POLITICA

DESTRA TERMINALE ADDIO – PARTE XVII – La destra terminale sbaglia anche quando ci azzecca

di Gabriele Adinolfi

segue da PARTE XVI

LA DESTRA TERMINALE SBAGLIA ANCHE QUANDO CI AZZECCA 

Poteri forti, immigrazione, politica di genere, Ius Soli, aborto, famiglia: anche sui pochi argomenti in cui si schiera in modo non autolesionistico, lo fa in modo così rozzo e sciocco da essere autolesionista comunque e da portare l’acqua al mulino del nemico.
Un’antitesi incapacitante che funge da pilastro alla tenuta del sistema, come aveva previsto Eric Werner. 

Intendiamoci: che oggi si provi un profondo disagio per i cambiamenti sociologici, culturali e antropologici in atto, è logico e comprensibile. Mai in precedenza tante rivoluzioni di costume, di assetto etnologico e di pensiero si erano sviluppate così rapidamente e contemporaneamente.
Quella che ci serve, più che in passato, è la capacità d’intervenire nell’epoca per coniugarla con i princìpi (e non con i valori, che sono sempre mutevoli) della Civiltà. 

È necessaria una rivoluzione creatrice e portatrice di sintesi, come lo furono quelle di Cesare, Augusto, Ottone I, Federico II, Carlo V, Bonaparte e Mussolini, per esempio. E servono anche rivoluzioni artistiche, culturali, emozionali, come quelle che ne accompagnarono le svolte. Nonché mistici, profeti, poeti, come Virgilio, San Bernardo, San Francesco o Nietzsche. 

Ma per evocare e favorire qualcosa del genere è necessario assumere un’attitudine che non sia quella del disagiato rancoroso che spera di fermare il mondo e di vendicarsi delle proprie infelicità. Anzi serve una predisposizione d’animo diametralmente opposta.
È a causa di quest’insoddisfazione esistenziale – quindi di quest’assenza di polarità interiore – che i destroterminali si confondono con pentastellati, sinistroterminali, sbandati sociali e psicologici di ogni provenienza e distintivo, incontrandosi poi saltuariamente con i perdenti economici della Globalizzazione per i quali però non possono fare nulla visto che sono più sconfitti di loro. 

Come gli sfigati che predicavano la morte alla fine del X secolo ammonendo il “mille e non più mille”, essi sono diventati una miscela di iettatori, disperati e idrofobi e pensano bene di costruire la loro ideologia politica e il loro programma in linea con il loro stato d’animo.
Di qui l’essere Contro e mai Per; di qui l’odio per tutto quello che li circonda; di qui l’attesa messianica di un angelo vendicatore che risponda ai loro mal di pancia e che viene impersonato da un ibrido tra Gengis Kahn e San Michele, che cambia viso di volta in volta, o di un’insurrezione elettorale di popolo che trasformi il disagio e le fobie in un sistema di governo. 

Con queste premesse non si può andare da nessuna parte, se non in casa di cura.
Così però la destra terminale (insieme a tanti altri terminali perché trattasi di un rilfusso psicosociologico di cui è vittima passiva) ha preso a ragionare e a muoversi di conseguenza.
Non sono quindi le scelte politiche sbagliate il suo problema quanto lo è il perché sono costantemente sbagliate e il fatto che, quand’anche ne prendessero una giusta, immancabilmente la neutralizzerebbero e la deformerebbero fino a stravolgerla a causa della mentalità con la quale ragionano. 

Basti pensare alle poche cose apparentemente accettabili che ha masticato negli ultimi venti anni e più: opposizione al gender e, ultimamente alla cancel culture; denuncia dei poteri forti e dell’immigrazione, problematiche della famiglia.
Sul primo punto (gender e cancel culture) si potrebbe anche andare d’accordo con essa se non l’affrontasse con un mentale viziato da due tare di fondo e cioè: 

– L’antagonismo duale che la spinge a opporsi frontalmente e con spirito retrogrado anziché con un modello alternativo e innovativo. Il che è sempre perdente perché non ha prospettiva.
– L’identificazione delle cause, sempre e solo complottostica. 

Sul secondo punto (denuncia dei poteri forti) si è finiti nella mistificazione inconsapevole. Il meccanismo psicorigido, semplicistico e sostanzialmente ignorante con cui si è adattata al reale una ricchissima tradizione critico-analitica, ha imbalsamato e incappucciato ologrammi cerebro- intestinali che hanno portato irrimediabilmente a non capire più nulla delle dinamiche, al punto che i complottisti non riconoscono i meccanismi in atto di quanto (per ragioni ontologiche molto più 

che per calcolo) si svolge necessariamente in maniera discreta e contraffatta.
Quando si fa loro notare una realtà privata del velo (come l’unità e scissione dell’imperialismo, l’alleanza sottaciuta ma tangibile tra avversari, la guerra tra alleati, o la matrice e la cultura comunista della CIA) molti destroterminali sorridono o sghignazzano perché i dispositivi trogloditi con i quali si raffigurano la realtà non consentono più loro di comprendere nulla di vivo. Parlano anche di scontro religioso o sacrale, e anche qui l’immagine che se ne fanno è così terra terra da non riuscire a capire che questo si rivela nell’anima delle cose e che certi simboli non sono necessariamente consapevoli eppur prendono la mano nelle opere, in particolare quelle sanguinose, caratterizzandole: ma quando ci si addentra su questo terreno si è guardati con sospetto da coloro che immaginano che Pinocchio sia manovrato da Geppetto e lì si fermano.
D’altra parte esiste da sempre une tecnica dei servizi che facilita la cristallizzazione di scenari inconfessati in immagini deformanti affinché siano intesi in modo ridicolo. Questo serve a mantenere intonso il dispositivo di tenuta globale e alcune centrali si danno da fare per inviare messaggi in cui il vero si mischia con il falso ed è sempre caricaturale. Per anni la CIA utilizzò il POE. Oggi bastano input in inglese in tal senso perché i Blondet della situazione si mettano a veicolare il messaggio così come garba loro, credendo, il Blondet del caso e chi con lui vi abbocca, di stare denunciando la CIA quando invece contribuiscono alla tenuta psichica dell’insieme secondo tutti i crismi di tenuta del Grande Fratello, comprensibili più leggendo Eric Werner o Ernst Jünger che non Orwell, che comunque non guasta. 

In quanto all’immigrazione e allo stesso Ius Soli, non si sta molto meglio.
Sbaglierò, ma a parlare di business sull’immigrazione, con dettagli di ogni genere, non era stato nessuno prima del nostro Centro Studi Polaris, oltre quindici anni fa. In seguito l’hanno scoperto tutti. Va bene, ma il resto? Perché non si può esaurire tutto a questo né a una congiura, per la quale, peraltro si scomoda un fantomatico Piano Kalergy senza nulla conoscere dell’epoca e del personaggio o si accusa la UE senza considerare che i governi nazionali sono spesso più immigrazionisti di Bruxelles che sul tema quest’ultima è sotto gli strali dell’ONU e della sua ideologia.
Oppure si risolve tutto con l’Open Society dell’onnipotente, onniscente e onnipresente Soros.
Ci si ferma qui e già questo è inquietante perché attesta l’incapacità di affrontare un problema e più ancora di offrigli soluzioni. Ma è lo stesso modo con cui ci si sofferma ad essere desolante: con una litania di lamentele si chiede ai governi di chiudere i flussi. Quando Defend Europe con la sua missione navale provò le complicità tra scafisti e ONG passò dall’antagonistico al conflittuale, se si fosse attuata mobilitazione – così come sono solite fare le sinistre – si sarebbe potuta condurre oltre la sfida e ottenere qualche vittoria ma si è peferito frignare antagonisticamente. Della serie non c’è più religione, non ci sono più le mezze stagioni, dove andremo a finire?
Non pretendo il salto di livello che renderebbe politico il confronto. Ovvero la lettura delle questioni demografiche, dello sviluppo delle comunicazioni, dei modelli socioeconomici in questo tardo colonialismo “antirazzista”, partendo dalla quale lettura deriverebbero una serie di orientamenti che vanno dal cambiamento dei rapporti internazionali, alla necessità di un nuovo colonialismo sostenibile e paritetico, alla riscoperta e rigenerazione delle singole culture, alla politica demografica, fino all’intervento della robotica in società che saranno a breve – almeno da noi – molto meno popolate e potranno dunque necessitare di minor mano d’opera.
Nulla di tutto questo, solo l’accettazione acritica della dialettica angelizzazione-demonizzazione. Per la cultura dominante l’immigrato è angelizzato e chi non lo accetta è demonizzato, per la destra terminale è demonizzato l’immigrato e angelizzato chi non lo vuole. Buon diverttimento!
Si accetta supinamente la logica dell’etichetta. L’immigrato è come il gay o il fascista: o è maledetto o è bravo in quanto immigrato, gay o fascista.
Anche sullo Ius Soli non si capisce esattamente perché vi si opponga la destra terminale. Perché quella legge invita a violentare le culture di origine in nome di un’uniformità detta, nel caso nostro, italiana, e opponenndovisi si cerca di salvaguardarle tutte nella loro dignità, magari seguendo il modello imperiale fascista che distingueva tra cittadinanza e nazionalità? Oppure per un fastidio 

sociozoologico che non trova però alcun fondamento visto che non si poggia su alcuna visione razziale esplicita e giuridicamente approntata?
La destra terminale si pone con tono irriducibile su basi equivoche e senza alcuna proposta politica nel merito. Dimentica peraltro di porsi nella prospettiva storico-culturale, in quelle geo-politica e geo-economica e, more solito, nella critica al capitalismo che nella sua retorica si limita ad un rimasticato paleomarxismo d’accatto per cui si tira in ballo la cupidigia padronale che produce esserciti di riserva a basso costo, cosa, questa, oggi perfino secondaria visto l’insieme. 

Anche sulla famiglia la destra terminale non riesce a uscire dalla sclerosi incapacitante. Per opporsi alla poliica del gender liquida in un sol colpo l’omosessualità, favorendo così l’amalgama voluto a monte, che è quello di strumentalizzare i gay per far passare un’ideologia e un’imposizione giuridica che più che con il sesso hanno a che fare con la distruzione dell’identità. 

Anche sull’aborto ha posizioni sloganistiche ma non cerca soluzioni che puntino a favorire la natalità, come ad esempio propone Fratelli d’Italia.
Non c’è verso: non si cercano soluzioni o sintesi ma si punta soltanto a potersi personificare come antitesi. Un’antitesi volutamente incapacitante perché altrimenti toccherebbe lavorare. 

La sola cosa che questo mondo ormai malato riesce a fare, in sostanza, è svolgere il proprio ruolo nella società dell’avanspettacolo, a direzione oligarchica, che è quella di perpetuare i mecanismi di coesione perfettamente illustrati da Eric Werner: la guerra civile immaginaria che, come si può notare, non si svolge esclusivamente in questo ambito ma tocca tutti gli aspetti della vita, compresi i rapporti tra sessi. 

La destra terminale non vuole trovare soluzioni ma recitare la sua parte, questo è il problema.
Se è così disastrosa anche nei pochi punti sui quali sembra avvicinarsi ad avere ragione, cosa pensare di tutto il resto?
Come abbiamo detto, non sono tanto le scelte politiche sbagliate a rappresentare il problema dei destroterminali quanto lo è il fatto che sono costantemente sbagliate a causa della mentalità con la quale ragionano. 

Continua nella PARTE XVIII

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