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	<title>MODERNITÀ Archivi - KULTURAEUROPA</title>
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		<title>AI, Guerra e Potere</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 02:50:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il “manifesto” di Palantir ha in realtà un titolo, ed è The Technological Republic. Non è una scelta evocativa o estetica, ma ideologica e assolutamente non neutrale. Fissa in 22 punti un cambio di paradigma, nel quale non è l’ordine politico a usare la tecnologia, ma la tecnologia a strutturarlo. Da strumento per attuare i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il “manifesto” di Palantir ha in realtà un titolo, ed è <em>The Technological Republic</em>. Non è una scelta evocativa o estetica, ma ideologica e assolutamente non neutrale. Fissa in 22 punti un cambio di paradigma, nel quale non è l’ordine politico a usare la tecnologia, ma la tecnologia a strutturarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Da strumento per attuare i fini della politica, la tecnologia diventa la struttura entro e attraverso cui si può ottenere, detenere ed esercitare il potere.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò comporta un cambio di paradigma importante per la democrazia &#8211; o forse ne descrive l’essere già in corso, anche se non ancora pienamente realizzato: il limite tecnologico diventa il perimetro entro cui si possono o non possono attuare le scelte politiche, e il superamento di questi vincoli equivale a nuove porzioni di potere. Questo implica un ovvio spostamento sia dei margini decisionali che partecipativi, perché trasla molto del potere reale nelle mani di chi produce e sviluppa la tecnologia.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa transizione da epistemologia a tecnologia può anche essere considerata, almeno parzialmente, come una sorta di evoluzione figlia dei tempi, ma la questione ha risvolti più profondi perché non significa “tecnici al governo”: significa dipendenza dello Stato da aziende private, e non è di poco conto giacché qui si intende un’esternalizzazione di infrastrutture critiche, di legittimazione e gestione del potere reale.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo considerarla una ibridazione fra Stato e multinazionali? Forse sì, ma molto sbilanciata verso le seconde.</p>
<p style="text-align: justify;">La Cina sembra aver integrato questa ibridazione in modo diverso: i grandi gruppi sono scaturiti programmaticamente dallo Stato e, pur consentendo margini di guadagni personali abnormi alle figure manageriali, esso mantiene un controllo piuttosto forte che più volte in questi anni non ha esitato ad esercitare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò non significa che la Cina sia un esempio in qualche modo “virtuoso” e positivo che dobbiamo accettare, anzi; tuttavia dobbiamo capire cosa ci sta dicendo davvero il manifesto di Palantir: se gli Stati “occidentali” non diventano “repubbliche tecnologiche”, sono destinati a perdere contro sistemi più strutturalmente integrati come quello cinese.</p>
<p style="text-align: justify;">Accettare questa “<em>Technological Republic</em>” significa slegare la legittimità dal consenso, dalla competenza, dalla capacità, e consegnare il potere e il suo esercizio di sistema a chi sa costruire il sistema stesso. La questione non è banale, perché chi di volta in volta conquista il potere in virtù del saper costruire/innovare il sistema, sottoporrà a questo primato anche la società stessa – e ciò forse significa la fine dello Stato contrattuale come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi, ma in una direzione ben diversa da quella auspicata.</p>
<p style="text-align: justify;">Se è questa impostazione algoritmica a dettare modi, opzioni e tempi, almeno una certa quota di intervento umano diventerebbe di semplice ratifica e attuazione di ciò che mostrano come più efficiente i calcoli, e ciò include anche gli scenari di conflitto, che siano o no di natura bellica.</p>
<p style="text-align: justify;">Tralasciando qui ogni giudizio, il manifesto fa sorgere una prima e fondamentale domanda: se il potere è totalmente interno, subordinato e sottoposto alla tecnica, è ancora possibile parlare di <em>res publica</em>, Stato e Nazione?</p>
<p style="text-align: justify;">Più che una teoria,<em> The Technological Republic</em> somiglia molto ad una dichiarazione dottrinale ben fondata nella realtà: l’inevitabilità dell’AI militare agente secondo rapporti di dipendenza economica, lo spostamento della deterrenza verso gli algoritmi, l’esternalizzazione da parte dello Stato, il quale acquista da aziende private strumenti che, di fatto, ne erodono l’autonomia fino alla delegittimazione… sono tutte cose cui almeno parzialmente stiamo già assistendo.</p>
<p style="text-align: justify;">La riflessione, forse inevitabile, riguarda chi costruisce, chi controlla e chi utilizza questa “tecnologia” fondante il potere, ed è una riflessione che dovrebbe fare soprattutto chi a questi processi non prende parte alcuna: il cambio di paradigma sembra aver spostato almeno parzialmente il meccanismo decisionale dalla sfera politica all’architettura stessa del sistema, cioè una porzione sempre maggiore delle decisioni è motivata dal design sistemico perché si preservi e incrementi, perché ciò è direttamente e proporzionalmente legato al potere. Ciò è da valutare soprattutto in relazione all’inevitabilità secondo Palantir della militarizzazione dell’AI.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa riflessione deve comunque partire dall’accettazione del fatto che Palantir non sia il “male assoluto”, ma solo una delle aziende che si muovono nello stesso ecosistema. Essa spicca semplicemente perché rispetto ad altre compagnie ha una propensione alla comunicazione verso l’esterno. La portata di questi ventidue punti ha una dimensione più generale dell’attività della singola azienda, e per certi versi il fatto che questo manifesto sia stato scritto e pubblicato ci offre uno spunto per una presa di coscienza che non arriverà mai troppo presto: evitare le semplificazioni in stile “lo vuole il mercato”, così come le riduzioni a “Male vs Bene”, ci porterà inevitabilmente a renderci conto che a detenere il potere reale sono sempre le stesse entità che fino ad oggi hanno gestito il groviglio speculativo della finanza. Cambiati maschera e cappello, sotto e dietro si cela sempre lo stesso golem informe e caotico, fatto di un numero indefinibile di attori più o meno emersi, più o meno noti, spesso ancora del tutto inconoscibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni aspetti del manifesto sono realistici: la competizione tecnologica è reale, gli avversari non rallenteranno, la guerra sta cambiando, quindi serve accelerare riducendo il pluralismo e militarizzando. L’aspetto critico non è nel merito, ma riguarda chi deterrebbe il potere. Chi, gli Stati? Le aziende? Delle entità sovrastatali, o più probabilmente sovra-aziendali? Da decisione politica, la guerra diventa infrastruttura, in un contesto nel quale le infrastrutture coincidono col potere e lo contengono.</p>
<p style="text-align: justify;">Se progettare il sistema equivale a decidere, la sovranità diventa una proprietà trasferibile potenzialmente a chiunque, e se così fosse, parlare di Stato, rappresentanza, giustizia, o anche solo semplicemente di politica equivarrebbe a pura illusione.</p>
<p style="text-align: justify;">La prossima linea di conflitto potrebbe diventare fra chi compete per costruire e ricostruire senza sosta il sistema, e chi finirebbe rinchiuso in esso col ruolo di potenzialmente indesiderabile secondo criteri fino ad ora mai visti.</p>
<p><em><strong>Francesco Perizzolo</strong></em></p>
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		<title>Dioniso e Apollo</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jul 2025 01:42:26 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il delicato rapporto tra dionisiaco e apollineo, l&#8217;equilibrio di queste forze cosmiche, vale per l&#8217;arte esattamente quanto vale per l&#8217;etica. Nietzsche aveva ben intuito che nel mondo greco queste due forze da sempre in conflitto, quando trovarono, in virtù di quello che fu l&#8217;autentico miracolo ellenico, una perfetta coincidentia, produssero un fenomeno artistico unico, la tragedia. Solo dopo essersi confrontati con il dionisiaco, solo dopo aver annullato la propria individualità nell&#8217;ebbrezza profonda della natura, nella sua vastità e nelle sue forme anche caotiche e contraddittorie, si riesce ad ergersi come artisti, si riesce quindi a dare forma e contenuto, a ricondurre le cose al giusto ordine, a dare senso compiuto alla tragicità e all&#8217;ebbrezza del vivere. E con altrettanta genialità Nietzsche aveva compreso qual era stata la causa della decadenza della tragedia e poi di tutta la civiltà ellenica, ovvero la perdita del dionisiaco. Euripide, inserendo nella tragedia sempre di più gli elementi razionalistici, aveva degradato gli eroi ad uomini comuni e aveva annullato il dionisiaco, senza il quale nessuna arte compiuta è veramente realizzabile. È emblematico il fatto che lo stesso Euripide si fosse reso conto di quanto grave dovesse essere la perdita del dionisiaco, se si tiene conto dell&#8217;ultima tragedia da lui realizzata &#8220;le Baccanti. La trama della tragedia ruota attorno alla volontà di Penteo, re di Tebe, di negare la natura divina di Dioniso. Allorché Dioniso, per dimostrare la propria natura divina, instilla nelle donne tebane l&#8217;amore per i suoi culti e, in seguito a ciò, le donne di Tebe diventano Baccanti, ovvero coloro che celebrano i riti di Dioniso. Penteo, però, continua ad ostinarsi a negare la natura di Dioniso, per cui decide di incatenarlo. Questo atto provoca un effetto peggiore di quello voluto. Le Baccanti, indotte da Dioniso alla follia, si trascinano in uno stato tale da compiere le azioni più prodigiose, far sgorgare vino e miele dalle rocce, e, con una ferocia inaudita, si dedicano al saccheggio dei villaggi e al rapimento dei bambini. Penteo, per spiarle si traveste da donna e si inserisce nelle celebrazioni. Queste lo riconoscono e lo uccidono, facendolo a pezzi; tra quelle che più inveiscono su di lui c&#8217;è sua madre, che nemmeno si rende conto del fatto di stare uccidendo suo figlio. Qual è il senso profondo che questa tragedia ci trasmette? Reprimere il dionisiaco, invece che dedicargli i dovuti tributi, culti ed onori è un atto di hybris a tutti gli effetti, in quanto è il risultato di un&#8217;idea superba dell&#8217;uomo, che si traduce nella negazione di un principio metafisico assoluto. La negazione del dionisiaco è la malattia più profonda dell&#8217;era moderna, perché direttamente correlata alla bizzarria di umani mediocri che, anche quando non negano la divinità, non la conoscono realmente e di essa si costruiscono simulacri a propria immagine. La forza luminosa dell&#8217;apollineo è tale proprio perché è l&#8217;ordine di una vastità di possibilità che vanno conosciute nella loro pienezza e queste sono rappresentate da Dioniso, il quale, essendo secondo il mito, il frutto dell&#8217;unione tra Zeus e una donna mortale, ha proprio il compito di dare all&#8217;uomo quella forza sovrumana che gli consenta di accedere alla perfezione dell&#8217;apollineo. Chi nega, quindi, il dionisiaco, non è nemmeno apollineo, è bensì un innamorato delle forme e delle immagini riflesse di Apollo, che ben lungi dal rappresentare la vera realtà dell&#8217;Essere. A ciò si aggiunga che chi rifiuta il dionisiaco, lo fa per viltà, per paura, dato che è molto più consolatorio rifugiarsi in un moralismo astratto e formalmente perfetto, in cui tutto sembra facile a dirsi e spiegarsi. Ma agire così significa essere preda di una morale da schiavi. L&#8217;eroe apollineo è colui che invece riesce proprio nell&#8217;ardua impresa di mettere ordine nel vasto universo dionisiaco e l&#8217;azione veramente etica ha valore solo perché rappresenta quella volontà di potenza che consente ai grandi di non farsi travolgere dalle potenzialità infinite della divinità e della natura, bensì di godere della loro bellezza. Senza Dioniso non esistono la gioia e i canti; non esiste quella forza primordiale che consente ai grandi uomini di annullare se stessi, morendo in battaglia per la difesa della propria terra e per il raggiungimento di un fine superiore. Senza Dioniso la patria diventa una mera struttura mentale, un costrutto astratto, e la conoscenza intima delle forze della natura che sono insite nell&#8217;uomo in un unico continuo di manifestazioni non si realizza. Senza Dioniso, non si comprende più qual è il fine delle leggi e dell&#8217;ordine, come ogni giorno di più ci dimostra il mondo malato in cui ci troviamo a vivere. Per quanto possa sembrare strano da dire secondo le apparenze, questo mondo non soffre perché l&#8217;istinto viene esaltato, bensì per il fatto che di questo non si comprenda la reale portata. Tutte le sovversioni che sembrano un elogio dell&#8217;assenza di razionalità, in verità, sono il frutto di un razionalismo esasperato. Il fatto che poi per paradosso questo si traduca in un&#8217;incapacità totale di formulare ragionamenti logici che abbiano un fondamento è la diretta conseguenza di una razionalità che ha perduto il suo reale fine, ovvero mettere ordine dopo aver guardato al dionisiaco. Le degenerazioni di oggi sono il frutto esatto di chi ha preteso di ingabbiare tutto in schemi preimpostati. Siccome la ragione umana così impostata non può contenere che ben pochi aspetti del reale, il risultato non poteva che essere la negazione di ogni principio etico sano, da sostituirsi semplicemente con un nuovo schema razionalistico, quello del moralismo borghese. Spesso si dice che il mondo lgbt rappresenta la negazione dei valori della famiglia, il che è vero, ma non nel senso in cui volgarmente si crede. Le c.d &#8220;famiglie arcobaleno&#8221;, a cosa ambiscono? A vedersi riconosciuto lo status di famiglia borghese all&#8217;americana degli anni &#8217;50, che molti, dimostrando un&#8217;ignoranza mostruosa, credono sia una famiglia tradizionale. La prima e vera negazione della famiglia, in verità, è proprio quel modello borghese, in cui già albergava la perdita del significato reale di padre, di madre, di uomo e di donna, di clan e di stirpe. Le richieste lgbt non sono che l&#8217;effetto paradossale di un fenomeno che già di per sé era falsato, castrato e limitante. Ma la conoscenza reale dell&#8217;uomo e della donna, quindi delle regole che devono guidare la comunità nel complesso, sono proprie di quelle civiltà che hanno della vita un senso pieno e profondo, che non può esistere se si pretende di limitare tutto alla forza della ragione. Non vi è una ragione che dimostra il perché amiamo la nostra terra, il perché ci commuova una certa musica, il perché della guerra, della conquista, il perché i grandi uomini abbiano un&#8217;irrefrenabile voglia di essere capi e guide. Queste forze sono come un tutt&#8217;uno energico, dinamico e in continuo moto, che può essere ordinato solo da chi ha il coraggio di immergersi, comprendendo anche i parossismi e le degenerazioni che possono derivare da un fenomeno che non si sa ben controllare. Un atteggiamento razionalistico, moralistico e dualistico non può che portare ad un&#8217;esplosione di fenomeni deleteri o alla morte definitiva degli uomini e della civiltà e alla conseguente trasformazioni degli uomini in bestie. La bestia è preda degli istinti, perché è incapace di controllarli. E un uomo che rinuncia alla conoscenza delle potenzialità dell&#8217;istinto, alla capacità di esaltarlo o controllarlo sulla base delle modalità, dell&#8217;opportunità, del tempo e del fine, si condanna ad una vita bestiale e incapacitante. Il moralismo moderno oggi si traduce sempre in forme repressive. Che si tratti della repressione della forza e della violenza maschile, che non va negata, ma bensì portata nelle giuste direzioni, che si tratti della censura del linguaggio, il discorso non muta, ciò che conta è la mentalità di fondo. Il deviato che partecipa al gay pride e la donna islamica con il burqa, per quanto sembrino agli antipodi, sono, in realtà, due facce della stessa medaglia, non per caso prodotti di un medesimo archetipo deviato che qui non nominiamo. Entrambi non sanno avere un equilibrato rapporto con il proprio animo e con il proprio spirito ed entrambi pretendono di insabbiare la vita in un rigido schema. In un caso si assiste alla repressione dell&#8217;eros e della femminilità, nell&#8217;altro alla volgarizzazione di questo e alla sua devirilizzazione, con conseguente repressione di chi non lo accetta, sempre sulla base moralistica del non sentirsi offesi e dell&#8217;egualitarismo tipico di chi è talmente vile da aver paura delle parole e da aver bisogno di uno schema che giustifichi ogni aspetto della vita. Molti sostengono che l&#8217;omoerotismo fosse praticato nelle civiltà antiche, senza rendersi conto che però a nessun greco e a nessun romano servisse rendere tali rapporti accettati come quelli tra uomo e donna, proprio perché è proprio dei grandi uomini, comprese le potenzialità dell&#8217;Infinito, sapere ordinare tutto, senza dover rinunciare a nulla, in quanto gli uomini centrati e dall&#8217;etica sovrumana non sono schiavi delle emozioni. Per un romano il rapporto uomo-donna aveva una precisa natura e una precisa funzione, non sovrapponibile a quella di altri rapporti, e nulla, purché inserito nel giusto ordine minacciava l&#8217;armonia del cosmo. Chi ha bisogno dell&#8217;approvazione altrui, chi teme la natura femminile, a tal punto da dover reprimere la bellezza e le gioie del vivere, in quanto incapace di governarle, è uno schiavo. Il suo morbo è la quintessenza della sifilide dell&#8217;animo, che è il moralismo egualitario e democratico. Quanto fin qui abbiamo esposto è la vera causa della decadenza che l&#8217;Europa si trova a vivere. E non è un caso che Nietzsche avesse ben chiaro tutto ciò, se, come filosofo, ciò che aveva voluto scardinare era proprio il verbo della pletora illuministica, cancro della civiltà, da cui poi diramano le metastasi con cui ogni giorno bisogna fare i conti. Ma chi si concentra solo su una metastasi oppure anche su tutte, senza guardare la causa scatenante, il cancro vero e proprio, con la tipica retorica di tutti gli anti, è destinato a vivere da schiavo proprio come quelli che pretende di combattere. Quindi, chi veramente oggi vuole ergersi come uomo differenziato, deve proprio far suo l&#8217;insegnamento di sana indifferenza rispetto alle sirene che provengono dalla plebe, imparando a riconnettersi ai principi che veramente hanno valore. Quel che dalle masse proviene è semplicemente una rogna, una pustola, un&#8217;imitazione sbiadita e contraffatte dell&#8217;Essere e dell&#8217;Infinito. Non ha senso negare un&#8217;imitazione, ha senso combatterla ponendosi al di là del bene e del male, ovvero imitando le divinità nella loro perfezione e potenza assoluta.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Ferdinando Viola</strong></em></p>
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		<title>Da Papa Ratzinger a Bergoglio: la Chiesa non sarà più l’Europa</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Apr 2025 01:16:00 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.kulturaeuropa.eu/2025/04/23/da-papa-ratzinger-a-bergoglio-la-chiesa-non-sara-piu-leuropa/">Da Papa Ratzinger a Bergoglio: la Chiesa non sarà più l’Europa</a> proviene da <a href="https://www.kulturaeuropa.eu">KULTURAEUROPA</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>FONTE: <a href="https://www.ilprimatonazionale.it/approfondimenti/da-papa-ratzinger-a-bergoglio-la-chiesa-non-sara-piu-leuropa-286712/">https://www.ilprimatonazionale.it/approfondimenti/da-papa-ratzinger-a-bergoglio-la-chiesa-non-sara-piu-leuropa-286712/</a></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando&nbsp;<strong>Jorge Mario Bergoglio</strong>&nbsp;fu eletto papa, molti videro in lui un uomo venuto “<em>dalla fine del mondo</em>”. Ma pochi compresero che la sua missione non era semplicemente quella di riformare la Chiesa, aggiornarla, aprirla. No. Francesco è stato il pontefice che ha portato a termine il più profondo processo di rottura mai avvenuto all’interno della Chiesa cattolica:<strong>&nbsp;la definitiva separazione tra cristianesimo e romanità</strong>,<strong>&nbsp;</strong>tra Vangelo e forma europea.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Francesco è stato il primo Papa pienamente figlio dell’ideologia dell’uguaglianza universale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se si guarda al&nbsp;<a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/il-doppio-pontificato-di-papa-francesco-201353">pontificato</a>&nbsp;di Papa Francesco attraverso le categorie della cronaca, si rischia di coglierne solo la superficie: il linguaggio inclusivo, l’apertura verso le periferie, la sinodalità come metodo di governo. Ma è solo nel pensiero radicalmente&nbsp;<em>meta-storico</em>&nbsp;– come quello di Giorgio Locchi – che tale figura acquista tutto il suo significato. In questa prospettiva, Bergoglio appare come un agente attivo del processo di&nbsp;<strong>de-europeizzazione</strong>&nbsp;del mondo e, con esso, della fine del mito europeo. Il mito europeo – secondo Locchi – è la visione eroica e creatrice dell’uomo, incentrata sull’idea di autoaffermazione storica e di continuità culturale. È il mito dell’<em>eterno ritorno del medesimo</em>, che si oppone radicalmente all’idea lineare del tempo, quella giudaico-cristiana e poi progressista, che pensa la storia come redenzione o progresso. Papa Ratzinger, pur dentro l’orizzonte cristiano, si era mostrato consapevole del valore della forma, della tradizione, della memoria mitica dell’Europa. Con Francesco, invece, si compie un salto qualitativo. Il Vaticano diventa un soggetto etico-politico del mondo globalizzato, parla il linguaggio delle Nazioni Unite, fa propria l’agenda delle ONG. Il papa non è più il vicario di Cristo, ma il portavoce spirituale della postmodernità. In termini&nbsp;<em>locchiani</em>, potremmo dire che Francesco è&nbsp;<strong>il primo papa pienamente figlio dell’ideologia dell’uguaglianza universale</strong>: ha interiorizzato la&nbsp;<em>negazione della differenza</em>&nbsp;come nuovo comandamento morale. È il pontefice dell’umanità astratta, e quindi&nbsp;<em>contro ogni forma</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Papa della rottura del compromesso Euro-cristiano</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per duemila anni, il cristianesimo ha convissuto – spesso in tensione, talvolta in sinergia – con la struttura spirituale, simbolica e politica dell’Europa. Con Costantino e poi con Gregorio Magno, con Carlo Magno e poi con Innocenzo III, la Chiesa non si è limitata a predicare il Vangelo: ha assunto la forma imperiale, si è fatta custode di un ordine, di una gerarchia, di una&nbsp;<em>civiltà</em>. Il cattolicesimo è stato, in fondo, il compromesso tra il messaggio paolino e l’eredità pagano-classica di Roma. È stato il&nbsp;<strong>cristianesimo romanizzato</strong>, radicato nella Storia, nella liturgia, nella teologia, nell’Europa.&nbsp;<strong>Benedetto XVI</strong>&nbsp;ne è stato il simbolo vivente. Un papa teologo,&nbsp;<a href="https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/benedetto-xvi-lultimo-papa-europeo-prima-parte-253094/">europeo fino al midollo</a>, convinto che il cristianesimo avesse bisogno della ragione greca per non dissolversi nella superstizione o nell’ideologia. Il suo celebre discorso di&nbsp;<strong>Ratisbona</strong>, che rivendicava il&nbsp;<em>logos</em>&nbsp;greco-cristiano come base della civiltà occidentale, fu un atto di resistenza culturale contro la deriva relativista. Non è un caso che Benedetto XVI sia stato rapidamente marginalizzato: troppo europeo, troppo teologico, troppo ostico per un mondo che preferisce la narrazione al dogma, il sentimento alla verità. In questa prospettiva, la rottura di Bergoglio con Ratzinger non è solo dottrinale: è&nbsp;<em>ontologica</em>. Ratzinger rappresentava ancora l’idea che la verità fosse legata alla forma, alla gerarchia, alla Tradizione. Con Francesco,&nbsp;<strong>il compromesso millenario si spezza</strong>. La Chiesa smette di pensarsi come&nbsp;<em>forma storica europea</em>&nbsp;e si presenta finalmente per ciò che, nelle sue radici, è sempre stata: una religione universale, egualitaria, misericordiosa, senza identità. Un cristianesimo purificato dalla storia, slegato da ogni civiltà. E proprio per questo,&nbsp;<strong>un cristianesimo pienamente realizzato</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La fine della Chiesa come soggetto europeo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Così, ciò che sembra un atto di riforma è in realtà un atto di compimento, Francesco non tradisce il cristianesimo: lo realizza. Ma è proprio questa realizzazione a decretare&nbsp;<strong>la fine della Chiesa come soggetto europeo</strong>, come potenza spirituale e politica dell’Occidente. La Chiesa si dissolve nel mondo, diventa coscienza, si fa ONG morale. Non è più il cuore della civiltà: è il suo specchio. Perché quando il cristianesimo smette di essere romano, smette anche di essere europeo. E quando smette di essere europeo, smette di essere civiltà.&nbsp;<strong>Francesco è stato il papa di questo passaggio</strong>. Non lo ha causato, sia chiaro, ma lo ha certamente capito. Non lo ha contrastato, ma lo ha accompagnato fino in fondo. È difficile trovare nella storia un altro papa capace di parlare con tanta efficacia ai poteri del mondo. E non in senso apologetico, ma in senso&nbsp;<em>simbolico</em>. Francesco durante il suo pontificato ha adottato tutti i codici dell’umanitarismo globale: la compassione, l’inclusione, l’equità, la sostenibilità. Ha fatto della Chiesa non un bastione, ma una piattaforma. Ha reso il cattolicesimo permeabile, fluido, adattabile. In una parola:&nbsp;<strong>disponibile</strong>. Ma disponibile a chi? A cosa? Alla nuova etica globale che si impone come surrogato della trascendenza. Una spiritualità dolce, priva di escatologia, senza dogmi, senza confini, che ha nella&nbsp;<em>cura</em>&nbsp;e nell’<em>empatia</em>&nbsp;i suoi sacramenti laici. Una morale senza Dio, che accetta tutti e salva nessuno. Francesco non l’ha inventata: l’ha riconosciuta. E l’ha abbracciata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Europa in cerca di senso</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Così, mentre il mondo è in cordoglio per il papa argentino, e la stampa lo celebra come “<em>il pontefice del dialogo</em>”, l’Europa si svuota di senso, la Chiesa perde (probabilmente per sempre) la sua&nbsp;<em>forma romana</em>, e l’uomo europeo – quello che ancora crede nella missione storica, nella verticalità del destino, nella potenza creatrice della differenza – si ritrova in un nuovo campo di possibilità.&nbsp;<strong>Non saremo certo noi a rimpiangere i tempi del Papa-Re a fronte di una chiesa pienamente globalitaria</strong>. Papa Francesco non è stato un semplice pastore ma l’alfiere terminale del lungo processo di cristianizzazione dell’Occidente, che ha portato non alla salvezza, ma all’oblio del mito. Il suo pontificato non apre, ma chiude e dissolve la storia della Chiesa come storia dell’Europa. È la fine della Chiesa come&nbsp;<em>forma</em>, e quindi la fine di un’epoca. Ma come in ogni fine locchiana, il&nbsp;<em>possibile</em>&nbsp;è sempre in agguato. Il mito, sepolto sotto la cappa del moralismo, può sempre riemergere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Sergio Filacchioni</em></strong></p>
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		<title>Milano come le “banlieue”: ci siamo integrati anche noi al sistema</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Nov 2024 00:50:00 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fonte: <a href="https://www.ilprimatonazionale.it/approfondimenti/milano-come-le-banlieue-ci-siamo-integrati-anche-noi-al-sistema-284094/">https://www.ilprimatonazionale.it/approfondimenti/milano-come-le-banlieue-ci-siamo-integrati-anche-noi-al-sistema-284094/</a></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>È la storia di una società che precipita e che mentre sta precipitando si ripete per farsi coraggio fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene…</em>“.&nbsp;<strong>Conosciamo tutti la battuta finale</strong>, quella del film “<strong>La Haine – L’Odio</strong>” del&nbsp;<strong>1995</strong>. Fin qui tutto bene, fin quando almeno la “<em>banlieue</em>” è stata trattata come un caso esotico, come un qualcosa con cui riempirsi la bocca di belle parole – o perfino slogan – mentre nello zoo De Thoiry continua lo spettacolo. Ora che però Corvetto a Milano si risveglia nella&nbsp;<strong>rabbia dei maranza</strong>,&nbsp;<strong>quell’atterraggio sembra sempre più vicino</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Milano, la “banlieue” di Corvetto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sono stati i Carabinieri. Basta un attimo a trasformare un quartiere in un’esplosione di rabbia. Una “rabbia spontanea”, come dice&nbsp;<em>Il Corriere della Sera</em>, che però sembra più che altro indotta, voluta, cercata. Indotta dal “<strong><a href="https://guillaumefayearchive.wordpress.com/2007/07/14/il-sistema-per-uccidere-i-popoli/">Sistema per uccidere i popoli</a></strong>“, come lo definì&nbsp;<strong>Guillaume Faye</strong>, d’altronde “<em>come designare questa vasta impresa planetaria di massificazione e spersonalizzazione?</em>“. Voluta dagli sponsor del&nbsp;<strong>villaggio globale</strong>, da quella società liberale che si persuade di aver costruito un&nbsp;<strong>mondo di prosperità</strong>, di liberazione e di progresso mentre la&nbsp;<strong>realtà sociale</strong>&nbsp;lascia trasparire un ambiente anorganico: morto, senza vita interiore, più simile ad un macchinario che ad un organismo in crescita. Cercata da loro, i “maranza”, i “subalterni” – come li chiamano a sinistra della sinistra – gli agenti attivi di un&nbsp;<strong><a href="https://www.ilprimatonazionale.it/primo-piano/guerre-banlieue-potremmo-seguire-le-sorti-francesi-ecco-perche-si-teme-un-effetto-contagio-266117/">dinamismo conflittuale</a></strong>&nbsp;che esiste schiacciato dentro i quartieri pentola, sempre pronta ad esplodere appena tolto il coperchio del quieto vivere. Sono anni che si ripete come anche le periferie italiane – in questo caso milanesi – possano&nbsp;<strong>diventare da un momento all’altro lo scenario delle banlieue parigine.</strong>&nbsp;Quelle dell’<strong>Odio</strong>&nbsp;e di&nbsp;<strong>Athena.</strong>&nbsp;Quelle che abbiamo visto solo in televisione.&nbsp;<strong>L’integrazione tanto agognata è finalmente realtà</strong>, con un ribaltone però:&nbsp;<strong>l’Italia si è adattata all’altro, non il contrario</strong>. Abbiamo uomini che occupano spazi morti, residenti che si situano su una scacchiera; il loro “indirizzo” non ha nulla di un luogo, sono piuttosto coordinate cartesiane dello smarrimento. Città dormitorio perennemente in affitto, centri storici trasformati in bomboniere turistiche, quartieri campi profughi. Ci siamo integrati perfettamente al non-luogo globale. E come tutti i popoli “delocalizzati” che hanno perduto il senso del tempo e della storia, siamo&nbsp;<strong>condannati a perdere la nostra terra</strong>. Un Corvetto alla volta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Contro il sistema</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Roghi e cariche. Spettacolo destinato a ripetersi. Oggi per&nbsp;<a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2024/11/26/chi-era-ramy-elgaml-il-giovane-morto-a-milano-al-centro-delle-proteste_812fc030-470a-492a-ad14-6b2fa8326ab4.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Ramy Elgaml</strong></a>, poi il prossimo. Non piangiamo certo per la sommossa o per un ordine che non è certo quello rappresentato da Questure e camionette. Chi accende di fiamme le notti milanesi non lo fa certo per la&nbsp;<strong>Schlein</strong>&nbsp;o&nbsp;<strong>Fratoianni</strong>. Loro sì, invece credono alle seconde e terze generazioni: è la sinistra che sogna il suo esercito elettorale alla francese, il grande&nbsp;<em>Fronte Popolare</em>&nbsp;da contrappore al “<strong>patriarcato bianco</strong>“. Viviamo in una società che&nbsp;<strong>abolendo razzismo dal vocabolario ha creato una delle società più razziste che siano mai esistite</strong>: quella dove non importa il colore della pelle, si è tutti ugualmente nulla. “<em>La sola posizione veramente rivoluzionaria</em>&nbsp;– ricorda ancora Faye –&nbsp;<em>che possa affermarsi&nbsp;<strong>contro il Sistema</strong>&nbsp;non può giungere dalle vecchie ideologie egualitarie; è invece quella propria a coloro che contestano il suo fondamento, le sue basi etiche ed ideologiche, la sua genealogia, a coloro che affermano la causa dei popoli contro una società mondiale standardizzata</em>“. Come scrisse&nbsp;<strong>Carl Schmitt</strong>&nbsp;l’essenza di un popolo è il movimento: ma non il movimento nomade, bensì il&nbsp;<strong>movimento di un progetto storico</strong>, movimento di una mobilitazione nazionale, movimento di una direzione politica, movimento di un ideale sociale, movimento di una conquista tecnica del mondo. Di fronte a questi eventi insomma non bisogna rimanere fermi, ma muoversi nella&nbsp;<strong>direzione di una riconquista</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Sergio Filacchioni</em></strong></p>
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		<title>Remigrazione, chiarimenti sul nuovo mito degli europei</title>
		<link>https://www.kulturaeuropa.eu/2024/11/12/remigrazione-chiarimenti-sul-nuovo-mito-degli-europei/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Nov 2024 00:39:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il tema della remigrazione è diventato una delle proposte politiche più conosciute dei movimenti identitari europei. Tale proposta si basa sull’idea di poter invertire il fenomeno dell’immigrazione nei territori degli Stati europei, favorendo il ritorno delle persone nei paesi d’origine. Pur essendo apprezzabile la spinta volontaristica alla base di questa proposta – specialmente in un [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il tema della remigrazione è diventato una delle proposte politiche più conosciute dei movimenti identitari europei. Tale proposta si basa sull’idea di poter invertire il fenomeno dell’immigrazione nei territori degli Stati europei, favorendo il ritorno delle persone nei paesi d’origine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pur essendo apprezzabile la spinta volontaristica alla base di questa proposta – specialmente in un contesto in cui fatalismo e rassegnazione verso i &#8220;frutti marci&#8221; della modernità sono, in parte, diffusi nella nostra area – è necessario fare alcune osservazioni in merito. Occorre, infatti, riconoscere e correggere eventuali errori che potrebbero compromettere la narrazione sottostante questa proposta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">IL DIFETTO NAZIONALE<br>I giovani che frequentano i social di ultima generazione conoscono bene il fenomeno mediatico generato da un video diventato virale lo scorso maggio, in cui un gruppo di giovani tedeschi canta, durante una festa, &#8220;Deutschland den Deutschen, Ausländer raus&#8221; – ovvero, &#8220;Germania ai tedeschi, fuori gli stranieri&#8221; – sulle note della canzone L’amour Toujours di Gigi D’Agostino.<br>Questo riferimento pop non è riportato per un legame diretto con il tema della remigrazione, ma per evidenziare il rischio di cadere in quello che possiamo definire il &#8220;difetto nazionale&#8221; dell’identitarismo. Chi affronta il tema della remigrazione a un livello elevato, in Europa, tende infatti a preoccuparsi solo delle problematiche legate all’immigrazione nei contesti nazionali: le banlieue francesi preoccupano solo i francesi, le periferie di Roma o Milano solo gli italiani, e così via per ogni stato europeo.<br>Per chi si definisce nazionalrivoluzionario europeo o ha a cuore il futuro del continente, diventa essenziale comprendere l’importanza di affrontare la questione migratoria come una sfida europea, includendo anche le possibili soluzioni, come la remigrazione. Per esempio, per quanto riguarda l’espulsione di clandestini o di persone che commettono reati, la proposta dei conservatori inglesi di inviare i richiedenti asilo in Ruanda potrebbe risultare più efficace di quella italiana di trasferirli in Albania.<br>Alcune frange del movimento identitario europeo hanno già colto l’esigenza di rendere la remigrazione una priorità comune. A Vienna, questo luglio, migliaia di europei si sono riuniti per richiedere la remigrazione sottolineando l’importanza di una visione europea unitaria sul tema. In tal senso, il potenziale mobilitante di questa proposta può diventare un mito fondativo per l’Europa di domani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">UN MITO PER MOBILITARE L’EUROPA<br>In Giorgio Locchi, il Mito – che può essere inteso come un sentimento condiviso, sfiorando quasi la definizione di Weltanschauung – crea, unifica e struttura la società, diventando l’origine stessa di una visione del mondo. Il Mito è una forza creatrice vivente, che costantemente si rinnova negli uomini che lo incarnano.<br>Iniziare a concepire la difesa dai danni dell’immigrazione non come una questione di piccolo nazionalismo, ma come una causa europea (e quindi imperiale), significa abbracciare la difesa del nostro continente, che per secoli – dalle Termopili all’assedio di Malta, dai Campi Catalaunici a Lepanto – è stato il Mito fondativo della nostra civiltà. Questo è un passaggio essenziale per gettare le basi della nuova e autentica Europa.<br>Le manifestazioni, da quelle più spontanee a quelle organizzate, come l’incontro a Vienna già citato, rappresentano simbolicamente la capacità mobilitante del tema della remigrazione. Nonostante il &#8220;difetto nazionale&#8221; precedentemente menzionato, in Germania non sono solo i gruppi minoritari a cogliere questa visione: anche l’Alternativa per la Germania (AfD), ormai uno dei principali partiti, ha compreso questo messaggio.<br>Recentemente, il gruppo giovanile del partito, Junge Alternative, ha diffuso sui social un video, creato con intelligenza artificiale, che mostra dei piloti biondissimi che riportano clandestini nei loro paesi d&#8217;origine, accompagnati da musica techno. Al di là dell’abilità comunicativa, è significativo notare come la proposta della remigrazione non abbia ostacolato il consenso del partito, che anzi è cresciuto nei sondaggi e ha ottenuto successi nelle recenti elezioni in Turingia e Brandeburgo.<br>Considerando questi sviluppi, la proposta dovrebbe essere presa in seria considerazione anche dai principali attori politici del nostro paese e non rimanere appannaggio di realtà più minoritarie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’INCOMPRENSIONE ANTI ISLAMICA<br>Un altro errore che andrebbe corretto, tornando al tema principale di questo articolo, è l’ostilità rivolta non tanto verso l’immigrazione in generale, quanto verso la religione islamica in particolare. Questo approccio avvantaggia chi, ideologicamente, sostiene lo sradicamento e l’abbandono di ogni via che riconnetta l’uomo al Sacro. È lo stesso errore che ha portato alcuni di coloro che, nella nostra area, si rifanno al Cattolicesimo a sostenere il genocidio di Israele per ragioni anti-islamiche (si tratta certamente di pochi rispetto a chi, invece, ha una visione filo-palestinese, ma comunque troppi, vista l’importanza del contesto).<br>Dovremmo forse smettere di considerare René Guénon uno dei maggiori interpreti del tempo moderno solo perché era islamico? Guénon stesso osserva come, in un’epoca di dissoluzione come la nostra, ogni religione tradizionale rappresenti un ramo di un albero le cui radici affondano nella Tradizione.<br>Tuttavia, è importante chiarire: questa riflessione non significa che, per esempio, un immigrato islamico non debba essere soggetto a remigrazione, ma che, eventualmente, la remigrazione dovrebbe avvenire non perché è l’Islam in sé a rappresentare un problema, bensì, perché ognuno deve poter vivere nel luogo in cui è nato e da cui proviene la propria stirpe. Ciò non significa evidentemente che un europeo non possa avere a cuore le sorti e le lotte identitarie di popoli non europei, basti pensare che fu un camerata il primo europeo morire per difendere la causa palestinese, ma è soltanto nel legame che unisce gli uomini a sangue e terra che essi possono unirsi in nome di un comune obiettivo più grande di loro. E soltanto restando fedeli al particolare che si può agire per l’armonia dell’universale. E se c’è un universalismo che ci interessa difendere, è quello della differenza e della qualità, è quello dell’Europa che si allea con chiunque voglia combattere lo status quo, ma senza farsi deviare da finti alleati e finte alternative. Ed è anche partendo da tali presupposti che si va a risolvere la questione dell’immigrazione e dell’emigrazione. Un’Europa imperiale, politica e militarizzata, memore del suo passato combatte per amore di ciò che vuol realizzare, diventa benefattrice di se e del mondo, dando vita ad una nuova etica che veda uniti l’aspetto politico e quello economico, quest’ultimo subordinato al primo evidentemente. È solo l’Europa imperiale che può rapportarsi al meglio con l’Africa, che è il suo naturale sbocco, come ben aveva intuito Sua Eccellenza, dandole la possibilità di emanciparsi dal dominio angloamericano, russo e cinese, e traendone vantaggi per la propria economia. E solo dopo aver conquistato un’egemonia imperiale, non imperialistica, che la remigrazione diventa una realtà fattuale, allo scopo di dare ai paesi da cui le masse emigrano la possibilità di non perdere uomini e risorse e di rendere l’Europa in grado di scegliere qual è il miglior interesse per la propria gente, di che tipo di immigrazione necessiti per ragioni lavorativi e come controllare al meglio i flussi, cosa che fa ogni comunità autenticamente sovrana. Ma perché tutto questo divenga realtà occorre abbandonare le vie dualistiche e semplificatrici, di cui il mondo moderno è oltremodo pieno. Occorre coltivare il massimo potenziale di cui si dispone e rendersi degni eredi della storia che ci ha preceduto, senza lasciarsi dominare da meri sentimenti di ostilità, ma riaffermando la reale natura di ciò che si è.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Alessandro Alario</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Come si dice MeToo in spagnolo??</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Oct 2024 00:19:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ennesimo scandalo, travolge la sinistra spagnola. Accusato di molestie sessuali, si è dimesso da deputato e da ogni incarico pubblico Íñigo Errejón, che 10 anni fa fondò Podemos assieme a Pablo Iglesias, salvo poi migrare nel partito Mas Madrid, e che fino a giovedì era portavoce di Sumar, coalizione alla sinistra del partito socialista e [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Ennesimo scandalo, travolge la sinistra spagnola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accusato di molestie sessuali, si è dimesso da deputato e da ogni incarico pubblico Íñigo Errejón, che 10 anni fa fondò Podemos assieme a Pablo Iglesias, salvo poi migrare nel partito Mas Madrid, e che fino a giovedì era portavoce di Sumar, coalizione alla sinistra del partito socialista e sua alleata strategica nel governo guidato da Pedro Sánchez.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da tempo, in realtà, nei corridoi delle Cortes spagnole, si sussurrava di «mani lunghe» e «avances non gradite», ma nessuno si aspettava una simile valanga di accuse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima, anonima, è comparsa martedì sui canali social della giornalista Cristina Fallarás: parlava di «pratiche umilianti» richieste da «un politico di Madrid», «un vero psicopatico», un «mostro». Dopo «48 ore di agonia», come titola El País , Errejón si è dimesso e in serata è uscita dall’ombra l’attrice Elisa Mouliaà: «Sono una vittima di molestie sessuali da parte di Íñigo Errejón e voglio denunciarlo», ha scritto su X. Nella denuncia avrebbe dichiarato: «Mi ha afferrato per il braccio, mi ha spinto sul letto e ha tirato fuori il suo membro». Fatti risalenti al 2021 e tenuti nascosti «per paura». Altre accuse sono poi apparse sui social.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una bomba per Sumar, la formazione creata da Yolanda Díaz prima delle elezioni dello scorso anno, riempiendo il vuoto lasciato dal crollo nei consensi di Unidas Podemos.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fede femminista della vicepresidente del governo, che ha lasciato la guida di Sumar dopo i magri risultati alle Europee di giugno, è stata messa ieri in discussione dall’opposizione: «Tutto suggerisce che la direzione di Sumar sapeva e ha messo il caso a tacere», ha detto uno dei leader del Partito popolare, Elías Bendodo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le dimissioni di Errejón, il quale ha ammesso solo generici «errori», rischia di dare la spallata finale a Sumar, che non riesce a governare una sinistra radicale molto frammentata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come Pablo Iglesias — «se ne parlava da un anno» ha detto — e la sua compagna Irene Montero, già leader di Podemos e oggi eurodeputata: «Porre fine all’impunità e rompere il silenzio non è facile perché finora troppe volte gli uomini sono stati protetti dal potere», ha commentato la «madre» della controversa legge del «solo sì è sì», che richiede un chiaro consenso a qualsiasi atto sessuale. Viene da chiedersi perché loro non abbiano parlato prima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, nuovo tassello del puzzle di governo di Pedro Sanchez :dopo criminali separatisti che fuggono nascosti nei bagagliai delle auto, si aggiungono i molestatori di donne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se è vero che al peggio non c&#8217;è mai fine, viene da chiedersi:quale sarà il prossimo?</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Matteo Cantù</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Centro Studi Kulturaeuropa</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>IL SUICIDIO DELL’UOMO “OCCIDENTALE”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Sep 2024 00:43:00 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="732" height="1024" src="https://www.kulturaeuropa.eu/wp-content/uploads/2024/09/71BTNK0pcLL._SL1399_-1-732x1024.jpg" alt="" class="wp-image-28238" srcset="https://www.kulturaeuropa.eu/wp-content/uploads/2024/09/71BTNK0pcLL._SL1399_-1-732x1024.jpg 732w, https://www.kulturaeuropa.eu/wp-content/uploads/2024/09/71BTNK0pcLL._SL1399_-1-214x300.jpg 214w, https://www.kulturaeuropa.eu/wp-content/uploads/2024/09/71BTNK0pcLL._SL1399_-1-768x1074.jpg 768w, https://www.kulturaeuropa.eu/wp-content/uploads/2024/09/71BTNK0pcLL._SL1399_-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 732px) 100vw, 732px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Un recente saggio di Federico Rampini reca un titolo emblematico, dal vago sapore spengleriano: <em>Suicidio Occidentale. Perché è sbagliato processare la nostra storia e cancellare i nostri valori</em>. L’Autore, membro autorevole dell’intellighèntsia dominante ma dotato, cosa non certo comune, di un certo spirito critico nei confronti del conformismo imperante e del “politicamente corretto”, prende di mira la tendenza fondamentale del nostro tempo: l’idea di una colpevolizzazione aprioristica di tutta la storia legata all’Occidente e all’Europa, nel nome di una sorta di radicalismo progressista, della liberazione di tendenze legate alla sfera sessuale, di minoranze un tempo “perseguitate”, di una migrazione clandestina incontrollata, della negazione di “crimini” quali il nazionalismo, la difesa dei confini, la famiglia tradizionale etc.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel nome, in altri termini, di una concezione storica superficiale, piatta, naturalistica, nella peggiore accezione del termine, priva di qualsivoglia riferimento metafisico, verticale, simbolico, anagogico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certamente Rampini, che riteniamo, lo si ripete, osservatore intelligente e acuto della contingenza attuale, non offre soluzioni che esulino da una difesa della “vera” democrazia coi suoi connessi valori di libertà, antifascismo e tolleranza (ma non per tutti…).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La società in cui viviamo è, per non pochi aspetti, erede diretta di quella Scuola di Francoforte, in modo particolare di pensatori quali Adorno e Marcuse, alla base dei movimenti antiautoritari di liberazione della “contestazione” giovanile del ’68, peraltro organica, come altre volte constatato da Kulturaeuropa, all’egemonia del sistema liberalcapitalistico, che, a parole, si voleva disintegrare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un testo non troppo conosciuto, risalente proprio al 1968, contenuto in <em>L’Arco e la clava</em> (pp. 162 – 173) di Julius Evola, dal pregnante titolo: <em>Influenze subliminali e «stupidità intelligente», </em>scritto di attualità straordinaria, troviamo, tra l’altro, la trattazione dei medesimi problemi affrontati da Rampini, ovviamente con riferimenti dedicati ad un altro contesto storico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Evola emerge un duro giudizio non soltanto verso i fautori della dissoluzione di ispirazione democratica, liberale o social-comunista, ma anche di quegli intellettuali e politici di Destra i quali, per una sorta di viltà, pigrizia mentale, o per essere accettati nei salotti buoni, o per volontà di raggiungere posizioni di prestigio e di potere, ripetono alla lettera gli slogan del nemico, scimmiottandone le posizioni e rinnegando il loro stesso passato, in altri termini suicidandosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sembra di constatare penose situazioni di abiure, genuflessioni e pentimenti di troppi esponenti dell’attuale compagine governativa…</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto questo, secondo Evola, e lo condividiamo in pieno, deriva dalla mancanza di un autentico dominio interiore, l’<em>autarcheia</em> del saggio antico e del <em>vir</em> romano, così come dalla mancanza di una visione spirituale e, insieme, esistenziale e strategica, volta al superamento dello <em>status quo</em> e al ristabilimento, in forme adeguate allo spirito del tempo, dell’ ordine tradizionale, ricordando che l’autentico significato del termine “rivoluzione” è quello di “ritorno alle origini”, ritorno alla sostanza ideale profonda, che, per sua natura ha i caratteri del sacro e dell’eterno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto il resto è un vano rincorrere apparenze, fantasmi e quel chiacchiericcio superficiale e vuoto che caratterizza&nbsp; gran parte dell’umanità contemporanea.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Giuseppe Scalici</strong></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.kulturaeuropa.eu%2F2024%2F09%2F04%2Fil-suicidio-delluomo-occidentale%2F&amp;linkname=IL%20SUICIDIO%20DELL%E2%80%99UOMO%20%E2%80%9COCCIDENTALE%E2%80%9D" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.kulturaeuropa.eu%2F2024%2F09%2F04%2Fil-suicidio-delluomo-occidentale%2F&amp;linkname=IL%20SUICIDIO%20DELL%E2%80%99UOMO%20%E2%80%9COCCIDENTALE%E2%80%9D" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.kulturaeuropa.eu%2F2024%2F09%2F04%2Fil-suicidio-delluomo-occidentale%2F&amp;linkname=IL%20SUICIDIO%20DELL%E2%80%99UOMO%20%E2%80%9COCCIDENTALE%E2%80%9D" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_telegram" href="https://www.addtoany.com/add_to/telegram?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.kulturaeuropa.eu%2F2024%2F09%2F04%2Fil-suicidio-delluomo-occidentale%2F&amp;linkname=IL%20SUICIDIO%20DELL%E2%80%99UOMO%20%E2%80%9COCCIDENTALE%E2%80%9D" title="Telegram" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.kulturaeuropa.eu%2F2024%2F09%2F04%2Fil-suicidio-delluomo-occidentale%2F&amp;linkname=IL%20SUICIDIO%20DELL%E2%80%99UOMO%20%E2%80%9COCCIDENTALE%E2%80%9D" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_print" href="https://www.addtoany.com/add_to/print?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.kulturaeuropa.eu%2F2024%2F09%2F04%2Fil-suicidio-delluomo-occidentale%2F&amp;linkname=IL%20SUICIDIO%20DELL%E2%80%99UOMO%20%E2%80%9COCCIDENTALE%E2%80%9D" title="Print" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.kulturaeuropa.eu%2F2024%2F09%2F04%2Fil-suicidio-delluomo-occidentale%2F&#038;title=IL%20SUICIDIO%20DELL%E2%80%99UOMO%20%E2%80%9COCCIDENTALE%E2%80%9D" data-a2a-url="https://www.kulturaeuropa.eu/2024/09/04/il-suicidio-delluomo-occidentale/" data-a2a-title="IL SUICIDIO DELL’UOMO “OCCIDENTALE”"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.kulturaeuropa.eu/2024/09/04/il-suicidio-delluomo-occidentale/">IL SUICIDIO DELL’UOMO “OCCIDENTALE”</a> proviene da <a href="https://www.kulturaeuropa.eu">KULTURAEUROPA</a>.</p>
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		<title>LETTERA APERTA – OLIMPIADI</title>
		<link>https://www.kulturaeuropa.eu/2024/07/31/lettera-aperta-olimpiadi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jul 2024 01:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[MODERNITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>FONTE: https://venetofronteskinheads.org/beta/2024/07/30/lettera-aperta-olimpiadi/ La cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Parigi è la rappresentazione plastica di come certi eventi di caratura internazionale siano un’operazione di indottrinamento delle masse, volta ad attuare una riformattazione dei costumi, se non antropologica, delle cosiddette società occidentali. Malgrado il dietro front di chi lancia il sasso per poi nascondere la mano con [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><a href="FONTE: https://venetofronteskinheads.org/beta/2024/07/30/lettera-aperta-olimpiadi/">FONTE: https://venetofronteskinheads.org/beta/2024/07/30/lettera-aperta-olimpiadi/</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Parigi è la rappresentazione plastica di come certi eventi di caratura internazionale siano un’operazione di indottrinamento delle masse, volta ad attuare una riformattazione dei costumi, se non antropologica, delle cosiddette società occidentali</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Malgrado il dietro front di chi lancia il sasso per poi nascondere la mano con l’incalzare delle polemiche, alludendo a margine delle scuse ufficiali che la disposizione attorno a un tavolo di transessuali agghindati ad arte per l’occasione, manco le Olimpiadi siano il Carnevale di Rio de Janeiro, non sia una caricatura blasfema dell’Ultima Cena rappresentata dal Da Vinci, ma secondo la direttrice della comunicazione delle Olimpiadi Anne Descamps e Thomas Jolly, il direttore artistico (se così possiamo definirlo) della cerimonia, si voleva invece educare alla tolleranza e alla comunione.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le Olimpiadi quali giochi che si svolgevano in Grecia iniziavano con celebrazioni religiose in favore di Zeus e si concludevano con la premiazione degli atleti vincitori, vennero riprese in epoca moderna a fine ‘800, ma sempre hanno conservato un universo estetico e simbolico arcaico proprio di quella civiltà ellenica che ha permeato l’Europa: dalla fiamma olimpica alla traslazione in altre nazioni a testimoniarne l’universalità.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E con la competizione insita nella natura dell’essere umano di confrontarsi con avversari al proprio pari, si veicolava un’immagine di sé salubre, forte ed atletica. E quindi indiscutibilmente bella. Perché nonostante le infezioni culturali contemporanee che propinano un relativismo tout court, esiste un canone oggettivo della bellezza, che la classicità ci suggerisce da tempi immemori che è rappresentato dall’armonia delle forme e da un ordine che è sintesi dell’unità che domina la diversità.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Bellezza, ordine, sostanza e FORMA. Ciò che abbiamo interpretato e riprodotto in tutti gli ambiti e in ogni epoca. Fino ad oggi. Perché noi siamo europei e proveniamo da una Civiltà.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Di contro, ciò che più di ogni altra cosa mina l’esistenza di una civiltà è l’informe. Perché l’assenza di Forma genera una sostanza malata. E là dove la sostanza è malata, la bellezza non può trovare posto e si finisce inesorabilmente per imbruttirsi. Prima nel singolo, poi nella moltitudine e infine nella società. E quindi si avvia il declino di una civiltà in decadenza.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E quando una società è decadente si può arrivare ad assistere all’esibizione della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi con un personaggio come Barbara Butch investita dal ruolo di frontman. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Conferitole recentemente il premio di personalità LGBT dell’anno per via della moltitudine di battaglie coraggiosissime a difesa delle minoranze arcobaleno condotte temerariamente al fianco di pressoché tutte le multinazionali, dei magnati della finanza e del mainstream globale. Allora comprendiamo perfettamente che il concetto di Forma quale riflesso di bellezza e di un ordine superiore suggeritoci dalla classicità dei greci, quegli europei che hanno dato vita alle Olimpiadi nel 776 a.C., difficilmente possa attecchire su chi come Barbara Butch conduce audacemente crociate in difesa de “l’accettazione dei grassi”. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Perché l’immagine della cerimonia inaugurale in salsa woke è la più fulgida rappresentazione di come sia ripugnante l’esaltazione delle devianze promosse da chi essendo informe per natura, ha in spregio tutto ciò che essendo bello e giusto secondo natura, costituisce saldezza e ancoraggio: la famiglia e la Nazione, la Cultura e l’identità.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’agenda cosmopolita della società aperta in fase di consolidamento mira alla distruzione di questi cardini e opera attraverso il condizionamento sociale di una propaganda che si fa sempre più spinta e pervasiva.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nell’industria dell’intrattenimento, quella cinematografica, musicale o sportiva come in questo caso, ormai è prassi ordinaria rendere espliciti aspetti occulti di un certo misticismo sinistro: dall’ostentazione di modelli devianti per giungere all’esposizione di immagini sempre più spesso esplicitamente sataniste.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ci chiediamo se eventi come Eurovision, Berlin Fashion Show e Super Bowl ad esempio attraverso performance altamente simboliche, non siano rivelatrici di un retroterra “esclusivo” che rappresenta egregiamente Sodoma e Gomorra: costumi BDSM, ballerini vestiti da donna in perizoma, cantanti che si esibiscono nudi, sesso omosessuale di gruppo praticato in un bagno sporco, croci rovesciate, streghe e demoni che si accoppiano al centro di un pentagramma, adulti che posano davanti alle cineprese con genitali esposti in presenza di bambini.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Vorremmo esimerci anche solo dal pronunciare certe oscenità per via della natura scabrosa di certi contenuti, se non fosse che vengono trasmesse in mondovisione sintonizzando centinaia di milioni di ascoltatori, sdoganando e normalizzando un passo alla volta le più infime degenerazioni dell’uomo mascherate da creatività, arte e inclusività.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Una poderosa macchina di propaganda mondiale che aspira a cancellare le identità nazionali e sovvertendo le religioni, i costumi e le tradizioni dei popoli, mira a scalzare ciò a cui siamo profondamente legati con lo squallore di una “cultura” globale indifferenziata che si esibisce in tutta la sua ripugnanza.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ferocemente</strong></p>
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		<title>L’America di The Boys</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jul 2024 00:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[MODERNITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>FONTE: https://tiremminnanz1.wordpress.com/2024/07/16/lamerica-di-the-boys/ E’ da poco uscita la quarta stagione di ‘’The Boys’’, la celebre serie targata Amazon Studios, e, al di là dell’aspetto sensazionalistico e ludico che la caratterizzano, ciò che salta all’occhio sono i suoi numerosi riferimenti alle logiche di funzionamento della società americana (e non solo). Vengono in questo senso messi in risalto diversi aspetti che influenzano [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>FONTE: https://tiremminnanz1.wordpress.com/2024/07/16/lamerica-di-the-boys/</strong></p>



<p class="has-text-align-left wp-block-paragraph"><strong>E’ da poco uscita la quarta stagione di ‘’The Boys’’, la celebre serie targata Amazon Studios, e, al di là dell’aspetto sensazionalistico e ludico che la caratterizzano, ciò che salta all’occhio sono i suoi numerosi riferimenti alle logiche di funzionamento della società americana (e non solo). Vengono in questo senso messi in risalto diversi aspetti che influenzano l’agenda politica del governo statunitense, oltre alle tecniche di manipolazione che vengono ordinariamente messe in atto per convogliare il dibattito/consenso pubblico verso polarizzazioni appositamente confezionate. Basti pensare al conflitto sorto tra gli ‘’starlighter’’ da una parte e i ‘’patrioti’’ dall’altra, che dovrebbero rappresentare le due fazioni che maggiormente si contendono il palcoscenico dello spaccato sociale negli USA: progressisti vs conservatori.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ci troviamo di fatti in un mondo in cui quelli che dovrebbero essere i supereroi che difendono l’umanità sono in realtà dei burattini senza scrupoli morali, comandati da un’agenzia di pubblicità commerciale (la ‘’Vought’’) che utilizza tecniche di marketing per rendere il suo brand il più possibile appetibile per le masse. Lo scopo non è quindi quello di mettere a disposizione questi soggetti dotati di incredibili poteri al servizio del bene, ma è quello di massimizzare il profitto sfruttando la loro immagine trasformandola in merce di consumo. Vengono di fatti create magliette, film, catene di ristoranti e parchi a tema, il tutto ideato in moda tale che possa essere in linea con le esigenze di mercato. Inoltre si vanno a formare dei gruppi di interesse che, come una vera e propria lobby, cercano di infiltrarsi nell’operato politico del governo per assicurarsi potere e la protezione del proprio patrimonio capitalistico. In questo scenario così drammatico e che all’apparenza dovrebbe essere denunciato da tutti, la cittadinanza è completamente succube di tali logiche manipolatorie che guidano i principi di vita quotidiana.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tutti hanno il proprio supereroe preferito, acquistano i suoi gadget e seguono a spada tratta quanto da lui affermato. Il prodotto è costruito troppo bene per pensare che ci possa essere un rifiuto da parte del pubblico, e non fa distinzioni di bandiera. I valori trasmessi sono di fatti sia di destra che di sinistra, pro Lgbt oppure ultra conservatori, pro aborto oppure pro vita, ma tutti costruiti con l’intento di mantenere salda la posizione strategica di chi già detiene una grande concentrazione di potere. Ovviamente, uno strumento fondamentale che garantisce il corretto funzionamento di questa macchina del consenso sono proprio i social media. Con questi vengono generati dei bacini di utenza che, orientati dalle affordances delle piattaforme digitali, sono ancora più vulnerabili di fronte ai prodotti della comunicazione mediale.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Alla luce di queste considerazioni, è evidente come la serie televisiva abbia dei rimandi chiari e tondi alla nostra vita di tutti i giorni. Sebbene nel mondo reale non esistano individui in grado di sparare un laser mortale dagli occhi, è invece palpabile come siano sempre più delle ristrette lobby di potere a dettare i temi dell’agenda politica. La situazione americana ne è l’esempio più lampante, dove un presidente con delle evidenti carenze psico-fisiche vicine alla demenza continua indisturbato a dirigere ‘’la più grande democrazia del mondo’’. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Questo ovviamente senza che ci sia una minima risposta da parte dei fruitori dei prodotti commerciali poichè, proprio come nella serie ‘’The Boys’’, sono troppo impegnati a farsi abbindolare nello scegliere con che fazione stare, quale bandiera esibire e quale motto urlare (nonostante tutto sia uguale, spento e privo di carica posistiva).</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dunque, il nostro consiglio è quello di guardare questo contenuto mediatico non tanto per sostenerne i valori di riferimento (dato che essendo un prodotto Amazon potete immaginare quale sia l’immaginario che ne esce trionfante), ma quantopiù per avere uno strumento con cui provare a leggere le dinamiche di potere e manipolazione che con fare latente operano intorno a noi.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Di Federico</strong></p>
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		<title>L’informazione neutrale non esiste</title>
		<link>https://www.kulturaeuropa.eu/2024/06/14/linformazione-neutrale-non-esiste/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jun 2024 22:44:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[MODERNITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>FONTE: https://tiremminnanz1.wordpress.com/2024/06/11/linformazione-neutrale-non-esiste/ Il dibattito sulla condizione dell’infosfera, ovvero la globalità dello spazio delle informazioni che viaggiano dai media tradizionali fino al ciberspazio di Internet e del digitale, è sempre più pressante nell’odierna società neoliberale dell’Occidente liberaldemocratico.&#160; Da una parte abbiamo i “professionisti dell’informazione”, gli autoproclamati paladini della verità assoluta del mainstream come reti televisive, quotidiani [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.kulturaeuropa.eu/2024/06/14/linformazione-neutrale-non-esiste/">L’informazione neutrale non esiste</a> proviene da <a href="https://www.kulturaeuropa.eu">KULTURAEUROPA</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>FONTE: https://tiremminnanz1.wordpress.com/2024/06/11/linformazione-neutrale-non-esiste/</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dibattito sulla condizione dell’infosfera, ovvero la globalità dello spazio delle informazioni che viaggiano dai media tradizionali fino al ciberspazio di Internet e del digitale, è sempre più pressante nell’odierna società neoliberale dell’Occidente liberaldemocratico.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da una parte abbiamo i “professionisti dell’informazione”, gli autoproclamati paladini della verità assoluta del mainstream come reti televisive, quotidiani e canali digitali che pomposamente dispensano notizie al popolo, mentre dall’altra si nascondono i malefici propugnatori di fake news e disinformazione, coloro i quali vogliono inquinare il dibattito pubblico con falsità e deliberate menzogne utili ai propri loschi fini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo lo scenario manicheo che costantemente ci viene propinato dal potere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Conseguentemente alla creazione di tale dogmatica distinzione valoriale tra bene e male, incarnata in questa finta contrapposizione tra i media mainstream verificati e tutti quei soggetti non allineati dai quali guardarsi bene, il passo successivo vede la nascita di enti terzi che hanno come unica funzione il compito di controllare e difendere il meccanismo d’informazione predominante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da tempo la discussione ha trovato ampio dibattito nel mondo del giornalismo e dei mezzi di comunicazione con l’appello, sempre maggiore, alla fantomatica verifica dei fatti attraverso delle figure professionali incaricate di accertare avvenimenti e dati citati in un determinato testo o discorso, i cosiddetti “fact-checkers”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre a questi verificatori seriali di fatti, nell’ultimo periodo sono arrivate diverse proposte concrete da parte della sinistra progressista in merito all’istituzione di vere e proprie agenzie o organizzazioni dedite all’analisi del&nbsp;flusso dell’informazione tra media e social media per “registrare eventuali attività di ingerenza” e fake news a danno delle istituzioni di uno Stato.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come, ad esempio, l’Agenzia per la disinformazione e la sicurezza cognitiva (Adisc) proposta dal renziano Borghi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la realtà è ben diversa da come vorrebbe rappresentare la narrazione ora vincente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tanto sbandierata lotta alle fake news e alla disinformazione, con i relativi acclarati inviti ad avere dei controllori specifici per questo scopo, non è altro che un preciso attacco a tutto ciò che rappresenta una narrazione alternativa a quella dell’odierno sistema capitalistico.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi un attacco alla libertà, una caccia alle streghe della nuova inquisizione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché le fake news non esistono</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Già parlare del significato del termine fake news è di per sé complicato.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come spiegato approfonditamente da Guido Taietti nel suo Stregoneria politica, le fake news non sono semplicemente “notizie false”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La notizia falsa non solo è sempre stata accettata ma anzi, soprattutto nella comunicazione politica, è diventata ormai la norma. Si sprecano i possibili esempi di notizie perfettamente false utilizzate per giustificare le azioni, per lo più criminali, di questo Occidente a guida americana: dalle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, Gheddafi e Assad fino alle bufale trasmesse su Stati e governi nemici.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il potere può mentire, è perfettamente accettato che i media facciano disinformazione, così come è accettato che le istituzioni internazionali mentano e diffondano notizie false.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, le fake news che vengono combattute non riguardano il principio di non divulgare falsità o l’impedire che il pubblico venga ingannato nel suo processo decisionale di elaborazione della realtà politica che lo circonda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che caratterizza la categoria di fake news è in realtà ben altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’odierna società post-ideologica, dove si è raggiunta una completa omologazione per quanto riguarda i macro-temi della politica, una fake news è qualunque informazione che costruisca una nuova narrazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo concetto riguarda chi diffonde una certa notizia più che cosa contenga la notizia stessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mainstream bolla come notizia falsa ogni informazione che arriva da soggetti non allineati alla narrativa dominante, e per questo non legittimati.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’inconsistenza della falsità come problema dell’informazione si evince dal momento che ogni affermazione vagamente scomoda può essere sempre non perfettamente vera se vengono considerati alcuni parametri, da qui la possibilità di essere bollati come propagatori di fake news anche dicendo esattamente la verità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fake news è quindi la notizia che non deve avere legittimità, quella notizia che va ad inficiare la narrazione dei professionisti dell’informazione, unici detentori della verità assoluta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così facendo si instaura un meccanismo perverso secondo il quale solamente i singoli individui sono tenuti a controllare e verificare le fonti dalle quali attingono le informazioni (qualora affermassero verità contrarie alla pubblica opinione), mentre i mass media invece sono avvolti da un’aurea di infallibilità che li rende inattaccabili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi controlla i controllori?</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Quis custodiet ipsos custodes?</em>&nbsp;Questo si chiedeva il poeta romano Giovenale nella VI delle sue Satire, spinto a scrivere dall’indignazione verso il degrado della società in cui si trovava a vivere nella Roma a cavallo tra I e II secolo d.C.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un interrogativo che si era già posto precedentemente Platone in alcuni dei suoi più famosi dialoghi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il filosofo ateniese ha cercato di venire a capo della questione nella<em>&nbsp;Repubblica,&nbsp;</em>all’interno della quale, in un passo, asserisce in modo simile che i custodi dello Stato devono guardarsi dall’ubriachezza per non avere essi stessi bisogno di esser sorvegliati, affermando lapidariamente come sia “certamente ridicolo che un custode abbia bisogno di un custode”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dibattito sull’effettiva integrità e buona fede di quelle figure dedite al controllo e alla supervisione è presente da secoli, tornando prepotentemente attuale in tutta la discussione relativa a disinformazione e fake news. Un dibattito che però è già falsato in partenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il presupposto, errato o posto in malafede, di chi invoca commissioni di controllo, fact-checkers e agenzie istituzionali per il controllo dell’informazione è quello che delinea l’infosfera come un luogo neutrale dove i buoni (i grandi media del mainstream) sono costretti tutti i giorni a battersi contro i cattivi disinformatori asserviti a chissà quale padrone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La realtà è che l’informazione neutrale non esiste, così come non esiste una comunicazione indipendente e sana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dietro le principali testate o i più importanti canali delle comunicazioni digitali c’è sempre la presenza di&nbsp;grandi gruppi di interesse, così come durante determinati periodi (vedi l’Italia durante la&nbsp;Pandemia) la comunicazione è direttamente&nbsp;plasmata&nbsp;secondo calcoli ben orchestrati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Avere un flusso di informazioni libero e diversificato non è sicuramente positivo per il&nbsp;sistema capitalistico&nbsp;nel quale viviamo, per questo tutto il richiamo al debunking delle fake news e ai fantomatici fact-checkers non è altro che un utile strumento per una ben determinata narrazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accettare questa “lotta alle fake news e disinformazione” non farebbe altro che dare avvio alla definitiva repressione di qualunque forma di dissenso, mascherata da legittima e necessaria contromisura per il bene comune: una distopia avverata dove censurare qualunque flusso di informazione o dati che non si allinei al pensiero dominante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È importante comprendere come, da sempre, la stampa e i canali di comunicazione principali siano storicamente soggetti a determinati interessi, che siano essi economici o politici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non esiste al momento, e non è mai esistita, un’informazione realmente slegata da queste logiche, tutto il materiale che ci arriva è mediato da una lente piuttosto che da un’altra, bisogna solo capire come utilizzare questo a proprio vantaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Barare è l’unica regola del gioco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di Andrea</p>
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		<title>FALSE IDENTITA&#8217; , STRUMENTO DELLA SOVVERSIONE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jun 2024 22:45:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il mondo moderno tende pericolosamente a mescolare il concetto di identità e quello di volontà. A definire un uomo, secondo i liberals, non sono i suoi antenati, la sua cultura, le sue predisposizioni naturali, il suo sesso, bensì l&#8217;oggetto della sua ipotetica volontà. Colui che non accetta, ad esempio, di essere maschio e crede che [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-justify wp-block-paragraph"><strong>Il mondo moderno tende pericolosamente a mescolare il concetto di identità e quello di volontà. A definire un uomo, secondo i liberals, non sono i suoi antenati, la sua cultura, le sue predisposizioni naturali, il suo sesso, bensì l&#8217;oggetto della sua ipotetica volontà. Colui che non accetta, ad esempio, di essere maschio e crede che conseguirà la felicità amputando una parte del suo corpo rientra nella categoria dei &#8220;trans&#8221;. Da un punto di vista logico, però, non ha senso che la volontà sia gerarchicamente superiore all&#8217;identità. Come può un individuo voler scegliere qualcosa o esercitare una determinata azione, se non parte da ciò che è lui primariamente. In verità la volontà individuale come dogma assoluto a cui subordinare ogni aspetto della vita trova il suo presupposto in ologrammi delle reali identità, ovvero le identità della materia. Il comunista, il progressista e il liberale ambiscono ad un modello sociale e, in parte, purtroppo, lo hanno realizzato, anche se non trionferanno, in cui la gente si identifichi in principi esclusivamente materiali. Esiste soltanto l&#8217;economia ed esistono esclusivamente due categorie di lavoratori, borghesi o proletari, afferma il marxista. Come potrebbe esser considerata vera un&#8217;affermazione del genere se il lavoro fosse visto come uno strumento di una comunità nazionale e imperiale? Come potrebbe ciò esser considerato vero se del lavoro venissero messi in risalto gli aspetti spirituali e metafisici? Un artigiano è uguale ad un meccanico? Un agricoltore è identico ad un sarto? Evidentemente no. Questi divengono uguali soltanto se sono persuasi a considerare il loro ruolo teso unicamente a guadagnare e a sopravvivere. Pur di tenerli insieme nell&#8217;orizzontalità si crea la categoria fallace del &#8220;proletariato&#8221;, che, non avendo riscontri nella realtà, dato che ad animare la materia è lo spirito, viene teorizzata dogmaticamente. Non esistono gli uomini e le donne, afferma il progressista, esistono semplicemente individui nati per caso con il pene o con la vagina. Non avendo anche questa teoria alcun riscontro nella realtà, ci si inventa la teoria di genere, anche questa illusione fallace frutto di una spiritualità perversa e tellurica, il cui presupposto è semplicemente voler assecondare qualsiasi pulsione tendente al caotico, e nella quale si fanno rientrare individui che semplicemente avrebbero necessità di una formazione che faccia riscoprire loro chi sono realmente, dal momento che in un mondo grigio e delirante come quello odierno hanno smarrito totalmente l&#8217;orientamento. Quanto fin qui esposto rende comprensibile da dove nasce l&#8217;odio per chi dell&#8217;identità, del sangue, della Tradizione fa il proprio stile di vita dei sovversivi propugnatori di false identità; in effetti, deriva dalla loro consapevolezza, conscia o inconscia che sia, delle menzogne che propagano. Un apparato che si fonda su falsità e bugie è come un&#8217;abitazione di paglia, ovvero poco serve per farlo crollare, ergo la tirannia e l&#8217;odio sono gli unici strumenti di cui dispongono perché ogni falsità resti intatta e invariata. Non tutto è perduto, però; come si suol dire, il vento della rivoluzione non lo puoi fermare. E quando questo arriverà, chi avrà fino a quel momento fatto tutto ciò che era in suo potere per distruggere definitivamente la civiltà europea e il resto del mondo sarà spazzato via e nulla lascerà ai posteri. Ogni nemico, per mezzo della provvidenza della Giustizia, della Δικη, come la definivano i greci, sarà condannato alla damnatio memoriae ed è lì che chi avrà lottato strenuamente contro l&#8217;infamia per abbattere il muro delle menzogne, brinderá sulle macerie di quel mondo di rovine finalmente sepolto nell&#8217;abisso più profondo della materia cui appartiene</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>FERDINANDO VIOLA</strong></p>
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		<title>VIRILITA&#8217; DIVINA E TITANICA</title>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2024 22:54:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nell&#8217;epoca contemporanea, in virtù di tendenze diffusesi sul suolo europeo con la rivoluzione illuministica, si è totalmente perduto il concetto di verticalità. Eppure da un attento esame della natura circostante, vi sono tante cose che richiamano simbolicamente al concetto di verticalità. L&#8217;albero che si erge sulla terra. Il fuoco che divampa dal basso verso l&#8217;alto. [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-justify wp-block-paragraph"><strong>Nell&#8217;epoca contemporanea, in virtù di tendenze diffusesi sul suolo europeo con la rivoluzione illuministica, si è totalmente perduto il concetto di verticalità. Eppure da un attento esame della natura circostante, vi sono tante cose che richiamano simbolicamente al concetto di verticalità. L&#8217;albero che si erge sulla terra. Il fuoco che divampa dal basso verso l&#8217;alto. E, se guardiamo, a quanto non è opera della natura ma è opera dell&#8217;uomo, noteremo sempre un sistema verticale. Il modo di costruire propriamente europeo è verticale. Ogni moto dell&#8217;uomo europeo parte dal basso verso l&#8217;alto e, se ogni azione visibile è il segno di un principio metafisico e sovrumano dell&#8217;essere, il procedere dal basso verso l&#8217;alto indica la volontà di elevarsi al divino. Ed era così, in effetti, che nell&#8217;etica tradizionale greca, romana, germanica, che veniva concepita la virilità. Virile era colui che sapeva plasmare il mondo. Virile era colui che veniva illuminato dall&#8217;alto e guardava a tutto ciò che poteva corromperlo con distacco. Virile era colui che usava la forza per un fine superiore. Oggi alla parola virile si conferisce un&#8217;accezione negativa, sicuramente perché a dominare è l&#8217;elemento femmineo, ma anche perché la virilità viene concepita in senso parossistico e titanico. Fenomeni come bullismo, baby gang, sadismo etc descrivono uomini che non sono viri, in quanto di olimpico non hanno nulla. Essi non sanno cosa sia il dominio di sé, ma anzi sono profondamente comandati da tutto ciò che li circonda. In loro è presente unicamente l&#8217;elemento titanico della forza nel senso più bestiale del termine, cosa che va perfettamente ad incastrarsi nel tipo di individuo che la società moderna incoraggia, un essere grigio e amorfo che fa suoi i peggiori aspetti maschi e femminei. Chiunque oggi voglia recuperare la virilità, ancor prima della cura del corpo, tassello essenziale in una società che rende schiavi dei vizi, deve curare lo spirito. Deve riappropriarsi della migliore parte di sé, quella sacrale, facendosi guida degli altri e mostrando loro la virtù maschia che unisce apollineo e dionisiaco e non si fa minimamente tentare dal titanismo fine a se stesso</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>FERDINANDO VIOLA</strong></p>
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		<title>TRANSFOBIA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Apr 2024 00:06:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[MODERNITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La legge scozzese contro la &#8220;transfobia&#8221;, che mira a punire con una pena fino a sette anni di reclusione chiunque neghi che il sesso si possa cambiare e chiunque sia accusato di non rispettare chi, uomo o donna che sia, pretende che tutti lo considerino del genere che lo aggrada, è l&#8217;inevitabile conseguenza di un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-justify wp-block-paragraph"><strong>La legge scozzese contro la &#8220;transfobia&#8221;, che mira a punire con una pena fino a sette anni di reclusione chiunque neghi che il sesso si possa cambiare e chiunque sia accusato di non rispettare chi, uomo o donna che sia, pretende che tutti lo considerino del genere che lo aggrada, è l&#8217;inevitabile conseguenza di un sistema che ignora qualsivoglia principio di realtà. Ciò che esiste deve poter essere mutato dall&#8217;arbitrio di ciascuno e la legge si pone il fine preciso di stravolgere il reale. Eppure che tali sarebbero state le conseguenze era ampiamente prevedibile. Se la vita umana viene concepita come generata dal caso, se nulla che definisce l&#8217;identità ha più valore, perché dovrebbe averlo l&#8217;essere maschi o l&#8217;essere femmine? Scriveva Evola in Rivolta contro il mondo moderno tali parole sul concetto di maschile e femminile, che già un secolo fa, dovunque a dominare fossero le logiche marxiste e liberali, si andava sempre più ad annacquare. Tali parole ci rammentano che qualsiasi approccio c.d. antigender, alla maniera che tanto piace a conservatori o a reazionari borghesi, non farà che accelerare il processo sovversivo. L&#8217;ideologia di genere è la conseguenza di una mentalità e di una cultura che hanno purtroppo radici molto lontane, ergo, o le si combatte divenendo attivamente esempio e costruendo, oppure si è destinati a farsi travolgere.</strong></p>



<p class="has-text-align-justify wp-block-paragraph"><strong>&#8220;In una società la quale non comprende più né l&#8217;asceta né il guerriero: in una società in cui le mani degli ultimi aristocrati, più che per spade o per scettri, sembrano fatte per racchette da tennis o per shakers da cocktails: in una società nella quale &#8211; quando non sia la scialba larva dell&#8217; &#8220;intellettuale&#8221; e del &#8220;professore&#8221;, il fantoccio narcisistico dell&#8217; &#8220;artista &#8221; o la macchietta affaccendata e sudicetta del banchiere e del politicante- il tipo dell&#8217;uomo virile è rappresentato dal pugile o dal divo del cinema: in una tale società era naturale che anche la donna si levasse e rivendicasse pure per se una &#8220;personalità &#8221; e una libertà proprio nel senso anarchico e individualistico degli ultimi tempi. E mentre l&#8217;etica tradizionale chiedeva all&#8217;uomo e alla donna di esser sempre più sè stessi, di esprimere con tratti sempre più decisi ciò che fa dell&#8217;uno un uomo, dell&#8217;altra una donna, ecco che la civiltà nuova volge verso il livellamento, verso l&#8217;informe, verso uno stadio che invero non sta al di là, ma al di qua dell&#8217;individuazione e della differenza dei sessi&#8221;.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>J. Evola. Rivolta contro il mondo moderno</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>REDAZIONE KULTURAEUROPA</strong></p>
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		<title>PREMIERATO, PERCHÉ SOSTENERE TALE RIFORMA E PERCHÉ ALLA SINISTRA FA PAURA</title>
		<link>https://www.kulturaeuropa.eu/2024/02/28/premierato-perche-sostenere-tale-riforma-e-perche-alla-sinistra-fa-paura/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Feb 2024 22:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[MODERNITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno degli impegni principali che il governo, in particolar modo Fratelli d’italia, si è dato per il 2024 è la riforma costituzionale del premierato. Se dovesse andare in porto, alle prossime elezioni politiche il presidente del consiglio verrà scelto direttamente dal voto dei cittadini e non più nominato dal Presidente della Repubblica. Un’altra importante novità [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Uno degli impegni principali che il governo, in particolar modo Fratelli d’italia, si è dato per il 2024 è la riforma costituzionale del premierato. Se dovesse andare in porto, alle prossime elezioni politiche il presidente del consiglio verrà scelto direttamente dal voto dei cittadini e non più nominato dal Presidente della Repubblica. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un’altra importante novità che la riforma dovrebbe comportare riguarda la stabilità dei governi, che saranno retti, in caso di approvazione, con la formula del simul stabunt, simul cadent. Nel momento in cui l’esecutivo dovesse perdere la maggioranza, si tornerebbe alle urne, senza la possibilità di nuove maggioranze. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Visti tali dati, si può affermare che, fermo restando che il sistema democratico parlamentare non è certamente quello in cui noi ci identifichiamo e che comunque un punto di svolta maggiore si sarebbe avuto con il presidenzialismo, ovvero l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, questa riforma è comunque un vero punto di svolta e, nel caso fosse necessario un referendum confermativo, votare a favore è un imperativo categorico, dato che il mondo della sinistra sta facendo di tutto per boicottarla. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È certamente vero che non bisogna determinare la propria azione politica come semplice reazione alle tesi degli avversari, tuttavia il fatto che optare per il premierato sia una scelta obbligata è facilmente comprensibile in base a due constatazioni: la prima è che le future elezioni saranno decisamente difficili da vincere per il PD e tutti i partiti al suo seguito, considerata la loro atavica incapacità di esprimere leader autorevoli e popolari che mettano tutti d’accordo; la seconda è che, se anche la sinistra dovesse vincere le elezioni, non potendo più contare su ribaltoni, alleanze dell’ultimo minuto e sull’aiuto del capo dello stato, dovrebbe assumersi pienamente le responsabilità di ogni singolo provvedimento irragionevole e deleterio. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A ciò si aggiunga, e forse questo è il perno centrale, che una riforma comunque sostanziale della costituzione sancirebbe per la prima volta un principio per nulla scontato: la costituzione nata dalla resistenza non è un dogma intoccabile, se un partito proveniente da un mondo politico che fu escluso e ghetizzato dal potere antifascista a pieno titolo può contribuire alla creazione di una nuova costituzione, che, se pur non ottimale, certamente è migliore di quella scritta dai partigiani. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tuttavia, esattamente come chi si rispecchia nel centrodestra e tutta l’area identitaria non devono comportarsi con ignavia in caso di referendum, per nessun motivo i parlamentari devono cercare ulteriori compromessi che evitino il referendum, in quanto qualsiasi mediazione che dovesse andare bene a Conte o alla Schlein non sarebbe altro che qualcosa che sanno di poter dominare e trasformare in un vantaggio, come, ad esempio, l’elezione a doppio turno alla francese, tramite cui da sempre Marine Le Pen perde sistematicamente le elezioni, pur arrivando in testa al primo turno. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Se vi sarà il premierato, serve una riforma elettorale maggioritaria a turno unico. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Se veramente si vuole incominciare a scardinare il sistema di potere dell’antifascismo, al netto di un’altra serie di prerogative, non cedere è il primo passo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ferdinando Viola</strong></p>
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		<title>DETTAGLI DEL &#8220;CASO LINA&#8221; &#8211; LE ATTIVITÀ DELL&#8217;ANTIFA DI LIPSIA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Feb 2024 22:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[MODERNITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>FONTE: https://nacionalistazona.org/2022/09/23/a-lina-ugy-reszletei-a-lipcsei-antifa-tevekenysege/ Il processo contro la &#8220;Hammer-Bande&#8221; di Lina Engel è il procedimento penale più grande e importante in Germania contro l&#8217;estrema sinistra dalla fine dell&#8217;Armata Rossa Fazione. La testimonianza del testimone della corona Johannes Domhöver fornisce una visione approfondita della struttura organizzativa e dei metodi dei criminali senza scrupoli. All&#8217;inizio di agosto il quotidiano [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.kulturaeuropa.eu/2024/02/02/dettagli-del-caso-lina-le-attivita-dellantifa-di-lipsia/">DETTAGLI DEL &#8220;CASO LINA&#8221; &#8211; LE ATTIVITÀ DELL&#8217;ANTIFA DI LIPSIA</a> proviene da <a href="https://www.kulturaeuropa.eu">KULTURAEUROPA</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>FONTE: </strong><a href="https://nacionalistazona.org/2022/09/23/a-lina-ugy-reszletei-a-lipcsei-antifa-tevekenysege/"><strong>https://nacionalistazona.org/2022/09/23/a-lina-ugy-reszletei-a-lipcsei-antifa-tevekenysege/</strong></a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il processo contro la &#8220;Hammer-Bande&#8221; di Lina Engel è il procedimento penale più grande e importante in Germania contro l&#8217;estrema sinistra dalla fine dell&#8217;Armata Rossa Fazione. La testimonianza del testimone della corona Johannes Domhöver fornisce una visione approfondita della struttura organizzativa e dei metodi dei criminali senza scrupoli. All&#8217;inizio di agosto il quotidiano tedesco EinProzent.de ha riassunto le attività e le tattiche della Hammer-Bande sulla base della testimonianza di uno dei membri della banda, la cui traduzione ungherese può essere letta solo nella Zona nazionalista. Lina Engel (27) è in custodia dal novembre 2020. Il procedimento contro il presunto leader dell&#8217;Antifa è in corso presso l&#8217;Alta Corte Regionale di Dresda. Sono ancora latitanti i compagni dell&#8217;imputato: Lennart Arning, detto &#8220;Mio&#8221; (27), Jannis Röhlig (36) e Philipp Jonathan Mohr, detto &#8220;Nero&#8221; (27), il fidanzato di Engel, Johann Guntermann, detto &#8220;Lücke&#8221; (28 ) è anch&#8217;egli latitante o si nasconde dalla polizia. Sono accusati, tra l&#8217;altro, di aver osservato, aggredito, torturato e, in alcuni casi, causato ferite mortali a diciotto vittime &#8220;di destra&#8221;.Grazie al suo ruolo manageriale, la giovane Lina divenne una sorta di eroina per la sinistra. Per molto tempo, anche tra i giornalisti più &#8216;conservatori&#8217;, diverse persone lo hanno difeso. Ad esempio, il 15 marzo 2021 l&#8217;autore di &#8220;Zeit&#8221;, Christian Fuchs, ha scritto un articolo dal titolo &#8220;Studente nel mirino&#8221; in cui esprime i suoi dubbi sul fatto che la ragazza possa compiere atti terroristici. Poi, nel giugno del 2022, è esplosa la bomba: un ex membro del gruppo ha rivelato tutto. Johannes Domhöver, detto &#8220;Jojo&#8221; (30), è stato incaricato dall&#8217;Ufficio per la tutela della Costituzione di collaborare con la polizia. L&#8217;uomo era stato precedentemente dichiarato persona indesiderabile sulla scena dell&#8217;estrema sinistra a causa di molestie sessuali. In qualità di testimone della Corona, Johannes Domhöver ha mosso gravi accuse contro i suoi ex colleghi della Corte Suprema Regionale nelle ultime due settimane, fornendo una visione unica della struttura e dei metodi delle cellule anti-fa aggressive. Scopo: causare danni &#8220;massicci&#8221; a spese delle loro vittime.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Secondo la testimonianza, Lina Engel e il suo fidanzato hanno costruito una rete nazionale che dal 2015 pianifica, prepara e porta a termine regolarmente attacchi brutali contro i loro oppositori politici. Il testimone della corona fa un&#8217;importante distinzione tra le vittime, i cosiddetti &#8220;Exiters&#8221; &#8211; l&#8217;aggressione contro coloro che tornavano a casa dalle varie manifestazioni, ad esempio alla stazione ferroviaria &#8211; e coloro che sono stati sopraffatti nell&#8217;ambito di un atto individuale azione, nel proprio ambiente di vita. Questi ultimi furono chiamati &#8220;Progetti&#8221;. Lo scopo era quello di provocare lesioni gravi e permanenti alle vittime. Ad esempio, i martelli venivano usati su parti del corpo particolarmente vulnerabili come la testa, la parte inferiore delle gambe, le ginocchia e le caviglie. Gli attacchi sono stati eseguiti secondo ruoli diversi, preassegnati e provati. Uno di loro doveva guardare l&#8217;ora e dare gli ordini. Lina ha assunto questo ruolo in diversi casi, ad esempio nei crimini avvenuti a Eisenach. Un&#8217;altra persona doveva stabilire il &#8220;primo contatto&#8221; con il bersaglio &#8211; a seconda della situazione, rivolgersi a lui (ad esempio, chiedere che ore sono) o addirittura sferrare il primo colpo. Il compito degli altri membri del gruppo era poi quello di portare a terra la vittima, arrestarla e abusarne gravemente. Secondo Johannes Domhöver gli attentati dovevano essere effettuati con il minor rischio possibile. Ecco perché un&#8217;azione deve essere breve ed efficace, idealmente non più di 30 secondi. Questo è un tempo sufficiente per causare gravi danni fisici. Contro coloro che potevano venire in aiuto degli aggrediti furono preparate grandi bottiglie di spray al peperoncino che alla fine, in mancanza di una parola migliore, furono spruzzate sui feriti alla fine dell&#8217;attacco. Si è cercato inoltre di valutare se la persona presa di mira fosse fisicamente o mentalmente in grado di difendersi in modo efficace. L’“azione” viene sventata se l’obiettivo, ad esempio, si difende con un’arma da taglio, come è accaduto in un incidente fallito a Eisenach nel dicembre 2019, che alla fine ha portato all’arresto di diversi membri del gruppo. Avevano predisposto parole in codice per tali situazioni, come &#8220;coltello&#8221; o &#8220;non lasciamo nulla al caso&#8221;, ha detto il testimone della Corona in tribunale.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Preparativi&nbsp;</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lina Engel e Johann Guntermann hanno pianificato meticolosamente gli attacchi contro le persone del &#8220;progetto&#8221; e poi hanno cercato a livello nazionale coloro che avrebbero intrapreso l&#8217;attacco tramite l&#8217;applicazione Jabber. Si chiamavano &#8220;Wario&#8221; e &#8220;Koopá&#8221; in onore dei personaggi di Super Mario. Domhöver ha messo a disposizione degli investigatori anche queste chat. Guntermann aveva già individuato potenziali bersagli attraverso profili falsi sui social network come Facebook e Instagram. Successivamente sono state scoperte le vie di traffico o l&#8217;ambiente di vita e di residenza delle vittime successive. Sia prima che durante la commissione dei crimini, c&#8217;erano i cosiddetti scout che osservavano i partecipanti alla manifestazione o i singoli obiettivi e, con l&#8217;aiuto di telefoni cellulari usa e getta, fornivano rapporti in tempo reale sulla posizione degli obiettivi all'&#8221;ingresso squadra&#8221; che ha effettuato l&#8217;attacco. In questi casi indossavano abiti poco appariscenti, come un maglione &#8220;Yakuza&#8221;, o anche l&#8217;uniforme di una società di spedizioni di pacchi. A causa del periodo di prova di Johannes Domhöver, durante le incursioni fungeva principalmente da esploratore. Ha riferito che in occasione degli spostamenti, dove si muovono e in quali stazioni salgono e sbarcano gli esponenti della destra. Per questi viaggi ha ricevuto da Johann Guntermann dei buoni, ottenuti tramite frode sulla carta di credito. Durante la deposizione, Domhöver ha ripetutamente esercitato il suo diritto di non essere obbligato a fornire a se stesso informazioni compromettenti. Secondo l&#8217;ex membro, il gruppo teneva riunioni importanti solo all&#8217;esterno di stanze chiuse, senza telefono. Solo quando gli animi si sono calmati le questioni giuridiche sono state discusse tramite conferenze online, alle quali ha partecipato anche Johann Guntermann dall&#8217;estero. L&#8217;attivista di estrema sinistra, nato a Hallé (Saale) e cresciuto in Baviera, perquisiva il proprio appartamento con un rilevatore di microspie. È stata prestata attenzione a non lasciare DNA (ad esempio sulle sigarette) sulla scena del crimine. Gli Antifa indossavano sempre i guanti, gli strumenti criminali venivano trasportati in sacchetti di plastica e poi puliti con cloro. Questa informazione fa meravigliare perché il cloro è stato trovato anche in due furti con scasso particolarmente brutali a Eilenburg (Sassonia) ed Erfurt nel 2021. In entrambi i casi, attivisti antifascisti travestiti da poliziotti sono entrati nelle case delle loro vittime, le hanno ferite gravemente e poi le hanno cosparse di cloro, presumibilmente per coprire le loro tracce.Le persone che conoscono i luoghi sospettano da tempo che dietro gli attacchi sopra menzionati ci possa essere Johann Guntermann o la sua rete. Lina Engel era già dietro le sbarre quando furono commessi i crimini, quindi questi due casi non fanno parte dell&#8217;accusa. Tuttavia, la testimonianza del testimone della corona mostra anche che dopo la scomparsa di Johann Guntermann in Tailandia, apparentemente tornò in Germania e si nascose almeno temporaneamente nella zona di Lipsia. Nelle discussioni successive alle azioni, queste sono state analizzate a fondo ed è stata praticata una sorta di &#8220;critica delle manovre&#8221;. Tra gli autori abituali del gruppo, oltre agli imputati già noti, il testimone ha menzionato anche un certo Paul &#8220;Bolle&#8221; Müntnich e un uomo di nome Julian, che vivono insieme in un appartamento a Lipsia. I due sono riusciti a scappare dalla polizia prima dell&#8217;irruzione dopo il secondo caso a Eisenach, il che spiega perché fino ad ora non figuravano tra gli imputati. Johannes Domhöver ha parlato degli atti oggetto del caso e di ulteriori attacchi da parte della rete terroristica di sinistra. Molti non furono eseguiti a causa dell&#8217;arresto di Lina Engel e della fuga di Johann Guntermann. Guntermann e Tobias Edelhoff hanno osservato, ad esempio, un insegnante di Berlino-Hellersdorf che in precedenza si sarebbe esibito come musicista ad un concerto rock di destra a Themar (Turingia). Come possibili bersagli sono stati discussi anche il &#8220;Flieder Volkshaus&#8221; della Turingia (ritrovo e palestra della destra) e Benjamin Brinsa di Lipsia, che eccelle negli sport da combattimento. L&#8217;obiettivo principale del gruppo era quello di &#8220;elaborare&#8221; la cosiddetta &#8220;lista 215&#8221; (la lista di coloro che &#8220;credevano&#8221; avessero partecipato alle rivolte di Lipsia-Connewitz nel gennaio 2016. Questo caso è particolarmente doloroso per l&#8217;antifa, perché i nazionalisti tedeschi furono umiliati nel loro stesso quartiere. Se la polizia fosse arrivata più tardi, avrebbe liquidato il famigerato nido antifa &#8211; NZ.), cioè avrebbe dato la caccia a tutti gli esponenti della destra che parteciparono all&#8217;azione del &#8217;16 uno dopo l&#8217;altro. uno. Johann Guntermann ha definito un &#8220;regalo&#8221; la pubblicazione dell&#8217;elenco dei nomi, che probabilmente è finito nelle mani degli estremisti di sinistra tramite un noto avvocato.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Formazione nazionale&nbsp;</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dalla testimonianza di Johannes Domhöver risulta anche che in preparazione agli attentati furono organizzati regolari corsi di formazione, ai quali potevano arrivare partecipanti da tutta la Germania. La maggior parte di questi corsi di formazione si sono svolti a Lipsia, ma a volte si sono spostati anche in campagna. Nel distretto di Kassel &#8211; da cui è originaria Lina Engel &#8211; si dice che fosse prevista la creazione di una &#8220;zona di formazione&#8221;. Di conseguenza, venivano praticati sia azioni in mezzo alla folla, ad esempio durante manifestazioni, sia attacchi a sorpresa contro singoli individui. Secondo Johannes Domhöver, tali preparativi per le incursioni partigiane avvenivano a Lipsia circa due volte al mese. Lui stesso ha frequentato l&#8217;ultima volta un corso di questo tipo nel 2021, quando Lina Engel era detenuta da molto tempo. Il primo grande &#8220;formazione&#8221; con circa 25 partecipanti (probabilmente nel 2017 o 2018) è stato organizzato su invito su iniziativa di Johann Guntermann, nell&#8217;impianto ferroviario allora occupato nel successivo Triangolo Nero, a sud di Lipsia.avvenuto prima dell&#8217;ampia testimonianza del testimone, che potrebbe sollevare nuovi sospetti. Questo filo non è stato ancora chiarito, il procedimento investigativo e legale è in corso. A settembre proseguirà l&#8217;interrogatorio di Johannes Domhöver davanti al Tribunale regionale superiore di Dresda. Se condannati, Lina Engel e i suoi presunti complici rischiano dieci anni di carcere.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>EinProzent.de / </em></strong><a href="http://nacionalistazona.org/aktivizmus/"><strong><em>Aktivizmus</em></strong></a><strong><em> / Nacionalista Zóna</em></strong></p>
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		<title>LETTERA APERTA – ILARIA SALIS</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jan 2024 22:01:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>FONTE: https://venetofronteskinheads.org/beta/2024/01/31/lettera-aperta-ilaria-salis/ Buona parte dei mezzi d’informazione è evidentemente asservita alla narrazione della sinistra, così come è assodato il fatto che l’opinione pubblica in Italia sia tutt’oggi ostaggio dei vaneggiamenti imposti dall’egemonia culturale con echi da Soccorso Rosso. Siamo avversi ad un certo livore forcaiolo, non auspichiamo misure carcerarie coercitive per nessuno e non proviamo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.kulturaeuropa.eu/2024/02/01/lettera-aperta-ilaria-salis/">LETTERA APERTA – ILARIA SALIS</a> proviene da <a href="https://www.kulturaeuropa.eu">KULTURAEUROPA</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>FONTE: </strong><a href="https://venetofronteskinheads.org/beta/2024/01/31/lettera-aperta-ilaria-salis/"><strong>https://venetofronteskinheads.org/beta/2024/01/31/lettera-aperta-ilaria-salis/</strong></a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Buona parte dei mezzi d’informazione è evidentemente asservita alla narrazione della sinistra, così come è assodato il fatto che l’opinione pubblica in Italia sia tutt’oggi ostaggio dei vaneggiamenti imposti dall’egemonia culturale con echi da Soccorso Rosso.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Siamo avversi ad un certo livore forcaiolo, non auspichiamo misure carcerarie coercitive per nessuno e non proviamo appagamento alcuno nel vedere chicchessia alla sbarra da imputato incatenato mani e piedi, soprattutto se in assenza di prova certa di colpevolezza, tuttavia le immagini di Ilaria Salis ci faranno dormire comunque sonni tranquilli, ci sciocca molto di più il silenzio tombale generalizzato dinnanzi alle immagini dell’infame e vigliacca aggressione di cui è accusata.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Chi si dichiara nemico di un sistema, chi aggredisce fisicamente degli avversari paventando che “uccidere un fascista non è reato”, alle spalle, in forza di un numero maggiore e armati di martelli, dovrebbe essere pronto quantomeno ad assumersi le conseguenze della propria condotta se non con stoicismo, quantomeno con dignitoso silenzio, data l’abituale mancanza di coraggio nell’affrontare il nemico in maniera se non cavalleresca, almeno frontale.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ma sappiamo benissimo che l’onore e la tenuta virile e decorosa non sono di casa per gli antifascisti autoproclamatisi antagonisti, di cui la stessa Salis è esponente. Quindi tutta la canea, con l’immancabile sostegno incondizionato e faziosissimo delle più svariate appendici del mainstream, si straccia le vesti frignando fastidiosamente.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fermo restando che la colpevolezza della Salis sia tutta da provare riguardo l’attacco a suon di manganellate da parte di un gruppo composto da nove persone ai danni di una persona, ma da provare resta anche la sua innocenza.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ci sono un paio di fattori che stridono particolarmente in questo racconto: il primo è che se la prognosi per il ragazzo aggredito è di soli 7 giorni, in effetti la condanna richiesta dall’accusa sembrerebbe esagerata anche considerando le aggravanti; il secondo punto è che se in 8/9 aggressori armati di martelli e manganelli estensibili di ferro riescono a cagionare una prognosi di soli sette giorni, forse è il caso che lascino stare l’antifascismo militante e si dedichino alla floricoltura.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quello che ci lascia realmente esterrefatti è che nessuno abbia proferito parola sulla cruenta aggressione subita da quel povero tabaccaio, che a quanto pare in tempi di democrazia imperante, si era reso responsabile solamente di vestire bomber e pantaloni mimetici: ribadiamo a quanto pare, perché escludiamo che gli aggressori abbiano avuto prima una disquisizione politica con la loro vittima, quindi è un tentato omicidio aggravato dal concorso in più persone e con l’uso di armi non convenzionali, avvenuto sulla base di alcune supposizioni.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tutto questo comunque avvenuto in un contesto in cui, con l’asticella delle aggressioni già alzata, sarebbe la terza aggressione sui generis con modus operandi in comune in poco meno di un anno.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ci viene da ridere nel pensare che la nostra Associazione abbia subìto processi decennali sulla base di presunti atti di violenza mai dimostrati e che tutt’ora la macchina della disinformazione pubblica si attivi e si stracci le vesti dinnanzi a qualsiasi organizzazione di destra radicale, millantando azioni di violenza inaudita che pedissequamente non trovano attinenza alcuna nella realtà; qui esiste un video, chiaro e lampante in cui un povero cristo viene aggredito alle spalle da un’orda di vigliacchi, ma nessuno si scandalizza né se ne turba: ci si scandalizza per il nulla cosmico senza nessuna riprova, si tace dinnanzi all’evidenza… Questa è l’ipocrisia di madama democrazia!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>D’altronde il cortocircuito della faziosità può, volendo, essere facilmente verificato semplicemente confrontando i resoconti dell’avvenuto con quelli non esattamente analoghi della stampa ungherese e tedesca.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In giro per il mondo ci sono italiani detenuti in carceri ben peggiori e per crimini minori rispetto al tentato omicidio aggravato, per cui non capiamo se tutto questo clamore per la vicenda sia dovuto solamente alla vicinanza ideologica dell’imputata con un certo mainstream televisivo e giornalaio, oppure se la si stia utilizzando come grimaldello per scardinare il governo di un paese sovrano democraticamente eletto;<br>dove la responsabilità sia al massimo da imputare, qualora vi fosse, alla magistratura ungherese piuttosto che a Viktor Orbán, con buona pace dei suoi detrattori.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Infine, vorremmo portare l’attenzione su come, con una certa continuità di comportamento, questi nobili cavalieri dell’ignominia portino avanti la tradizione mai sopita degli agguati alle spalle, forse colpire posteriormente con i martelli fa rima con spararci alle spalle perché di venir davanti hanno paura? Arduam posteris sententiam, sed in tempore malo…</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lonigo 31/01/2024</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il portavoce</strong></p>
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		<title>ILARIA SALIS, LA STORIA DELLA MAESTRA ANTIFASCISTA TRA MANGANELLI E MANETTE</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Jan 2024 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>FONTE: https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/ilaria-salis-storia-maestra-antifascista-manganelli-manette-274402/ Secondo la Bild, in Ungheria, la maestra antifascista Ilaria Salis è accusata di far parte della Hammerbande, un’organizzazione terroristica criminale con sede in Germania che organizza agguati con martelli e manganelli in tutta Europa contro militanti di estrema destra. La testata tedesca spiega che l’obiettivo della Hammerbande «è quello di attaccare l’avversario politico, [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>FONTE: </strong><a href="https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/ilaria-salis-storia-maestra-antifascista-manganelli-manette-274402/"><strong>https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/ilaria-salis-storia-maestra-antifascista-manganelli-manette-274402/</strong></a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Secondo la Bild, in Ungheria, la maestra antifascista Ilaria Salis è accusata di far parte della Hammerbande, un’organizzazione terroristica criminale con sede in Germania che organizza agguati con martelli e manganelli in tutta Europa contro militanti di estrema destra. La testata tedesca spiega che l’obiettivo della Hammerbande «è quello di attaccare l’avversario politico, ferirlo e costringerlo a rinunciare alla sua militanza politica» e che, durante gli agguati del febbraio 2023 a Budapest, «nove persone sono rimaste ferite, 6 delle quali gravemente». Per i media italiani, invece, le lesioni delle vittime dei pestaggi della Hammerbande hanno richiesto solo dai 5 agli 8 giorni di prognosi.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Il manganello retrattile come “difesa personale”</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tornado alla maestra antifascista, Ilaria Salis è stata identificata e tradotta in carcere a Budapest l’11 febbraio del 2023. Per documentare l’accusa di «tentato omicidio colposo in concorso», la polizia ungherese ha consegnato all’autorità giudiziaria delle riprese video che mostrano due persone accerchiate e aggredite da un gruppo di persone che brandiscono delle spranghe. Al momento dell’arresto, la Salis era stata trovata in possesso di un manganello retrattile. Il padre della maestra antifascista ha spiegato: «Lo aveva portato con sé per un’eventuale difesa personale».</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Non è la prima volta che la Salis finisce nei guai</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In passato, come riporta La Verità, «la Salis si era beccata anche una condanna per “resistenza aggravata” e “per aver intonato cori ostili, posizionato per strada sacchi di spazzatura e lanciato immondizia contro i poliziotti mentre gli urlava ‘mangiate’”: otto mesi di reclusione nel 2022». Peraltro, la maestra antifascista «è stata intercettata mentre conversava di manifestazioni e siti web dell’area antagonista con Roberto Cropo, l’anarchico estradato dalla Francia nel 2020 e finito nell’operazione Bialystok». Questa operazione, condotta dalle autorità italiane, aveva smantellato una cellula eversiva anarco-insurrezionalista a Roma che aveva la base nel centro sociale Bencivenga occupato. Secondo la procura, i sette anarchici arrestati erano responsabili di «associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, atto di terrorismo con ordigni micidiali ed esplosivi, detenzione e porto di materiale esplosivo, istigazione a commettere delitti contro la personalità dello Stato, oltre che incendio e danneggiamenti aggravati dalla finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico». Nelle ultime ore, è saltato fuori un altro episodio di violenza in cui sarebbe stata coinvolta Ilaria Salis. In una nota del partito di Matteo Salvini, si legge: «Il 18 febbraio 2017, a Monza, un gazebo della Lega veniva assaltato da decine di violenti dei centri sociali, e le due ragazze presenti attaccate con insulti e sputi da un nutrito gruppo di facinorosi. Per quei fatti, Ilaria Salis è finita a processo, riconosciuta dalle militanti della Lega».</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Francesca Totolo</strong></p>
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		<title>L’INDISPONENTE SUPPONENZA DEI SACCENTI</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Dec 2023 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Durante la puntata del podcast “Muschio Selvaggio” in cui si è parlato del caso di Enzo Tortora (puntata molto interessante), che riguarda uno dei casi più noti di malagiustizia del nostro paese, il buon Fedez la fa fuori dal vaso, cedendo alla superbia dei saccenti. Sia chiaro, non prendo la posizione del maestrino, perché come [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Durante la puntata del podcast “Muschio Selvaggio” in cui si è parlato del caso di Enzo Tortora (puntata molto interessante), che riguarda uno dei casi più noti di malagiustizia del nostro paese, il buon Fedez la fa fuori dal vaso, cedendo alla superbia dei saccenti.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sia chiaro, non prendo la posizione del maestrino, perché come disse Socrate, “so di non sapere”. Ma in più occasioni Fedez ha fatto delle figure da “cioccolataio” e non ha ancora capito che quando si parla, soprattutto di una persona e della sua vita, bisognerebbe conoscere e comprendere i fatti.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fedez si meraviglia, ad esempio, di come Massimo Carminati sia libero, nonostante tutti i reati commessi, nonostante gli abbiano sparato in faccia (ignorando totalmente i fatti del suo ferimento…Vi lascio alle parole di chi era insieme a Massimo Carminati </strong><a href="https://m.youtube.com/watch?v=7KnOosC5VGs&amp;pp=ygUYTWltbW8gbWFnbmV0dGEgY2FybWluYXRp"><strong>https://m.youtube.com/watch?v=7KnOosC5VGs&amp;pp=ygUYTWltbW8gbWFnbmV0dGEgY2FybWluYXRp</strong></a><strong>), nonostante Mafia Capitale, oltre a citarlo come autore dell’omicidio Pecorelli.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Facciamo un breve riassunto per il buon Fedez, anche perché meravigliarsi della malagiustizia del caso Tortora e poi accollare ad una persona, per antipatia o altro, una serie di reati inesistenti è l’altra faccia della stessa medaglia:</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Massimo Carminati fu incriminato per l’omicidio Pecorelli tramite l’accusa di un pentito della “Banda della Magliana”, Antonio Mancini. Dopo tre gradi di giudizio, nell&#8217;ottobre del 2003 la Corte di Cassazione emanò una sentenza di assoluzione &#8220;per non avere commesso il fatto&#8221; sia per i supposti mandanti, sia per i supposti esecutori materiali dell&#8217;omicidio (Carminati e La Barbera), valutando le testimonianze dei pentiti come non attendibili. Ironia della sorte, proprio come nel caso Tortora…</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per quanto riguarda “Mafia Capitale”, la Corte d’Appello di Roma condanna Buzzi e Carminati a 18 anni e 4 mesi di reclusione per il primo e 14 anni e 6 mesi per il secondo. Il 22 ottobre 2019 la Corte di Cassazione, di nuovo, non riconosce l&#8217;aggravante del &#8220;metodo mafioso&#8221;, annullando il 416 bis senza ulteriori rinvii, ma stabilendo che sia celebrato un nuovo processo in Corte di Appello, solo per la rimodulazione delle pene, in base alla nuova sentenza. Il 16 giugno 2020 Carminati lascia il carcere di Oristano su decisione del Tribunale della libertà per scadenza dei termini di custodia cautelare, tornando così in libertà dopo 5 anni e 7 mesi di detenzione. Il 9 marzo 2021 la Corte d’Appello condanna Carminati a 10 anni e Buzzi a 12 anni e 10 mesi. Il 28 settembre 2022 la Cassazione conferma le condanne per i due.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dopo la pronuncia della Cassazione non è scattata alcuna misura perché dovrà essere calcolato il tempo che l&#8217;ex Nar ha già trascorso in carcere con la pena residua e la buona condotta. Tutto ciò potrebbe far scendere la condanna da scontare a meno di quattro anni facendo scattare così l&#8217;affidamento ai servizi sociali da parte del Tribunale di Sorveglianza di Roma. Carminati ha già scontato cinque anni di detenzione. &#8220;La condotta carceraria di Carminati, così come quella successiva, è stata irreprensibile”, spiegano i difensori Francesco Tagliaferri e Cesare Placanica. “Anche alla luce dei 2 anni in regime di detenzione al 41bis per un&#8217;accusa rivelatasi poi infondata, confidiamo che gli venga concesso l&#8217;affidamento in prova&#8221;.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La Corte di Cassazzione ha escluso il carattere mafioso dell’associazione contestata agli imputati e ha riaffermato l’esistenza, già ritenuta nel processo di primo grado, di due distinte associazioni per delinquere semplici: l’una dedita prevalentemente a reati di estorsione, l’altra facente capo a Buzzi e Carminati, impegnata in una continua attività di corruzione nei confronti di funzionari e politici gravitanti nell’amministrazione comunale romana ovvero in enti a questa collegati. “I risultati probatori hanno portato a negare l’esistenza di una associazione per delinquere di stampo mafioso: non sono stati infatti evidenziati né l’utilizzo del metodo mafioso, né l’esistenza del conseguente assoggettamento omertoso ed è stato escluso che l’associazione possedesse una propria e autonoma ‘fama’ criminale mafiosa”.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>D’altronde Fedez si colloca perfettamente nel filone dei garantisti a corrente alternata: era favorevole nel conoscere ogni più intimo segreto di Berlusconi durante i suoi processi, come quello riguardante Ruby, ma è favorevole, come accade in Germania, al fatto che i media non possano dire se un omicidio/reato è commesso da un immigrato…</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Caro Federico, la prossima volta ricordati, per evitare pessime figure, di pensare prima di aprire la bocca a sproposito.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Matteo Cantù</strong></p>
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		<title>RIFLESSIONI SUL CASO APOSTOLICO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Oct 2023 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tiene banco, nel dibattito politico, il caso del Magistrato Iolanda Apostolico e del video che la vede partecipare ad una manifestazione in favore della nave Diciotti a Catania nel 2018. Salvini ha rilanciato il video come prova della politicizzazione della magistratura, anche se non c’era bisogno di questo per capire che all’interno di essa ci [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tiene banco, nel dibattito politico, il caso del Magistrato Iolanda Apostolico e del video che la vede partecipare ad una manifestazione in favore della nave Diciotti a Catania nel 2018.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Salvini ha rilanciato il video come prova della politicizzazione della magistratura, anche se non c’era bisogno di questo per capire che all’interno di essa ci siano delle correnti politiche.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Avevamo approfondito il tema in radio, in una puntata della rubrica Lybra, affrontando il caso Palamara insieme ad Umberto Baccolo e al Magistrato Otello Lupacchini.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le dichiarazioni della Apostolico, tuttavia, rischiano di essere una pezza peggiore del buco. Il magistrato ha infatti dichiarato che si trovava alla manifestazione per evitare che avvenissero scontri…</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Esponenti del Pd gridano al dossieraggio, pratica che evidentemente conoscono bene, da buoni eredi molto alla lontana del PC, domandando chi abbia dato il filmato a Salvini… Insomma, la discussione si sposta su chi ha riportato il fatto e non sul fatto in questione. Solita strategia utilizzata dai “compagni”.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Angelo Bonelli di Alleanza Verdi-Sinistra ha invece direttamente presentato un esposto alla procura, dichiarando: “Se fosse confermato che il video pubblicato da Salvini è materiale proveniente dagli uffici della Polizia di Stato, ci troveremmo di fronte a un caso di rilevante gravità”. Fa sorridere che in questo specifico caso, se ciò fosse vero, sarebbe un caso grave, mentre nella sistematica pubblicazione di atti giudiziari riguardanti indagini in corso e processi nemmeno iniziati, la stessa sinistra parla di diritto di cronaca. Sinistra che, è bene ricordarlo, avversa la riforma Nordio, che cerca di bloccare anche questo fenomeno, bollandola come “legge bavaglio”.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Infine, l’Anm&nbsp; difende la partecipazione del magistrato Apostolico alla manifestazione, dichiarando che è un suo diritto manifestare (ma non stava evitando gli scontri?). Parole bellissime, di grande libertà.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ci si chiede, però, se l’Anm avrebbe avuto lo stesso giudizio se il magistrato avesse partecipato ad una manifestazione di Casapound…</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ai posteri l’ardua sentenza.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Matteo Cantù&nbsp;</strong></p>
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		<title>SIETE SOLO FUFFA!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Kulturaeuropa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Oct 2023 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo assistito ieri sera all’esempio più virtuoso di depravazione della nostra storia: la bandiera di Israele proiettata sull’arco di Tito. È l’ennesima scena ripugnante alla quale dobbiamo assistere dopo l’attacco di Hamas al territorio illegittimo di Israele. Tra le migliaia di partecipanti, che probabilmente non avranno mai preso in mano un libro di storia o [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Abbiamo assistito ieri sera all’esempio più virtuoso di depravazione della nostra storia: la bandiera di Israele proiettata sull’arco di Tito. È l’ennesima scena ripugnante alla quale dobbiamo assistere dopo l’attacco di Hamas al territorio illegittimo di Israele. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tra le migliaia di partecipanti, che probabilmente non avranno mai preso in mano un libro di storia o di geopolitica, anche esponenti della comunità ebraica ma, soprattutto, esponenti del governo. In piazza, accorsi alla chiamata del giornale “Il Foglio”, organizzatore della triste parata, troviamo il sindaco Gualtieri, Matteo Renzi, Andrea Del Mastro, Giovanni Donzelli e altre figure dei partiti di governo. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ma non è abbastanza: assistiamo poi a una lunga trafila di interventi, in cui le istituzioni riconoscono Israele come stato legittimo e “faro della democrazia in oriente”. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ebbene, ci viene spontaneo chiederci se il caro Giovanni Donzelli e gli alti luminari della geopolitica internazionale presenti ieri sera abbiano messo in conto o se fossero anche solo a conoscenza dei soprusi che la popolazione palestinese subisce da circa 80 anni, a seguito dell’invasione delle loro terre da parte di Israele. La costruzione di un muro che divide Gerusalemme, i razionamenti d’acqua a danno dei popoli palestinesi, dove i più poveri hanno diritto solo al 20% del totale e dove l’ingorda Israele ne detiene tutti i diritti, sono solo alcune testimonianze che provano quest’affermazione; i territori più ricchi di risorse primarie, come se non bastasse, &#8220;appartengono&#8221; agli israeliani e da essi sono amministrati. Ultima ma non meno importante, la questione degli  sfratti nei confronti delle famiglie palestinesi per lasciar spazio ai ricchi condomini israeliani: non è forse una vera e propria invasione? </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ma forse è meglio, come ci ricordano i politicanti presenti ieri sera alla manifestazione, schierarsi dalla parte dei più potenti. Sarà una coincidenza che a riconoscere l’indipendenza di Israele e a sostenerla economicamente siano proprio gli Stati Uniti?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A questa classe dirigente che si è sempre schierata dalla parte della coerenza, e che ora si è ritrovata china a lucidare le scarpe al peggiore tra i finti democratici, ignorando incontrovertibili fatti storici: siete solo fuffa! </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un&#8217;altra bella bugia tra tante belle storie.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Casarhéa</strong></p>
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