ESTERI E GEOPOLITICA

SAMARCANDA, ALLA FIERA DELL’EST

Alla fine dell’estate in corso a Samarcanda è stato ufficializzato l’ingresso dell’Iran.

La SCO sta assumendo una chiara funzione politico-economico alternativa alle potenze occidentali, anche se gli Stati che la compongono hanno al loro interno problematiche rilevanti.

Oltre a India e Pakistan, ieri nemici e oggi avversari, dalla loro costituzione come stati indipendenti, segnaliamo le tensioni tra Cina e India o i recenti scontri di confine tra Tagikistan e Kirghizistan. La SCO ha un valore crescente sul fronte della cooperazione geopolitica ed economica. La Turchia vuole aderirvi, è l’unico stato membro della NATO a partecipare al summit di Samarcanda, Giano bifronte con “partita doppia” a far parte di entrambe le organizzazioni. Infatti Ankara non applica sanzioni alla Russia, vende armi all’Ucraina ed entrerà in un’organizzazione per la sicurezza con Cina, Russia e Iran dopo aver acquistato batterie da difesa aerea a lungo raggio S-400 in Russia.

Per la firma al vertice di Samarcanda sono stati preparati più di 40 accordi e decisioni, documenti che riflettono gli approcci comuni degli Stati SCO all’interazione in aree di cooperazione popolari e promettenti, come il rafforzamento della connettività, la cooperazione industriale, l’economia verde, la digitalizzazione e il commercio. In questo senso, si rafforza il ruolo stabilizzante dell’Organizzazione come importante fattore di sicurezza e di crescita economica. Non sorprende che, chiudendo il summit, il presidente dell’Uzbekistan, Shavkat Mirziyoyev, ha sottolineato che dall’evoluzione dell’organizzazione dipende anche la garanzia della sicurezza regionale e mondiale. 

Affermazione significativa, se si considera che gli stati membri rappresentano oltre metà della popolazione e un terzo della ricchezza del mondo. L’obiettivo strategico di russi e cinesi, le principali forze geopolitiche dello SCO, resta quello di arginare il sistema unipolare statunitense puntando a contrastare la penetrazione occidentale anche con rafforzate intese militari e a potenziare la cooperazione finanziaria e commerciale su modelli basati sulle valute dei paesi della SCO per rafforzare la “de-dollarizzazione” dell’economia globale. Di fatto, Pechino sostiene la Russia contro gli Stati Uniti e i loro alleati, percepiti come una minaccia anche dai cinesi, ma questo non significa che le due potenze non abbiano anche interessi divergenti che investono pure la guerra in atto in Ucraina e soprattutto il suo prolungamento con le relative conseguenze macro- economiche. 

E’ sotto gli occhi di tutti come la guerra stia determinando nuovi equilibri anche tra Russia e Cina. L’impegno di guerra, sta mettendo a dura prova la Russia non solo in Europa, ma anche in Asia parte delle truppe prima presenti in Tagikistan sono state schierate in Ucraina. La Cina conferma la volontà di penetrare non solo economicamente, ma anche politicamente e militarmente nelle repubbliche ex sovietiche dell’Asia Centrale, garantendo la sicurezza da “interventi esterni” (cioè russi) del Kazakhistan, lo stato ex sovietico distintosi più di ogni altro nel mostrare freddezza per l’intervento militare russo contro Kiev, al punto da non riconoscere le repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk guidate dai secessionisti ucraini. Putin ha poi elogiato il presidente Xi Jinping per “la posizione equilibrata dei nostri amici cinesi in relazione alla crisi ucraina”, e ha sentenziato che la Russia ha lanciato l’operazione militare speciale in Ucraina per impedire all’Occidente di creare una enclave anti-russa in considerazione del fatto che per molti anni l’Occidente ha coltivato l’idea del crollo russo. Xi dal canto suo ha affermato che “la Cina è disposta a collaborare con la Russia per svolgere un ruolo di primo piano nel dimostrare la responsabilità delle grandi potenze e per instillare stabilità ed energia positiva in un mondo in subbuglio”. 

Anche il primo ministro indiano, Narendra Modi, si è relazionato con il presidente russo per la prima volta dall’incipit della guerra in Ucraina: “questo non è il momento della guerra, ma del dialogo”. Modi ha colloquiato anche con il presidente iraniano Ebrahim Raisi, i due leader hanno affrontato i temi energetici oltre all’uso del porto di Chabahar e dell’INSTC, il corridoio che dovrebbe connettere l’India all’Europa. Da qui l’autonomia della Turchia, che punta anche sul suo ruolo di mediazione nella crisi ucraina come risposta all’Occidente e soprattutto all’America, come infatti ha reso noto il presidente turco Erdogan. La posizione turca, punta a far terminare al più presto il conflitto in Ucraina, è compresa anche dall’India e dalla Cina. 

La XXII edizione del vertice del Consiglio dei capi di Stato dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO) è formata da otto Stati membri: Cina, India, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Pakistan, Tajikistan e Uzbekistan. Quattro sono gli Stati osservatori interessati ad aderire: Afghanistan, Bielorussia, Iran e Mongolia, sei “Partner del dialogo”: Armenia, Azerbaigian, Cambogia, Nepal, Sri Lanka e Turchia. Dal 2005 la SCO è un osservatore all’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Fabio S. P. Iacono

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