ECONOMIA E LAVORO

ELECTROFOBIA E DIFESA DEL CONTANTE? NO MEGLIO I CCF

Ha davvero senso avere questa paura della moneta elettronica?

Il tema della difesa strenua del contante, francamente non mi appassiona: il contante ha pochi vantaggi interessanti (immediatezza per piccolissime spese, assenza di intermediario) e molti svantaggi (non sempre è accettato all’estero, è più facile perderlo, distruggerlo o vederselo rubato ed è scomodo conservarlo) e questa ostilità alla moneta elettronica sa molto di tecnofobico. 

E’ vero che ritirare contanti dalla banca diluisce il montante dei prestiti possibili, causando un ipotetico e futuribile lucro cessante alle banche stesse ma ci si dimentica che però, i nostri conti correnti sono assicurati mentre il mattone non lo è. L’inflazione generalmente nel lungo periodo pesa di più sul mattone che nel conto nonostante tasse, spese e le commissioni.

Se la BCE spesso difende il contante lo fa perché quelle banconote sono originariamente sue e se volesse davvero creare un problema enorme agli evasori innamorati del contante, impiegherebbe cinque minuti: fissazione di un termine per il cambio di tutte le banconote di determinati tagli con quelle nuove presso gli sportelli bancari, scaduto il quale termine le prime perdono efficacia di mezzi riconosciuti dalla legge per estinguere debiti, uscendo dal corso forzoso.

Potrebbe darsi che quella idea del cashback di Stato non sia stata una pessima idea (strano ma vero!), che in un colpo solo, attraverso il rientro di una parte della spesa nel conto corrente, incentivava ed incrementava i consumi nei negozi (e non quelli on line dei colossi come Amazon) contenendo anche i fenomeni di piccola e media evasione fiscale e trovando così un equilibrio tra venditori, acquirenti e Stato.

L’idiosincrasia per la moneta elettronica in difesa del contante, ha davvero tutto questo pregio morale? No. E’ del tutto ovvio che il problema della grande evasione fiscale non riguardi essenzialmente la qualunque partita IVA, ma una fascia minoritaria e che vi sono sistemi internazionali sofisticati per eludere e/o nascondere immense liquidità come lo shadow banking, appannaggio di ristrettissime compagini di falchi globalizzati, ma comunque sia, sono ben pochi i cittadini che hanno da riciclare non qualche spiccio conservato per necessità, ma decine se non centinaia di migliaia di euro di soldi in contanti, frutto di gigantesca evasione o di lucri turpi e illeciti.

Costoro meritano davvero di essere difesi? Sarebbe come opporsi al timbro quotidiano negli uffici per difendere quei fannulloni del pubblico impiego che fanno timbrare ad altri il loro cartellino, per cui si esercita una nuova e becera dicotomia classista (evasori contro fannulloni) tra due modalità di delinquenza entrambe in astratto deprecabili.

Che poi vi sia una tassazione esorbitante e che si vada ben oltre il consentito per cui la pubblica autorità spreme e sfrutta il lavoro dei privati, è cosa certa ma è altro tema.

Lo stesso tipo umano che oggi dice che quella elettronica è la moneta del diavolo, sarebbe stato secoli fa contro il contante cartaceo in difesa delle monete d’oro.

Infatti già la banconota oggi diventata simbolo di resistenza (anche al buon senso) era una “truffa” rispetto alla moneta metallica di valore intrinseco (perché emessa spesso senza copertura) ed ancora di più, quando è diventata del tutto inconvertibile. Il contante cartaceo (moneta legale) rispetto a tutto il circolante elettronico è già da parecchi anni solo il 2% ma, questo 2% che non è moneta bancaria, è comunque creato dalla Banca Centrale che non è altro (a sua volta) che un conglomerato di banche private.

Quindi anche il contante non è altro che un debito ed è una moneta privata di proprietà della BCE, non dello Stato e tanto meno del popolo. L’abolizione del contante è comunque impossibile fino a quando sarà moneta legale e quindi si possono soltanto approntare meccanismi di incentivo ad usare moneta elettronica come zero commissioni, bonus da accumulare e sconti convenzionati. 

Insomma questa difesa del contante è assai opinabile e non coglie il problema di fondo: il supporto (elettronico, cartaceo o metallico) è solo un simbolo, la cosa importante è chi si appropria del suo valore convenzionale.

Assistiamo ad una forma diffusa di pregiudizio intellettuale, forse anche inconsapevole, quello di tutti gli economisti finto colti che temono l’inflazione generata dalla moneta stampata dallo Stato. È una spiegazione incompleta e parziale spesso anche infondata e sicuramente dettata da altri interessi, dato che costoro poi non parlano mai dell’inflazione generata dall’espansione della moneta bancaria a debito. In questo caso l’aumento del circolante non li disturba affatto. 

Quella di Fisher è infatti una equazione statica e la teoria quantitativa della moneta si riferisce ad una situazione di massima occupazione mentre l’economista Keynes ha dimostrato che una immissione di liquidità non genera inflazione se vi sono risorse potenzialmente attivabili ma ancora silenti. Il punto vero però è e resta ancora e sempre il solito: vera sovranità monetaria e dunque proprietà pubblica (rectius popolare) della moneta.

Per quelli che “Restiamo nell’euro e nella UE ma possiamo stampare moneta di Stato a nostro piacimento” (perché tanto gli eurocrati sarebbero dei poveri allocchi) rimando alla normativa >>>

(POLITICA MONETARIA) Articolo 3 TFUE:

« 1. L’Unione ha competenza esclusiva nei seguenti settori:

c) politica monetaria per gli Stati membri la cui moneta è l’euro; »

(SOVRANITA’ MONETARIA)

Protocollo 4 allo Statuto del SEBC art. 16:

“… Le banconote emesse dalla BCE e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione…”.

Articolo 128

(ex articolo 106 del TCE):

« 1. La Banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro

all’interno dell’Unione. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione.

2. Gli Stati membri possono coniare monete metalliche in euro con l’approvazione della Banca centrale europea per quanto riguarda il volume del conio. »

COMMENTO:

Lo Stato non ha alcuna competenza nella politica monetaria. Il monopolio della creazione di moneta legale è in mano al sistema delle banche centrali autonome dagli Stati. Lo Stato può solo emettere monete metalliche sempre se e solo se autorizzato dalla BCE.

Servono semmai scelte alternative radicali, nuove leggi e nuovi Trattati che rivedano gli assetti, o almeno, nuove classi politiche e giudiziarie che interpretino quelle attuali in modo radicalmente diverso. Pagandone duramente lo scotto. Una Italexit, sarebbe comunque eccessivamente complessa e tra l’altro dovrebbe guardare alle sfide del futuro e non alla nostalgia dell’Italia del 1982. Esistono strade più realistiche che correggono le distorsioni del sistema? Sì.

Se l’Italia ha perso la sua sovranità monetaria, non ha perso però la sua sovranità fiscale anche perché la UE non desidera affatto che si arrivi ad un fisco comune europeo. 

Il sistema delle cessioni dei crediti fiscali come ecobonus che secondo uno studio ANCE di luglio 2022 ha movimentato 47 miliardi di euro costati realmente solo 6,6 allo Stato, (secondo questo altro studio avrebbe effetti eccezionali sull’economia: Il superbonus 110% farà crescere di 16,64 miliardi di euro il valore aggiunto del Paese nel 2020-2022 – Edilportale ), ha visto però sempre nicchiare Mario Draghi e la BCE, perché in linea di principio favorisce la consapevolezza del pubblico sul suo utilizzo come strumento di surrogazione monetaria (nessun denaro contante!). Esempio da implementare in quanto spalanca un’autostrada per i Certificati di Credito Fiscale ideati da Stefano Sylos Labini e Marco Cattaneo, che non essendo né un Debito dello Stato né una moneta di Stato ma uno strumento di surrogazione monetaria, rappresentano una delle più brillanti proposte per correggere il sistema attuale senza rinnegarlo in blocco, data la gigantesca ed oggettiva difficoltà di una Italexit. 

Pietro Ferrari

Nel video l’ideatore spiega il progetto e la sua fattibilità.

LA MONETA FISCALE – YouTube

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