POLITICA

DESTRA TERMINALE ADDIO – PARTE VIII – Ucraìna, Russia, NATO

di Gabriele Adinolfi

segue da PARTE VII

UCRAÌNA, RUSSIA, NATO 

L’Ucraìna o le quattro diverse Ucraìne. Il rapporto con la Russia dall’Holodomor in poi. Alleanza Atlantica e Russia, mai in conflitto diretto. Il lungo flirt tra Mosca e la NATO (1997- 2021). Russia membro aggiunto dell’Alleanza Atlantica.
Il ruolo di Yanukovich. Euromaidan non un golpe ma un’insorgenza popolare. L’invasione della Crimea, le insurrezioni teleguidate in Donbasse e Novorussia. La risposta ucraìna. La verità sulla strage di Odessa. 

La questione ucraìna è complessa, essendo la storia di quella terra molto travagliata e solo saltuariamente sovrana. La contesa tra Mosca e Kiev, al di là degli interessi materiali, è in primis la contrapposizione tra un nazionalismo libertario e un dispotismo imperialista. Poi è anche un conflitto che si può definire identitario tra la culla storica della Russia, che è appunto Kiev, e la sua evoluzione, o involuzione, in salsa tartara emigrata a Pietroburgo e quindi a Mosca. Se ci soffermiamo a contese di principio, ognuno può dunque tirare acqua al suo mulino. Se però abbandoniamo l’empireo e gli intellettualismi, i dati sono rivelatori. Una cifra imprecisata di ucraìni, forse sette milioni e mezzo, furono sterminati o lasciati morire di fame da Mosca ai tempi di Stalin, si tratta del cosiddetto Holodomor. Durante la seconda guerra mondiale l’Ucraìna si divise in due campi, ma si schierò soprattutto con l’Asse fornendo una cifra impressionante di Waffen SS, ben trentamila. Dopo la sconfitta italo-tedesca ancora per parecchio tempo venne animata una guerriglia indomita contro i russi. Quando l’Unione Sovietica implose, la Repubblica d’Ucraìna, che come tutte le repubbliche sovietiche aveva potere amministrativo, si ritrovò in mano il maggior numero di testate nucleari sovietiche che erano stanziate lì in quanto, a differenza di oggi, quanto più vicine si trovassero agli obiettivi, erano allora tanto più efficaci. 

Kiev indipendente e potenza nucleare spaventava il Cremlino ma inquietava anche la Casa Bianca perché avrebbe potuto diventare l’arsenale della potenza europea. Sicché nel 1994, con il Memorandum di Budapest, gli USA si affrettarono in soccorso della Russia e imposero il disarmo nucleare ucraìno in cambio dell’integrità territoriale che Mosca s’impegnava a rispettare mentre americani, francesi e inglesi s’impegnavano a garantirla militarmente nel caso i russi l’avessero violata. Lo fecero nel 2014 e nessuno rispettò i patti. 

L’Ucraìna non è omogenea, in realtà lo sono davvero poche nazioni, in essa ci sono quattro parti diverse tra loro che convivono. Ma se si fa eccezione della parte di Leopoli che è di etnia polacca, tutto il resto si definiva russo-ucraìno, anche quando iniziò a combattere contro Mosca.
Se si fa eccezione della Crimea, in nessuna regione ucraìna si negava però l’unità nazionale né la fedeltà a Kiev. Quando i separatisti del Donbass, incoraggiati dal Presidente Yanukovich, testarono il terreno si resero coto che i secessionisti erano intorno al 14% con punte a Ligansk del 31%. 

Il fuoco venne comunque appiccato e vi venne gettata benzina in abbondanza. Non solo dalla NATO, come dicono i filorussi, ma da russi, inglesi ed americani in modo diverso ma convergente. Il problema nacque nel 2008 con la richiesta di Kiev di aderire alla UE, portando in dote non solo il grano ma materie prime divenute d’importanza vitale, come il cobalto e i metalli rari presenti del Donbass. 

Gli americani lasciarono che alla presidenza si candidassero due candidati occidentalisti permettendo così a Mosca di portare a casa la vittoria di Yanukovich. Questo personaggio si mise a spogliare le ricchezze ucraìne arricchendo in modo spropositato se stesso e i propri figli, cosa di cui fu poi imputato anche dal suo stesso partito. Vendette terre ai cinesi che cacciavano i contadini locali sostituendoli con connazionali immigrati, spostò asset nazionali in Russia, rinnovò a sorpresa l’affitto del porto di Odessa alla Russia, tastò il terreno per la secessione del Donbass, non si presentò alla ratificazione dell’entrata dell’Ucraìna nella UE, affossandola. 

Soprattutto represse il mal contento, ormai oceanico, anche sparando sulla folla.
Si giunse così ad Euromaidan che non fu un golpe ma un’insurrezione. Che ci fossero mischiati degli agenti inglesi o americani è possibile e anche plausibile, ma la tesi di un colpo di stato creato a tavolino è risibile. 

Immdiatamente dopo, la Russia invase la Crimea e suscitò insurrezioni in Novorussia e in Donbass, precedute da cattura e linciaggio di eletti locali e di ufficiali ucraìni. L’insurrezione non riuscì quasi in nessun posto.
La famosa Strage di Odessa è rivelatrice. Ci sono state ben tre inchieste anche internazionali da parte di inquisitori di ogni orientamento e la versione documentata è quella che segue. Un corteo di tifosi di due squadre ucraìne che si sfidavano ad Odessa sfilò con le bandiere nazionali e con canti ucraìni. Gli insorti di Odessa, fallito il loro tentativo armato, si trovavano asserragliati nella sede del sindacato comunista. Di lì fecero una sortita e attaccarono il corteo sparando e uccidendo. La risposta eguale e contraria li costrinse alla ritirata. Una volta asserragliatisi nella sede divampò un incendio dal loro deposito di molotov che prese fuoco per cause interne. Il comandante della polizia locale, inquisito per il ritardo neli soccorsi, si rifugiò in Transistria, presso i russi! Altro che strage nazista di Azov, che peraltro non era stato ancora fondato! 

In quanto alle Repubbliche Sovietiche di Dontesk e Lugansk, non reagirono all’offensiva ucraìna ma accadde esattamente l’opposto. Da allora il totale dei morti del conflitto locale, prima dell’invasione russa, assomma a 14.000 che la propaganda moscovita sbandiera come gente propria, ma ci sono tra questi oltre cinquemila soldati ucraìni ed è difficile attribuire con certezza le appartenenze dei civili. Tanto più se si considera che dalle due repubbliche emigrarono, ad ovest e non ad est, oltre due milioni di persone. 

La pretesa dei filo-russi di rappresentare il popolo del Donbass è quanto meno eccessiva.
In quanto al tanto decantato genocidio, nell’ultimo triennio quel conflitto ha prodotto 67 morti.
Un pretesto tutto sommato ridicolo a giustificare l’invasione russa, superato solo dalla balla smascherata dei fantomatici laboratori di armi biologiche.
Più senso a prima vista assume la tesi della minaccia della NATO che si allarga verso est. Ciò non è propriamente vero per diverse ragioni. Quella basilare è che la NATO non ha mai combattuto i russi, anzi i suoi comandi hanno preteso che si ricompattassero non appena l’URSS implose. Ma non è tutto: l’allargamento della NATO ai Paesi baltici fu concordato nel 1997 da un trattato di cooperazione russo-americano firmato non da Eltsin ma da Primakov, il padrino di Putin. In cambio la Russia entrò nel Consiglio di Sicurezza Europeo e, dopo l’incontro a Pratica di Mare del 2002, proprio ad opera di Putin, che aprì anche all’ipotesi di adesione russa alla UE, il rapporto tra Mosca e la NATO divenne organico, la Federazione Russa fu ammessa come membro aggiunto dell’Alleanza Atlantica con la quale collaborò sia nelle esercitazioni che in Afghanistan, ottenendo in cambio mano libera in Cecenia. L’Ucraìna infine non poteva aderire alla NATO sia perché sede di guerra civile, sia per i veti di Francia e Germania. Poi ci sarebbe da interrogarsi sul perché Mosca abbia rilanciato l’Alleanza Atlantica in tutta Europa in un periodo in cui i rapporti tra le due sponde dell’oceano non erano propriamente brillanti. Si aggiunga che l’ufficio della NATO a Mosca fu chiuso solamente nel novembre del 2021. 

In conclusione l’Ucraìna ha assunto il ruolo che le deriva dal suo nome che significa Frontiera.
Una frontiera che per motivi diversi Londra, Washington e il Cremlino vogliono incendiata e foriera di tensioni anti-europee e che invece Parigi, Berlino e il partito europeo di Mosca, come attestano gli scritti di Ivanov e Kortunov, vorrebbero pacificata.
È lecito prendere posizione secondo quello che si ritiene più opportuno, purché questo sia ben chiaro al tifoso di turno. Ragion per cui potrei comprendere un filo-russo di oggi, a patto che mi spiegasse in nome di che e per quale ragione sostiene l’invasione dell’Ucraìna a detrimento dei nostri interessi e mi presentasse uno scenario positivo che non sia una scusa fantasmagorica con tinte apocalittiche atta a celare quella che spesso non è altro che la manifestazione di una patologia. Le analisi e i progetti sono, almeno in parte, sempre opinabili e vanno confrontati tra loro per correggerli se si possiede una volontà politica. Se – come io noto – nello specifico questa non c’è, ma ha ceduto il passo a meccanismi mentali ed emotivi un tantino disturbati, entriamo in un’altra dimensione.
Diciamo però che i sani di mente tra i flilo-russi, che non si comprende comunque come non si sentano empaticamente coinvolti dalla tragedia e dall’epopea del popolo invaso, oltre a spiegarci le 

ragioni politiche del loro sostegno, dovrebbero avere la serietà di non ripetere a pappagallo i pretesti della propaganda russa confezionati e declamati con l’ipocrita veemenza di stile sovietico (sempre che la propaganda sovietica non fosse in realtà di stile russo) ed evitare di essere così spiccicati ai comunisti nostrani degli anni Cinquanta e Sessanta, perfettamente immortalati da Guareschi nelle vignette sui trinariciuti. 

Continua nella PARTE IX

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