EUROPANAZIONE

HISTORIA MAGISTRA VITAE

KALERGI E MUSSOLINI

Si è molto parlato del famigerato “Piano Kalergi” senza ricordare che, se il medesimo fosse passato al setaccio come gli studiosi revisionisti han fatto con determinate vicende storiche, non vi sarebbe rimasto nulla. Quale sarebbe il piano Kalergi? Semplicemente non esiste, data la contraddittorietà e l’evanescenza del pensiero kalergiano come ispiratore del complotto immigrazionista, ma è assai evidente invece come ispiratore di una Idea federativa di Europa. 

R. C. Kalergi è stato una pedina, seppur importantissima, di un percorso molto più ampio e iniziato in precedenza che ha cercato di coinvolgere praticamente chiunque: santi, eroi e farabutti. Anche il fascismo, come ricorda Gennaro Malgeri: “L’insistenza del conte austriaco sortì, infine, gli effetti sperati. Tramite Dino Grandi, ministro degli Esteri, riuscì nel 1933 finalmente ad incontrare Mussolini.” “Lo trovai molto cambiato – ricordò anni dopo – da quando lo vidi l’ultima volta al Senato”. L’incontro fu caratterizzato da due temi, solo in apparenza “impolitici”: l’europeismo di Nietzsche e la questione razziale che cominciava ad espandere le sue ombre minacciose in Europa. 

Mussolini definì assurdo il razzismo di Hitler, concordando con Coudenhove-Kalergi, che gli fece osservare come un nazista “non poteva mai ritenere suo eguale un italiano, dato che considerava i popoli mediterranei dai capelli neri come incroci tra ariani biondi e negri”. Mussolini consentì con il suo interlocutore: peccato che cinque anni dopo dimenticò quella conversazione e quell’articolo (da lui ricordato allo stesso Kalergi), scritto qualche anno prima, nel quale sosteneva come i popoli mediterranei avessero dato origine a tutte le grandi opere culturali e come “i barbari del Nord avessero cercato sempre di distruggerle.

Parlarono anche di Nietzsche, che Coudenhove-Kalergi interpretava come un precursore del movimento paneuropeo, tanto che sulla sua rivista “Paneuropa” aveva pubblicato pagine di citazioni del filosofo tedesco. Anche su questo punto Mussolini fu d’accordo, ritenendo Nietzsche suo maestro.

Su temi più squisitamente politici, la consonanza tra lo statista italiano e l’aristocratico austriaco fu totale. Mussolini si mostrò favorevole all’idea di un’unione latina con la Francia quale baluardo contro le mire pericolose del Terzo Reich; e si disse pure interessato alla complessiva idea paneuropea. Insomma, un’inversione di rotta totale, sintomo del mutato atteggiamento del regime verso il movimento di Coudenhove-Kalergi che colse accenti nuovi nella pubblicistica di politica internazionale fascista ed in particolare nell’ “Antieuropa “di Gravelli. Scopo di questi, secondo il conte, “era di guadagnare l’opinione pubblica alle mie idee e di organizzare, con l’approvazione di Mussolini, la sezione italiana dell’Unione Paneuropea”.

Delegazioni italiane parteciparono, da quel momento, all’attività di “Paneuropa”. Mussolini stesso non nascose le proprie simpatie per il movimento. In un’intervista rilasciata nel 1934 al quotidiano “L’Intrasigeant” sembrò quasi voler prendere il posto del non amato Briand. Dichiarò in quell’occasione: “E’ logico che il destino dei grandi popoli europei dipenda dalle decisioni di piccoli e lontani popoli, che meritano senz’altro, a ogni riguardo, la nostra stima, ma di cui tre quarti degli europei ignorano perfino la posizione geografica? No. La Società delle Nazioni è stata una creazione ideologica delle democrazie, essa non ha mantenuto il contatto con la realtà, e la pace è divenuta pertanto un ideale vacillante, metafisico e instabile. L’Europa l’ha guidata e ne ha tratto profitti. Oggi l’Europa, presa tra l’America ed il Giappone, sta per mancare al suo compito. Se l’Europa vuole di nuovo prendere piede e salvarsi, deve trovare un minimo di unità. Quello che occorre ai grandi popoli europei, quello che deve unirli, è lo spirito europeo”.

Da più parti è stato sollevato l’intreccio tra una certa deriva ecclesiale e l’immigrazionismo terzomondista, per cui alla fine esso altro non sarebbe dunque che l’inveramento del cattolicesimo. Non solo il Fascismo, anche la Chiesa sarebbe succuba del “Piano Kalergi”. Basti approfondire la vera dottrina cattolica sul tema per chiarirsi le idee: http://www.traditio.it/PRINCIPE/2009/19/DOTTRINA%20CATTOLICA%20SULL’IMMIGRAZIONE%20-%20PDF.pdf [1]

Uno dei pregiudizi fondanti tale abbaglio risiede nella condanna del cattolicesimo come espressione di una forma di universalismo totalitario. A questo punto, dato che la stragrande maggioranza degli ideologi occidentali erano (e sono) battezzati, potremmo anche sostenere che qualsiasi pensiero politico-filosofico occidentale sia frutto del cristianesimo.

Sia il mondialismo massonico che il cosmopolitismo umanitario e laicista diventano pertanto sinonimi del cattolicesimo, in quanto uniti dalla “vocazione universalistica”, proprio come nella migliore speranza del giudaismo che tracciò per i goym il destino noachita, al fine di distruggere la vera Christianitas e renderla un sottoprodotto innocuo. Questa congettura si smonta da sé nel considerare come liberal-capitalismo, socialcomunismo, nazionalismo, umanitarismo, relativismo morale, etc. siano tutte ‘idee’ votate – in quanto tali – all’universo mondo perché non è una ‘tara’ giudaica la vocazione universale, né lo è l’imperialismo. Gli stessi Vichinghi tentarono di piegare con la forza il nascente cristianesimo celtico in Irlanda. I Romani diedero forma all’Europa antica grazie al Diritto mentre i Greci insegnarono la Filosofìa e gli Arabi i numeri. I Turchi dall’Asia vennero a colonizzare l’Anatolia, gli Aztechi e i Maya soggiogarono e schiavizzarono gli altri popoli precolombiani imponendo le loro divinità, Alessandro Magno ellenizzò l’Asia fino a Buchara in India, i Bantù mutarono le tradizioni africane locali, etc. Gli indiani hanno ‘esportato’ l’induismo in tutto il subcontinente asiatico, le divinità greche mutarono tra la fase pelasgica e quella acheo-dorica, che a sua volta venne ‘importata’ dai Romani, come del resto le divinità celtiche vennero a sostituire quelle autoctone etrusche. Roma accoglieva nel pantheon, un po’ per tattica e un po’ per scaramanzia, ogni culto locale senza farsi troppi problemi di commistioni culturali o contaminazioni spurie. Solo i cristiani capirono che la vera divinità romana era l’imperatore, che tutti dovevano idolatrare con l’incenso – quando tale onore si deve a Dio solo – e andarono al martirio eroicamente, pur nella fedeltà sostanziale a Roma come dimostrò la meravigliosa vicenda della Legione Tebana. Infatti, quando anche il legittimo monarca impone ordini sbagliati che vanno contro la Legge Superiore, “Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini” (At 5, 29).

Pietro Ferrari

[1] http://l.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.traditio.it%2FPRINCIPE%2F2009%2F19%2FDOTTRINA%2520CATTOLICA%2520SULL%27IMMIGRAZIONE%2520-%2520PDF.pdf&h=7AQG3Cn8O&s=1

  1. Anton

    Alcune cose:

    1) Al controverso conte Kalergi, qualche anno fa, sul PN, venne dedicato un articolo a firma di Valerio Benedetti:

    https://www.ilprimatonazionale.it/cultura/piano-kalergi-risposta-38849/

    2) i nazional-socialisti tedeschi si resero conto troppo tardi dell’importanza di un’Europa unita. E a tal proposito, tra i tanti esistenti, ecco un paio di libri che mi sento di consigliare: Dambach/Daitz/Sauckel, “Il Terzo Reich per l’Europa”, Thule Italia – Roma 2012; Hans W. Neulen, “L’eurofascismo”, Volpe – Roma 1982

    3) Circa l’equivoco tra dottrina Cattolica Romana (pre-conciliare) e immigrazionismo mondialista, ricordo l’opinione di S. Tommaso D’Aquino sulla mescolanza con estranei:

    « […] La convivenza con gli estranei corrompe moltissimo i costumi dei cittadini, come insegna Aristotele nella Politica; perché avviene, necessariamente, che gli stranieri, cresciuti con altre leggi e usanze, in molte cose agiscono diversamente dai costumi dei cittadini; e così, poiché i cittadini sono attirati dall’esempio a fare altrettanto, la convivenza civile viene perturbata […] » (brano tratto da “De regimine principum”).

    4) Per i cattolici (“tradizionalisti” o “integrali” che siano), la Roma classica è sempre definita come un Bene anche se incompleto e preparatorio alla Roma cristiana, compimento della Roma dei Cesari. Quindi, SINTESI, integrazione e certo, non avversione:

    « […] La Roma pagana non è il male assoluto […] ma un’entità ontologicamente buona pur se accompagnata dal disordine religioso-morale […] »

    (cit.: don Curzio Nitoglia)

    5) Della romanità classica, il cristianesimo ha accettato e – per secoli – promosso, la cd. “philosophia perennis”, composta in parte da: A) metafisica classica greca di Aristotele, Socrate, Platone; B) filosofia morale e diritto romano (Seneca e Cicerone); C) elementi dello stoicismo greco (Eppiteto).

    P.S.: purtroppo, non riesco ad aprire il collegamento al sito traditio.it. Il cursore di navigazione che utilizzo me lo censura (“sito non sicuro”).

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