ESTERI E GEOPOLITICA

CONTINUA L’ESODO DEI “RENITENTI ALLA LEVA” E LA DUMA PREPARA LA RISPOSTA PER I FUGGITIVI

FONTE: https://it.insideover.com/politica/continua-lesodo-dei-renitenti-alla-leva-e-la-duma-prepara-la-risposta-per-i-fuggitivi.html

La decisione del Cremlino di procedere a una mobilitazione parziale che interessa gli appartenenti alla riserva dell’esercito (circa 300mila uomini) per cercare di uscire dall’impasse nel conflitto in Ucraina, ha provocato un vero e proprio esodo dalla Russia.

Il New York Times, che riporta i numeri ufficiali comunicati dagli Stati che confinano con la Federazione, riferisce di almeno 200mila persone che negli ultimi giorni hanno lasciato il Paese. La vera entità di questa fuga di massa è però difficile da determinare, in quanto i confini russi sono sterminati, e gran parte di essi sono in aree remote limitrofe alla Cina, alla Mongolia e al Kazakistan.

Astana ha dichiarato martedì scorso che 98mila russi hanno attraversato il confine nell’ultima settimana, mentre il ministro degli interni della Georgia ha affermato che più di 53mila persone sono entrate nel Paese dalla Russia dal 21 settembre. Il numero giornaliero dei transiti, in quei giorni, è salito a circa 10mila da un livello normale di circa 5-6mila. L’agenzia di frontiera dell’Unione Europea, Frontex, ha dichiarato che sono quasi 66mila i russi che sono entrati in Ue nel periodo che va dal 21 settembre sino a domenica 25, facendo registrare un aumento del 30% rispetto alla settimana precedente.

Solo propaganda? Nonostante alcune false informazioni circolate nelle prime 24 ore dopo la proclamazione della mobilitazione parziale, ora abbiamo conferme visive di questo esodo: video pubblicati sulle piattaforme social mostrano lunghe file di auto che si avvicinavano ai posti di frontiera in Mongolia, Kazakistan, Georgia e Finlandia. Il governo di Helsinki, nella fattispecie le Guardie di Frontiera, hanno recentemente stabilito di costruire una recinzione lungo i propri confini orientali, per cercare di evitare gli ingressi illegali di russi nel Paese. La recinzione non sarà costruita lungo l’intera lunghezza del confine, ma nelle aree più a rischio, come i valichi di frontiera e relative zone limitrofe. La parte principale della recinzione sarà eretta lungo la frontiera nel sud-est della Finlandia, quindi a ridosso della regione maggiormente popolata della Federazione Russa in quel particolare angolo di Paese.

La Russia prova a correre ai ripari

Mosca, però, non subisce passivamente quella che sembra una vera e propria fuga di massa, e cerca di correre ai ripari: mercoledì 28, ad esempio, la repubblica russa dell’Ossezia del Nord ha imposto restrizioni alle auto in arrivo da altre parti del Paese. Il governatore della repubblica, Sergei Menyaylo, ha affermato che il divieto è stato introdotto dopo che 20mila persone hanno attraversato il confine in due soli giorni. Anche la Duma di Stato è in fermento: il presidente Vyacheslav Volodin, nella giornata di giovedì 29, ha apertamente ricordato che “ai cittadini che sono iscritti nelle liste dell’esercito, dal momento in cui viene annunciata la mobilitazione, è vietato lasciare il proprio luogo di residenza senza il permesso dei commissariati militari”, secondo la legge 31-Fz, come riportato da Tass.

Le varie misure intraprese da parte del Cremlino (o in via di esserlo) testimoniano come il problema dell’esodo sia serio: ancora Volodin ha riferito che occorre formulare una posizione giuridica precisa nei confronti di chi ha lasciato il Paese, in quanto, secondo lui, un giorno vi farà ritorno. Sebbene il presidente della Duma non abbia esplicitamente parlato di pene, o di qualche tipo di provvedimento coercitivo, quando ha affermato che “bisogna formulare un atteggiamento. In primis nei confronti dei giovani uomini che non hanno ancora annusato la polvere da sparo, ma si sono già infilati sotto il letto” ha lasciato intendere che la “vigliaccheria” sarà in qualche modo punita.

Sembra proprio che in Russia la mobilitazione non stia avendo successo come propagandato dai media di Stato: sempre il 29, la Tass ha riferito che se un cittadino della Federazione Russa ha precedentemente prestato servizio nell’esercito di un altro Paese, qualora sia nella riserva delle forze armate e abbia una specialità militare, allora può essere mobilitato, inoltre lo stesso Volodin ha proposto di rendere obbligatorio il servizio di leva per i dipendenti pubblici e i funzionari politici, che si aggiunge alla richiesta del Ministero dell’Energia fatta alle società energetiche, minerarie e di lavorazione dei minerali del Paese di rispettare l’ordine di mobilitazione, quindi di presentarsi agli uffici di leva per venire selezionati.

La mancata accoglienza dei fuggitivi

La fuga dei russi, però, non incontra molta solidarietà nei Paesi di destinazione: alcune nazioni europee hanno già imposto restrizioni alle frontiere con la Russia, tra cui Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia, che hanno chiuso le porte alla maggior parte dei transfughi. Mercoledì, il governo finlandese ha dichiarato che avrebbe adottato misure per “limitare in modo significativo” i viaggi russi da e verso la Finlandia, e già nelle prime ore dopo l’ordine di mobilitazione, era stata la stessa primo ministro Sanna Marin ad affermare che il governo stava valutando i rischi posti dalle persone che viaggiano attraverso il Paese e stava considerando diverse opzioni per ridurre drasticamente il transito dei russi. “La volontà del governo è molto chiara, crediamo che il turismo russo (verso la Finlandia) debba essere fermato, così come il transito attraverso la Finlandia” aveva detto la presidente Marin. Del resto i timori che tra i fuggitivi ci sia qualche spia, o addirittura sabotatore, aveva portato la Finlandia a limitare gli ingressi già lo scorso luglio.

Chi non ha potuto abbandonare la Russia con un aereo, lo sta facendo con ogni mezzo, anche a piedi: si è trattato di un brusco risveglio per l’opinione pubblica russa, in parte anestetizzata dalla propaganda del Cremlino, e in parte del tutto indifferente a quella che era – perché ora non lo è fattualmente più – l’“operazione militare speciale”.

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