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VERONA GLOBALE: MULTINAZIONALI ALLA CONQUISTA DEL CENTRO STORICO

FONTE: https://www.bloccostudentesco.org/2022/10/03/verona-globale-multinazionali-alla-conquista-del-centro-storico/

Si fa sempre più nera la pagina della globalizzazione relativa, in questo caso alla città di Verona che, dopo aver visto alzare le saracinesche di colossi vari, in questi giorni ha assistito all’inaugurazione di Starbucks in uno dei luoghi simbolo del centro storico cittadino. 

Lo scenario è quello di galleria Pellicciai, a distanza di pochi passi da Piazza Erbe, che non molto tempo fa era stata oggetto di contestazioni da parte della popolazione autoctona che proprio non ne voleva sapere di passeggiare per la città sentendo l’odore di pollo fritto proveniente dalle cucine del KFC. 

Nonostante le proteste, ad oggi, ci troviamo di fronte al terzo grande colosso che spicca nei luoghi iconici della città, infatti, oltre ai due menzionati prima non va dimenticato l’Hard Rock Cafè di piazza Brà. La concentrazione dell’attenzione dei colossi sulla città di Verona non è affatto casuale ed è legata alla sua preminente importanza sia sul piano turistico che attrattivo. 

La stagione musicale dell’Arena e le continue fiere che si susseguono nei padiglioni di Viale di Lavoro fanno in modo che la città sia sempre viva e vivacemente frequentata da un numero enorme di personalità differenti che purtroppo finiscono per raccogliersi in questi luoghi. 

La ragione di questa preferenza, a scapito dell’economia veronese che ne paga tristemente le conseguenze e diventa sempre più debole, è che l’avvento della globalizzazione ha avuto come sviluppo necessario quello dell’agglomerazione dei gusti e dei costumi imponendo la credenza che più si è globali e più si è rispettabili. 

I commercianti veronesi, che non solo pagano gli effetti dilanianti della pandemia ma anche quelli di una crisi energetica che li sta portando allo strenuo, così sempre più spesso sono costretti ad abbassare le serrande perché schiacciati da costi sempre meno sostenibili. 

Verona, città dalle secolari tradizioni di cui le botteghe si rendevano forti, che è stata già sbeffeggiata da un nuovo “capolavoro” targato Netflix, si disgrega ad ogni nuovo rintocco del ritmo asfissiante del pensiero globale.

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