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L’AUTOGOL DI BIDEN CHE RISCHIA DI DANNEGGIARE L’ALLEANZA ASIATICA

FONTE: https://it.insideover.com/politica/lautogol-di-biden-che-rischia-di-danneggiare-lalleanza-asiatica.html

Da quando, lo scorso maggio, è diventato il nuovo presidente della Corea del Sud, Yoon Suk Yeol ha rafforzato la cooperazione in materia di sicurezza con gli Stati Uniti. Allo stesso tempo, l’erede di Moon Jae In ha cercato di allineare il suo Paese agli alleati americani, partecipando anche a un vertice della Nato nel mese di giugno.

Nell’ottica di Washington, che da ormai diversi anni sta cercando in tutti i modi di arginare l’ascesa della Cina puntando sui suoi partner asiatici, la vittoria di Yoon rappresentava una garanzia. Anche perché il leader conservatore sudcoreano, tra le altre proposte, aveva promesso di rendere pienamente operativo l’attuale sistema missilistico Thaad (Terminal High Altitude Area Defense) e di installarne un altro nell’area della capitale Seoul. Per gli Stati Uniti tutto stava andando per il meglio. Poi qualcosa è cambiato e l’incatesimo si è rotto.

Il 16 agosto, Joe Biden ha dato il via libera all’Inflation Reduction Act, una legge che mira a frenare l’inflazione statunitense riducendo il deficit. In che modo? Ad esempio, abbassando i prezzi dei farmaci da prescrizione e investendo nella produzione interna di energia, promuovendo al contempo l’energia pulita. Il provvedimento include, inoltre, crediti d’imposta fino a 7.500 dollari per gli acquisti di veicoli elettrici realizzati nel Nord America. È qui che la Corea del Sud si è sentita chiamata in causa, visto che la decisione Usa rischia seriamente di svantaggiare i principali marchi sudcoreani automobilistici come Kia e Hyundai, che non hanno impianti di veicoli elettrici operativi sul territorio statunitense.

Il nodo sudcoreano

Secondo quanto riportato da Bloomberg, la Corea del Sud ha mostrato dispiacere per il citato Inflation Reduction Act. Sarà una coincidenza ma, poche settimane dopo, Yoon ha incontrato Li Zhanshu, presidente del Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo cinese, sulla carta il numero tre all’interno della gerarchia del Partito Comunista Cinese. Il presidente sudcoreano ha spiegato all’ospite cinese che Seoul non vuole che uno scudo missilistico di fabbricazione statunitense possa diventare “un ostacolo alle relazioni” con la Cina.

Ricordiamo, infatti, che Pechino ha più volte criticato il Thaad, considerandolo una minaccia per la propria sicurezza nazionale. In ogni caso, Li ha concordato con Yoon di continuare a “comunicare da vicino” in merito alla questione. “Apprezzo molto il tuo ruolo nello sviluppo delle nostre relazioni bilaterali”, avrebbe detto Yoon al suo interlocutore. Indipendentemente dal Thaad, è importante sottolineare come Yoon abbia cercato, non solo di raffreddare le tensioni con la Cina, rivale degli Stati Uniti, ma anche di mettere in discussione i rapporti con Washington.

In precedenza, all’inizio di agosto, Yoon aveva infatti deciso di non incontrare di persona la presidente della Camera Usa, Nancy Pelosi, durante il suo viaggio a Seoul. La ciliegina sulla torta è arrivata quando l’amministrazione di Yoon non si è impegnata a unirsi alla Chip 4 Alliance di Biden, un nuovo gruppo di grandi potenze che include Stati Uniti, Taiwan e Giappone, e che mira a salvaguardare la fornitura globale di semiconduttori.

Il rischio da non correre

L’attrito con la Corea del Sud mette a rischio gli sforzi di Biden per costruire una rete di partner per contrastare la crescente influenza della Cina. Seoul, assieme a Tokyo, è infatti un baluardo fondamentale della rete ipotizzata da Washington per schermare le ambizioni di Pechino. Per capire come le due parti risolveranno il piccolo inghippo diplomatico, non resta che attendere l’incontro tra Yoon e Biden, che dovrebbe avvenire la prossima settimana a New York in occasione di una sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Tornando al discorso del Thaad, un portavoce dell’ufficio di presidenza sudcoreano ha dichiarato che il Thaad è un sistema di autodifesa, e che per tale ragione non può essere oggetto di negoziati con Paesi terzi. Il riferimento è ovviamente alla Cina, che nelle ultime settimane ha più volte richiamato Seoul al rispetto dell’impegno informale a non aumentare la presenza di sistemi antimissile Usa assunto dall’ex presidente Moon Jae-in nei confronti di Pechino.

Il ministro degli Esteri sudcoreano, Park Jin, ha recentemente dichiarato all’omologo cinese Wang Yi che l’amministrazione del presidente Yoon non intende ottemperare alla politica dei “tre no” concordata dai due Paesi nel 2017: sulla base dell’accordo, Seul si impegnava a non schierare altre batterie antimissile sul proprio territorio, a non prendere parte a progetti di sviluppo di armi balistiche con gli Usa, e a non istituire una alleanza militare formale con la partecipazione del Giappone.

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