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	<title>INTERVISTE Archivi - KULTURAEUROPA</title>
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	<title>INTERVISTE Archivi - KULTURAEUROPA</title>
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		<title>Intervista a S.E. M. Reza Sabouri ambasciatore dell&#8217; Iran in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 14:44:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[INTERVISTE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pubblichiamo integralmente l&#8217; intervista, in formato cartaceo, a Sua Eccellenza M. Reza Sabouri ambasciatore dell&#8217; Iran in Italia. INTERVISTA DI S.E.MOHAMMAD REZA SABOURI,AMBASCIATORE DLLA R.I.DELL&#8217;IRAN IN ITALIA A RADIO KULTURAEUROPA – 23-4-2026   &#8211; l&#8217;Iran ha più volte denunciato la violazione del diritto internazionale e le azioni illegali da parte degli Stati Uniti. Avete ancora [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.kulturaeuropa.eu/2026/04/23/intervista-a-s-e-m-reza-sabouri-ambasciatore-dell-iran-in-italia/">Intervista a S.E. M. Reza Sabouri ambasciatore dell&#8217; Iran in Italia</a> proviene da <a href="https://www.kulturaeuropa.eu">KULTURAEUROPA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Pubblichiamo integralmente l&#8217; intervista, in formato cartaceo, a Sua Eccellenza M. Reza Sabouri ambasciatore dell&#8217; Iran in Italia.</strong></p>
<p><strong>INTERVISTA DI S.E.MOHAMMAD REZA SABOURI,AMBASCIATORE DLLA R.I.DELL&#8217;IRAN IN ITALIA A RADIO KULTURAEUROPA – 23-4-2026</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>&#8211; l&#8217;Iran ha più volte denunciato la violazione del diritto internazionale e le azioni illegali da parte degli Stati Uniti. Avete ancora speranze in un vero accordo di pace attraverso le trattative? </strong></p>
<p>Non abbiamo mai abbandonato le soluzioni pacifiche per risolvere le controversie, inclusi i negoziati, e continuiamo a ritenere che negoziati con un approccio costruttivo e realistico possano portare a un risultato logico ed equo. Tenete presente che gli Stati Uniti, per diverse volte, hanno bombardato il tavolo dei negoziati e tradito la diplomazia. Continuiamo non solo a essere testimoni di violazioni del diritto internazionale da parte degli Stati Uniti, ma anche di numerosi casi di violazione del cessate il fuoco. La Repubblica Islamica dell&#8217;Iran, anche nel periodo attuale, è pronta a riprendere i negoziati per porre fine in modo permanente e duraturo alla guerra, ma ciò è subordinato al fatto che gli Stati Uniti cessino di insistere nel violare i propri impegni, inclusa la revoca del blocco illegale e illegittimo. Infatti, l&#8217;azione degli Stati Uniti nel bloccare i porti iraniani e nel sequestrare navi commerciali non solo costituisce una violazione del cessate il fuoco, ma è anche considerata un crimine contro l&#8217;umanità.</p>
<p><strong>&#8211; l&#8217;Iran ha avuto in passato, soprattutto in Siria ed Iraq, un ruolo fondamentale nel combattere il terrorismo di Al Qaeda e di Daesh (Isis) anche in difesa di minoranze come quella cristiana. un ruolo che molti in occidente dimenticano. Cosa vuole ribadire a riguardo? </strong></p>
<p>La Repubblica Islamica dell&#8217;Iran ha svolto un ruolo principale nella lotta contro i gruppi terroristici, in particolare l&#8217;ISIS, in Siria e in Iraq, riuscendo a sventare i piani di questi gruppi e dei loro sostenitori per diffondere l&#8217;instabilità nella regione. Il confronto diretto dell&#8217;Iran e il suo sostegno ai governi regionali, tra cui Siria e Iraq, nella sconfitta dell&#8217;ISIS non possono essere ignorati; in questo contesto, figure come il generale Soleimani hanno svolto un ruolo insostituibile. La realtà è che gli interessi strategici della Repubblica Islamica dell&#8217;Iran e dei paesi europei nella lotta al terrorismo sono allineati, ma alcuni paesi europei, con una visione a breve termine e applicando doppi standard nella gestione del terrorismo, hanno lasciato una traccia negativa nella regione. Noi riteniamo che non esista un terrorismo &#8220;buono&#8221; o &#8220;cattivo&#8221; e, a differenza dell&#8217;uso strumentale di alcuni paesi occidentali dei gruppi terroristici per promuovere i propri interessi, abbiamo sempre combattuto contro la nascita e l&#8217;espansione di gruppi terroristici in Afghanistan, Siria e Iraq. In questo contesto, è emerso anche il ruolo degli Stati Uniti e di alcuni loro alleati europei nella creazione e formazione dell&#8217;ISIS, così come il sostegno del regime sionista nel fornire equipaggiamento e cure ai membri di gruppi terroristici come al-Nusra.</p>
<p><strong>&#8211; Il governo italiano ha dato un segnale importante sospendendo l&#8217;accordo militare con Israele. Vi aspettate un cambio e maggiore dialogo da parte del governo italiano e dei governi europei con l&#8217;Iran? </strong></p>
<p>Purtroppo il silenzio dei paesi europei di fronte al genocidio a Gaza e all&#8217;uccisione di migliaia di donne e bambini ha contribuito a incoraggiare questo regime a proseguire i suoi crimini contro la popolazione civile in Libano e le sue azioni bellicose e destabilizzanti in sette paesi della regione, inclusa l&#8217;uccisione di donne e bambini iraniani. L&#8217;attacco contro le forze italiane ed europee membri dell&#8217;UNIFIL, presenti in Libano sotto la bandiera delle Nazioni Unite, rappresenta un piccolo esempio della natura e del comportamento del regime sionista. Ritengo che la decisione del governo italiano di sospendere l&#8217;accordo militare con Israele sia un passo positivo, ma allo stesso tempo minimo, e che siano necessarie misure più serie per fermare i suoi crimini. Il rifiuto, negli ultimi giorni, di sospendere gli accordi dei paesi europei con Israele costituisce uno degli aspetti negativi dell&#8217;Europa nel confronto con i crimini di questo regime e riflette una forma di complicità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>&#8211; La resistenza dell&#8217;Iran, del suo popolo e delle forze armate, ha stupito il Mondo e soprattutto i suoi nemici. Questo in prospettiva comporterà cambiamenti negli equilibri della regione? </strong></p>
<p>Come avevamo avvertito prima della recente aggressione degli Stati Uniti e del regime sionista, e come abbiamo dimostrato anche durante la guerra, la Repubblica Islamica dell&#8217;Iran, facendo affidamento sulle capacità delle proprie forze armate e sul sostegno e la coesione del suo popolo, non ha alcun dubbio nel difendersi di fronte a un&#8217;aggressione e risponderà con tutta la sua forza agli attacchi. Anche nel periodo attuale, nonostante la disponibilità ai negoziati, ha mantenuto e rafforzato le proprie capacità difensive in caso di ripetizione di errori aggressivi contro l&#8217;Iran, ed è pronta а fornire una risposta ancora più decisa a qualsiasi atto ostile. Senza dubbio, l&#8217;osservazione di questa capacità difensiva dell&#8217;Iran avrà effetti e conseguenze sul futuro della regione. Ci auguriamo di assistere presto al ritiro delle presenze esterne dannose e negative nella regione, poiché non solo non contribuiscono alla sicurezza e alla stabilità, ma sono esse stesse una causa di insicurezza e instabilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Fascismi Sconosciuti di Michele Rallo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 02:13:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[INTERVISTE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Avevo 15 anni o poco più quando ho letto un testo, ancora in mio possesso, di un autore che ho poi sempre apprezzato negli anni per la sua produzione libraria, per i suoi articoli e , seppur nella diversità di opinioni e di posizioni politiche, per la sua grande coerenza ed onestà intellettuale. Una serie [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.kulturaeuropa.eu/2025/12/11/fascismi-sconosciuti-di-michele-rallo/">Fascismi Sconosciuti di Michele Rallo</a> proviene da <a href="https://www.kulturaeuropa.eu">KULTURAEUROPA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Avevo 15 anni o poco più quando ho letto un testo, ancora in mio possesso, di un<br />
autore che ho poi sempre apprezzato negli anni per la sua produzione libraria, per i<br />
suoi articoli e , seppur nella diversità di opinioni e di posizioni politiche, per la sua<br />
grande coerenza ed onestà intellettuale. Una serie di circostanze, anche casuali, mi<br />
hanno permesso di incontrare quello stesso autore della mia gioventù l&#8217;Onorevole<br />
Michele Rallo, Deputato al Parlamento e membro della Commissione Esteri della<br />
Camera nella XII e XIII Legislatura. Abbiamo così deciso di approfittarne per una<br />
piccola intervista, ma soprattutto per poter avere l&#8217;opportunità di presentare il suo<br />
ultimo libro <strong>“Fascismi Sconosciuti”</strong> della casa editrice <strong>Passaggio al Bosco</strong> , passata<br />
agli onori della cronaca per un tentativo fallito di boicottaggio alla Fiera Nazionale<br />
della Piccola e Media Editoria “Più Libri, Più Liberi”.<br />
Sono passasti un po&#8217; di anni da quel Tuo libro “<strong>I Fascismi della </strong><br />
<strong>MittelEuropa</strong>”, ma tra i tuoi innumerevoli interessi ed approfondimenti, il<br />
tema del Fascismo rimane presente e riappare nella Tua ultima creatura che è<br />
“Fascismi sconosciuti”, il cui titolo riprende un libro di Maurice Bardeche<br />
del 1969, che da allora sta ad indicare cumulativamente e confusamente<br />
l&#8217;insieme dei movimenti di stampo genericamente “fascista” che hanno<br />
caratterizzato i decenni dal 20 al 40 e non solo del secolo scorso con diverse<br />
fortune e alterne vicende.</p>
<p style="text-align: justify;">
<strong>1.</strong> Michele qual&#8217; è il motivo della tua attenzione al fenomeno “Fascismo” in<br />
genere ?<br />
<strong>R.</strong> Il mio interesse è sempre stato, fin da bambino, per la storia in generale. È stata<br />
una passione che ho ereditato da mio padre e che ho alimentato nella biblioteca di<br />
famiglia. Poi, man mano crescendo, ho fatto delle scelte: i miei primissimi interessi<br />
sono stati i periodi in cui si svolgevano le letture avventurose dell’adolescenza: il<br />
Medioevo di Robin Hood, il Seicento dei Tre Moschettieri, fino all’Ottocento<br />
salgariano. Poi, più o meno dai diciott’anni, ho dedicato più attenzione alla storia<br />
d’Italia. Così mi sono imbattuto nel Fascismo, ed è stato amore a prima vista. Un<br />
amore giovanile, naturalmente, negli anni diventato più maturo, più ragionato, meno<br />
passionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2.</strong> Il Tuo libro certamente valido per il solito rigore storiografico, ha anche<br />
una importante documentazione iconografica con emblemi, bandiere e<br />
ritratti degli “uomini forti” che hanno guidato i vari movimenti. Tra<br />
questi, quali sono le figure che ti hanno maggiormente impressionato ?<br />
<strong>R.</strong> Un po’ tutti, in quota parte. ma nessuno di essi mi appare come l’ideale<br />
perfetto del Capo. Sono tutti dei grandi leader, ma tutti hanno pregi e difetti,<br />
ragioni e torti. Difficile fare una graduatoria. Certo, alcune personalità<br />
spiccano: Codreanu e Szàlasi nell’Europa orientale; Primo de Rivera,<br />
Degrelle e Doriot nell’occidentale.</p>
<p><strong>3.</strong> &#8230;e quale movimento rappresentava più compiutamente quella<br />
“Terza Via” fil rouge unificante di tutti i “Fascismi sconosciuti” ?<br />
<strong>R.</strong> Non indicherei un singolo movimento ma piuttosto una nazione nel<br />
suo complesso. Questa nazione, per me, è la Francia, con il suo<br />
affascinante e talora caotico insieme di fascismi, tutti particolari, tutti sui<br />
generis, tutti carichi di un fascino sottile e ammaliante. Senza,<br />
naturalmente, voler ignorare anche gli aspetti negativi, che ci furono in<br />
Francia come dappertutto. Comunque è questo corale fascismo francese<br />
che a me sembra il più rappresentativo, il più significativo. Tutto<br />
compreso, tutto amalgamato: la destra figlia di Maurras e dell’Action<br />
Française, la sinistra di Valois e del Faisceau, le Ligues più o meno<br />
bonapartiste che tentano una marcia su Parigi nel 1934, il Front de la<br />
Liberté giunto a un passo dalla vittoria elettorale nel 1939, Brasillach e<br />
il suo “Je suis partout”, e tanto altro ancora. Era – se vogliamo tentare<br />
una sintesi – il “fascismo immenso e rosso” sognato da Drieu La<br />
Rochelle</p>
<p><strong>4.</strong> Una domanda, che vuole ovviamente essere scevra da qualsiasi<br />
nostalgismo storico e tanto meno politico, perché il fascismo, che<br />
anche dal Tuo libro appare come un fenomeno sorprendentemente<br />
complesso, ha avuto la capacità di declinarsi in forme diverse e<br />
radicarsi in contesti lontanissimi ?<br />
<strong>R.</strong> Perché il fascismo aveva valori universali (non marxisticamente<br />
“internazionali”) che erano la risposta ai problemi della sua epoca. Valori<br />
che le opinioni pubbliche di tutto il mondo ritenevano destinati a<br />
trionfare, anche nelle tornate elettorali. È per questo che tante elezioni<br />
generali furono “rimandate” – dalla Francia al Brasile – ed è per questo<br />
che l’Inghilterra spinse la Polonia al suicidio per giungere alla guerra<br />
mondiale.</p>
<p><strong>5.</strong> Passiamo un attimo all&#8217;attualità&#8230; cosa ne pensi del bailamme fatto<br />
dai corifei dell&#8217;antifascismo in occasione della Fiera Nazionale della<br />
Piccola e Media Editoria “Più Libri Più Liberi” e che, casualmente,<br />
ha riguardato proprio l&#8217;infelice tentativo di boicottare Passaggio al<br />
Bosco per i cui tipi hai pubblicato il tuo libro ?<br />
<strong>R.</strong> L’epoca del fascismo – o dei fascismi – è finita nel 1945, con la fine<br />
della seconda guerra mondiale. Da allora, piaccia o non piaccia,<br />
viviamo nell’epoca postfascista. Ecco perché ogni richiamo politico al<br />
fascismo e/o all’antifascismo mi sembra del tutto ridicolo, fuori dal<br />
mondo. Strumentale, nella migliore delle ipotesi. Ma anche, in alcuni<br />
casi, dettato da una profonda ignoranza.</p>
<p>Grazie a <em><strong>Michele Rallo</strong></em> e lo aspettiamo per presentare il suo prossimo<br />
volume che sarà su Degrelle e il Rexismo, sempre per Passaggio al<br />
Bosco.<br />
<em><strong>Ettore Rivabella</strong></em></p>
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		<title>Wagner: intervista a Giovanni Sessa</title>
		<link>https://www.kulturaeuropa.eu/2024/11/26/wagner-intervista-a-giovanni-sessa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Nov 2024 00:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[INTERVISTE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fonte: https://erenyesilyurt.com/index.php/2024/11/22/giovanni-sessa-wagner-miro-a-unire-arte-e-vita-cercando-di-ricongiungere-con-unarte-rivoluzionaria-cio-che-il-soggettivismo-moderno-aveva-separato/ Giovanni Sessa: Wagner mirò a unire arte e vita, cercando di ricongiungere, con un’arte rivoluzionaria, ciò che il soggettivismo moderno aveva separato Richard Wagner non era solo un compositore, ma anche un filosofo e un rivoluzionario con profonde riflessioni sull’arte, la religione e la cultura. Combinando musica e mitologia, le sue opere divennero [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fonte: <a href="https://erenyesilyurt.com/index.php/2024/11/22/giovanni-sessa-wagner-miro-a-unire-arte-e-vita-cercando-di-ricongiungere-con-unarte-rivoluzionaria-cio-che-il-soggettivismo-moderno-aveva-separato/">https://erenyesilyurt.com/index.php/2024/11/22/giovanni-sessa-wagner-miro-a-unire-arte-e-vita-cercando-di-ricongiungere-con-unarte-rivoluzionaria-cio-che-il-soggettivismo-moderno-aveva-separato/</a></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Giovanni Sessa: Wagner mirò a unire arte e vita, cercando di ricongiungere, con un’arte rivoluzionaria, ciò che il soggettivismo moderno aveva separato</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Richard Wagner non era solo un compositore, ma anche un filosofo e un rivoluzionario con profonde riflessioni sull’arte, la religione e la cultura. Combinando musica e mitologia, le sue opere divennero un simbolo di risveglio artistico e intellettuale sia in Germania che in tutta Europa. La poliedrica influenza di Wagner è stata fonte di ispirazione soprattutto per gli intellettuali della Rivoluzione conservatrice e per coloro che cercavano una sfida estetica e filosofica alla modernità. Abbiamo parlato di Wagner con Giovanna Sessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Può presentarsi a noi?</em></strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://erenyesilyurt.com/wp-content/uploads/2024/11/Cop.-Schure-3-1.jpg" alt="" class="wp-image-1792"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Sono nato a Milano nel 1957, attualmente vivo a Frascati (RM). Ho insegnato filosofia nei Licei e ho collaborato, all’Università «Sapienza» di Roma, con il prof. Gian Franco Lami, indimenticato amico e maestro. Sono stato, inoltre, docente a contratto&nbsp; di “Storia delle idee” presso l’Università di Cassino. Miei scritti sono comparsi su riviste, quotidiani, in volumi collettanei e Atti di Convegni di studio. Ho curato, tradotto e prefato decine di volumi. Tra le mie ultime pubblicazioni,&nbsp;<em>Oltre la Persuasione. Saggio su Carlo Michelstaedter&nbsp;</em>(Roma, 2008);&nbsp;<em>La meraviglia del nulla. Vita e filosofia di Andrea Emo</em>&nbsp;(Milano, 2014);&nbsp;<em>Julius Evola e l’utopia della Tradizione</em>, (Sesto S. Giovanni (Mi), 2019);&nbsp;<em>L’eco della Germania segreta. “Si fa di nuovo primavera”</em>, (Sesto S. Giovanni (Mi), 2021);&nbsp;<em>Azzurre lontananze. Tradizione on the road</em>, (Sesto S. Giovanni (Mi), 2022);&nbsp;<em>Icone del possibile. Giardino, bosco, montagna</em>&nbsp;(Sesto S. Giovanni (Mi), 2023). Per quanto attiene a Wagner ho curato, R. Wagner,&nbsp;<em>Religione&nbsp; e arte</em>&nbsp;(Sesto S. Giovanni (Mi), 2021); E. Schuré,&nbsp;<em>Richard Wagner</em>, (Sesto S. Giovanni (Mi), 2021); R. Wagner,&nbsp;<em>L’ideale di Bayreuth&nbsp;</em>(Sesto S. Giovanni (Mi), 2024). Sono Segretario della Fondazione Julius Evola.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Conosciamo l’importanza di Kant e Hegel nel pensiero tedesco, ma qual è l’importanza di Wagner per la Germania? È possibile parlare di una “gioventù wagneriana” come quella di Goethe e perché la Germania non ha scelto di fondare un Istituto Wagner invece dell’Istituto Goethe?&nbsp;</em></strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://erenyesilyurt.com/wp-content/uploads/2024/11/Din-ve-Sanat-2.jpg" alt="" class="wp-image-1793"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Richard Wagner ha fornito, non solo alla Germania, ma all’Europa, un contributo teorico e artistico a un tempo, dal valore inestimabile. L’<em>humus</em>&nbsp;ideale del suo percorso, era sostanziato dal pensiero tedesco a lui contemporaneo. Tale&nbsp;<em>iter&nbsp;</em>creativo e speculativo è stato, lo si tenga in conto, molto complesso e articolato. Ha conosciuto, infatti, diverse fasi di sviluppo. Karl Löwith ha mostrato in modalità inoppugnabile nel suo,&nbsp;<em>Da Hegel a Nietzsche</em>, che l’esperienza musicale e teoretica del wagnersimo si lega al mondo ideale della Sinistra hegeliana, al vasto movimento culturale che, di fatto, ebbe il suo momento apicale in Nietzsche, filosofo che concluse la “dissoluzione dell’hegelismo”. Nella seconda fase della produzione wagneriana, maturata durante il soggiorno zurighese e a Dresda, il grande artista era soggiogato dallo spirito rivoluzionario di Feuerbach. A tale fase sono ascrivibili la composizione del&nbsp;<em>Tannhäuser</em>, del&nbsp;<em>Lohengrin&nbsp;</em>e la stesura poetica della&nbsp;<em>Tetralogia</em>. Con tali opere, il grande musicista cercò, con poderosa energia, d’identificare arte e vita, tentò di dare vita a un’arte “rivoluzionaria”, atta a ricongiungere ciò che il soggettivismo moderno aveva diviso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La produzione del&nbsp;<em>Meister&nbsp;</em>ha avuto, da allora, al proprio centro il tema, tipicamente tedesco e schopenhaueriano della&nbsp;<em>Regenerationslehe</em>, della rigenerazione spirituale del popolo tedesco e dei popoli europei. Tale appello alla Ri-nascita, a un Nuovo Inizio della storia, coinvolse giovani e non giovani in tutte le nazioni del nostro continente. L’erezione del nuovo teatro di Bayreuth fu portata a termine grazie ai contributi (anche economici) forniti da appassionati wagneriani, aderenti alle Associazioni che portavano il nome del compositore. I “giovani” fedeli a Wagner non fecero altro che rendere esplicito ciò che era implicito nell’etimo di Bayreuth:&nbsp;<em>Reut</em>, infatti, allude a un “suolo conquistato alla selvaggia foresta e reso fertile”, produttore di un avvenire avente la propria radice in un passato incompiuto, “inespresso” lo avrebbe definito Walter Benjamin. Il lascito wagneriano si è perpetuato fino agli autori della Rivoluzione Conservatrice, tanto in quelli che non aderirono al nazionalsocialismo, quanto in quelli che confluirono in tale movimento. Pertanto, è certamente esistita, al pari di quella “goethiana”, una “gioventù wagneriana”. Per comprendere per quali ragioni non è stato istituito in Germania un “Istituto Wagner”, è bene ricordare quanto accadde alla fine del Secondo conflitto mondiale. I tedeschi furono sottoposti a un vero e proprio “lavaggio del cervello”, mirato a cancellare la loro memoria storica e quella degli Europei. L’esercitò americano occupò il teatro di Bayreuth e vi fece rappresentare&nbsp;<em>music-hall</em>. Poco &nbsp; prima, il generale Patton fece urinare i soldati del battaglione che comandava nel fiume Reno, centrale nella mitologia wagneriana. Fu un gesto desacralizzante e provocatorio nei confronti del musicista e della&nbsp;<em>Kultur&nbsp;</em>tedesca ed europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Perché Wagner si interessava al Medioevo, mentre molti intellettuali si rivolgevano all’antica Grecia e a Roma ai suoi tempi?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’interesse di Wagner per il Medioevo è stato ben spiegato dal germanista Marino Freschi che, in proposito, ha scritto: «Wagner tornò a un’esperienza laterale del cristianesimo: a quella del Graal, il grande mistero cristico che animò l’intero Medioevo cristiano-germanico […] Il messaggio recuperato da Wagner è quello di un salvatore che elude la consunzione della critica materialistica avanzando verso un sentiero appena accennato che in quegli anni venne riproposto dalla Teosofia e soprattutto da Rudolf Steiner (in Italia da Evola e Massimo Scaligero)» (<em>Wagner e l’arte sublime che salva la religione</em>, in «il Giornale» del 02/04/2021). Di contro, va ricordato che il primo Wagner guardò con interesse al mondo pre-cristiano e alla Grecia: lo mostra, con tutta evidenza, la grammatica musicale del&nbsp;<em>Tristano e Isotta.&nbsp;</em>In questa partitura wagneriana tornò a mostrarsi, come tra i primi sostenne Giorgio Locchi, la visione aperta della storia centrata sulla concezione tridimensionale e sferica del tempo, visione rinviante alla&nbsp;<em>potestas</em>&nbsp;dionisiaca. Qui la musica di Wagner è latrice di una&nbsp;<em>visione del mondo</em>&nbsp;anti-egualitaria atta a sviluppare la sfida alla modernità e alla post-modernità, non in termini meramente reazionari, mossa dal rimpianto nostalgico per un tempo che non è più, ma in termini attivi, nella convinzione che l’<em>origine</em>&nbsp;non sia un dato retroflesso, posto definitivamente alle nostre spalle, ma per definizione&nbsp;<em>sempre possibile</em>, come chiarito da Klossowski. L’illustre musicologo Paolo Isotta, nella splendida prefazione al libro di Locchi, ha ricordato come la musica, venuta a predominare in Occidente all’avvento del cristianesimo, fosse monodica in senso assolutistico. Solo nel tardo Medioevo si manifestò l’emergere di tendenze polifoniche che, nel mondo antico, nonostante le incertezze storico-filologiche in tema, erano state registrate nel&nbsp;<em>Somnium Scipionis&nbsp;</em>da Cicerone. Nelle pagine di quest’opera, citando le fonti platoniche (Resp. X, 616-617; Tim., 34b-40d) si dice: «della risonanza simultanea di suoni differenti, accordati da una mente divina».</p>



<p class="wp-block-paragraph">In tal senso la polifonia medievale fu una ri-scoperta delle genti del Nord Europa: essa pose in musica i sedimenti spirituali giacenti nel loro inconscio collettivo, a seguito dell’erompere della visione giudeo-cristiana della vita. Commenta Isotta: «La musica moderna dell’Europa Occidentale, come la tragedia greca, nasce dal popolo». Per Locchi il sentimento armonico tonale, polifonico, era innato nei popoli nordici e, dopo il Medioevo, esplose dapprima nella scuola polifonica fiamminga, anche se la sua fioritura si registrò nel sedicesimo secolo in Italia e, da lì, trovò ulteriore slancio nella musica che da Bach giunge a Wagner.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’elemento più rilevante dell’esegesi locchiana della musica tonale va individuato nel fatto che essa tradusse in partitura la concezione del tempo propria dell’uomo dell’età classica. Le altre tipologie musicali sono centrate sulla concezione lineare, futuro-centrica, della temporalità. Canto gregoriano incluso. In esse: «ogni nota è un punto isolato nello spazio sonoro, preceduta e seguita da un altro punto […] Ma in qualunque brano di musica tonale, la nota (l’istante) non significa di per sé». Ogni nota contiene le note (istanti) precedenti che l’hanno determinata, ma contiene, a sua volta, quelle successive che, da essa, saranno indotte: «Ogni nota (ogni istante), in quanto presente, contiene dunque in sé il passato e l’avvenire». La Fuga e la Sonata sono distese nel tempo tridimensionale e sono, su di esso, strutturate. La musica può diventare il paradigma di una&nbsp; concezione non deterministica della storia, aliena dalla secolarizzazione della visione cristiana del tempo, e quindi altra rispetto alle varie declinazioni che la filosofia della storia ha assunto dal secolo XIX ad oggi. Se il mondo post-moderno è il risultato ultimo dell’immanentizzazione del fine della storia cristiano, è necessario tornare a guardare alla&nbsp;<em>physis</em>&nbsp;classica, al fine di sottrarsi alle lusinghe della speranza e della disperazione. La storia, come la musica tonale, non ha un fine, né una fine, è sempre “aperta”, appesa al fondameto-infondato della libertà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con Wagner il sentimento del mondo implicito nella musica tonale divenne proclamazione mitica. Per Locchi e Isotta: «il complesso di opere che va dal&nbsp;<em>Tristano</em>&nbsp;al&nbsp;<em>Parsifal</em>&nbsp;è il più alto monumento che l’umanità abbia eretto in tutta la sua storia», per di più, per chi sappia ascoltare e leggere, caratterizzato da ineguagliabile coerenza. Il mito, infatti, è centrato sull’unità dei contrari, ma tale comprensione può essere rilevata solo dall’ascoltatore o dal lettore che sia atto a partecipare del disvelamento mitico: «A chi resta fuori, il mito offre sempre un’ultima ambiguità». Riteniamo corrispondente al vero il fatto che Wagner, soprattutto nel&nbsp;<em>Tristano</em>, si sia fatto latore della visione tridimensionale del tempo e della concezione sovraumanista, che le fa da correlato, ma pensiamo che successivamente Wagner sia venuto meno ai presupposti di partenza, come compresero Nietzsche ed Evola. Ciò avvenne, tanto sotto il profilo musicale, quanto dal punto di vista filosofico e politico, come attesta il volume&nbsp;<em>Religione e arte</em>&nbsp; del&nbsp;<em>Meister</em>.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riteniamo, comunque, che in sequela con il primo Wagner, la musica europea, abbia proseguito il proprio cammino verso la&nbsp;<em>Nuova Essenzialità</em>&nbsp;e verso la costruzione di un’arte davvero dionisiaca, con Gustav Mahler.Tale tendenza si manifestò, in particolare, nella&nbsp;<em>Terza Sinfonia</em>&nbsp;del grande compositore austriaco.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Qual è il rapporto tra rivoluzione e arte nel pensiero di Wagner? Intendeva sostituire la religione e l’arte?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per rispondere alla sua domanda è necessario far riferimento al volume citato,&nbsp;<em>Religione e arte</em>. Si tratta di una silloge di scritti che Wagner scrisse nel medesimo periodo in cui era intento alla composizione del&nbsp;<em>Parsifal.</em>&nbsp;Più precisamente, i saggi che costituiscono questa raccolta sono sette, accompagnati dalle conclusive&nbsp;<em>Annotazioni</em>, nelle quali vengono presentati e commentati alcuni brani di colui che il musicista non si stancava di definire: «il nostro grande filosofo», Arthur Schopenhauer. Con questi scritti l’artista-pensatore si preoccupò, nell’ultimo periodo della sua esistenza terrena, di lasciare al mondo un messaggio positivo, relativo alla possibile&nbsp;<em>Regenerationslehre</em>, Rigenerazione spirituale e sociale, centrata sulla dottrina della&nbsp;<em>Mitleid</em>, della compassione schopenhaueriana. Si tratta del primo albeggiare, nella cultura tedesca, di un tema che per tutto il Novecento (in particolare nella sua prima metà) sarà al centro degli interessi della filosofia e dell’arte. Si pensi, tra i tanti possibili nomi, a&nbsp; Stefan Geroge, Ernst Jünger, Martin Heidegger, Moeller van den Bruck. O anche a chi lambì, sia pure in modo critico, l’annuncio di un possibile Nuovo Inizio dell’uomo europeo. Mi riferisco a Walter Benjamin che, richiamandosi a Karl Kraus, pensò, nelle sue&nbsp;<em>Tesi di filosofia della storia</em>, l’origine quale&nbsp;<em>meta</em>&nbsp;cui tendere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella pagine di&nbsp;<em>Religione ed arte</em>, la&nbsp;<em>Rigenerazione</em>&nbsp;avrebbe dovuto realizzarsi sia in Germania che a livello europeo, e fondarsi sulla critica della concezione utilitarista, economicista della vita che, allora, andava affermandosi attraverso il trionfo politico del liberalismo. Le tesi fondamentali di tale dottrina erano state presentate dal compositore solo al ristretto circolo dei suoi allievi e discepoli, animati da fedeltà indiscutibile verso la concezione della vita del Maestro e falangi di una radicale&nbsp;<em>periagoghé</em>, di un cambio di cuore, cui avrebbe dovuto far seguito una diversa visione del mondo che l’arte e, soprattutto, la musica, avrebbero annunciato. Il libro<em>&nbsp;</em>doveva, nelle intenzioni di Wagner, essere il manifesto programmatico del Nuovo Inizio.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo scritto che dà il titolo al volume è quello inaugurale. L’&nbsp;<em>incipit</em>&nbsp;rappresenta la sintesi delle posizioni dell’artista e contiene in embrione la risposta alla sua domanda: «Si potrebbe dire che, là dove la religione diviene artificiosa, sia riservato all’arte di salvarne il nucleo sostanziale». Da sempre, l’arte autentica, mediante la rappresentazione ideale dell’immagine simbolica, ha contribuito: «alla comprensione della sua intima sostanza (della religione), cioè della verità divina inesprimibile». La grandezza del cristianesimo è da ravvisarsi, stando a Wagner, nel fatto che il nucleo fondante la sua verità era destinato,&nbsp;<em>ab initio</em>, anche ai&nbsp;<em>poveri in spirito</em>, mentre altre religioni,&nbsp;<em>in primis&nbsp;</em>il brahmanesimo, che pur il Maestro apprezzava, rivolgevano il proprio messaggio ai&nbsp;<em>ricchi in spirito</em>, a coloro che camminavano di già sulla strada della conoscenza. Per cui, in India, la filosofia divenne l’ancella della religione nello spiegare metafisicamente il mondo, mentre nell’insegnamento del Cristo si chiedeva che i&nbsp;<em>poveri in spirito</em>&nbsp;non chiudessero i loro cuori alla consapevolezza della sofferenza. Eppure, presto il cristianesimo si era trasformato in una: «religione di stato per imperatori romani e carnefici di eretici». Sostanzialmente, il cristianesimo schopenhaueriano di Wagner si costituisce quale capovolgimento della volontà di vita. Questo mondo in cui domina l’imperativo: «Io voglio», venne considerato fallace,&nbsp; atto semplicemente a rinviare gli uomini al vero Regno, quello di Dio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La corruzione dell’originale messaggio cristico avvenne con: «con il collegamento, imposto con tirannica violenza, di questa divinità in croce con il&nbsp;<em>Creatore del cielo e della terra&nbsp;</em>ebraico […] il quale sembrò avere maggiore fortuna del misericordioso&nbsp;<em>Salvatore dei poveri</em>». Solo gli artisti ripudiarono il suo dominio e la negazione del mondo fu testimoniata nella rappresentazione del miracolo della maternità. Si pensi alla&nbsp;<em>Madonna Sistina</em>&nbsp;di Raffaello che, tenendo sollevato dalle sue braccia il figlio, mostra l’adempimento del miracolo divino. La Madonna, chiosa Wagner, non è più intoccabile, come si rileva dalla rappresentazioni scultoree di Artemide a causa della severa castità, ma in quanto espressione del miracolo scaturito dell’amore divino. La raffigurazione greca della natura, per dirla con Schopenhauer, rinviava ad un ideale cui la&nbsp;<em>physis</em>&nbsp;stessa non era giunta, era idealizzazione del naturale, mentre l’artista cristiano rivela il “segreto” del dogma religioso. La medesima tensione al disvelamento del vero, propria di Raffaello, è riscontrabile anche nel&nbsp;<em>Giudizio universale&nbsp;</em>di Michelangelo che: «rappresentò […] Dio che porta a compimento il suo terribile compito». A differenza della pittura, la poesia fu indotta a rimanere prossima a concetti fissati canonicamente: «Soltanto nella musica la lirica cristiana assurse a vera e propria arte […] scioglieva e diluiva le parole, insieme con i loro concetti, fino a cancellarne l’intelligibilità». Dissolta la parola concettuale, la musica determina la constatazione della nullità del mondo fenomenico, in quanto ogni immagine sonora è cosa altra dal mondo delle apparenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La musica, per il&nbsp;<em>Meister</em>, risentì in modo devastante della progressiva mondanizzazione della Chiesa, per cui solo la separazione dalla decadenza ecclesiastica riuscì a preservare il suono, quale pura eredità ancestrale. Il nucleo originario del cristianesimo&nbsp; secondo Wagner fu contaminato dall’influenza dogmatica dell’ebraismo che, innanzitutto, si manifestò nel rendere meramente formale il detto cristico: «cibatevi solo di questo d’ora in poi, nel ricordo di me», vale a dire cibatevi di pane e di vino, dei beni spontaneamente concessi dalla terra. Tale indicazione discendeva dalla medesima intuizione brahmanica e pitagorica che tutto nel cosmo è uno: «quando il brahmano di fronte alla sterminata molteplicità delle forme del mondo vivente esclamava: “Questo sei Tu!”, si risvegliava subito nell’ascoltatore la consapevolezza della verità». Per Wagner Gesù è, in fondo, l’eroe dell’ultima cena, che invitava i discepoli a sentirsi fratelli, non solo dei propri simili, ma di tutto ciò che vive. Da tale intuizione, discende la strenua difesa wagneriana della pratica alimentare vegetariana. La Chiesa ha obliato tale insegnamento, in quanto fece ricorso all’ebraismo per la creazione dei propri dogmi: «da ciò tuttavia la Chiesa trasse la sua potenza e signoria». Con il che si è mostrato che, per Wagner, l’arte nell’epoca moderna doveva assumere tratto “religioso”, doveva divenire “Opera totale e definitiva”. In tale prospettiva, il musicista venne meno alla visione tragica, pre-cristiana, che aveva animato la partitura del&nbsp;<em>Tristano.</em>&nbsp;Il ritorno al “pensare greco” ha, pertanto, per chi scrive, tratto dimidiato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Perché i rivoluzionari conservatori mostrarono tanto interesse per Wagner? In che modo Wagner influenzò i rivoluzionari conservatori?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I rivoluzionari conservatori che miravano a superare la contemporaneità sorta dopo il naufragio indotto dal Primo conflitto mondiale e intendevano portarsi oltre le derive meramente reazionarie, oltre la mera dimensione della nostalgia politica, non potevano che guardare a Wagner quale profeta di un Nuovo Inizio dell’Europa. In particolare, la poetica di Stefan George ha in Wagner e nella sua teoria dell’arte un precedente d’eccellenza. L’animatore del&nbsp;<em>Kreis</em>&nbsp;fu attorniato da uno stuolo di discepoli ammirati dal suo tentativo di ri-sacralizzazione poetica della vita.<em>&nbsp;</em>Il problema che si posero gli intellettuali del&nbsp;<em>mileu</em>&nbsp;rivoluzionario conservatore rispetto alle tematiche proposte dall’opera del musicista fu il seguente: a quale Wagner è necessario guardare, per rintracciarvi linfa vitale per il progetto politico-esistenziale rivoluzionario e conservatore?&nbsp; George, Klages, Schuler, in parte i fratelli Jünger, guardarono al primo Wagner, latore, attraverso la musica tonale, di una visione “aperta” della storia e, pertanto, solo inizialmente si fecero abbagliare dagli&nbsp;<em>idola&nbsp;</em>del nazismo e successivamente vissero ai margini del regime hitleriano. Altri, sensibili alla teleologia e al messianesimo wagneriani, alla sua pretesa di aver realizzato con l’ “Opera totale” la “fine” dell’arte, aderirono all’etnocentrismo dell’ideologia nazionalsocialista che, per chi scrive, memore in tema della lezione di Alain de Benoist, non è affatto “pagana” ma monocratica e chiusa: “Un capo, un impero, un popolo”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>La divergenza tra Nietzsche e Wagner era un conflitto personale o una divergenza tra le due Germanie (Weimar e Terzo Reich)?</em></strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://erenyesilyurt.com/wp-content/uploads/2024/11/61Tp37KBloL._SY522_.jpg" alt="" class="wp-image-1794"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La divergenza tra i due fu determinata da una motivazione “ideale”, non riguardante&nbsp; i valori incarnati dal II e dal III Reich. La divergenza si riferiva alla visone della vita e dell’arte del musicista e del filosofo. Nietzsche rimase fedele al tragico. Wagner, avendo aderito a una concezione salvifica della musica e della storia, sposò una rassicurante posizione finalistia. Divenne un ennesimo “filosofo e musicista della storia”. Al contrario, l’arte tragica ha sviluppo iperbolico, mai concluso, è sempre&nbsp;<em>all’opera</em>, come il principio animante ciò che vive, che si dà&nbsp;<em>esclusivamente&nbsp;</em>nella&nbsp;<em>physis</em>. L’approccio tragico è sempre&nbsp;<em>aperto&nbsp;</em>e contrasta con quello spirito filisteo che anche Wagner avrebbe voluto combattere. Fu proprio il “filisteismo” inconfessato di Wagner ad allontanare dal Maestro l’amico Nietzsche. A proposito delle prime rappresentazioni che si tennero a Bayreuth, il filosofo dell’eterno ritorno scrisse a Mathilde Maier, il 15 luglio 1878: «Nell’estate di Bayreuth divenni pienamente consapevole di tutto ciò; scappai via, dopo le prime rappresentazioni cui ebbi assistito, lontano sui monti». Insomma, per dirla ancora con Nietzsche: «Wagner passo passo aveva accondisceso a tutto ciò che io disprezzo…Perfino all’antisemitismo […] Wagner […] piombò improvvisamente, come un derelitto e affranto, ai piedi della croce cristiana». Tali considerazioni non impedirono a Nietzsche di scrivere, in una missiva indirizzata a Franz Overbeck del 7 aprile 1884, nella quale si legge: «per parecchi rispetti sarò l’erede di Wagner», riconoscendo così la grandezza del genio del musicista, ma anche la sua alterità rispetto al compositore, data da la sua autentica fedeltà al “pensare greco”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Quale posizione assunse Richard Wagner nei confronti dell’opera italiana? Che ruolo ha avuto questo rapporto nel plasmare il dramma musicale e nel glorificare la tradizione musicale mitteleuropea?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il compositore amava molto l’Italia: in diverse città trovò ispirazione e pace per comporre. A&nbsp;Venezia&nbsp;(dove morirà) scrisse parte del&nbsp;<em>Tristano</em>, a&nbsp;La Spezia&nbsp;ebbe in sogno l’ispirazione per il&nbsp;preludio&nbsp;della&nbsp;<em>Tetralogia</em>, a &nbsp;Ravello &nbsp;e nel&nbsp;Duomo di Siena&nbsp;immaginò scene del&nbsp;<em>Parsifal</em>, che portò a termine a &nbsp;Palermo. Nel 1859 simpatizzò per il&nbsp;Piemonte&nbsp;contro l’Austria, in occasione della&nbsp;Seconda guerra d’indipendenza. Il 1º novembre 1871 venne eseguita la prima del&nbsp;<em>Lohengrin</em>&nbsp;al&nbsp;Teatro Comunale&nbsp;di&nbsp;Bologna, prima rappresentazione in assoluto di un’opera di Wagner in&nbsp;Italia.&nbsp;A una delle repliche assistette Giuseppe Verdi che, dopo la prima dell<em>’Aida</em>, venne ingiustamente accusato dalla critica di essere un wagneriano e di aver, pertanto, tradito i canoni compositivi ed orchestrali dell’opera italiana. Questo fatto rende edotti sui rapporti intercorsi tra il tedesco e l’opera italiana. Rapporti controversi, attraversati da odio-amore, attrazione-repulsione. Wagner, nel suo tentativo di ricostruire una storia del&nbsp;<em>pathos&nbsp;</em>teatrale nei saggi contenuti in,&nbsp;<em>L’ideale di Bayreuth</em>, attribuisce agli italiani la primazia nell’aver riscoperto il valore del teatro classico. Ciò&nbsp; avrebbe indotto la nostra cultura a mettere da parte il dramma recitato, per provare a ricostruire il dramma antico nel campo della lirica musicale. Tale tentativo avrebbe dato luogo, infine, alla nascita dell’opera italiana. Il modello al quale, in realtà, Wagner guarda per definire i tratti dell’Opera d’arte totale non è ravvisabile, a mio parere,&nbsp;<em>sic et simpliciter</em>, nell’opera italiana, ma nel teatro di Shakespeare, con la sua valorizzazione del&nbsp;<em>mimo</em>. Peraltro, tale opera totale richiedeva, ai fini della rappresentazione, un ambiente ben diverso da quello della sala teatrale italo-francese. Pertanto, è possibile asserire che, effettivamente, il genio di Bayreuth guardò all’opera italiana, ma non certo come suo modello di riferimento privilegiato. A parere di chi scrive, il confronto di Wagner con la musica e il teatro delle età precedenti e con quelli prevalenti nell’epoca in cui visse, fu a tutto tondo. In tale approccio è da individuarsi lo strumento con il quale egli tentò di ri-vitalizzare la tradizione musicale europea.</p>
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