ESTERI E GEOPOLITICA

ISRAELE È SEMPRE PIÙ DECISIVO PER IL GAS EUROPEO

FONTE: https://it.insideover.com/energia/israele-e-sempre-piu-decisivo-per-il-gas-europeo.html

Oltre alla Norvegia, che da Nord sta inondando di gas il mercato europeo, anche Israele è uno dei vincitori della guerra energetica del 2022 scatenata dall’invasione russa dell’Ucraina. E proprio grazie all’accesso da Sud al mercato del Vecchio Continente può realizzare l’obiettivo, comune ai primi ministri Benjamin Netanyahu, Naftali Bennett e Yair Lapid, di diventare un hub per l’esportazione energetica nel Mediterraneo orientale, rafforzando la sua proiezione strategica nel “Grande Mare”.

I dati sulle esportazioni energetiche di Tel Aviv parlano chiaro: Israele può arrivare a sostituire il 10% delle importazioni europee di gas provenienti dalla Russia. E fare affari d’oro. I dati diffusi di recente dal Dipartimento Royalties del Ministero dell’Energia mostrano che nella prima metà del 2022 è stato registrato un salto significativo di circa il 48% sul totale delle royalties raccolte dal gas naturale. Le royalties, lo ricordiamo, sono pagate dalle compagnie in proporzione al valore della produzione in un campo energetico e dunque l’aumento segnala un boom nella produzione. Tra gennaio e giugno 2022, le royalties hanno raggiunto 250 milioni di dollari, a fronte di 167 dello stesso periodo del 2021. I maxi-giacimenti Leviathan e Tamar hanno aumentato la produzione del 21,9%: da 8,9 a 10,85 miliardi di metri cubi. Questo ha consentito di soddisfare la domanda interna con 6,26 miliardi di metri cubi di forniture ai cittadini israeliani e a garantire oltre 4,5 miliardi di metri cubi all’export. Il valore aggiunto generato dal settore gas all’economia israeliana è stimabile in circa 5 miliardi di dollari.

“Nei prossimi sei mesi”, scrive StartMag, Israele mira a aumentare la produzione e “saranno prese le decisioni relative all’avvio della fase B dello sviluppo di Leviathan, che permetterà di passare dall’attuale soglia massima produttiva di 12 miliardi di metri cubi l’anno ai circa 21-22 miliardi”. Questi sostanziosi incrementi “prospettano numerose opportunità in termini di export. Chi si accaparrerà il gas israeliano potrà contare tra l’altro sulla stabilità delle forniture, in considerazione della presenza di consistenti riserve stimate in 1.000 miliardi di metri cubi, solo metà dei quali destinati al consumo interno” nei decenni a venire.

La major dello Stato ebraico  Israel Natural Gas Lines (INGL) ha annunciato di recente la costruzione di un nuovo gasdotto nella Valle del Giordano che consentirà a Israele ed Egitto di essere collegati da una nuova conduttura onshore, da Ramat Hovav a Nitzana, con fino a 6 miliardi di metri cubi di capacità. Una visione di sistema che può aiutare anche l’Europa. L’asse Israele-Egitto può aprire alla saldatura tra Leviathan-Tamar e Zohr, il maxi-giacimento offshore egiziano scoperto da Eni e aprire un consolidamento delle esportazioni verso l’Europa. Il combinato disposto tra il raddoppio di Leviathan, le nuove scoperte e l’aumento delle capacità di esportazione dello Stato ebraico può portare, direttamente o meno, Tel Aviv a fornire un decimo del gas garantito all’Europa oggi dalla Russia negli anni a venire.

Questa dinamica riguarda molto da vicino anche l’Italia, che con Israele può consolidare un asse energetico importante capace di plasmare il Mediterraneo orientale come uno spazio di cooperazione nel settore e poter dare una crescente possibilità di rilancio al proposto gasdotto EastMed su cui l’Italia ha a lungo nicchiato ma che può risultare decisivo. Con il completamento del tratto finale verso l’Italia gestito dal consorzio Igi-Poseidon EastMed sarebbe in grado di trasportare oro blu per 1.900 chilometri e capace di portare fino a Otranto 8-10 miliardi di metri cubi di gas pescati dal Bacino Levantino nel Mediterraneo a cavallo tra Israele, Egitto e Cipro, guardato con attenzione dalla Grecia e dagli Usa per togliere quote di mercato alla Russia. Nel recente summit Gastech 2022 di Milano Guido Brusco, direttore Natural Resources di Eni, ha aperto a un crescente impegno del Cane a sei zampe nel bacino orientale del Grande Mare. Un messaggio chiaro a Israele su cui il prossimo governo non potrà non lavorare per pensare come Tel Aviv possa giocare un ruolo nell’approvvigionamento energetico al sistema Paese.

Lascia una risposta