Roma, 14 aprile &#8211; Napoli, Torino, Milano e Verona saranno le prossime tappe del Comitato Remigrazione e Riconquista, che presenterà così la propria proposta di legge in alcune delle principali città italiane.</div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<div dir="auto">Dopo avere ormai varcato la soglia delle 150mila firme, tra cartacee e online, corrispondente a 3 volte le sottoscrizioni necessarie per lo sbarco in Parlamento, il Comitato che ha portato la Remigrazione sulle prime pagine nazionali rilancia la propria proposta di legge, l&#8217;unica che propone seriamente che l&#8217;Italia sia il primo paese dell&#8217;Europa occidentale a varare un drastico e radicale cambio di rotta in materia di politiche migratori.</div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<div dir="auto">&#8220;Il 24 aprile a Napoli, il 9 maggio a Torino, il 17 maggio a Milano e il 30 maggio a Verona: 4 date chiave in cui presenteremo la nostra proposta di legge alla platea di alcune delle città più importanti del nostro paese&#8221; &#8211; si legge in una nota ufficiale del direttivo nazionale del Comitato &#8211; &#8220;4 tappe fondamentali verso la Riconquista, che culmineranno poi, nel mese di giugno, in un grande corteo nazionale per chiedere REMIGRAZIONE SUBITO!&#8221;</div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<div dir="auto">&#8220;Dopo il corteo &#8211; continua la nota del Comitato, che prepara così la mobilitazione dei prossimi mesi per portare a termine la campagna per la legge sulla Remigrazione &#8211; porteremo le firme e la nostra legge di iniziativa popolare al Parlamento italiano: a quel punto vedremo chi, tra i parlamentari, sosterrà davvero la Remigrazione, nel momento in cui sarà chiamato a prendere una posizione definitiva&#8221;.</div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<div dir="auto">&#8220;Maggiori info sulle location delle 4 date e, ovviamente, sul grande corteo di giugno, seguiranno nei prossimi giorni&#8221;, conclude il Comitato.</div>
</div>
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		<title>Per una cultura nazionalrivoluzionaria europea.</title>
		<link>https://www.kulturaeuropa.eu/2026/04/15/per-una-cultura-nazionalrivoluzionaria-europea/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 02:16:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ALZO ZERO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La ripresa e la sistematizzazione di un nuovo pensiero nazional-rivoluzionario europeo è una tappa fondamentale del percorso per una ripartenza politica. In un&#8217;epoca segnata da degenerazioni conservatrici, sub-spirituali, socialmente atomizzanti ed economicamente disgreganti, l&#8217;affermazione di principi immortalmente nostri, da riattualizzare in forma nuova ma coerente, è imprescindibile. Ed è imprescindibile perché le nostre categorie sono [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.kulturaeuropa.eu/2026/04/15/per-una-cultura-nazionalrivoluzionaria-europea/">Per una cultura nazionalrivoluzionaria europea.</a> proviene da <a href="https://www.kulturaeuropa.eu">KULTURAEUROPA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La ripresa e la sistematizzazione di un nuovo pensiero nazional-rivoluzionario europeo è una tappa fondamentale del percorso per una ripartenza politica.<br />
In un&#8217;epoca segnata da degenerazioni conservatrici, sub-spirituali, socialmente atomizzanti ed economicamente disgreganti, l&#8217;affermazione di principi immortalmente nostri, da riattualizzare in forma nuova ma coerente, è imprescindibile.<br />
Ed è imprescindibile perché le nostre categorie sono altro dalle deformità cui assistiamo: il posizionamento europeo è fondato su una qualità trascendente che non può corrompersi assumendo categorie nemiche come l&#8217;imperialismo dissolutivo o il suprematismo xenofobo.<br />
L&#8217;affermazione d&#8217;Europa passa dal riconoscimento del suo primato in quanto sopra e altro rispetto alle antitesi dualiste e alle definizioni per differenza.<br />
L&#8217;Europa è un&#8217;idea, ed è tale a prescindere dal resto.</p>
<p style="text-align: justify;">La giusta collocazione di ogni nazionalismo è all&#8217;interno d&#8217;Europa, mai fuori o contro.<br />
La liberazione sociale e i diritti individuali all&#8217;interno di una cornice partecipativa organica, l&#8217;autodeterminazione dei popoli, la tensione verso la libertà nella cornice ideale europea, sono tutti tasselli di un mosaico dottrinario che deve riattualizzarsi in azione.<br />
Solo su queste basi si può uscire dalla gabbia delle conformità al pensiero dominante livellato verso il basso, che vogliono l&#8217;Europa un terreno di confronto tra culture &#8220;dipendenti&#8221; dal potere imperialista dominante, siano esse di &#8220;destra&#8221; o di &#8220;sinistra&#8221;, che iniziano e finiscono collassando nel recinto dell&#8217;allevamento di bestiame in cui stagnano.</p>
<p><em><strong>Redazione Kulturaeuropa</strong></em></p>
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		<title>No al sovranismo eterodiretto.</title>
		<link>https://www.kulturaeuropa.eu/2026/04/14/no-al-sovranismo-eterodiretto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 02:51:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ALZO ZERO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo ripetiamo per l&#8217;ennesima volta: l&#8217;alternativa all&#8217;imperialismo dominante non e&#8217; mai stato il sovranismo succube di Usa, Israele e Russia. Per questo la sconfitta di Orban e&#8217; salutare per tutti i nazional-europei. L&#8217;alternativa rimane la creazione di un blocco europeo autonomo e indipendente che costruisca un&#8217; alleanza con i popoli oppressi e si ponga come [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Lo ripetiamo per l&#8217;ennesima volta: l&#8217;alternativa all&#8217;imperialismo dominante non e&#8217; mai stato il sovranismo succube di Usa, Israele e Russia. Per questo la sconfitta di Orban e&#8217; salutare per tutti i nazional-europei. L&#8217;alternativa rimane la creazione di un blocco europeo autonomo e indipendente che costruisca un&#8217; alleanza con i popoli oppressi e si ponga come contraltare sul piano geopolitico e partecipativo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Redazione Kulturaeuropa</strong></em></p>
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		<title>Tutto e &#8216; privato</title>
		<link>https://www.kulturaeuropa.eu/2026/04/13/tutto-e-privato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 02:55:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ALZO ZERO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per l&#8217;imperialismo non esistono luoghi appartenenti a determinate civilta&#8217; e Nazioni : tutto e&#8217; privato o privatizzabile e soggetto a rapina e predazione. Redazione Kulturaeuropa</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per l&#8217;imperialismo non esistono luoghi appartenenti a determinate civilta&#8217; e Nazioni : tutto e&#8217; privato o privatizzabile e soggetto a rapina e predazione.</p>
<p><em><strong>Redazione Kulturaeuropa</strong></em></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.kulturaeuropa.eu%2F2026%2F04%2F13%2Ftutto-e-privato%2F&amp;linkname=Tutto%20e%20%E2%80%98%20privato" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.kulturaeuropa.eu%2F2026%2F04%2F13%2Ftutto-e-privato%2F&amp;linkname=Tutto%20e%20%E2%80%98%20privato" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.kulturaeuropa.eu%2F2026%2F04%2F13%2Ftutto-e-privato%2F&amp;linkname=Tutto%20e%20%E2%80%98%20privato" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_telegram" href="https://www.addtoany.com/add_to/telegram?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.kulturaeuropa.eu%2F2026%2F04%2F13%2Ftutto-e-privato%2F&amp;linkname=Tutto%20e%20%E2%80%98%20privato" title="Telegram" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.kulturaeuropa.eu%2F2026%2F04%2F13%2Ftutto-e-privato%2F&amp;linkname=Tutto%20e%20%E2%80%98%20privato" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_print" href="https://www.addtoany.com/add_to/print?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.kulturaeuropa.eu%2F2026%2F04%2F13%2Ftutto-e-privato%2F&amp;linkname=Tutto%20e%20%E2%80%98%20privato" title="Print" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.kulturaeuropa.eu%2F2026%2F04%2F13%2Ftutto-e-privato%2F&#038;title=Tutto%20e%20%E2%80%98%20privato" data-a2a-url="https://www.kulturaeuropa.eu/2026/04/13/tutto-e-privato/" data-a2a-title="Tutto e ‘ privato"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.kulturaeuropa.eu/2026/04/13/tutto-e-privato/">Tutto e &#8216; privato</a> proviene da <a href="https://www.kulturaeuropa.eu">KULTURAEUROPA</a>.</p>
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		<title>Il nemico dell&#8217;Europa: la guerra ibrida russa</title>
		<link>https://www.kulturaeuropa.eu/2026/04/12/il-nemico-delleuropa-la-guerra-ibrida-russa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 02:57:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ESTERI E GEOPOLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Molti sostengono che la Russia non sia un nemico dell&#8217;Italia, perché non ha mai attaccato direttamente il Bel Paese. Ma è realmente così? Se è vero che dal 2014 la Russia ha attaccato l&#8217;Ucraina, è altrettanto vero che da allora ha iniziato e continua a colpire l&#8217;Europa con azioni di guerra ibrida. Ma cosa si [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Molti sostengono che la Russia non sia un nemico dell&#8217;Italia, perché non ha mai attaccato direttamente il Bel Paese. Ma è realmente così?</div>
<div style="text-align: justify;">Se è vero che dal 2014 la Russia ha attaccato l&#8217;Ucraina, è altrettanto vero che da allora ha iniziato e continua a colpire l&#8217;Europa con azioni di guerra ibrida. Ma cosa si intende per &#8220;guerra ibrida&#8221; e qual è la visione russa di questo concetto?</div>
<div style="text-align: justify;">Le definizioni a confronto: Hoffmann vs Gerasimov</div>
<div style="text-align: justify;">Frank G. Hoffmann, nei primi anni 2000, propose il termine come una sorta di ponte concettuale tra la definizione di guerra convenzionale e guerra non convenzionale nel contesto dei conflitti post-Guerra Fredda. Una delle caratteristiche più importanti della definizione di Hoffmann è il suo approccio operativo: egli affronta l&#8217;argomento in termini puramente militari. Secondo la sua visione, il termine &#8220;hybrid warfare&#8221; si riferisce a un complesso di tattiche utilizzabili esclusivamente dalle forze armate, addestrate secondo una specifica dottrina e supportate dalla leadership politica.</div>
<div style="text-align: justify;">Nel 2013, il generale russo Valery Gerasimov, attuale comandante in capo dell&#8217;operazione in Ucraina, descrisse la sua concezione di guerra moderna. In diretta continuità con la strategia della guerra ibrida, la &#8220;Dottrina Gerasimov&#8221; individuò il focus dei conflitti nel più ampio uso di misure politiche, economiche e informative, oltre che di operazioni militari non ufficiali e di intelligence.</div>
<div style="text-align: justify;">In sintesi, la guerra ibrida russa si propone — in contrasto alla visione tradizionale — di neutralizzare i decisori politici tramite l&#8217;impiego di tattiche non militari come primo obiettivo e, solo in seguito, di distruggere gli apparati di sicurezza avversari. Vi è, quindi, una sostanziale differenza rispetto a quanto teorizzato da Hoffmann: mentre il concetto americano si focalizza su operazioni militari (convenzionali e non) dirette sul campo di battaglia, quello russo si concentra su tutte le sfere della vita pubblica: dal contesto politico ed economico fino a quello culturale.</div>
<div style="text-align: justify;">L&#8217;arma della disinformazione</div>
<div style="text-align: justify;">Per il Cremlino, la strategia della &#8220;disinformazione&#8221; (dezinformatsiya in russo) è da sempre parte integrante della dottrina militare. Essa consiste nella diffusione deliberata di informazioni false o manipolate per confondere e trarre in inganno gli avversari.</div>
<div style="text-align: justify;">Molti analisti notano una differenza fondamentale rispetto alla propaganda del periodo sovietico:</div>
<div style="text-align: justify;">• Propaganda sovietica: mirava all&#8217;indottrinamento e alla demonizzazione del nemico.</div>
<div style="text-align: justify;">• Disinformazione odierna: punta a intaccare e manipolare le idee della popolazione avversaria, disorientandola e togliendo punti di riferimento, piuttosto che esportare un&#8217;ideologia specifica.</div>
<div style="text-align: justify;">Oggi, grazie a internet e ai social network — vettori dove le informazioni viaggiano senza controllo — la portata di queste campagne è diventata vastissima.</div>
<div style="text-align: justify;">Esempi e attori della guerra ibrida</div>
<div style="text-align: justify;">Una delle operazioni di maggiore portata è stata il presunto coinvolgimento russo nelle elezioni americane del 2016. Secondo i rapporti di FBI e CIA, la Russia avrebbe utilizzato una campagna pubblica per influenzare il voto tramite &#8220;troll bots&#8221;, hacking e la diffusione di documenti riservati (anche via WikiLeaks) per denigrare Hillary Clinton. L&#8217;obiettivo finale era minare la fiducia nel processo democratico, favorire Donald Trump e spaccare l&#8217;opinione pubblica americana e l&#8217;alleanza occidentale.</div>
<div style="text-align: justify;">Oltre agli USA, tentativi simili sono avvenuti in Moldavia, Slovacchia e Ungheria. Queste azioni continuano quotidianamente sui social network per erodere il sostegno all&#8217;Ucraina.</div>
<div style="text-align: justify;">Per queste operazioni, il regime russo non usa solo i canali statali, ma appalta le attività ad agenzie private moscovite, eredi della Internet Research Agency di Prigozhin. Tra le più note figurano:</div>
<div style="text-align: justify;">• Struktura National Technologies: attiva in America Latina.</div>
<div style="text-align: justify;">• ANO Dialog: impegnata a diffamare i dissidenti russi e a disinformare sull&#8217;Ucraina.</div>
<div style="text-align: justify;">• Social Design Agency (SDA): guidata da Ilya Gambashidze, è responsabile di vaste campagne contro l&#8217;opinione pubblica occidentale e per questo è stata sanzionata.</div>
<div style="text-align: justify;">Un&#8217;inchiesta di settembre 2024, condotta da Radio Free Europe e altri media europei, ha svelato i retroscena di questa enorme macchina grazie a una mole di documenti filtrati, confermando come la SDA operi sotto dirette istruzioni del Cremlino per destabilizzare i paesi europei.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Analisi e attività della Social Design Agency (SDA)</div>
<div style="text-align: justify;">Alcuni di quei documenti erano già stati pubblicati dalle autorità americane per giustificare una richiesta di sequestro dei domini internet collegati alla Social Design Agency (SDA). Tra i file più clamorosi figura un video promozionale del capo dell&#8217;agenzia, Ilya Gambashidze, in cui si vanta dei successi conseguiti e svela la paternità di operazioni come la &#8220;RRN&#8221; (Recent Reliable News, che ha coinvolto anche il propagandista filorusso italiano Amedeo Avondet) e &#8220;Doppelganger&#8221;, basata sulla clonazione di almeno 120 siti di media e istituzioni europee.</div>
<div style="text-align: justify;">L&#8217;attività di SDA si sviluppa in tre direzioni principali:</div>
<div style="text-align: justify;">• Monitoraggio: 24 analisti controllano quotidianamente articoli sulla Russia e post di oltre mille opinion leader in sei lingue diverse, compilando rapporti su potenziali contenuti di disinformazione.</div>
<div style="text-align: justify;">• Analisi: specialisti studiano le priorità mediatiche e le vulnerabilità del pubblico da influenzare.</div>
<div style="text-align: justify;">• Creatività: elaborazione di articoli che imitano lo stile giornalistico locale, oltre alla produzione di caricature e meme volti a denigrare i leader europei.</div>
<div style="text-align: justify;">Tra le operazioni gestite figurano la distribuzione di documenti falsi che imitano quelli del governo ucraino o delle autorità polacche e tedesche, con l&#8217;obiettivo di creare divisioni interne e fiaccare il sostegno militare all&#8217;Ucraina. Gli analisti di SDA monitorano temi sensibili come la mobilitazione, le perdite al fronte e la corruzione, cercando di alimentare il disfattismo e la polarizzazione sociale. Un esercito di account bot è inoltre addestrato a diffondere migliaia di commenti negativi sotto le notizie sui social network.</div>
<div style="text-align: justify;">Un altro filone mira a diffondere contenuti falsi nei paesi dell&#8217;Unione Europea, come il video di un presunto rifugiato ucraino intento a rapinare un negozio a Napoli. I documenti di SDA rivelano proposte dei &#8220;creativi&#8221; per:</div>
<div style="text-align: justify;">• Creare finte organizzazioni ucraine che chiedano risarcimenti di guerra alla Germania.</div>
<div style="text-align: justify;">• Diffondere la falsa notizia di rifugiati ucraini unitisi all&#8217;ISIS.</div>
<div style="text-align: justify;">• Fomentare tensioni a Rostock (ex Germania Est) — dove il partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD) è molto forte — attraverso video contraffatti, come quello attribuito alla testata Bild che incolpava i rifugiati del rogo di una casa.</div>
<div style="text-align: justify;">I documenti offrono cifre precise: solo tra gennaio e aprile 2024, l&#8217;organizzazione di Gambashidze ha pubblicato oltre 34 milioni di commenti sui social grazie alla &#8220;fabbrica di bot&#8221;. Nello stesso periodo sono stati prodotti circa 30.000 post, 5.000 video, 1.500 articoli e 2.500 caricature. Nonostante le sanzioni e le fughe di notizie, il lavoro di SDA prosegue incessantemente.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Conclusioni</div>
<div style="text-align: justify;">Questi fatti dimostrano come la Federazione Russa agisca da nemico dell&#8217;Europa, attraverso tentativi sistematici di manipolazione dell&#8217;opinione pubblica volti a favorire governi vicini al Cremlino. Considerando la disparità di rapporti nei paesi già sotto l&#8217;influenza russa (come la Bielorussia), queste azioni non rappresentano solo una minaccia per la sicurezza nazionale, ma pongono un serio interrogativo etico e politico su chi, all&#8217;interno dei confini europei, scelga di sostenere attivamente gli interessi del Cremlino.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><em><strong>Matteo Cantù</strong></em></div>
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		<title>Guerra, petrolio, prezzi: BOOM CRASH BOOM</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2026 05:08:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA E LAVORO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Contesto Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenendo ieri (9 Aprile &#8217;26) al Senato durante il question time, ha dichiarato che i segnali di rallentamento della crescita italiana sono in grandissima parte riconducibili a fattori esogeni: il governo si appresta a rivedere le previsioni macroeconomiche nella stessa direzione seguita dai principali organismi internazionali, ha detto, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><u>Il Contesto</u></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenendo ieri (9 Aprile &#8217;26) al Senato durante il question time, ha dichiarato che i segnali di rallentamento della crescita italiana sono in grandissima parte riconducibili a fattori esogeni: il governo si appresta a rivedere le previsioni macroeconomiche nella stessa direzione seguita dai principali organismi internazionali, ha detto, e il riferimento chiarissimo è alla guerra in Medio Oriente.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima della nuova crisi energetica c’erano segnali di miglioramento, in larga parte tanto limitati da essere quasi irrilevanti, mentre ora è inevitabile una revisione al ribasso delle stime di PIL per il 2026 &#8211; se andrà bene, probabilmente sarà sullo 0,4-0,5%, e questo spiega già da sé cosa sia reputato &#8220;successo&#8221; in questo particolare momento storico dove è il segno meno a dominare.</p>
<p style="text-align: justify;">La posizione è comunque di buon senso: la guerra (non la geopolitica, non il &#8220;diritto internazionale&#8221;, ma la guerra con le speculazioni ad essa legate) sta dettando le agende, non le scelte interne del governo &#8211; quindi chi gestisce la guerra, secondo la propria agenda, gestisce di riflesso le agende e le finanze altrui.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><u>Il Petrolio</u></strong></p>
<p style="text-align: justify;">La volatilità del petrolio nelle ultime 48 ore è stata da manuale di economia. Mercoledì 8 aprile l’annuncio di una tregua temporanea (due settimane, con possibile riapertura parziale dello Stretto di Hormuz) ha fatto crollare il Brent del 13-14% in poche ore, portando il prezzo sotto i 95US$. Le borse europee e Wall Street hanno temporaneamente goduto di un discreto rally: Piazza Affari +3,7%, Dow Jones oltre +1.300 punti.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi, nel giro di una manciata di ore, Israele ha bersagliato Beirut, l’Iran ha di nuovo messo il lucchetto a Hormuz (ammesso che l&#8217;abbia mai tolto) <em>et voilà</em>: giovedì WTI sopra i 100US$ e Brent tornato a 99/100.</p>
<p style="text-align: justify;">Al 10 di aprile, si sono assestati sui 97-99US$.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Cosa (non) è Successo?</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto possiamo affermare che non c&#8217;è stato alcun crollo: prima della guerra il petrolio viaggiava sui 60/70US$ al barile, poi schizzati a oltre 110, mentre mercoledì 8 Aprile sono scesi a 96 per poche ore per poi tornare subito oltre i 100. Se la si volesse chiamare &#8220;altalena&#8221; sarebbe già quasi troppo.</p>
<p style="text-align: justify;">In secondo luogo non è successo ciò che hanno profetizzato alcuni complottisti social più o meno autorevoli: il crollo che non è stato un crollo partiva da prezzi altissimi, è approdato a prezzi non molto più bassi, e nel giro di poche ore è tornato al punto di partenza, e ciò riduce al minimo (vicino allo zero) l&#8217;ipotesi di speculazione con guadagni a X cifre.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, l’ipotesi è classicamente suggestiva, anche se ormai un po&#8217; scontata, tuttavia è soprattutto debole &#8211; debolissima, anzi: per comprare a poco e rivendere a tantissimo ci vuole un contesto diverso e una volatilità meno estrema, perché lo speculatore agisce sul rischio, non sull&#8217;orlo del suicidio. Qualcuno avrà pur rischiato mercoledì mattina riuscendo a incassare, e ciò è inevitabile, ma il rischio era talmente abnorme da andare oltre l&#8217;accettabilità per trader algoritmici e hedge fund &#8211; e poi una bolla speculativa è un&#8217;altra cosa, e infatti non ve ne è notizia. Quella di mercoledì è stata un&#8217;occasione di speculazione pura con posizioni rischiosissime, basata su un annuncio politico fragile e in cui nessun normodotato riponeva alcuna fiducia.</p>
<p style="text-align: justify;">Se si vuole cercare dove sia andato il guadagno, è facile anche se non soddisfa profeti e complottisti: gli USA stanno vendendo il 30% in più del petrolio rispetto al solito.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><u>&#8220;Solo il 20%&#8221;</u></strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Asia è materialmente la più colpita, e su questo non si discute, tuttavia il petrolio è un bene omogeneo e globalmente sottoposto a indici di borsa: anche se fisicamente i barili bloccati a Hormuz sono all&#8217;80% diretti in Asia, il mercato globale si reindicizza e tutti pagano di più.</p>
<p style="text-align: justify;">Certamente esistono alternative (USA, Arabia Saudita attraverso bypass, riserve strategiche IEA) ma sono limitate e costose nel breve termine.</p>
<p style="text-align: justify;">È anche e soprattutto per questo che nel 2026 l’IEA ha già coordinato rilasci record di scorte, ossia per tentare di  mitigare lo shock.</p>
<p style="text-align: justify;">Una chiusura prolungata, e si intende con ciò un periodo superiore a qualche settimana, trasforma lo shock da prezzo a shock da disponibilità, con rischi di approvvigionamento effettivo certamente maggiori per l’Asia, ma inflazione energetica diffusa a livello planetario.</p>
<p style="text-align: justify;">Dire che è coinvolto &#8220;solo il 20%” sottintendendo che ci sia una sorta di narrazione funzionalmente deformata per condizionare l&#8217;Europa è fuorviante, e può solo essere basato sull&#8217;ignoranza della materia, oppure serve dialetticamente ad altri scopi che forse sono troppo di nicchia o di bassa lega.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Asia rischia carenze fisiche dirette e pesanti, mentre l&#8217;Europa, già piagata dalle speculazioni di borsa ad Amsterdam e dai deliri green che l’hanno sprofondata nella deindustrializzazione più turpe, viene ulteriormente bombardata da prezzi fuori scala, con effetti francamente insostenibili su inflazione, crescita e bilanci &#8211; e torniamo a Giorgetti, allo shock esogeno e alle revisioni al ribasso del PIL.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><u>&#8230;e allora i benzinai??</u></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lunedì scorso, intanto, in molte zone d’Italia i benzinai hanno chiuso o esposto il cartello “tutto esaurito”.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è una crisi nazionale di scorte, ma un effetto combinato di intensificazione degli spostamenti, paura dell’escalation e corsa al pieno.</p>
<p style="text-align: justify;">Sui social non sono mancati i soliti luminari: non ci sarebbe alcuna emergenza, il crollo avrebbe abbassato i prezzi il giorno dopo la corsa a riempire i serbatoi, e insomma chiunque abbia fatto un giro al benzinaio è un cretino.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">&#8230;e poi c&#8217;è la realtà che arriva in faccia come un tir contromano: il crollo non era un crollo, è durato poche ore, giovedì il greggio era già di nuovo sopra i 100, e soprattutto i prezzi alla pompa non sono mai cambiati perché non seguono in tempo reale le quotazioni internazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Proprio qui sta il nodo più osceno della filiera: i prezzi al distributore aumentano spesso prima che arrivi fisicamente il carburante pagato a prezzo più alto. Ciò avviene per il principio del <em>replacement cost</em>: quando il greggio sale, il carico successivo costerà di più e le società adeguano subito i listini per tutelare i margini. Di più: mentre il rialzo è quasi immediato (1-2 giorni), il ribasso ha tempi sproporzionatamente più lunghi (fino a 2-4 settimane).</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante il prezzo sia sceso per qualche ora, l’effetto del calo di una sola giornata non si è minimamente trasferito al dettaglio. Fra l&#8217;altro l&#8217;eventuale ribasso sarebbe durato&#8230; quanto? 12 ore?</p>
<p style="text-align: justify;">Non c’è una connessione meccanica e istantanea tra materia prima e prezzo alla pompa: c’è una complessa, e in parte irrazionale, congiuntura di aspettative, gestione del rischio e soprattutto di asimmetria &#8211; e quest&#8217;ultima da anni viene denunciata senza effetti, perché la trasmissione avviene direttamente dal mercato.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><u>Ma che bel mondo di merda che vi siete costruiti</u></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lo shock esogeno non è solo italiano ma globale, complica le già miserabili previsioni di crescita, rende più difficile il ritorno del deficit sotto le soglie auspicate, e costringe i governi alla prudenza di bilancio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il taglio delle accise, prorogato fino al 1 Maggio per mitigare i rincari, è solo un tentativo a tempo di controbilanciare gli effetti della dipendenza dalle rotte per Hormuz.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi ha fatto il pieno per precauzione lunedì non è stato imbecille: ha semplicemente cercato di proteggersi come può per un tempo limitato in un contesto di crisi.</p>
<p style="text-align: justify;">La vera lezione di queste ore è un’altra: in un’economia globale, così esposta proprio perché globale, chi riesce a imporre e gestire una crisi tiene in scacco tutti.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Francesco Perizzolo</strong></em></p>
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		<title>Testardamente subordinati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2026 05:02:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ALZO ZERO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cingolani viene rimosso da AD di Leonardo perche&#8217; il Michelangelo Dome non piace agli americani e si rimane&#8221; testerdamente unitari&#8221;. Oppure sarebbe meglio dire testardamente subordinati agli Usa. Redazione Kulturaeuropa</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cingolani viene rimosso da AD di Leonardo perche&#8217; il Michelangelo Dome non piace agli americani e si rimane&#8221; testerdamente unitari&#8221;. Oppure sarebbe meglio dire testardamente subordinati agli Usa.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Redazione Kulturaeuropa</strong></em></p>
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		<title>5° Convegno del Centro Studi Kulturaeuropa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 02:55:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si terra&#8217;  a Roma 23 maggio 2026 il 5° convegno del Centro Studi Kulturaeuropa su &#8220;LO STATO ORGANICO EUROPEO&#8221; &#160;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.kulturaeuropa.eu/2026/04/10/5-convegno-del-centro-studi-kulturaeuropa/">5° Convegno del Centro Studi Kulturaeuropa</a> proviene da <a href="https://www.kulturaeuropa.eu">KULTURAEUROPA</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Si terra&#8217;  a Roma 23 maggio 2026 il 5° convegno del Centro Studi Kulturaeuropa su &#8220;LO STATO ORGANICO EUROPEO&#8221;</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Civilta&#8217; a stelle e strisce</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 02:50:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In termini di cultura e civilta&#8217; , fa sorridere il fatto che il Presidente di un Impero che ha prodotto solo barbarie e denaro, possa solo pensare di cancellare una Civilta&#8217; con duemila anni di Storia. E&#8217; sempre la stessa storia con la civilta&#8217; a stelle e strisce. Redazione Kulturaeuropa</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.kulturaeuropa.eu/2026/04/10/civilta-a-stelle-e-strisce/">Civilta&#8217; a stelle e strisce</a> proviene da <a href="https://www.kulturaeuropa.eu">KULTURAEUROPA</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In termini di cultura e civilta&#8217; , fa sorridere il fatto che il Presidente di un Impero che ha prodotto solo barbarie e denaro, possa solo pensare di cancellare una Civilta&#8217; con duemila anni di Storia. E&#8217; sempre la stessa storia con la civilta&#8217; a stelle e strisce.</p>
<p><em><strong>Redazione Kulturaeuropa</strong></em></p>
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		<title>Un conflitto congelato</title>
		<link>https://www.kulturaeuropa.eu/2026/04/09/un-conflitto-congelato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 02:35:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ALZO ZERO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un conflitto congelato. Una fragile tregua che consente a Trump una via di uscita da una situazione imbarazzante e lascia l&#8217;Iran con una sostanziosa dote da spendere nella regione del Golfo, in termini economici e politici. Israele probabilmente non consentira&#8217; una stabile pace nella regione e continuera&#8217; nella sua strategia di &#8221; guerra infinita&#8221;. Per [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un conflitto congelato. Una fragile tregua che consente a Trump una via di uscita da una situazione imbarazzante e lascia l&#8217;Iran con una sostanziosa dote da spendere nella regione del Golfo, in termini economici e politici. Israele probabilmente non consentira&#8217; una stabile pace nella regione e continuera&#8217; nella sua strategia di &#8221; guerra infinita&#8221;. Per ora non si puo&#8217; aggiungere altro.</p>
<p><em><strong>Redazione Kulturaeuropa</strong></em></p>
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		<title>Contro la guerra della solita canaglia</title>
		<link>https://www.kulturaeuropa.eu/2026/04/08/contro-la-guerra-della-solita-canaglia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 02:45:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ALZO ZERO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La crisi energetica scatenata dalla canaglia americana e sionista colpisce direttamente al cuore gli interessi europei. Oltre alla devastante criminalita&#8217; degli attacchi che non risparmiano nessuna infrastruttura civile, come nella migliore tradizione di questa canaglia da i bombardamenti a tappeto sull&#8217;Italia, gli effetti sulle economie europee sono gia&#8217; tangibili. L&#8217;Europa deve prendere una ferma posizione [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La crisi energetica scatenata dalla canaglia americana e sionista colpisce direttamente al cuore gli interessi europei. Oltre alla devastante criminalita&#8217; degli attacchi che non risparmiano nessuna infrastruttura civile, come nella migliore tradizione di questa canaglia da i bombardamenti a tappeto sull&#8217;Italia, gli effetti sulle economie europee sono gia&#8217; tangibili. L&#8217;Europa deve prendere una ferma posizione contro questa folle guerra di aggressione che rischia di diventare un suicidio per conto terzi.</p>
<p><em><strong>Redazione Kulturaeuropa</strong></em></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.kulturaeuropa.eu%2F2026%2F04%2F08%2Fcontro-la-guerra-della-solita-canaglia%2F&amp;linkname=Contro%20la%20guerra%20della%20solita%20canaglia" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.kulturaeuropa.eu%2F2026%2F04%2F08%2Fcontro-la-guerra-della-solita-canaglia%2F&amp;linkname=Contro%20la%20guerra%20della%20solita%20canaglia" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.kulturaeuropa.eu%2F2026%2F04%2F08%2Fcontro-la-guerra-della-solita-canaglia%2F&amp;linkname=Contro%20la%20guerra%20della%20solita%20canaglia" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_telegram" href="https://www.addtoany.com/add_to/telegram?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.kulturaeuropa.eu%2F2026%2F04%2F08%2Fcontro-la-guerra-della-solita-canaglia%2F&amp;linkname=Contro%20la%20guerra%20della%20solita%20canaglia" title="Telegram" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.kulturaeuropa.eu%2F2026%2F04%2F08%2Fcontro-la-guerra-della-solita-canaglia%2F&amp;linkname=Contro%20la%20guerra%20della%20solita%20canaglia" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_print" href="https://www.addtoany.com/add_to/print?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.kulturaeuropa.eu%2F2026%2F04%2F08%2Fcontro-la-guerra-della-solita-canaglia%2F&amp;linkname=Contro%20la%20guerra%20della%20solita%20canaglia" title="Print" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.kulturaeuropa.eu%2F2026%2F04%2F08%2Fcontro-la-guerra-della-solita-canaglia%2F&#038;title=Contro%20la%20guerra%20della%20solita%20canaglia" data-a2a-url="https://www.kulturaeuropa.eu/2026/04/08/contro-la-guerra-della-solita-canaglia/" data-a2a-title="Contro la guerra della solita canaglia"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.kulturaeuropa.eu/2026/04/08/contro-la-guerra-della-solita-canaglia/">Contro la guerra della solita canaglia</a> proviene da <a href="https://www.kulturaeuropa.eu">KULTURAEUROPA</a>.</p>
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		<title>Una pietra miliare</title>
		<link>https://www.kulturaeuropa.eu/2026/04/07/una-pietra-miliare/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 02:35:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ALZO ZERO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Possiamo annunciare che il Centro Studi Kulturaeuropa ha dato alle stampe quello che riteniamo essere il lavoro piu&#8217; significativo dell&#8217;opera di costruzione teorico- dottrinaria svolta dal Centro, dalla sua fondazione : &#8221; Lo Stato organico europeo&#8221;. L&#8217;uscita del volume e&#8217; prevista per il mese di maggio e sicuramente sara&#8217; disponibile per il Convegno del 23 [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Possiamo annunciare che il Centro Studi Kulturaeuropa ha dato alle stampe quello che riteniamo essere il lavoro piu&#8217; significativo dell&#8217;opera di costruzione teorico- dottrinaria svolta dal Centro, dalla sua fondazione : &#8221; Lo Stato organico europeo&#8221;. L&#8217;uscita del volume e&#8217; prevista per il mese di maggio e sicuramente sara&#8217; disponibile per il Convegno del 23 maggio a Roma che si terra&#8217; sul tema. Avanti!</strong></p>
<p><em><strong>Redazione Kulturaeuropa</strong></em></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.kulturaeuropa.eu%2F2026%2F04%2F07%2Funa-pietra-miliare%2F&amp;linkname=Una%20pietra%20miliare" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.kulturaeuropa.eu%2F2026%2F04%2F07%2Funa-pietra-miliare%2F&amp;linkname=Una%20pietra%20miliare" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.kulturaeuropa.eu%2F2026%2F04%2F07%2Funa-pietra-miliare%2F&amp;linkname=Una%20pietra%20miliare" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_telegram" href="https://www.addtoany.com/add_to/telegram?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.kulturaeuropa.eu%2F2026%2F04%2F07%2Funa-pietra-miliare%2F&amp;linkname=Una%20pietra%20miliare" title="Telegram" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.kulturaeuropa.eu%2F2026%2F04%2F07%2Funa-pietra-miliare%2F&amp;linkname=Una%20pietra%20miliare" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_print" href="https://www.addtoany.com/add_to/print?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.kulturaeuropa.eu%2F2026%2F04%2F07%2Funa-pietra-miliare%2F&amp;linkname=Una%20pietra%20miliare" title="Print" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.kulturaeuropa.eu%2F2026%2F04%2F07%2Funa-pietra-miliare%2F&#038;title=Una%20pietra%20miliare" data-a2a-url="https://www.kulturaeuropa.eu/2026/04/07/una-pietra-miliare/" data-a2a-title="Una pietra miliare"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.kulturaeuropa.eu/2026/04/07/una-pietra-miliare/">Una pietra miliare</a> proviene da <a href="https://www.kulturaeuropa.eu">KULTURAEUROPA</a>.</p>
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		<title>Europa Possibile Fronte Secondario di Guerra Ibrida?</title>
		<link>https://www.kulturaeuropa.eu/2026/04/05/europa-possibile-fronte-secondario-di-guerra-ibrida/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 03:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ESTERI E GEOPOLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 3 Aprile 2026 the Parliament Magazine ha pubblicato un’intervista a Thomas Renard, direttore dell’International Centre for Counter-Terrorism, intitolata Q+A: Could Iranian-linked terrorism pull Europe into war? Il contesto da cui prende spunto questa intervista è quello che va dal 28 febbraio, cioè l’inizio della guerra tra Stati Uniti/Israele e Iran, e l’inizio di Aprile, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.kulturaeuropa.eu/2026/04/05/europa-possibile-fronte-secondario-di-guerra-ibrida/">Europa Possibile Fronte Secondario di Guerra Ibrida?</a> proviene da <a href="https://www.kulturaeuropa.eu">KULTURAEUROPA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 3 Aprile 2026 <em>the Parliament Magazine</em> ha pubblicato un’<a href="https://www.theparliamentmagazine.eu/news/article/qa-could-iranianlinked-terrorism-pull-europe-into-war?utm_medium=email&amp;utm_campaign=Must%20read%20Iran&amp;utm_content=Must%20read%20Iran+CID_47f3d829224813bee1bbbecc81d61044&amp;utm_source=Email%20newsletters&amp;utm_term=Read%20more">intervista a Thomas Renard</a>, direttore dell’International Centre for Counter-Terrorism, intitolata <em>Q+A: Could Iranian-linked terrorism pull Europe into war?</em></p>
<p>Il contesto da cui prende spunto questa intervista è quello che va dal 28 febbraio, cioè l’inizio della guerra tra Stati Uniti/Israele e Iran, e l’inizio di Aprile, periodo durante il quale si sono verificati attacchi in Europa contro obiettivi legati a Israele o al mondo ebraico in genere, e in misura minore ad obiettivi rappresentanti interessi statunitensi. Tutti episodi rivendicati da Harakat Ashab al-Yamin al-Islamia, un gruppo il cui canale Telegram era dormiente dal 2023 (pare senza alcuna attività) e che improvvisamente si è attivato l’11 Marzo, interagendo con altri canali notoriamente collegati all’islamismo iraniano, prendendo grande spunto dall’estetica di Hezbollah.</p>
<p>Il legame con l’Iran non è definitivamente provato, e a dire il vero questa tesi è supportata soprattutto dalle tempistiche, le rivendicazioni legate a canali Telegram notoriamente iraniani, il tipo di obiettivi, e soprattutto la natura plausibilmente negabile di un coinvolgimento diretto dell’Iran. Secondo Renard queste caratteristiche consentono di ritenerlo uno strumento di guerra ibrida da parte dell’Iran. Anche il fatto che vengano evitati cittadini, politici e strutture europei in senso stretto rientrerebbe fra le conferme.</p>
<p><strong><u>Caratteristiche</u></strong></p>
<p>I bersagli sono ad alto tasso simbolico e senza vittime: il 9 Marzo un’esplosione davanti ad una sinagoga a Liegi; fra 11 e 15 Marzo esplosioni e incendi contro sinagoghe ed edifici collegati alla comunità ebraica locale in Belgio, Grecia e Olanda; il 23 Marzo incediate 4 ambulanze di una organizzazione ebraica a Londra; il 24 Marzo incendiata un’auto nel quartiere ebraico ad Anversa; il 28 Marzo attacco dinamitardo sventato davanti alla Bank of America a Parigi.</p>
<p>Sono tutti attacchi a basso costo, senza vittime, in qualche caso con arresti poco significativi che includono minorenni, e soprattutto con grande eco sui media. Insomma, la soglia che potrebbe far superare il limite fra terrorismo e conflitto armato non viene mai superato, e ad ogni modo vige la <em>plausible deniability</em>, la negabilità plausibile.</p>
<p>Il reclutamento è online, quindi sono evitati luoghi fisici come moschee più o meno legali e altri luoghi fisici, e laddove siano stati rintracciati dei pagamenti questi sono assolutamente modesti: il bacino da cui il gruppo attinge è quello della criminalità (spaccio, taglieggiamenti e rapine) e delle fasce giovanili, tutti accomunati dalla radicalizzazione islamica.</p>
<p><strong><u>Conseguenze</u></strong></p>
<p>La prima conseguenza visibile è l’incertezza sul piano della sicurezza, accompagnata dalla necessità di indagini e di presidi: si tira un po’ a indovinare il prossimo bersaglio basandosi sulle caratteristiche descritte, e si spendono cifre ingenti per presidiare i tantissimi luoghi dove potrebbero verificarsi i prossimi attacchi.</p>
<p>La seconda conseguenza è puramente mediatica e psicologica: da una parte si influenza l’opinione pubblica polarizzandola fra USA/Israele e Iran/Mondo Islamico, e si aumenta esponenzialmente la percezione del rischio e della scarsa sicurezza, per altro già ai massimi livelli per via dell’immigrazione incontrollata e del tasso di crimini di ogni tipo ad opera delle masse di immigrati.</p>
<p><strong><u>Conclusioni di Renard</u></strong></p>
<p>Il Direttore ICCT conclude dunque che l’Iran stia conducendo un secondo fronte di guerra ibrida a basso costo, alto rendimento, e bassa intensità, tenendo quindi sul filo l’UE senza mai fare il passo decisivo che comporterebbe un’escalation.</p>
<p>È un tipo di guerra che non può essere prevenuta o combattuta nel senso classico, nel quale per ora l’UE mette in campo un ibrido di deterrenza (dispendiosa e poco efficace), analisi di intelligence, e modulazione della pressione politica (anche qui, con risultati poco brillanti).</p>
<p><strong><u>…e l’ipotesi False Flag?</u></strong></p>
<p>C’è la possibilità che si tratti di un <em>false flag</em>? Sì, e non solo in un senso.</p>
<p>Se fosse effettivamente opera dell’Iran, la <em>plausible deniability</em> servirebbe proprio a celarne l’identità, e quindi servirebbe da scusante in caso di accuse dirette: insomma, l’Iran potrebbe in ogni caso dire che qualcuno stia cercando di dar loro la colpa. Il fatto che vengano utilizzati individui radicalizzati giovani e giovanissimi, anche legati alla criminalità di bassa lega, aiuterebbe a smentire coinvolgimenti.</p>
<p>Questa ipotesi è sostenuta anche dagli analisti (non solo ICCT, ma anche FDD, Tech Against Terrorism, Wall Street Journal), i quali però nel momento stesso in cui valutano l’ipotesi <em>false flag</em> devono anche tenere in conto che possa essere un altro l’attore. Chi?</p>
<p>Il fatto che nessuno ritenga possibile che si tratti di servizi occidentali/israeliani potrebbe anche far pensare che siano invece più probabilmente coinvolti – ma per ora questa posizione è solo presa da siti complottisti di varia estrazione. Pressoché impossibile invece la matrice identitaria, nazionalista o antisemita “bianca”, che in nessun caso ha dimostrato collegamenti col mondo islamico.</p>
<p>Diversi analisti britannici hanno ipotizzato che la matrice sia russa, ma anche in questo caso i potenziali collegamenti sono quasi zero.</p>
<p><strong><u>Le ipotesi realistiche</u></strong></p>
<p>Il superamento di quel confine fra terrorismo e coinvolgimento europeo in Iran nel conflitto è improbabile, ma c’è un altro scenario ben più inquietante da tenere in conto: la trasformazione dell’Europa in fronte di guerra secondario asimmetrico, con una campagna di guerra ibrida potenzialmente prolungata e ad intensità relativamente bassa. Uno scenario del genere mescolerebbe attacchi terroristici mirati (non più necessariamente limitati a obiettivi legati a USA e Israele) frutto del reclutamento online rapido descritto sopra, con un livello potenzialmente pericolosissimo di propaganda e incitamento alla violenza da parte delle reti e degli ecosistemi già presenti, sia legati alla pratica religiosa radicale che alla criminalità sempre meno improvvisata.</p>
<p>Ciò significherebbe che lo scenario potrebbe evolvere verso forme di violenza più diffuse, più organizzate e soprattutto più caotiche, che non ci consentirebbero più di escludere l’eventualità di scontri di piazza e guerriglia urbana.</p>
<p>In effetti gli attacchi rivendicati da HAYI sembrano seguire esattamente questo modello: basso livello tecnologico con bombe artigianali e incendi, alto impatto psicologico e mediatico.</p>
<p><strong><u>Conclusioni</u></strong></p>
<p>Per l’Europa il pericolo di  diventare il fronte secondario di un conflitto ibrido è possibile, e con buona pace di Renard e di tutti gli analisti – tutte figure che devono in ogni caso bilanciare le proprie conclusioni rispetto alle strategie politiche decise – quella in atto non sembra proprio solo una campagna di terrorismo puntuale.</p>
<p>Il vero rischio è che questa <em>false flag</em> rappresenti il tentativo di trasformare le nostre città in un’arena asimmetrica permanente, dove la predicazione radicale è sostenuto dalle concessioni istituzionali, e il reclutamento digitale e le reti criminali si fondono in un’unica minaccia fluida.</p>
<p>Se così fosse, sarebbe un fronte senza carri armati e missili, insinuatosi e fiorito nelle fratture già esistenti nella coesione sociale europea, in primo luogo ad opera dell’immigrazione di massa e delle connivenze istituzionali e politiche. Certo, non siamo di fronte attualmente ad una specie di “esercito dormiente” pronto a mobilitarsi in poche ore o giorni, ma dobbiamo renderci conto che lo scenario attuale, con centinaia di espulsioni di imam, soggetti radicalizzati e terroristi, sia dall’UE (fra i 400 e i 600 annui) che dall’Italia (sì, solo qui da noi ci sono 150-250 espulsioni di questo tipo ogni anno), comporta un’erosione su più fronti – erosione che apre alla possibilità di reclutamenti e mobilitazione della violenza quasi in tempo reale tramite i canali web.</p>
<p>Rispondere con la deterrenza, troppo dispendiosa a fronte di un’efficacia discutibile, con analisi di intelligence dirette da forze politiche che fino ad oggi hanno solo ed esclusivamente esercitato lassismo e connivenza, significa rischiare di finire intrappolati in un conflitto di logoramento sul nostro stesso territorio.</p>
<p>…e tutto sommato, per i nemici di sempre dell’Europa, sarebbe la soluzione preferibile e più appetitosa.</p>
<p>Basta illusioni: la questione non è nemmeno più chi stia usando l’Europa come teatro secondario, ma fino a che punto gli europei siano disposti a rimandare l’azione, mentre il confine tra bassa intensità e caos interno avanza inesorabile.</p>
<p><em><strong>Francesco Perizzolo</strong></em></p>
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		<title>Aiutiamo la popolazione libanese.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 03:30:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ALZO ZERO]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Continua il nostro aiuto alla popolazione libanese colpita dalla guerra e dagli attacchi israeliani.</strong></p>
<p><strong>Abbiamo preparato decine di pacchi alimentari per le famiglie degli sfollati, distribuiti a Baalchmay, sul Monte Libano.</strong></p>
<p><strong>Un sostegno concreto per chi ha perso tutto e oggi vive lontano da casa.</strong></p>
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		<title>Lo Stato nel Terzo Millennio.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 02:58:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lo Stato e&#8217; ormai una macchina burocratico amministrativa? E&#8217; un arbiter mercatorum? E&#8217; un razionalizzatore ad uso interno delle necessita&#8217; del capitale? Ha uno scopo etico o pedagogico o e&#8217; qualcosa di altro ancora? A tutti questi interrogativi nel Terzo Millennio si dovra&#8217; dare una risposta esauriente e chiara. Redazione Kulturaeuropa</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo Stato e&#8217; ormai una macchina burocratico amministrativa? E&#8217; un arbiter mercatorum? E&#8217; un razionalizzatore ad uso interno delle necessita&#8217; del capitale? Ha uno scopo etico o pedagogico o e&#8217; qualcosa di altro ancora? A tutti questi interrogativi nel Terzo Millennio si dovra&#8217; dare una risposta esauriente e chiara.</p>
<p><em><strong>Redazione Kulturaeuropa</strong></em></p>
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